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Lo stupore delle prese elettriche

6 Ottobre 2020
di riccardoricciblog
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Boldrin che spiega cose agli universitari

Come sta andando la crisi europea? Non si sa come sta andando. La scommessa è la possibilità del ritorno del virus. Se si fa sparire allora possiamo fare i conti. È una pandemia. È presto per dire cosa succederà.
L’Italia è un paese esportatore. Le imprese non sono uguali. La concorrenza perfetta dove sono tutte uguali è un esercizio teorico che serve come riferimento. Poi quando ragioni consideri le imprese come diverse anche all’interno dello stesso settore. Le imprese marginali sono sempre a rischio. Se la Germania riparte prima e meglio dell’Italia potrebbe comunque cambiare fornitori e i marginali sono sempre a rischio.
L’Italia a fine anno farà peggio del meno dieci. Lo shock sanitario è abbastanza uguale per tutti a meno di densità, clima, composizione demografica. Dopo, ciò che fa la differenza è la reazione degli uomini, dei comportamenti, la capacità delle autorità di reagire ecc. Anche in Italia guarda la differenza di diffusione e poi l’analisi pubblica ha reso tutte uguali. Anche tra Veneto e Lombardia ci sono state differenze di risultati a seguito di comportamenti diversi.
A st louis c’era la Montalcini. Lavati le mani, usa la mascherina se sei al chiuso con le persone, isolati se sei fragile. Fatto questo hai bloccato il 97% del rischio di contagio. Un governo serio avrebbe spiegato queste cose e attrezzato su questo le case di riposo e gli ospedali.
Mancano i dati disaggregati, mancano tante cose. Manca un’indagine campionaria dell’istat che stimi. Fare un campionamento giusto di popolazioni eterogenee che dia risultati con stretto intervallo di confidenza. Ci sono delle cose però fuori discussione. Le deviazioni della mortalità dalle medie degli anni precedenti si vedono. Sul sito istat ci sono i dati. Ci sono dei comuni che raccolgono il 60% della popolazione, quindi un campione significativo. Ti porta le mortalità per trimestre e vedi l’eterogeneità dei risultati. Alcune cose sulla mortalità si possono dire.
La gestione del rischio della crisi è stata fatta peggio in Italia e in Spagna. La gestione è stata di classe, ha aumentato le disuguaglianze. Tutte le attività produttive inefficienti, le microimprese (i negozietti, i bar, i parrucchieri, i sarti, i piccolissimi hotel turistici, cinque sei milioni di partite iva) sono quelle che hanno pagato. I giovani poco istruiti che occupano le fasce marginali del mercato del lavoro sono rimasti a casa per primi. Il settore turistico, che occuperebbe ragazzi e ragazze marginali dal punto di vista professionale, è stato detto vai via che infetti e poi forse ti mando 600 euro. Questa gestione penalizza alcuni gruppi sociali che non hanno rappresentanza politica. Il sistema mediatico italiano non l’ha notato.
Il turismo apporta il 6% al pil nazionale. Indirettamente porta il 13%. In gran parte è composto da piccole imprese dove manager e proprietario è lo stesso, le persone assunte hanno un’istruzione più bassa degli altri. Questo vale per un po’ tutti i sistemi produttivi italiani. La cosa della crescita delle piccole imprese e poi dei distretti, decentramento produttivo risale agli anni 70. Si credeva che lo sviluppo provenisse dai grandi impianti. Poi scopri che questi vanno in crisi, la concorrenza internazionale fa meglio e nasce una piccola impresa diffusa, un fenomeno di aggregazione territoriale, a un certo punto si creano imprese che fanno germinazione una dall’altra (Prato ma anche Silicon valley), imparo da te lavorando per te, poi mi metto in proprio (i Benetton a Treviso, le piastrelle in Emilia), ci sono piccole imprese che producono e hanno valore aggiunto. Dipende. Adesso son tutte a basso valore aggiunto. Il cambio tecnologico fa anche questo. Non si è a basso o ad alto valore per sempre. Quando il prodotto lo può fare la macchina o un lavoratore senza skill anche se prima era ad alto valore aggiunto ora non lo è più perché resta poco da aggiungere dopo le materie prime.
Il turismo è profittevole se aggiungi amenities, se la gente è disposta a pagare di più.
Il turismo ha poco di valore aggiunto, se non sei a ravello dove comunque il valore è regalato dal posto. Le funzioni umane richieste dal turismo sono fattibili da persone con bassi skill. Non serve il phd in ingegneria per fare il portiere o il cameriere d’albergo che può avere alcune skill più ripetibili e sostituibili. Il turismo può avere valore dove ci sono o dà degli extra. Per esempio il boom delle spa, dove paghiamo il doppio chissà perché. Il mondo è pieno di gonzi che vanno là perché fa figo.
Marx tre spanne sopra i suoi seguaci, filosofo hegeliano, ossessionato della differenza tra valore di uso e di scambio che sono la stessa cosa. Compro cose perché mi va di farlo. Se lo scambio è libero più o meno ti dò i soldi per la cosa per la quale ho passione e non li dò a un’alternativa. Se compro una cosa mi chiedo se mi va di spendere dieci euro per quella cosa o per l’altra. Salvo cose routinarie, ma alla fine anche lì puoi decidere di preferire di portarti il panino da casa invece di mangiare quello universitario.
Aggiungere valore sta nella volontà delle persone di pagare per quella cosa perché gli piace.
Convincere le persone che hanno potere di acquisto che quella cosa gli piace produce valore aggiunto.
Io compro cose perché penso di usarle. Se lo scambio è libero ti do i soldi che mi sento di dare e corrispondono alla mia passione per quella cosa lì in alternativa alla cosa diversa allo stesso prezzo.
Quando vai a comprare qualcosa, se non è proprio il routinario e ti compri il panino e è sempre lo stesso ma un giorno comunque ti sei chiesto se comprarlo da casa”. Devo metterci dieci euro. Con questi cosa posso farci? A cosa rinuncio? Se vale la pena pago. Quello è il valore di scambio e il valore d’uso per me. Nella letteratura marxista generale c’è questa eterna distunzione.
Cloe. In Italia arriviamo al 13% del pil col turismo e derivati. Vedo quanta percentuale di lavoratori è impiegata nel turismo. Attività a valore medio basso. Il fatto di avere un basso tasso di laureati possiamo passare a parlare del sistema dell’istruzione che produce fior di laureati, pochi, ma che se ne vanno. Dovremmo ricevere un ingente investimento pubblico nel settore universitario. Quale sarebbe il modo migliore di sfruttare il miliardo e quattro?
Intanto sono bruscolini rispetto a quelli dati ad Alitalia. È un segno di insulto. Il miliardo non è solo per università. Comunque si chiama elemosina. Una cosa generale. Il problema dell’università italiana è senz’altro di scarsità di risorse. Ma è anche di male uso delle risorse. Di gestione tale che anche se aggiungi risorse rischia di sprecarle. Non c’è meritocrazia, non c’è autonomia vera, non c’è modo di premiare la gente in base ai risultati.
Aneddoto. Andai in America a Rochester. In campus. Funzionava tutto. Mancava qualcosa. Si costituì un gruppo di italiani. Cosa mancava? I bidelli! Eppure funziona tutto. L’università spreca una quantità di risorse in amministrativi. A che servono i custodi del campus che ti danno le chiavi? C’è la polizia che gira, con quattro gatti.
Le università dovrebbero ottimizzare, no? Dispongono di parziale autonomia. Esiste una parte proporzionale. C’è un finanziamento proporzionale agli studenti. Ci sono fondi per l’edilizia. Fai contrattazione col ministero e ricevi o non ricevi, approvano o non approvano. Chi assumere o meno hanno un grado di autonomia pur con la necessaria approvazione del ministero. Alcune uni hanno un rapporto spaventoso dove il personale non docente sia perfino superiore al personale docente.
A saint louis, che non è nemmeno così efficiente come chicago o ucla, nel dipartimento di Boldrin ha 120 studenti di dottorato che vivono lì, trenta docenti, il personale amministrativo sono tre persone e mezzo nel senso che una persona è condivisa.
In un dipartimento tipico italiano quel numero è probabilmente quadruplicato. Questo è un esempio.
Mancano la concorrenza e la meritocrazia negli stipendi.
Questo rende la spesa poco efficiente. Esiste poi in Italia una visione diffusa dal gruppo Roars che si lamenta che sono pagati poco. Certo che sei pagato poco se sei bravo. Lo stipendio netto è basso, sì ma tasse e contributi sono alti per colpa di nessuno. Il costo medio di un professore italiano è simile a quello di Berkeley. Se si aggiusta al reddito pro capite del paese sono trattati meglio quelli italiani.
Chronicle of higher education pubblica gli stipendi medi dei professori americani.
Certo che poi gli stipendi sono bassi. L’assistant economist assunto con Boldrin che potrebbe essere licenziato prende 200 000 dollari l’anno (ci sono quelli che implicano ricerca e pubblicazione, quelli che fanno solo insegnamento che deve insegnare bene ma è un lavoro tranquillo di 170 ore di insegnamento e altrettante di correzione e insegnamenti e lavori 400 ore in un anno ha un salario lordo di 100 000 dollari). Se l’università italiana vuole attirare eccellenze, in particolare nei campi di frontiera (tecnologici, politecnici). Se vado a mit guadagno 100 e ho laboratori e vivo anche in un bel posto, perché devo andare a x? Mentre strapaghiamo persone che non valgono niente e in media il costo medio è Berkeley.
Cervelli in fuga.
Diritti allo studio. Abbiamo i migliori e più corposi diritti allo studio in Toscana. Su 50 000 studenti ci sono 1800 posti letto. L’Italia dovrebbe fare di più per invogliare a studiare, in particolare per quelli che hanno meno.
Per Boldrin sono cazzate. L’università italiana costa poco. Qua son tutti fuori sede. L’idea di mantenere le grandi università diventate costose è un giochetto di prestigio. Tenere l’università in centro a Venezia la rende invivibile. Gli studenti come fanno ad andare lì col costo opportunità degli appartamenti per turisti o uomini di affari, come anche a Milano o a Firenze? È preferibile andare in campus esterni. Stanford fu costruita nel deserto e non in centro a San Francisco. Cornell sta in un posto. Anche le cittadine stanno in posti periferici dove puoi vivere da studente e affittare ecc. Bologna è un caso a parte.
Poi il problema dei redditi. Andavo a lavorare e poi a studiare. Il problema è che il reddito medio dell’italiano e il costo medio permettono di fare università, pur adattandosi a vivere modestamente. Lo studente quanto spende per altre attività rispetto a quelle universitarie? Vedete dove sta la proprietà. Molti studenti purtroppo percepiranno poco reddito in futuro e percepiscono come tran tran e non sono disposti a volere sforzo e sacrificio e vanno a caccia del titolo senza pensare al tempo, con appelli multipli e rifiuto dei voti, trasformazione dell’esame in lotteria, umilia il docente, incentivi sbagliati. Non fan così da nessuna parte del mondo. In Italia vengono ritenute corrette cose in cui i ragazzi giocano come se fosse una lotteria.
Più soldi per l’educazione sì, ma 15 miliardi e non 1,4, ma creiamo un sistema con gli incentivi giusti.
Sistema da avere: quello californiano.
Il debito degli studenti? Gli studenti hanno una prospettiva di lavorare per ripagare il debito da studenti?
Non è vero. C’è una grande quantità di student debt, sussidiato dal governo federale. L’’80% degli studenti va in un college pubblico. Il grosso ha a che fare con due categorie professionali o due tipi di studenti. C’è stato un emergere di università anomale, le for profit universities. Le università conosciute da harvard in giù sono fondazioni, non a scopo di lucro. Quindi con strutture di un certo tipo. Negli ultimi venti anni ci sono le for profit come PHoenix, come forme di educazione continua, formazione professionale, che servono anche in un mondo che cambia, dove paghi tuition fee. Queste sono diventate una truffa abbastanza, salvo eccezioni. Sono istituti che raccolgono o quarantenni che hanno crisi di carriera o persone che hanno iniziato l’università e vogliono finirla e pensano che il titolo serva. Lì c’è tantissimo student debt.
La seconda fonte sono le scuole professionali, le scuole di business administration, le law school, i master, costano molto e rendono molto e il tasso di indebitamento è alto. Sono segmenti diversi rispetto ai college.
Average student loan debt in the united states
Il grosso degli studenti ha un debito di 5000 dollari. Un debito di 75000 dollari non è alto per gli standard americani, visto che chi esce prende 60000 dollari, in cinque anni ripaga il debito.
C’è un fenomeno patologico. Dovuto alla garanzia federale. Persone che si prendono prestiti assurdi di 200000 dollari perché c’è la garanzia federale e poi non riescono a ripagarli, sperando che il tuo stipendio annuale passasse da 60 a 300 e invece passa a 100 che non è male ma non valeva la candela.
È simile al fenomeno dei junk bonds per real estate. Se permetti che si crei un mercato che ha poca regolazione, che è abbastanza oscuro, che non c’è capacità dell’acquirente di valutare il prodotto. Perché vai a phoenix uni? Perché sei sotto la soglia per andare a Ucla o a Irvine. Non sei andato lì e provi ad andare là. Non devi sognarti di fare l’uni e diventare grande medico perché non sei capaci o non hai le capacità organizzative o la pazienza ecc. Non hai più l’età, non hai le capacità, hai le mille sfighe, quel che vuoi ma se le avevi adesso non andavi a phoenix, ma vai lì perché a ucla non ti prendono e se non ti prendono forse non potrai aspirare a diventare come quelli che escono da là. O forse ci arrivi ma allora magari non era necessario andare nemmeno a phoenix. Vai a uni of minnesota che ti costa 8000 dollari l’anno.
C’è asimmetria come nei prestiti dei junk bonds. Prestavi mezzo milione che tanto va tutto bene a gente che non avrebbe mai restituito i soldi. Se aggiungi garanzia federale c’è rischio azzardo morale. Se presti a me e sai che non riuscirò a pagarti potresti dirmi che mi frega tanto il resto me lo rende lo stato. È il privato che truffa lo stato? Abusa di questa disponibilità dello stato? Non è che ci sia il privato. Ci sono gli esseri umani. Agli esseri umani se offri delle opportunità di fare soldi se le prendono.
La qualità della didattica in Italia in media è inferiore, un po’ perché le strutture non lo permettono.
Copyright e patents. Vanno aboliti. Sono tra i fattori maggiori di disuguaglianza del reddito. Il copyright è la macchina, insieme alla mancanza di antitrust, spiega almeno il 50% della disuguaglianza di reddito.
I brevetti sono un incentivo per i privati che vogliono investire in ricerca, per esempio in medicina, perché la ricerca è lunga e incerta e quindi richiede un investimento alto. Quindi smontando il sistema dei brevetti viene meno l’incentivo del privato a fare soldi e quindi non vede di buon occhio ingenti spese nella certezza che qualora andassero a buon fine potrebbero essere recuperate. Esatto. Prendiamo il libro abolire la proprietà intellettuale. L’argomento è sbagliato nei fatti e nella logica. I fatti sono banali: quando sono state introdotti i brevetti farmaceutici in Italia e in Svizzera? Quando l’industria farmaceutica tedesca e svizzera tra fine e seconda metà del secolo xix e l’arrivo degli alleati che la distrussero nel ‘45 avevano i brevetti? No. Non li avevano. Grazie all’assenza di brevetti l’industria tedesca e svizzera spazzarono via quella inglese e quella francese. L’inserimento dei brevetti nella chimica francese fu fatto per proteggere l’industria francese. Sul piano logico perché è falsa? “Io sono qui, sono l’innovatore farmaceutico, devo scegliere se spendere tanti soldi per innovare, cioè fare una nuova medicina, o non fare nulla. L’argomento di questi signori è che se non ho il brevetto non faccio nulla e l’umanità perde la grande medicina. Consideriamo un mondo dove non ci sono i brevetti. Io sono qua e devo decidere se innovo arrivo qui e ho speso un miliardo (amano dire ma non è vero e poi non ti danno i dati le industrie, you re ecoomist aren’t you economist ? You pay me? I’llbreach your report, I write another paper e lui no no). Assumete un mondo senza brevetti. Devo decidere se spendere un miliardo per fare la medicina o non farla. Se non la faccio né io né i miei concorrenti fanno niente. Se la faccio spendo mille. Arrivate voi, che fate altra medicina. Qui argomento importante. Non è che chiunque può copiarmi. Avete ricercatori, investimenti, laboratori, strumenti, reverse engineering. Non c’è free entry così alla buona. Decidete di copiarmi. Dovete scegliere se copiarmi o meno. Se non mi copiate resto monopolista. Questo è quello che succede col brevetto, che non dà scelta. Se mi copiate spendete cento invece di mille e competiamo col coltello in mano io contro di voi. L’argomento dei signori brevettisti è che ci sarà competizione all’ultimo sangue, i costi fissi sono andati, si finirà per vendere a prezzi variabili che saranno pari ai costi variabili e tutti e due copriranno i costi fissi. Qua succede che io perdo mille e voi perdete cento. In questo gioco cosa sceglie di fare l’imitatore? Imita o non imita? Se perde i costi fissi non imita. Sapendo questo cosa fa l’innovatore? Investe. Il loro argomento è illogico. Perché l’ipotesi è del piffero, contraddetta dai fatti. A che serve la matematica nelle scienze sociali? A mettere ordine nelle parole. “Non conviene, arrivano gli altri, mi imitano. AH, sì? Scrivimelo”. Nelle loro ipotesi, se non ci fossero i brevetti osserveremmo gli innovatori che innovano, gli imitatori che non imitano, gli innovatori che diventano monopolisti. Le implicazioni sono che gli altissimi redditi che arrivano in certi settori sono dovuti al potere di monopolio dato dai brevetti e chi lo detiene prende degli extraprofitti mostruosi. Il costo opportunità di fare quelle robe lì in realtà è molto più basso.
Kae West guadagnerà centomila dollari l’anno. Che titolo di studio ha? Che capacità professionali ha a parte avere il copyright sui suoi dischi? Il costo opportunità di questa signora quanto alto è? Il punto è quello. Se invece di guadagnare cinquanta milioni ne guadagnasse cinque perché il copyright lo facciamo valere tre anni smetterebbe di fare la cantante? Tutto il copyright nei settori artistici è inutile comunque perché costoro farebbero comunque quello che fanno e lo farebbero di più, con più sforzo, per non sedersi sugli allori. Anche se il copyright durasse due anni.
Prendiamo i romanzi. Ogni anno quanti romanzi vengono pubblicati? E quanto fruttano? Poco. Eppure la gente continua a scrivere romanzi. Nella speranza di fare la lotteria. Oppure perché gli piace.
Il copyright serve solo all’industria fortunata a mungere la mucca disney o hemingway per gli anni a venire. Pura rendita di posizione. Kanye West aveva altro, faceva altro, sembra capace, ma se invece di 1,3miliardi prendesse 100 milioni avrebbe cantato lo stesso. Negli indicatori di quel 0,1% che volete tassare ci sono quelli lì. La quantità di questi che sono nello 0,1% è gigantesca.
I libri universitari. Non devono essere gratuiti, ma ad un prezzo decente.
Tutti gli indici di disuguaglianza sono andati a quel paese un po’ ovunque. La ragione fondamentale non ha niente a che fare con capitale e lavoro. Dopo sei anni un articolo è apparso su econometrica. Le affermazioni di piketty e compagnia sono false, pessimo referee report, pessimo editorial work, moda ideologica. Il problema non è capitale vs lavoro. È tipo di lavoro vs tipo di lavoro. La disuguaglianza cresce per le differenze tra tipi di lavoratori: quelli come me guadagnano più di quello che si sarebbero aspettati, quelli della scuola di medicina che fanno sopra il milione e mezzo, i kanye west che fanno cento milioni l’anno o i michael jordan, i ricercatori e i ceo delle imprese, parte di mondo del software, quasi sempre ci trovi situazioni di monopolio tenuta in piedi dalla proprietà intellettuale.
Attenzione. Il fatto che il sistema di trasporto aereo americano sia diventato un disastro per i consumatori negli ultimi venti anni mentre era ottimo trenta anni fa è perché l’antitrust ha permesso una concentrazione continua di imprese non è dovuto alla proprietà intellettuale. Non è tutto legato a quella. È un fattore importante.
Armonizzazione fiscale europea o tassazione europea.
Utile in termini ideali, utile nella situazione di adesso e degli ultimi mesi, utile nella prospettiva a lungo termine?
Mes. Uno strumento sul tavolo. Si è liberato dalla condizionalità. A basso debito. Rimando al dibattito tra De Blasi e Saraceno. Il problema non sussiste. Sotto ogni forma ragionevole il problema della condizionalità expost non esiste. La condizionalità peraltro è una buona cosa. Tutto il mondo urla perché vogliono imporre la condizionalità che non c’era nella legge fca e non vogliamo che ci ci presta 36 miliardi non ci sia condizionalità?
500 miliardi provengono dai paesi europei a fondo perduto. Sono sufficienti? Sembrano anche tanti. Il fatto è cosa vogliono farne. In USA ci sono 2000 miliardi di budget approvato. Cosa faranno? Il problema non è di strutture sanitarie. Le stesse regioni hanno capito come gestirlo. Si trattava di fare come a Padova, dove non sono mai andati in saturazione di terapie intensive. Sotto buone pratiche di management il problema non era quello. Ci sono poi problemi gestionali, di metodologia, di essere preparati ecc. Mancano gli ospedali? Può darsi. Facciamo allora solo ospedali. Mancava il personale? Problema strutturale. Mancano dottori che sono sottopagati. Si risolve con fondi di emergenza? No. Cambiando incentivi a medicina e cambiando incentivi ai medici facendo sì che per le loro retribuzioni convenga stare in Italia e non andare in Romania. I medici dicono che i modi di limitazione delle specializzazione sono dannosi. Non è tanto il numero chiuso quanto il fatto che le specializzazioni sono gestite in modo baronale. Che la carriera nel servizio pubblico di un medico è deludente, non dà incentivi, il reddito resta basso per lungo tempo.
Anche molti primari di cardiologia ecc, direttori tutta la vita, nel servizio pubblico tutta la vita, al massimo della carriera, hanno stipendi inferiori agli assistant professor americani. Sono persone che a 40 anni avrebbero potuto prendere l’aereo e andare in Francia o in Germania. Alcuni lo fanno adesso mentre quelli della generazione precedente non lo hanno fatto. Dobbiamo importare medici e tenere i nostri, ma questo ha poco a che fare coi fondi straordinari.
Abbiamo ordinato a un terzo dell’economia italiana di fare harakiri. Intanto smettete di fare harakiri. Puoi dare soldi per tenerli in piedi, per compensare la perdita di reddito che al momento corrisponde a tre mesi di reddito in un 25% per un 30%, che fa un 7%, c’è qualche miliardino da spendere (si poteva fare un credito d’imposta). Ciò che manca è ok questa roba crea un problema, specie se il virus torna e non avremo ancora un vaccino o una cura. Se fra sei mesi abbiamo la cura, basta. Adesso i soldi vanno messi nel prepararsi alla prossima pandemia. Non so per cosa spenderei. Nel giro di un anno c’è un 70% di probabilità di avere la soluzione. Ci sono investimenti e già siamo a un livello di cauto ottimismo nell’ambito della ricerca scientifica e medica. Quindi insomma i 500mld possono essere sufficienti ma vanno usati in modo intelligente.
Se non si trova niente in un anno il casino a cui pensare è il trasporto aereo, che è un casino tecnologicamente. Non sappiamo a cosa servano i soldi. Non possiamo sussidiare le compagnie aeree affinché diano prezzi low cost volando con un terzo del carico. Questo creerebbe un sistema di incentivi folle. Non è che possiamo dire continua a fare ryanair a quei prezzi tanto io ti do i soldi. Ne basta una di Alitalia: fate quel che volete, offendete i passeggeri, fate finta di essere marlon brando invece di cameriere, tanto vi diamo i vestiti fighi e vi sussidiamo.
L’unico strumento da subito erano i fondi strutturali, da finanziare attraverso il budget normale, si trattava di creare l’obiettivo sette covid (c’era l’obiettivo sei a da dare agli svedesi perché se no non avevano mai crisi per dargli soldi). C’è un problema. Assegna i fondi a nuts, i lander o le regioni o le autonomias. Non so se siano le unità giuste per fare interventi strutturali sul trasporto aereo o per creare incentivi per agglomerazione del settore turistico.
A meno di una recrudescenza o a meno che si approfitti di dare soldi ad alitalia, l’ordine di grandezza è sufficiente.
Sembra che ci sia un andazzo inflattivo in ristoranti, bar, parrucchieri ecc. Un caffè è aumentato dal 50 all’80%. Il piccolo imprenditore cerca di risolvere i problemi attraverso aumenti di prezzi sperando che passino inosservati?
Non è inflazione. È cambiamento di prezzi relativi. Questo è uno shock tecnologico, se permane. Analogo all’aumento dei prezzi del petrolio degli anni 70. Ci saranno degli aumenti di prezzi. Ci saranno anche delle diminuzioni. Un cambiamento della tecnologia è un evento che rende più difficile di prima produrre le stesse cose per alcune attività economiche mentre rende più facili o non differenti da prima fare altre cose. Per alcuni aumenta la domanda, per esempio le mascherine o i gel o Zoom. La capitalizzazione di Zoom è diventata enorme, ha più che quintuplicato. Cambieranno prezzi relativi. Ci sarà redistribuzione, da gestire con la leva fiscale. Occorrerà redistribuire dai vincitori ai vinti. Non è responsabilità sociale del bottegaio il virus o aver chiuso per mesi per tenere il virus. Occorre ricompensarli anche perché se non li compensi scateni un meccanismo di tentativo di recupero dei soldi prezzi attraverso i prezzi, che potrebbe trasformarsi in inflazione generalizzata se tutti aumentano i prezzi, aumentano i salari, aumenta la politica monetaria accomodante, venne troncata a inizio anni 80 da Volcker in modo dannoso e non c’era altra maniera perché prima si era innescata una spirale. Il rischio di aumento dei prezzi e inflazione c’è.
I bar, i ristoranti, i viaggi aerei costeranno di più. È uno shock ingiusto. Costeranno di più le cose a buon mercato. Giocavano tutte sull’agglomerazione, sulla vicinanza, le varie lowcost. La pizzeria piena dove con 11 euro fai pizza e birra deve mettere a sedere un terzo questo dovrà portare la pizza e birra a venti se no chiudo. Non era un miliardario che aveva surplus profit. Lui era in concorrenza quindi aveva margini piccolissimi quindi o aumenta i prezzi o chiude.
A parte gli esempi.
Ci sono cose che vanno rimosse, come il codacons, che in realtà si
La politica del governo fa schifo. È la prova che sono cialtroni e incapaci. Non hanno fatto nulla di giusto. Tolta la gestione della sanità, la capacità di informare, chiudere gli aeroporti quando il virus era già qua, non hanno ordinato alle tv di spiegare come funziona, non hanno seguito proposte di redistribuzione.
Tra i vinti togliamo chi guadagna tanto. Prendiamo le fasce di reddito che compongono il 90% della popolazione. Criterio. A chi documenta che il reddito di quest’anno è inferiore alla media dei redditi dichiarati degli ultimi tre anni (per evitare che gli evasori se ne approfittino) do un credito di imposta. Se il reddito medio era 33 e quest’anno hai 15 hai un credito di imposta di x. Ti tolgo le tasse, ti do un credito negativo, cioè ti passo un sussidio. Come finanziare? Con imposta straordinaria temporanea su chi ha un reddito quest’anno pari o superiore a quello dell’anno passato.
A quel punto chi ha guadagnato di più o uguale dichiara di meno? Non possono. Se vogliono mettersi a evadere ok però tutte le pensioni, tutto il lavoro pubblico, tutto il lavoro dipendente non può evadere. C chi ha guadagnato di più ha l’incentivo di evadere tutti gli anni perché tanto la fiscalità italiana è così forte che se hai incentivo a evadere ce l’hai comunque. Hai simmetria nell’impatto sociale sia del virus (avere la pizzeria a buon mercato è più difficile che avere il tre stelle) e le misure di contenimento hanno aggravato la simmetria (i prof universitari vi paghiamo uguale, i pubblici fate finta di lavorare uguale, ad altri è stato detto suicidatevi, senza colpa delle persone che dei comuni).
Hanno fatto il click dei 600 euro a chiunque avesse una partita iva, che avesse continuato a fare il lavoro o meno. Intasca e porta a casa. Chi ha perso 9000 euro sono arrivate le stesse 600 euro.
Dovreste riprendervi in mano il paese. La nostra generazione (boldrin) ha lasciato il paese in mano ai mediocri. Questa campagna moralistica dell’anzianità per cui i ragazzi che prendono l’aperitivo sono peccatori che bisogna chiudere a casa loro è indecente. Il problema è che evitino di andare a trovare il nonno malato sabato o domenica.
A inizio lockdown erano i giovani a intimare ai nonni di non andare a fare la spesa sette volte al giorno.

6 Ottobre 2020
di riccardoricciblog
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Dibattito sull’energia del futuro al pub del lunedì sera

Settore energetico italiano. L’Italia è messa un po’ meglio di altri paesi europei sotto il profilo della decarbonizzazione. In Italia buona parte dell’energia è sempre stata ottenuta dall’idroelettrico. Inoltre il costo energetico è sempre stato alto quindi siamo stati parsimoniosi e abbiamo cercato di avere le rinnovabili. Il consumo primario dell’energia primaria in Italia è già per il 20% derivante dalle rinnovabili. Bisogna andare sull’elettrificazione del trasporto, dobbiamo avere un più 80% di rinnovabili entro il 2050. Dovremmo arrivare a net zero in trenta o quarant’anni. Vuol dire cambiare radicalmente il modo con cui viene prodotta, distribuita, consumata l’energia. Ci sono tanti investimenti da fare ed energie da sviluppare.
C’è stata una rivoluzione nell’industria ma la strada da fare è tanta.
Abbiamo un consumo di energia di 170 mtqe petrolio ma il 30% viene perso, soprattutto nei settori che usano la conversione del calore in elettricità o il calore. La centrale termoelettrica media ha un’efficienza del 45%. Il trasporto coi motori a combustione interna ha efficienze ancora più basse. Le fonti rinnovabili sono più efficienti non nel senso della conversione in assoluto, ma rispetto a quanta energia ce n’è hanno un buon livello di conversione e soprattutto non emettono. Nel futuro dobbiamo arrivare a fonti che non emettano CO2. Devi puntare su cose che non peggiorano la situazioni. Non solo eolico o fv ma anche rinnovabili non elettriche. Poi c’è la questione del nucleare. Devi puntare a cose sostenibili. Che abbiano cioè un costo accettabile, prevedibile, che non dipenda da decisioni geopolitiche fatte da paesi che quelle fonti non ce l’hanno (subiamo le fonti fossili decise da altri), che abbiano un valore condiviso (che abbiano valore anche per le comunità dove vengono fatte). Le rinnovabili raggiungono un po’ tutti questi obiettivi.
Non costano più tanto. Ci sono modelli per i quali raccolgono valore per tutti gli stakeholder. Non emettono CO2.
Bisogna tappezzare i paesi di pannelli solari? No. Per raggiungere gli obiettivi del 2030 hai bisogno di meno del’1% del territorio. È quello che si perde ogni anno come terreno disponibile all’agricoltura per altri fenomeni.
I tedeschi volevano attrarre tutto da energia solare? Continuano a farlo. La Germania è il paese traino per eolico e solare per capacità installata ogni anno. Ha senso farlo in Germania o avrebbe senso farlo in un altro paese e aumentare la capacità di trasporto? In Sicilia o in Spagna produci 2000 ore l’anno. In Germania ci vuole un sistema europeo che premi lo scambio. Nel green deal questa roba qua ancora non c’è.
In Scandinavia c’è tanto vento.
Cosa deve fare il green deal? Dare un prezzo e un costo al carbonio. Oggi la CO2 per quei 35gigaton emessi all’anno non costa praticamente niente. Allora il valore di abbatterla non è grandemente apprezzato. In Europa ci sono dei sistemi, che non coprono tutto e costa ancora troppo poco emettere.
La deforestazione ha favorito i salti di specie? Oppure il danno economico è così grande che dobbiamo posticipare il green deal? Possiamo avere energia sostenibile, salute, crescita economica?
Sì. La specie umana è abituata a raggiungere obiettivi che sembrano impossibili o contrastanti. Si può trovare una base scientifica. È una questione di priorità e di tempi. Adesso la priorità è chiaramente quella sanitaria. Continuare a investire nella decarbonizzazione ha delle dimensioni temporali diverse. Si tratta di investimenti infrastrutturali per i quali anche se per qualche mese ti focalizzi su altre priorità gli scenari non cambiano poi tanto.
Adesso ho firmato meno contratti di affitto sui terreni, ma non impatta più di tanto in un tempo lungo.
Investire nella decarbonizzazione porta a ricerca, tecnologia, posti di lavoro con uso di tecnologie digitali. Tutte tecnologie che ci servono.
Bisogna valutare gli impatti e trovare un equilibrio.
La decarbonizzazione deve essere giusta. Dove ci sono squilibri vanno trovate soluzioni.
La Polonia produce l’elettricità dal carbone. Se vuoi decarbonizzare la Polonia devi occuparti dei posti di lavoro. Un’economia di 500 milioni di persone può farsi carico delle poche migliaia di persone colpite dalla decarbonizzazione.
Le posizioni non sono facilmente allineate, ma si possono trovare delle soluzioni se siamo convinti.
Il virus ha impattato l’ecosistema degli uomini. Se i cambiamenti climatici impattano tutti gli ecosistemi che succede? Non c’è quarantena che tenga.
Cap and trade mechanism. Vuoi emettere di più? Questo è il massimo che potete emettere. Se volete emettere di più scambiatevi i permessi. Ets. L’ets è fantastico. Qual è il problema? È poco ambizioso. Non copre tutto. Sono stati dati permessi gratis in giro. Hanno un impatto piccolo. Una cosa concreta che possiamo fare è ridiscutere i target di emissione della CO2 e innalzarli. Poi bisogna ragionare su meccanismi di soglia. Il Regno Unito non emette quasi più niente perché ha messo una specie di tassa. Poi devi aiutare chi è impattato, anche dalla carbon tax.
Oggi l’ets europeo è un ago spuntato.
Il prezzo del petrolio è crollato. Questo rende meno conveniente fare ragionamenti su investimenti che magari nel breve costa di più ma può rendere sul lungo termine. Avrà un impatto forte? Può avere un impatto. Ma io come sto misurando il prezzo dell’energia elettrica? Perché funziona come è strutturato adesso? Il sistema è basato sui combustibili fossili. Ciò che determina il prezzo sul mercato elettrico è l’impianto marginale che  è un impianto fossile di solito. Si fa il prezzo così. Quanto pago di metano? Quanta è la mia efficienza di conversione? Quanto è il mio costo variabile? Quanta è la CO2 che devo pagare? Faccio la somma e determino il prezzo. Io come produttore rinnovabile prendo lo stesso prezzo, come tutti. In realtà come rinnovabilista di come fa lui il prezzo, io non condivido nulla. Non pago il gas. Ho costi variabili diversi (ho solo costi fissi in pratica), la CO2 mi dovrebbe essere riconosciuta. L’efficienza è diversa. Quando le rinnovabili erano poche vabbe’. C’erano degli incentivi a compensare. Adesso che il costo assoluto delle rinnovabili è diminuito ci deve essere anche un sistema di formazione del prezzo diverso da quello attuale, focalizzato sulle fonti fossili. Fino a venti anni fa c’erano i monopolisti, sul mercato elettrico. Poi è stato inventato questo meccanismo perché bisognava sviluppare i cicli combinati a gas e ha funzionato. Ora devi andare sulla logica delle rinnovabili, basata sul loro costo industriale. Che è più: quanto costano le pale, quanto sono i costi di manutenzione, quanta è la tua efficienza. È un costo che è deflazionario: più passa il tempo più si abbassa perché l’efficienza migliora. Avevamo macchine da 2mw con pala enorme, oggi arriviamo a 4 o 5mw. Il costo industriale è decrescente. Devi andare su una logica di pricing diverso.
Le rinnovabili non hanno nessuna volatilità. Possono fare un prezzo fisso a trent’anni. Un impianto a gas no perché non sai quanto costerà il gas tra trent’anni. Trascinare la volatilità dei combustibili fossili sui sostituti rinnovabili senza peraltro dare prezzi alla CO2 non va bene. Non è necessario mettere a posto il sistema subito, ma diciamo che entro dieci anni vada messo a posto per arrivare a net zero entro il 2050.
I compratori di energia rinnovabile motivati da costo intrinseco e da obiettivi forti di decarbonizzazione in questo momento di mercato non demordono sull’acquisto di energia rinnovabili. Quelli che vedono che sei a 20 euro a megawattora per le rinnovabili aspetteranno. Per quanto riguarda il prezzo medio di mercato italiano, il rinnovabilista fino a febbraio ti dava un prezzo a sconto.
Critiche alle fonti rinnovabili. Sono fastidiose alla vista. Non si integrano col paesaggio. Le pale eoliche danneggerebbero la biodiversità. C’è un percorso per cui si integrano le soluzioni con l’ambiente?
Il tema è reale. Una pala eolica, come ogni altro manufatto umano, messa in un contesto naturale, lo cambia. Vale per un viadotto, una strada, un traliccio. Vale quando tagli gli alberi di bosco. Allora. Lo devi fare quando hai una licenza sociale in quella comunità per poterlo fare. Discuti con quella comunità spiegando i vantaggi. Devi gestirlo in maniera compliant col resto della natura. Ci sono parchi eolici in Francia dove quando arrivano i pipistrelli fermi la pala. Ci sono dei posti con tanto vento dove per vari motivi non si fanno campi eolici. Comunque da qualche parte dovremo pur farle. Non possiamo non farle da nessuna parte se vogliamo decarbonizzare.
Il solare dovrà essere il 50% della produzione elettrica, anche secondo Shell. È un po’ meno impattante. Lo vedi, ma è a terra. Va risolto il problema con un processo partecipato e con l’idea di creare valore e ottenere una licenza. Quando hai questo tipo di approccio vediamo che il tasso di successo è alto. Quindi puntare su quello che costa di meno. Se costa di meno fare il sole facciamo il sole. Poi farlo in modo accettato e non forzato.
Le tematiche di impatto ambientale, come flora e fauna, vanno gestite.
Meccanismo di prezzo. A ogni ora si forma un prezzo sul mercato che dipende: da una parte dalla domanda elettrica, dall’altra parte il prezzo che viene catturato da tutti è il prezzo di quell’impianto che in quel momento è il più costoso sul mercato. Si chiama sistema di prezzo marginale. Prima metti le fonti che hanno costi variabili (prezzo marginale) più basso, poi metti quelle a costi più alti e così via. Se hai molte rinnovabili il prezzo scende. Nella maggior parte dell’anno l’impianto che alza il prezzo è quello a ciclo combinato. Il gas naturale è l’elemento che fa alzare il prezzo e peraltro in funzione della volatilità. Se vedi la correlazione tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas naturale arriva a 0,9. Questo è il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Il prezzo che paghi a casa tua è dato da: prezzo all’ingrosso, oneri di distribuzione, tasse, incentivi alle rinnovabili quando c’erano, costi di smaltimento delle centrali nucleari, prezzo concordato col distributore (che può farti un prezzo diverso da quello all’ingrosso come prezzo base), canone ecc. La componente energetica è circa il 30% della bolletta elettrica. Comunque il prezzo della bolletta dipende da un contratto tra te e il fornitore. Il prezzo all’ingrosso nasce da questo meccanismo, che è sensato per un impianto di quel tipo.
Quando invece non ci sono più incentivi dovresti avere sistemi diversi. Allora cerchi di entrare in contratti con controparti che comprano energia da nostri impianti per dieci anni e lì stabilisci un prezzo fisso che a quel punto è più vicino a essere il nostro costo industriale.
Idrogeno. Ora c’è un impianto di Shell che immagazzina eolico sotto forma di idrogeno. Snam ci crede molto e investe sulla trasmissione di idrogeno. Qual è il futuro realistico? Non tutto può essere gestito  con elettroni verdi. Gran parte degli usi energetici hanno bisogno anche di molecole verdi. In tanti processi industriali hai bisogno di calore ad alta temperatura verde. Se l’idrogeno è fatto da metano emette più CO2 di tante cose. L’idrogeno deve venire da elettricità verde se no lasciamo perdere. L’idrogeno verde può essere interessante. Abbiamo una piccola centrale eolica in Spagna. Stiamo facendo progetto pilota per convertire quegli elettroni in idrogeno verde e usarlo localmente o trasportarlo. Come veicolo per stoccaggio o usi industriali sarà forse indispensabile per la decarbonizzazione futura. La tecnologia non è complicatissima. Si tratta di elettrolisi. Il punto è che non è mai stato fatto in grandi quantità, quindi le economie di scala non sono mai state raggiunte. Per rendere l’idrogeno economico (un euro al chilo) da fonte rinnovabili devi fare mega investimenti: usare tanti gw di impianti eolici e solari per fare tonnellate di idrogeno. Oggi non c’è nessuna azienda che può farlo da solo. Esistono progetti di partnership aziendali, aiutati dall’Europa. Quando poi questa tecnologia la rendi sviluppata si riducono i costi. Succederà lo stesso anche con le batterie, probabilmente. Lo sviluppo forse ci sarà in particolare su venti trent’anni. Bisogna andare lì in squadra e convinti.  Dobbiamo crederci e farli accadere questi progetti. Abbattere la barriera legata alla scala.
LUCA ROMANO
Fisico. Pagina fb l’avvocato dell’atomo. Giornalista. Master in giornalismo scientifico. Laurea magistrale in fisica teorica.
Le radiazioni non sono intrinsecamente pericolose. Il corpo umano ha 10mila decadimenti radioattivi per secondo. Le banane sono radioattive. La radioattività è ovunque e è naturale. Le città costruite sul tufo sono radioattive. Ci sono elementi radioattivi pericolosi, come lo iodio 131. Ci sono radiazioni che se assorbite in grande quantità in breve tempo sono pericolose. Conta la quantità. Fino alla soglia limite le radiazioni non sono pericolose. Questo produce preconcetti anche sulle scorie.
Un reattore non può esplodere. Ci sono state delle esplosioni ma non ci possono essere detonazioni nucleari come una bomba. Perché avvenga bisogna che ci sia il 90% di fissile e invece in un reattore ce n’è il 7% al massimo.
Le scorie radioattive sono molto gestibili. Oggi sono talmente poche nel mondo (con poco uranio fai tanta energia, la densità energetica è alta) le scorie in termini relativi (centinaia di migliaia di tonnellate in 70 anni tenendo conto che produciamo centiania di miliardi di tonnellate di CO2) che non vale la pena gestirle.
Si preferisce lo stoccaggio in superficie delle scorie perché per quei pochi volumi che hai lo stoccaggio in profondità o il riciclo nei reattori autofertilizzanti sono sconvenienti. Conviene mantenere le scorie in stoccaggi superficiali anziché in profondità studiati per ere geologiche. Conviene usare uranio vergine anziché riusare quello delle scorie così come non si riciclano alcuni rifiuti riciclabili perché non è conveniente.
Fukushima fu esagerato dai media, soprattutto da Repubblica.
Nel 2011 non si votava solo per il nucleare. Si votò contro Berlusconi e sotto l’onda di Fukushima.
Nei prossimi anni si avrà la svolta dei reattori modulari. Ci sono due modelli in fase di licenza. Reattori di piccole dimensioni producibili su scala industriale, portabili dove servono e assemblarli. Questo abbasserà i costi. Si può pensare a introduzione del nucleare non da parte dello stato. Rolls Royce sta sviluppando reattori modulari e quando li ha disponibili si stacca dalla rete elettrica e li usa per produrre energia per le sue fabbriche. La FCA potrebbe acquisatre un reattore da GE HItachi e comprarla. Ancora ci sono lungaggini, burocrazie legate ai reattori a lunga taglia.
Nel breve non ci sarà il ritorno al nucleare in Italia ma la speranza in un cambiamento nel medio termine può esserci.
In Italia forse queste cose potranno svilupparsi nel futuro. Anche in Europa il nucleare è visto male e richiede molti investimenti e obiettivi di lungo termine. Ci si investe o dove sono tutti d’accordo o dove non c’è democrazia. Russia, Cina, India. Nel mondo ci sono 55 reattori nucleari in costruzione.
La paura vende. Pubblicare articoli in cui si fa terrorismo psicologico vende.
Nel nucleare è quasi gratis fare terrorismo psicologico sul nucleare perché nessuno si lamenta. Ci sono poche aziende, ci sono pochi esperti e non vengono invitati.
Repubblica scrive che i giapponesi compravano cappelli, che sono inutili per proteggere le radiazioni. Peraltro la radioattività anche a Fukushima era equivalente a quella di una mammografia.
Un giornale tedesco ha scritto che Tokyo sarebbe rimasta inabitabile. Compravano le bici perché col terremoto la metro era fuori uso. L’incidente nucleare ha fatto zero morti. Il terremoto 16000.
A Fukushima c’è una zona di esclusione anche se la radioattività lì è simile a quella di Orvieto. Le spiagge di Guarapa sono fatte di monazite, che contiene torio. È quasi doppia la radioattività in alcune parti rispetto alla zona rossa di Chernobyl. E fanno bene alla salute, dicono e se ci stai per due settimane non è un problema. Se ci passi due anni forse assorbi radioattività rischiosa. Non se ci passi due settimane. Comunque La Stampa ha detto che a Chernobyl la radioattività uccide ancora mentre a Guarapà è bello andare e fa bene.
Non ha senso confrontare il reattore e il caso di Chernobyl, dove la maggior parte dei danni sono stati causati dalla burocrazia sovietica, e i modelli attuali. I progressi tecnologici sono stati rilevanti.
Chernobyl è stato un evento dal forte impatto emotivo. Era la prima volta di una dispersione radioattiva simile. Quindi anche le stime sui danni erano più elevate. Tutta sta gente in realtà non è morta. Siamo a una stima piuttosto attendibile per cui i morti di CHernobyl sarebbe tra 200 e 500 persone. Un grande evento fa più paura di piccoli eventi ripetuti. È per questo che un attentato terroristico o un incidente aereo fanno più paura di un incidente automobilistico anche se facendo la media statistica si vede che l’aereo è più sicuro.
Il nucleare è la fonte più sicura tra tutte le fonti. Se mediamo il numero di decessi sull’energia ottenuta è più sicura delle stesse rinnovabili. Per quanto si tratti di operai cinesi che cadono dal tetto o muiono in miniere di terre rare il nucleare risulta più sicuro. Le rinnovabili sono molto sicure. Nucleare ed eolico sono simili. Le fossili, tenendo conto di problemi respiratori e inquinamento, sono fino a sei volte più mortali del nucleare.
A Fukushima e a Three Mile Island i morti sono stati zero.
Ogni anno l’inquinamento uccide 4000 persone. È la quarta causa di malattie al mondo.
Oggi la probabilità che succeda Chernobyl è zero. Quei reattori non sono più prodotti. I difetti alle barre di controllo sono stati tolti. Non si producono più armi nucleari (Chernobyl doveva servire ancher per uso militare). I cicli del combustibile erano fatti ogni cinque giorni e oggi ogni 18 mesi. Si aveva una gru per fare il ciclo e non c’era il tetto e la nube è andata in giro. Oggi questi reattori non si fanno più.
La più grande novità non è comunque quella tecnica. A Chernobyl ci furono molti errori umani dovuti a incompetenza per il fatto che i direttori non avevano mai visto un reattore nucleare e venivano da impianti a carbone. Oggi la IAEA certifica il personale dei reattori nucleari. La certificazione è obbligatoria.
Il numero 4000 morti a Chernobyl era un numero di casi di tumore nella coorte dei liquidatori (non nella popolazione generale). Via via abbiamo terapie migliori sul tumore quindi non possiamo dire che siano cause di morte. Nel report dell’onu viene spiegato che questi casi potrebbero essere guariti. Si parla di tumori in più rispetto alla media. Erano proiezioni. Nel 2016 il nuovo rapporto non li cita. Oggi gli unici morti che possono essere attribuiti all’incidente, oltre ai morti avvelenati subito, furono le persone colpite da tumore alla tiroide: si parla di circa seimila casi di tumore alla tiroide e altri diecimila in futuro. Il tumore alla tiroide comunque ha un tasso di sopravvivenza del 99% in caso di diagnosi precoce e queste persone sono sottoposte a osservazione. Arriviamo a poter aggiungere qualche centinaio di morti, se vogliamo. Esiste la Chernobyl tissue bank. La direttrice ha spiegato come i modelli iniziali erano sbagliati, obsoleti, cumulativi, usabili per fare una legge restrittiva ma non per fare una stima di morti. È come se prendi le persone che si tagliano per farsi la barba. Se ogni giorno nel mondo un milione di uomini si tagliano facendosi la barba e perdono un millilitro di sangue un milione di morti per un millilitro fa mille litri di sangue perso al giorno. Siccome 5 litri di sangue persi sono mortali. Allora ogni giorno muiono 400 persone facendosi la barba.
Avevano dei reattori che non andavano d’accordo con le tecnologie che volevano mettere
Quanto è difficile coordinare le policy tra i vari paesi? Come facciamo a farle queste cose? La tecnologia nucleare richiede in generale cooperazione internazionale (e per questo non porta a proliferazione militare ma la previene). La bomba l’ha la Corea che non ha avuto l’ok al nucleare.
Il progetto terrapower gode di buona stampa perché c’è Bill Gates di mezzo.
 Bill Gates documentario. Società therapower. C’era un contratto tra usa e cina e è arrivata la guerra dei dazi.
Il progetto è di reattore autofertilizzante cioè che mentre consuma il core iniziale di fissile 235 trasforma l’uranio 238 non fissile in plutonio 239 fissile in misura superiore a quello consumato. Per ogni atomo di uranio che consumi vai a generare più di un atomo di fissile (1,2 o 1,4)  e poi potrai riciclare il fissile in più. Le barre di combustibile così si esauriscono. Oggi usiamo un 5% di parte arricchita e ci ritroviamo oltre il 90% di residuo esausto e non utilizzabile. A ogni ciclo del combustibile una parte sempre maggiore di uranio 238 si fissiona, si trasforma in plutonio, si fissiona e vai a usare tutto il combustibile. Oggi lo sfrutti per l0 0,7% che viene arricchito ma questo comporta uranio impoverito che devi trattare in altro modo. In pratica coi reattori autofertilizzanti bruci le scorie e non ne residuano più. Terrapower permette il breeding del combustibile. Al momento è in sviluppo. I reattori autofertilizzanti esistono già. In Russia esistono, il bn 800. La Russia è all’avanguardia su questa tecnologia. Entro la fine del 2021 funzionerà unicamente bruciando scorie.
Perché non investiamo tutti su questo reattore? Perché i reattori normali li puoi raffreddare con acqua. I reattori autofertilizzanti no. Devono essere raffreddati con un elemento che non rallenti i neutroni. I neutroni devono essere mantenuti veloci per favorire il breeding di nuovo combustibile. Quindi devi usare metodi di raffreddamento alternativi che sono tecnologicamente più complessi e più costosi. Non conviene perché il prezzo dell’uranio sul mercato è troppo basso. Conviene comprarne cento volte di più e sfruttarne meno dell’uno per cento che comprarne cento volte di meno e sfruttarlo tutto.
L’uranio naturale contiene lo 0,7% di uranio 235, che è fissile e il resto di uranio 238, non fissile. L’arricchimento dell’uranio consiste nell’aumentare la percentuale di fissile. Il grado di arricchimento civile è tra il 5 e il 7%. Il grado di arricchimento militare è sopra il 90%. Quando lo arricchisci ti resta dell’uranio la cui percentuale di 235 è più bassa dello 0,7%. Quello è l’uranio impoverito. Quando tiri fuori il combustibile dal reattore l’uranio 235 si è bruciato, resta un 1,5%, un due% si è trasformato in plutonio, hai un 3 4% di elementi di fissione (kripton bario stronzio ecc), il resto 92% è uranio 238 e è la barra esausta. Sia l’uranio impoverito ottenuto come prodotto di scarto sia la barra esausta sono entrambe usabili come combustibile in un reattore autofertilizzante che progressivamente trasforma uranio 238 in plutonio, lo fissioni, se ne genera altro, generi processi, lo rimetti dentro, puoi andare avanti fino anceh a venti volte. Questo elimina il problema delle scorie a lunga durata, che sono quell’uranio lì. Restano solo i prodotti di fissione, come scorie. Non sono una passeggiata di salute, vanno stoccati adeguatamente, ma hanno tempi di decadimento non millenari. L’elemento col tempo di decadimento più lento è il cesio che ha un tempo di dimezzamento di 30 anni e che quindi va stoccato per qualche centinaio di anni, che equivale a quello di alcune plastiche. Il decadimento più pericoloso, l’unico con dimostrati effetti tumorali, lo iodio 131, ha un tempo di dimezzamento di otto giorni. Dopo tre mesi si è ridotto di un fattore mille.
In Russia studiano i raffreddamenti a piombo. Ci sono vari metodi di raffreddamento (a sali di fluoro, a sodio metallico fuso, ad acqua supercritica, a elio…)
Qual è il paese che sta avanzando più velocemente dal punto di vista del nucleare? Ci sono molti settori di ricerca diversi. Ci sono esigenze diverse. Oggi il reattore più potente è l’epr. Il reattore produce un gigawatt e sei di potenza nominale e ha un capacity factor superiore al 94%, quindi 1,560 gw di potenza effettiva. È una Ferrari. Però ha dei costi e dei tempi di costruzione enormi. Se devi alimentare un paese industrializzato e con la popolazione concentrata in grandi aree urbane può avere senso. Se devi alimentare il Canada, con popolazione sparsa in tante città da centomila abitanti molto distanti è meno conveniente investire su epr e più conveniente investire su reattori modulari.
Al momento il paese che investe più in reattori autofertilizzanti è la Russia. Il paese che sta costruendo più reattori al mondo è la Cina. Però la Cina ha pochi progetti suoi. I cinesi si fanno fare i reattori dai coreani, dai francesi, dai russi. Il paese che investe più dal punto di vista economico è la CIna. Il più avanti tecnologicamente è la Russia per gli autofertilizzanti, mentre sono gli Stati Uniti per i modulari (su ricerca non statale, consorzi newscale, aurora, ge hitachi). I reattori modulari sono piccoli per dimensioni e potenza e non servono a riciclare scorie o alimentare grandi aree ma alimentare piccoli centri abitati isolati difficili da connettere a una griglia energetica. I reattori modulari abbatterebbero il problema dei costi. Se puoi produrre reattori a cinquanta per volte in una fabbrica, li porti da una parte, li assembli, il costo è calato.
Il nucleare può deturpare il territorio? Lo stoccaggio delle scorie deve essere per forza in Sardegna? Ci sono stati scandali come quello del poligonio di tiro di Quirra. Si parla del tumore chiamato sindrome di Quirra. Come si può rendere il nucleare non impattante? Come si possono convincere le persone ad accettarlo? Intanto bisogna spiegare le cose. L’uranio impoverito per uso militare è una cosa pericolosa ma non perché è radioattivo ma perché viene usato per proiettili anti carro e nell’impatto si sbriciola e genera una polvere nell’aria che è tossica come sono tossici l’amianto o il fosforo bianco (ma le radiazioni non c’entrano nulla). Prima di correlare l’incidenza di tumori a presenza di uranio impoverito bisogna escludere le correlazioni spurie. Ci sono stati casi di persone che hanno lamentato tumori dopo Chernobyl, ma non c’entrava nulla. L’impatto ambientale del nucleare è tra i minori. A parità di energia prodotta il nucleare è quello che ti consuma meno. Se un reattore genera 1400 mw, è vero che attorno alla centrale si lascia un’area scoperta per prudenza (inutile ma viene fatto), in quell’area la natura esiste tranquillamente. I biologi marini vanno vicino alla centrale di diablo canyon perché lì non ci vanno tante persone, no nci sono stabilimenti chimici, l’acqua delal centrale è la più pura della California e infatti si vedono le balene che fanno tuffi in quell’acqua.
Quello che si vede uscire dalla centrale non è fumo ma vapore acqueo. Le scorie le dovrai stoccare, ma i volumi sono molto più bassi di quello che si ritiene.
Tolte le scorie l’impatto ambientale del nucleare è nullo. L’ipcc classifica il nucleare come la fonte a più basso impatto ambientale insieme all’eolico. Il solare ha un impatto quattro volte superiore se consideri tutta la filiera produttiva dalla produzione del pannello allo smantellamento. Il pannello resta venti volte meno inquinante di una centrale fossile, comunque.
Anche con la filiera di estrazione dell’uranio, processamento, inserimento nel reattore, un chilo di uranio dà la stessa energia di tremila tonnellate di carbone. Quel chilo di uranio senza riprocessamenti dà un chilo di scorie e zero emissioni. In termini di resa una centrale nucleare che consuma una ton di combustibile all’anno produce energia come una centrale a carbone che consuma trenta ton di combustibile all’ora. Il nucleare ha efficienza bassa, siccome le temperature del nocciolo sono alte, solo il 30% dell’energia viene convertita in energia elettrica ma il calore di scarto può essere usato per esempio per teleriscaldare tagliando ulteriormente le emissioni perché oggi bruciamo gas. L’Egitto si dà al nucleare anche perché con il calore di scarto puoi desalinizzare l’acqua di mare portando acqua potabile a chi soffre la desertificazione. Rendendo coltivabili terreni che prima non lo erano. Una griglia energetica fatta con base load nucleare e fill in di rinnovabili, che dipendono anche dalla geografia (se hai più sole fai più sole o fai più vento o fai più acqua). Ciò permetterebbe di dare impulso ai sistemi di ccs. Se noi fossimo carbon neutral nelle prossime 24 ore il riscaldamento globale non rallenterebbe. Le emissioni di CO2 non sono la causa del riscaldamento globale. Il calore del sole causa il riscaldamento globale e la CO2 in atmosfera è la valvola che decide quanto calore passa. Dopo che la valvola avremo smesso di aprirla dovremo iniziare a chiuderla, prelevando CO2 dall’atmosfera, stoccandola sottoterra dove era prima che estraessimo petrolio gas e carbone o facendo carburanti di sintesi che potrebbero essere usati nel trasporto aereo. Il load following di nucleare e rinnovabili consentirebbe di fare questo. Quando hai eccesso di energia da rinnovabile puoi dirottare l’energia del reattore nucleare a fare ccs.
Ci sono vari utilizzi alternativi del nucleare.
Il nucleare dal punto di vista ambientale dovrebbe essere visto con favore. Ci sono ambientalisti di spicco che sono a favore: environmental progress, john hansen, george monbiot di extinction rebellion, james lovelock.
TONI VOLPE
Il problema del nucleare per me è il costo, almeno delle tecnologie esistenti e commerciali. Oggi il costo, anche senza considerare il fine ciclo vita degli impianti, è molto alto. In uk per costruire il nucleare è stato fatto un contratto a 92 sterline mentre per l’eolico ha 40 sterline. Non è la stessa cosa perché il base load può essere soddisfatto meglio dal nucleare anceh se lo puoi fare anceh con tante fonti rinnovabili. Però è più affidabile sapere che quel tipo di energia lo hai disponibile. Sono curioso di vedere se questi microreattori costeranno meno. Il problema resta che devi convincere tante comunità che devi avere tanti piccoli reattori. Invece di una comunità un reattore. Hai n problemi invece di uno. Credo che la sfiducia delle persone sia negli uomini che gestiscono le centrali più che negli aspetti scientifici. Gli incidenti sono s tati legati più alla gestione che alla tecnologia.
Quindi tema economico e di accettabilità. Infatti dove si fa? A parte la Finlandia. Dove il reattore ci ha messo tempo e è costato quattro volte di più. Ci sono dei tempi ingestibili per economie di mercato per come funzionano oggi. Non ci sono investitori che entrano in progetti per i quali la fase di costruzione dura 15 anni. Succede in economie non di mercato più facilmente dove forse non fanno azioni di convincimento sulla popolazione. Il problema non è tecnico ma è economico, finanziario, di tipo di disegno di mercato. I mini reattori potrebbero essere prodotti di mercato e è una sfida non banale.
Avere energia CO2 free sarebbe ideale. Il tema è come superare questi ostacoli. Tante centrali nuove nei paesi occidentali è difficile immaginarle.
LUCA ROMANO
Il nucleare è chiaro che non è un investimento in perdita ma ha elevati costi iniziali che si ripagano dopo tanto tempo. Prendere come esempio i reattori europei è un po’ fuorviante. Questi hanno avuto tempi di costruzione molto allungati e questo è dipeso dalla burocrazia, da un sacco di proteste degli ambientalisti, da enti regolatori molto ostruzionisti. Un tempo medio di costruzione di un reattore è stato di otto anni. In quattro anni sono stati costruiti due reattori, centrale di onugawa, più vicina del terremoto di quella di fukushima e stesso tsunami e non ha subito danni. La centrale che stanno avviando negli emirati arabi (epr di fabbricazione coreana) è stata ultimata in sette anni, di cui uno è stato per le certificazioni del personale. Il costo è stato di venticinque miliardi per quattro reattori, quindi sei miliardi a reattore, in linea col preventivo iniziale. Grosso investimento però fornisce 1400mw con capacity factor del 40% per 60 anni in licenza. Richiede investimenti elevati e saper puntare almeno a dieci anni di distanza. Non è però un investimento in perdita. È vero che nelle economie di mercato è difficile.
Costo sociale. Il fatto che ogni fonte deve essere sostenibile anche nel senso che la gente deve accettare la presenza di un impianto di generazione elettrica in quel posto. Alla gente non piaciono le pale o i pannelli o le centrali nucleari. Le persone hanno paura, non si investe nel nucleare. I governi non vogliono impegnarsi in progetti a lungo termine se sanno che per la paura della gente il prossimo governo può smantellare tutto.
In Francia si vede bene. Il governo Hollande promise la chiusura di Fessenheim e alla fine hanno staccato il primo reattore. Quella centrale poteva funzionare per altri venti anni. Edf ha detto che il governo dovrà pagare al governo francese tutta l’energia che il governo avrebbe pagato nei venti anni successivi. Perché la centrale fu fatta costruire dal governo e quello era l’impegno. Solo l’acconto è stato 400 miliardi di euro. Dovrà continuare a pagare l’energia a prezzo di mercato come se quella centrale producesse energia, fino al 2036.
Ecco che è importante cambiare la percezione della gente.
È la paura il motivo per cui si investe sulle rinnovabili e non sul nucleare. Bisogna investire anche su lui per avere una decarbonizzazione veloce.
Poi blasto le rinnovabili sulla pagina per demolire il mito del cento per cento rinnovabili.
Storage. Ci sono prospettive? La unreliability delle rinnovabili è difficile da compensare e lo storage dell’energia ha costi ambientali elevati (le batterie richiedono litio, coltan, ad alto impatto ambientale) e è costoso. Il più grande sistema di storage al mondo è quello di orsndale in Australia, della tesla, produce 100mw di energia con autonomia per tre ore e è costato 90 milioni di dollari. Se pensiamo di dare autonomia a tutta l’Europa parliamo di trilioni di euro. Il problema delle rinnovabili è il capacity factor e la variabilità.
TONI VOLPE
Sulle batterie il paragone è improprio. Oggi la batteria non è una tecnologia ideale per immagazzinare, per spostare carichi di paesi da un’ora all’altra. Per costo e caratteristiche è una tecnologia, un po’ come l’ibrido, serve per fare una serie di funzioni che aiutino la stabilità delle reti elettriche, poi possono anche dare capacità per brevi periodi, anche spostare un po’ di energia per qualche minuto. Il loro costo scenderà. Non sarà mai una batteria da tre ore usata per tutto il sistema europeo. Un finto mito è anche l’imprevedibilità delle rinnovabili. Con tecnologie che consentano di gestire la domanda, un po’ di stoccaggio, risorse flessibili, puoi arrivare a livelli di penetrazione delle rinnovabili molto elevate. L’unica soluzione del mix energetico non possono essere le rinnovabili. Il nucleare può avere un ruolo ma deve superare questi scogli.
Mi chiedo: ci dovesse essere un altro incidente è impensabile convincere l’opinione pubblica. Il nucleare ha patito più la mancanza di trasparenza degli incidenti. Un po’ per colpa dei media ma sia coi russi che coi giapponesi abbiamo capito come sia andata. Anche la società elettrica giapponese non è stata trasparente. Dare trasparenza è la cosa giusta da fare.
Se riescono a decidere le persone sulla base del logos e non del pathos è meglio. Le decisioni impulsive non servono.
Il fatto che le migliori tecnologie siano sviluppate in Russia mi fa venire qualche dubbio.

6 Ottobre 2020
di riccardoricciblog
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Andiamo a chiedere il conto a loro

Andiamo da chi ha avuto il posto al catasto grazie alla mazzetta data al geometra comunale.
Andiamo dal geometra di cui sopra.
Andiamo da chi ha avuto il permesso per costruire la  casa abusiva.
Andiamo da chi ha dato il permesso di cui sopra.
Andiamo da chi è andato in case popolari senza averne diritto.
Andiamo da chi resta in case popolari se non ha più il reddito che aveva, ma lo ha ben più alto.
Andiamo da chi ha usato un’amicizia con politici per ottenere posti o superare obblighi di legge-
Andiamo dai pensionati baby, dai falsi invalidi, dai boiardi di stato, ma anche dalla cosiddetta gente comune sempre alla ricerca di aiutini, sussidiucci, protezioncine, spintarelle.

6 Ottobre 2020
di riccardoricciblog
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Protesta per la collettività o per il proprio ideale di collettività?

Forse chi protesta per la collettività in realtà intende soddisfare un proprio interesse, bisogno o desiderio, che magari secondo lui significa “difendere la collettività.”
A parte che probabilmente in quella collettività ci saranno due persone con interessi diversi. E una scelta da compiere che potrebbe non soddisfare ambedue.

27 Settembre 2020
di riccardoricciblog
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Vittimisti e statalisti

Banche vogliono che il governo paghi il debito
Giornalisti dicono che hanno ucciso l’unità
Cantautori vanno a difendere i loro privilegi
Politici difendono enti inutili in perdita come la siae
Lavoratori alitalia usufruiscono di cassa integrazione da sette anni
Politici si scannano su una riforma del senato che non faranno
Agricoltori sussidiati impediscono le importazioni di pomodori.
Imprenditori illy
Ci vuole una cosa sola per riformare il paese: un repulisti generale. Italiani nei barconi e chiunque da qualsiasi altro paese in Italia.
Comitati di cittadini protestano per il potenziamento della rete mobile.

Gente che vive per lo Stato: commercialisti, notai, dipendenti, consulenti del lavoro, uffici amministrativi, aziende che vivono di appalti

Amministratori pubblici.
Ragionieri di stato, consiglieri di stato, giudici amministrativi, tecnici ministeriali…
Consiglieri regionali provinciali comunali
Aziende pubbliche, semipubbliche, partecipate
Aziende e imprenditori cui è garantita protezione (false privatizzazioni, concessioni di rendite, autostrade, telecom…)
Dipendenti pubblici entrati a seguito di raccomandazioni, tangenti, concorsi pilotati, leggi speciali.
Sindacalisti, dei lavoratori o delle imprese.
Superburocrati.
Burocrati.
Dirigenti pubblici.
Pensionati baby.
Pensionati andati in pensione col sistema retributivo.
Falsi invalidi.
Professionisti: avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro
Aziende che lavorano in appalto per lo Stato.
Consiglieri provinciali, comunali, regionali, di quartiere.
Banchieri
Bancari.
Ipergarantiti, come i vecchi giornalisti.
Parlamentari.
Imprenditori che godono di protezioni e rendite.
Dirigenti privati che stanno al di fuori della concorrenza.
Infermieri
Insegnanti
Professori universitari
Aziende convenzionate
Autori che vivono di siae
Dipendenti in cassa integrazione
Dipendenti di aziende salvate dallo stato
Dipendenti alitalia
Dipendenti di società controllate dallo stato (eni, enel…)
Notai, tassisti, settori protetti
Ordini professionali
Agricoltori sussidiati
Gente che vive di sussidi statali (sì, anche quelli delle rinnovabili)

Imprenditori che invece di pensare a migliorare le cose invocano l’aiutino, il sussidiuccio, il dazietto, la protezioncina.

Al nord votano per le pensioni. Al sud votano per il reddito di cittadinanza. Un paese sempre più di parassiti

27 Settembre 2020
di riccardoricciblog
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Deficit pubblico ed evasione fiscale

Sbobinatura

Tutte le manovre finanziarie italiane non sono manovre per crescere. Sono manovre per coprire l’errore precedente. La mancata crescita precedente ha provocato aumento di debito e si fa manovra per coprire quello che non si è coperto prima. Ogni scommessa che fa il governo (che aspetta sempre aspettative di guadagno piccole, non fa mai aspettative grandi) cerca di riuscire a coprire quello che non è andato bene nell’anno precedente. Ora che il rapporto è salito i soldi per queste scommesse non sono più tanti. Gli interessi pesano. La pressione fiscale pesa. Poi manca la crescita.

Sono insostenibili sia la pressione fiscale e il rapporto debito pil. Certo che se si crescesse il rapporto calerebbe.

Con queste manovre qua il debito sarà sempre dominante. Avremo sempre meno soldi.

 

Boldrin. Il debito è il prodotto dei nostri deficit anno per anno. Be’. Cosa altro può essere? Girano teorie che dicono che i deficit servono per far crescere il pil più rapidamente del debito e così recuperiamo. Altra scuola sulla base di fatti e logica dice che non sono i deficit che fanno crescre ma gli incentivi, le riforme strutturali, la riduzione di un po’ di spesa e tasse…

Questo grafico lo sottolinea. Ad aumentare il deficit si è aumentato il rapporto debito pil quindi il debito è cresciuto più del pil quindi il deficit non ha fatto crescere il pil tanto quanto o più del debito. Per sessanta anni. Un anno può andare male. Ci dovrebbero essere degli anni in cui il deficit va su e il debito pil diminuisce l’anno dopo perché fa crescere il pil di più. Non succede mai.

Il rapporto cala solo quando si è fatto meno deficit.

Evidentemente questi cavoli di moltiplicatori non esistono.

 

Scommesse valide che hanno resa positiva ci sono: l’istruzione.

A questo punto bisogna ridurre la spesa. Invece di spendere per rdc e quota 100 si poteva investire in istruzione o ricerca.

Il navigator e il percettore del reddito di cittadinanza hanno la massima soddisfazione a accordarsi per non far niente. Uno becca soldi senza far nulla. L’altro ha un contratto a tempo indeterminato.

Chi lavora in nero e prende il reddito, chi non prende il reddito e non cerca lavoro, chi fa il navigator ricevono soldi presi ad altri che producono e sono comunque soldi che potevano essere convogliati in istruzione, formazione ecc.

 

Si sono fatti deficit, cioè si sono buttati via soldi. Peraltro sono soldi che fanno campare peggio di come camperesti se sfruttassi nel mercato le tue qualità. Lo stato predatore ti chiede valanghe di documenti per avere una riduzione di tasse. La scelta è tra perdere ore per avere certificati o farti portar via il 40% dalle tasse.

 

Ernesto

Ora dicono che senza contante ci saranno meno tasse per tutti.

L’effetto è sopravvalutato. I problemi di una mancanza di contante sono maggiori dei benefici. Non tutti possono permettersi di carte di credito o conti correnti. Le carte vanno ricaricate col contante. Sottrae possibilità di avere riserva di valore.

 

Boldrin

Atteggiamento di questi è tracciare gli acquisti che fanno. Privilegio chi usa degli strumenti tracciati.

 

Ernesto

Il contante è il mezzo più efficiente. Cento euro passa di mano e sono cento euro. Per te la carta prende dal conto e ha delle spese.

 

Boldrin

Dove evasione è bassa non hanno problemi col contante, in realtà.

 L’evasione è dei piccoli. La loro evasione pro capite è piccola, ma in proporzione al loro valore aggiunto è alta, ci sono molti piccoli e fanno volume. Ci sono 5250000 piccoli e 100000 grandi dove i grandi sono gli oltre 250 addetti. Ognuno evade poco ma i piccoli sono cinque milioni. Mille volte o cento volte gli altri. La colpa c’entra anche con la percentuale. Solo tra piccoli e microscopici esiste evasione totale.

Tutti quelli che hanno studiato dicono che il problema è la dimensionalità. Allora non perdete tempo col contante e lavorate sulla dimensionalità.

 

Ernesto

I piccoli sono vulnerabili al ciclo economico, sono inefficienti. Ed evadono.

 

Boldrin.

Se fai il fruttivendolo o il barista hai investito nel tuo capitale umano meno di uno che fa l’ingegnere o il professore di liceo o l’informatico in un’azienda informatica. Vedi che il macellaio ha la macchina migliore e fa vacanze maggiori delle tue a seguito della sua evasione fiscale e questo crea tensione sociale, vissuta soprattutto dai lavoratori dipendenti

 

Ernesto

Negli ultimi anni vedo il contrario. C’è mortalità di piccole partite iva molto elevata.

 

Boldrin

Sì ma abbiamo ancora 5 milioni di piccole imprese. 4,5 di queste hanno due dipendenti.

 

Boldrin

L’evasione fiscale è risolvibile solo dolorosamente. Il laureato in ingegneria che ha investito 6 anni per farsi la laurea, stage  porta a casa 1600 euro quando il costo per l’azienda è 4000 euro. La differenza va a pagare i contributi, le tasse sanitarie ecc, che pagano i servizi anche per quello del ristorante che non fa mai lo scontrino fiscale e però ha l’Audi.

 

Ernesto

Ma chiedetegli lo scontrino? Perché non chiedete?

 

Boldrin.

Per coesione sociale. Non vado in un posto eccellente dove fanno lo scontrino perché ti conoscono.

La sinistra usa questa cosa per speculare questa cosa. La destra ha ammiccato a questo mondo poco produttivo, inefficiente, marginale, che sopravvive facendosi pagare i servizi pubblici dagli altri.

 

Ernesto

Queste microimprese assorbono il 50% del totale degli occupati (sotto i 5 dipendenti assorbono il 50% del totale).

 

Dati istat 2017

Imprese attive 4,4

Addetti 17mln

Sotto i 50 sono 11mln su 17. Residui 6mln sopra.

Queste microimprese, secondo ernesto, andranno a sparire da sole.

 

Boldrin

Spariranno alcune ma altre nasceranno.

C’è correlazione tra sviluppo tecnologico e dimensione di impresa. Finché le imprese rimangono piccole le tecnologie usate sono sempre più arretrate.

 

Negli anni 80 spingevano ad aprire imprese artigiane. Ci sono stati incentivi al piccolo è bello.

 

Boldrin

Il piccolo è bello ha a che fare con la nascita della Silicon valley e l’attacco alle grandi imprese del tempo. In Italia il piccolo c’è sempre stato. La modernizzazione non è mai avvenuta. Le piccole botteghe non sono apparse trenta anni fa. E prima non c’erano i supermercati. I piccoli meccanici inefficienti di famiglia ci sono sempre stati. Il piccolo commercialista, il piccolo avvocato e non il grande studio con avvocati specializzati ci sono sempre stati.

 

Ernesto

I piccoli non sono stati messi in grado di crescere. Stanno calando. C’è mortalità e età delle persone sono alte.

Si stanno modificando i servizi. Non so quanto convenga accelerare la chiusura.

 

Boldrin

Si deve accelerare l’entrata di imprese più grandi ed efficienti e i piccoli dovranno andare a lavorare da loro.

 

Ernesto

Il problema è che il paese non tira e allora apri la cosetta che funziona se evadi qualcosa e ti barcameni. Non può eludere.

 

Boldrin

Se ho tre milioni di imprese che evadono 50 euro al giorno ho 15 0mln di tasse al giorno che fanno 30 mld di evasione per i giorni lavorativi.

 

Il problema  dell’evasione ha un forte radicamento sociale. Porta a reazioni opposte. Va tenuto in considerazione. Ci sono le ragioni del piccolo evasore di sopravvivenza. Ci sono le ragioni del mancato evasore potenziale che però intanto non ruba. Non puoi beccare solo chi vedi a Cortina con la Porsche. Devi tirare nel mucchio e poi becchi chi devi.

 

Ernesto

 

Quando chiudono cosa fanno? Non sono un costo sociale? Il calzolaio che ha evaso 30 euro al giorno se non ce la fa che fa?

 

Boldrin

La pochezza della classe dirigente, dai tempi della riforma Visentini, ha lasciato marcire questo problema e ha creato una grande divisione sociale nel paese.

Oggi comunque agisci fai danno

Al calzolaio che non ce la fa devi dare un sussidio, un’assicurazione, una formazione temporanei e legati alla ricerca di lavoro che gli consentano di formarsi e crescere.

27 Settembre 2020
di riccardoricciblog
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Contro il divieto agli sconti sulle vendite dei libri

A parte la produttività, l’efficienza, le economie di scala, la crescita che deriva anche dalla morte delle imprese inefficienti.
A parte anche che se si vuole impedire la chiusura delle librerie, si può fare, purché si sia consapevoli delle conseguenze negative.
A parte che vendere un bene a prezzi più alti implica un minor reddito disponibile per chi compra.
Data l’elasticità della domanda, chi vorrebbe comprare un libro potrebbe non comprarlo, al prezzo più alto e ne comprerebbe magari uno in meno.
Vietare gli sconti potrebbe danneggiare il libraio che volesse adottare una promozione o che volesse sfruttare Amazon o altri canali online per vendere.
Rispetto ai crediti di imposta non ci sono sussidi diretti ai librai e non si danneggiano gli altri taxpayer.
Ma soprattutto c’è la questione cultura
Perché dei commercianti incentiverebbero la cultura?
Quanti dei libri presenti nelle librerie si possono giudicare come culturalmente validi?
In che modo far pagare un libro di più incentiverebbe la lettura o la diffusione della cultura?
Esiste la cultura gratis su internet: openculture, per esempio O Wkipedia. Si può discutere dell’attendibilità delle fonti sul web. Se si entra alla Feltrinelli si smette di discutere, specialmente se si guardano le sezioni di economia divulgativa.
Se volete incentivare la lettura non è meglio sussidiare le biblioteche? A Firenze ogni biblioteca è fornita e si può veramente trovare di tutto.

27 Settembre 2020
di riccardoricciblog
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Gente dinamica produce sviluppo.

Vedi: Economia di guerra e mercato nero. http://www.reteparri.it/wp-content/uploads/ic/RAV0053532_1986_162-165_20.pdf

http://concorsoeconomia.it/wp-content/uploads/2015/11/Il-distretto-industriale-marshalliano-come-concetto-socio-economico.pdf

Come è avvenuto lo sviluppo economico toscano nel dopoguerra?

Gente attiva, dinamica, giovane, vogliosa di fare, vogliosa di ricostruire e di migliorare le proprie condizioni di vita.
Gente che apriva il commercio anche quando era chiuso dalle leggi fasciste.
Gente che cambiava il modo di fare le cose, si spostava dalle campagne alle città o che trasformava laboratori artigiani in industrie o diventava imprenditore da mezzadro.
Tutti questi cambiamenti sono “cambiamento tecnologico”, ciò che dà il là alla crescita.
Tra l’altro se penso al Casentino, penso che ogni comune aveva le sue industrie, in altre parti della Toscana si formavano i distretti industriali. La demografia aiutava, la produttività cresceva, le persone stavano meglio. In tutto questo le istituzioni facevano la loro parte. Si creava il modello di sviluppo della terza Italia che poi si sarebbe evoluto negli anni 70 e avrebbe anche evidenziato delle storture (piccole imprese, evasione fiscale, limitato sindacalismo…il che però contrastava gli eccessi che subivano le grandi imprese.

 

27 Settembre 2020
di riccardoricciblog
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Vi piacciono le politiche economiche al contrario ma non lamentatevi delle conseguenze

La patrimoniale fa scappare i capitali e disincentiva nuovi investimenti. Cosa serve all’Italia? Nuovi investimenti produttivi.
Il salario minimo serve ad aumentare la disoccupazione e comunque a rendere più costoso assumere e quindi diventa più difficile trovare o cambiare lavoro. Cosa serve all’Italia? Più occupazione.

Controllare i prezzi e i salari ha delle conseguenze negative superiori a quelle positive. Perché ai luridi politici piace il controllo dei prezzi? Perché gli elettori dementi apprezzano misure come il salario minimo o il controllo degli affitti: accusano il mondo delle conseguenze negative derivanti dal controllo dei prezzi e rivotano i luridi politici, i quali possono continuare a vivere alle spalle degli elettori senza fare niente di produttivo.

Esistono dei concetti chiamati output gap e nawru. Molti politici sono andati a bussare alle porte dell’Unione Europea supplicando di poter fare deficit perché l’Italia avrebbe un pil potenziale gigantesco e il deficit servirebbe per trasformarlo in deficit reale. Lasciamo stare che il deficit spending non produce pil se non nel breve termine e lasciamo stare le disquisizioni sull’esistenza effettiva dei concetti. Il fatto è che il pil italiano è quasi immobile da decenni. Insieme a lui lo è la produttività. Anche se esistesse questo pil potenziale sarebbe di ammontare irrisorio, a prescindere dai metodi usati per calcolarlo. Dovreste concentrarvi / avrebbero dovuto dirvi di concentrarvi sui veri problemi. La produttività, la spesa pubblica