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Ma scrivi un po' cosa ti pare

2 Novembre 2019
di riccardoricciblog
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1 novembre 2019

Questi sono solo alcuni dei libri che ho su Firenze.

 

In un’altra casa ho “Firenze, pochi lo sanno”, “Firenze, arte e architettura”, “La sporca storia di Firenze”, “La guida alle strade di Firenze”.

Che posso fare con tutti questi libri? Leggerli, intanto, ma anche andare a vedere i luoghi indicati e magari condividere qualcosa sul blog e forse un giorno anche su instagram e twitter e facebook e youtube.

Ieri ho preso “Firenze insolita e segreta” e ho visitato il quartiere più vicino a casa, Santa Croce. Peccato che abbia fatto buio presto. Comunque, seguendo il libro, ho scoperto delle cose interessanti che non conoscevo.

Intanto sulla facciata della chiesa di Santa Croce, ben visibile, c’è una stella di David, una specie di firma dell’architetto che nell’800 ha completato la facciata, che fino ad allora era nuda. In piazza, al numero 7 e al numero 20, ci sono due segni di dove dovevano essere tirate le linee del campo per il calcio storico. Oltre la piazza, in via San Giuseppe, c’è una scuola di cuoio e per arrivarci occorre passare dall’abside e siamo dentro un monastero. Ancora oltre, di fronte alla chiesa di San Giuseppe, c’è la finestra da cui una signora paralizzata cercava aiuto e ottenne solo quello psicologico del parroco prima di annegare a seguito dell’alluvione. Verso piazza Beccaria, poi, si trova l’antico carcere delle Murate. In via Ghibellina meriterà una visita, da prenotare, l’interno del palazzo Borghese. Si parla di un oratorio in via Pandolfini, ma a me è sembrato che ci fosse un’abitazione privata. Filistrucchi è un negozio in via Verdi che produce e vende tutto quello che serve per mascherarsi ed è un punto di riferimento nazionale per attori e registi dal 1720. Bisogna che ci vada quando è aperto, magari. Altre cose da vedere o da fare quando sono aperte o quando ho più tempo sono: la fontana di Orfeo in palazzo Vivarelli, la passeggiata sulle tracce dell’antico anfiteatro romano in via Torta, le lapidi della Divina Commedia sui palazzi (!), il cielo ermetico della Cappella dei Pazzi in Santa Croce.

Sarebbe poi stata una giornata migliore se non avessi subito la scontrosità di: negoziante che mi vende un cannolo siciliano in modo molto malevolo perché stava per chiudere, ragazza che si dimentica di servirmi i cantucci col vinsanto, barista che mi serve un caffè con estrema scontrosità. Però ho scoperto una trattoria che potrebbe meritare: “da que’ganzi”. L’ho scoperta, ma non mi ci sono fermato perché era troppo presto. La schiacciata di Schiacciavino ha vinto, a cena.

Un’altra cosa sulla giornata di ieri riguarda la corsa. La mattina mi sono svegliato deciso ad andare a correre a lungo e, senza mai forzare il passo, mi sono fatto beatamente 14 km, da casa alle Cascine e ritorno. A volte non si ha voglia di farne sei, a volte se ne farebbero tantissimi.

Qua potrei aggiungere delle foto delle cose viste in Santa Croce e il percorso fatto di corsa. Temo che occupino troppi Mega. Forse usare Instagram e Youtube per queste cose potrebbe essere preferibile.

 

 

 

1 Novembre 2019
di riccardoricciblog
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Liberare l’Italia. I manuali di riforma dell’Istituto Bruno Leoni

Quelli dell’Istituto Bruno Leoni provano a ogni legislatura a dire agli italiani che liberare l’Italia si può. Rilasciano dei bei manuali delle riforme, che sono dei bellissimi libri dei sogni, ma che dovrebbero interessare chiunque sia interessato a non lasciare che il paese declini, ormai succube dei suoi problemi che si sono incancreniti da una quarantina di anni.

A questo link l’ultima versione:

http://www.brunoleoni.it/liberare-l-italia

Qui il manuale del 2013. http://www.brunoleoni.it/liberare-l-italia-12

Da quella versione ecco i capitoli. Niente è obsoleto, visto che i problemi sono sempre quelli e le soluzioni anche invece pure. cap_spesa cap_sanita cap_libe cap_lavoro cap_istruzione cap_giustizia cap_fisco dieta vegetariana per runner 2

30 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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La concorrenza fiscale è sacrosanta

Ci sono imprese che fanno ottimizzazione fiscale. Se tu non la fai è un problema tuo.

Ci sono tanti paesi che hanno una pressione fiscale, in generale e sulle imprese, inferiore a quella italiana. Fanno tutti concorrenza fiscale? Oppure non devono rincorrere una spesa pubblica in costante aumento? Oppure hanno un sistema che funziona meglio?

Esistono degli strumenti di disegno della fiscalità che sono forme di aiuto di stato mascherato. Questo può essere un problema, che rientra nella tradizione degli incentivi fiscali. Un esempio inventato dagli italiani è stato la fiscalizzazione degli oneri sociali. Questa roba è disciplinata dall’UE. Se non rispetto la normativa, la Commissione chiede la restituzione di tali aiuti. L’Italia poi è piena di multe per aiuti di stato.

Olanda, uk, Irlanda, Lussemburgo hanno tasse basse. Se non vi sta bene sono problemi vostri. Ai loro cittadini va bene. Andate a chiedere loro se vorrebbero che le aumentassero per soddisfare la vostra voglia di parassitismo. Tre di quei paesi hanno anche un surplus di bilancio. Quindi non scaricano la bassa fiscalità sul futuro. Hanno pure una spesa pubblica bassa.

Questi paesi peraltro raccolgono imposte sulle società superiori a quanto raccoglie l’Italia malgrado abbiano delle aliquote più basse.
Evidentemente scelgono un mix più giusto (ottimale) di spesa pubblica e imposte.
L’Irlanda è stata multata dalla Commissione Europea perché applicava delle aliquote “personalizzate” per la Apple. Questo era un effetto distorsivo della concorrenza. Anche defiscalizzare per tot anni le imprese che si impiantano al sud è distorsivo, comunque.

Anche gli stati degli USA incentivano gli investimenti di imprese presso di loro, a volte, competendo con gli altri a colpi di aliquote fiscali. Amazon si è giocato l’apertura tra i vari stati. In Europa è possibile farlo dietro notifica alla Commissione Europea. Occorre anche che siano rispettati certi requisiti: essere in aree depresse, ricorrere a fondi strutturali ecc.

 

 

In sostanza c’è più concorrenza fiscale negli Stati Uniti che in Europa.

Tra l’altro il regime fiscale è una delle ragioni che ti portano in Olanda o in Lussemburgo ma non l’unica o la più importante. Ci sono anche imprese che hanno investito in Italia. La Lamborghini, l’Audi, la VW a Bologna. Vengono qua per la qualità del capitale umano e per fare quelle produzioni in quel luogo, dove trovano un ambiente ospitale e favorevole alla loro attività.

Anche garantire regimi fiscali speciali per i pensionati o incentivare le aziende straniere a fare le cose in un paese regalando il brevetto sono forme di concorrenza, che è il sale dell’efficienza anche quando si tratta di attrarre investimenti o consumi. I quali possono generare crescita, soprattutto i primi.

A un’assemblea di artigiani e commercianti veneti una persona disse: “Ci vuole la tassazione differenziata tra piccoli negozi e grandi superfici per favorire la concorrenza. Ai grandi vanno alzate le tasse. Ai piccoli vanno abbassate. Perché” (PROPRIO PERCHE’, NDRR)  “i grandi sono più efficienti, hanno costi più bassi, possono fare i turni, hanno il magazzino più efficiente, hanno una tecnologia più efficiente ecc. Per favorire la concorrenza bisogna agevolare i piccoli”.
Invece no. La concorrenza è proprio il contrario. C’è chi è più efficiente e chi è meno efficiente. Se sei meno efficiente sei stimolato a migliorare, ad aggregarti, a inventare qualcosa per diventare più efficiente. I più bravi di voi cresceranno o troveranno la loro nicchia, potranno farsi la gestione delle scorte in comune, potranno fare degli accordi su questo su quello. Chi non riesce a stare sul mercato o non gli conviene chiuda e vada a fare il dipendente per quelle imprese più efficienti, aumentando così anche la sua produttività.

 

Per molti politici o burocrati italiani sia i paesi ricchi che i paesi poveri ci fregherebbero. Gli uni con la concorrenza fiscale. Gli altri con tutele diverse dei lavoratori, stipendi più bassi, fondi strutturali. Chi è a conoscenza di violazione di leggi lo segnali. Più che concorrenza al ribasso c’è convergenza tra i vari paesi. È l’Italia che diverge, con la sua tassazione insostenibile, la carenza di lavoro specializzato, di centri di ricerca, di tecnologia di punta. Non si può parlare di concorrenza fiscale da parte di paesi come la Francia o la Germania, dove il costo di un ingegnere è superiore a quello italiano. Eppure c’è chi delocalizza là. Perché non contano solo certi costi. Conta un insieme di cose.

A proposito di limiti alla concorrenza come la mettiamo con le golden power? Laddove accettiamo l’ingresso di capitale straniero gli impediamo di comandare?

 

Certo che è dura seguire la logica di chi si oppone alla delocalizzazione dei compressori, che non sono più un bene ad alto valore aggiunto. Il problema è che non arrivano in Italia, o sono marginali, produzioni ad alto valore aggiunto.

Sembra che poiché non possiamo abbassare le tasse le debbano alzare gli altri. Come corporate tax rate siamo in media, ma come pressione fiscale siamo tra i più alti.

L’idea di fondo di chi si lamenta degli altri è che se tutti fossero come noi, mafia inclusa magari, saremmo competitivi. Ma questo è vero per definizione. Ci sono delle delocalizzazioni anche dove le tasse sono più alte. Affinché un’impresa investa in un paese o in un altro contano anche la possibilità di produrre cose sofisticate, la presenza di lavoro specializzato, di centri di ricerca, di manodopera qualificata, di tecnologie di punta. Alcune zone del paese e alcuni distretti industriali italiani hanno queste caratteristiche. È anche vero che laddove il costo è quasi tutto costo del lavoro in centri di ricerca o simili (aziende che mantengono solo ricerca e progettazione nei paesi avanzati, per esempio, e che fanno roba sofisticata), la tassazione sul lavoro è fondamentale: andranno loro e i loro lavoratori dove i soldi da loro prodotti restano a loro in maggior parte (e magari usufruiscono comunque di servizi pubblici migliori).

 

29 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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Monetizzare è facile come spararsi eroina in vena (sbobinatura)

Se un paese ha una banca centrale che può stampare non ha vincoli di bilancio?
Per la MMT possiamo finanziare grandi programmi di spesa pubblica senza costi perché sono finanziabili stampando moneta.

In realtà le banche centrali fanno operazioni di bilancio.
Creare moneta vuol dire accreditare a bpn 100 euro di riserve che diventano una passività per la banca centrale (è come se emettesse un deposito)
In cambio acquista titoli da bpn (attività).
Garantisce che a un euro dal lato passivo corrisponda un euro dal lato attivo.

Le banche centrali creano base monetaria (riserve in cambio di attività), non moneta.
La moneta è un aggregato più ampio, m3, comprende depositi dei risparmiatori, scambi tra operatori, banche ecc.

La creazione di base monetaria della bce non si è riflessa in espansione monetaria.

Una banca centrale non può stampare moneta ad libitum. Offrire moneta infinita vuol dire minare la fiducia nel potere di acquisto della moneta. Più ne creo più ne brucio il valore.

Uno stato ha un vincolo di bilancio?
Se si potesse stampare moneta non ci sarebbe bisogno delle tasse. Potrei spendere miliardi su miliardi e finanziarli emettendo titoli di stato e farli acquistare dalla banca centrale.

Le obbligazioni fiscali di uno stato sono sempre in termini reali (cioè unità di beni, per es mele) una banca centrale non può stampare mele, ma solo euro.
Se presto un’unità di moneta, un euro, allo stato, quando acquisto btp sto rinunciando a comprare beni reali. Come minimo in ritorno voglio qualcosa che sia paragonabile a quel qualcosa di reale a cui rinuncio (p.es.mele). In ritorno dallo stato non voglio euro ma (la possibilità di acquistare allo stesso prezzo di prima) mele.
C’è un limite intrinseco all’idea che le banche centrali possano monetizzare sistematicamente il deficit perché non stampano mele (che è quello che devono poi restituire) ma moneta. Per creare più mele ci vogliono lavoro tecnologie ecc.

Altro mito. Se un paese è sovrano non può fallire. Il default del debito sarebbe impossibile. Non esisterebbe il default della Danimarca perché al massimo la moneta danese si svaluta ma non verrà a mancare perché la banca può sempre stampare moneta. Non è però vero che se posso sempre monetizzare evito il default perché l’obbligazione è alla restituzione di beni reali e non di monete.

E allora il Giappone? Il paese è sovrano, ha un debito su pil doppio dell’Italia, ma ha condizioni diverse di produttività, di credibilità, di spazio fiscale (spesa pubblica Italia 49% del pil, Giappone 39% del pil , IVA 22% in Italia 8% in Giappone, rapporto tasse /pil italia 42% giappone 20%) e comunque è in stagnazione. Stampare non assicura bassi tassi di interesse. La Turchia è sovrana, ma ha avuto tassi del 50% annuo. L’Ungheria ha il 70% di debito pil e lo spread col bund è a 298. Il debito del Giappone è il 250% del pil e ha uno spread di 12,4 bp. Allora avere la valuta sovrana è un argomento irrilevante. Niente austerity? Il Giappone ha un surplus primario dal 2010. C’è aspettativa di forte contrazione fiscale, non c’è grande espansione monetaria e non c’è grande inflazione. Tasso di crescita m2 è zero, è stabile dal 90. Ecco perché non c’è inflazione.

26’ LIPPI
Chi studia da 30 anni queste cose ha dei dubbi su tutto ma anche delle certezze. Nessuno pensa che stampare moneta a gogo sia utile.
Costruisco un modellino semplice. Seguite il ragionamento.

Cosa determina il valore della moneta?
La risposta richiede di formarsi in testa una sequenza di dati e non un singolo valore.
Metafora: consideriamo il prezzo di un servizio durevole. Coinvolge aspettative sul futuro.
Per fare una valutazione oggi di quanto vale il pezzo di carta devo fare un’ipotesi su quanto varrà in futuro.

Potreste iniettare moneta a palla e tenere costante il valore perché mentre lo fate dite che dopo domani la disfate. Chi fa il prezzo si fa un’idea di cosa succederà.

Il valore di oggi dipende da una sequenza di eventi futuri
Se la quantità di moneta rimane sotto controllo in media, tutto ok.
Le espansioni monetarie non hanno effetti se sono temporanee. Come si fa a essere sicuri che lo siano?
Conta la credibilità dell’emittente.
Come garantire che l’annuncio sia credibile?
“Questo pezzo di carta avrà valore o no?”
Nella storia usiamo la moneta, che nessuno potrà manipolare. Potremmo usare l’oro o le conchiglie rare o altro.
Non è l’ideale. In certi momenti la domanda di moneta aumenta. Con la carta si può regolare l’emissione ma il rischio è che se ne abusi.
Il livello dei prezzi in uk è stato uguale dal 1200 al 1500. Poi c’è stata una grande inflazione. È arrivato tanto oro dall’America. È espansione monetaria. Durante le ultime guerre mondiali ci sono stati picchi di inflazione perché si è sospesa la conversione. Poi si è passati a fiat money, siamo usciti da Bretton Woods, l’inflazione si è alzata nel 71. Si è stampato moneta. Si è creato l’automatismo per il quale la Banca d’Italia era obbligata a comprare i titoli emessi dal Tesoro. L’inflazione è rimasta elevata. Per porre un freno all’inflazione si è resa indipendente (non obbligata a comprare titoli di stato) la Banca d’Italia. .
Avere una banca centrale indipendente è una buona idea. Perché? È bene dare liquidità alle banche nel panico. Il rischio è che si usi per finanziare progetti strani come, per dire, lo Stretto di Messina o quota 100. Chiedere l’indipendenza è come Ulisse che dice “legatemi” per non farsi abbindolare dalle sirene.

Crescita monetaria = inflazione?
Vi diranno che un sacco di espansioni non hanno creato inflazione. È vero.
Quando però queste crescite monetarie sono disperate e sostenute generano alta inflazione.
Qualche sgarrettino è sostenuto, come per le diete, ma se fai ogni anno 20% 20% 20% di inflazione perdi credibilità e vai in iperinflazione. A uscire dall’ euro diventeremmo come la Danimarca? Che non ha svalutato dal 1978? O diventeremmo una svizzera? O una turchia?
In un regime normale, che in media garantisce a me creditore che mi posso fidare e che la carta moneta non venga trasformata in carta straccia, si possono fare degli shock temporanei. Una deviazione non desta preoccupazione. La Germania a volte ha avuto tassi di crescita monetaria del 10% ma i mercati l’hanno considerata credibile e non ci sono stati problemi. Anche oggi in Europa è difficile creare inflazione. I mercati credono a whatever it takes.
Occorre avere delle istituzioni monetarie appropriate in regime di moneta fiduciaria e allontanare la politica monetaria dalle tentazioni di breve periodo. Per il governo la banca centrale è un forziere pieno di caramelle.
Se il governo ha accesso di credito una certa percentuale di spesa a bilancio può essere automaticamente finanziabile.
Dagli studi emerge che più una banca è indipendente più bassa è l’inflazione. Poi indipendente vuol dire che riportano al parlamento sì ma il loro operato non mira al ciclo elettorale bensì al lungo periodo.
Creare inflazione potrebbe non essere difficile: basta assumere un governatore dello Zimbabwe o uno argentino o uno turco. Oppure un venezuelano. Quanti bolivar servivano per comprare un rotolo di carta igienica?

Una caratteristica dei governi sudamericani è la seguente:
Il governo è squattrinato > controlla più strettamente la banca centrale > la spesa viene monetizzata sistematicamente > si ha alta inflazione.

FAVERO 55’
Monetizzare non è la soluzione.
Cosa si può fare quando non si può monetizzare? Austerità.

Se i governi adottano politiche fiscali prudenti, l’austerità non è necessaria.
Teoria economica e buona gestione delle finanze pubbliche suggeriscono
un bilancio in deficit e accumulo di debito in recessione e in circostanze eccezionali
Avanzi di bilancio e riduzione del deficit invece ci vogliono quando l’economia è in crescita e il fabbisogno di spesa è più basso
Si tratta di fare politiche fiscali anticicliche (resmoothing del consumo, evitare fluttuazioni intertemporali del consumo).

C’è relazione tra politiche fiscali ed economia reale. Tra spread e tasso di disoccupazione.

I governi hanno sempre fatto politiche fiscali espansive e mai di rientro quando era possibile e opportuno farlo. Soprattutto in italia.

Non esiste una teoria che giustifica debito pubblico alto e crescente. Il debito implica il passaggio di un costo spalmato su più persone nel futuro se ci si aspetta un ringiovanimento È il contrario di quel che succede oggi, dato invecchiamento.

L’alto indebitamento deriva da classe politica irresponsabile che tiene conto di chi vota adesso ma non di chi voterà in futuro

La Fornero ha milioni e milioni di sostenitori: i non ancora nati.

Le tappe della salita del debito pubblico sono segnate da riforme pensionistiche. Parte da riforma brodolini 1969. La stabilizzazione parte dalle riforme Amato e dini anni novanta.

La disoccupazione non fluttua attorno a una media. Negli ultimi quindici anni la disoccupazione passa dal tasso medio del 9,5% una sola volta. Il tasso ha un trend stocastico, non torna alla media. In ogni momento nel tempo c’è un tasso di equilibrio. Il tasso di equilibrio viene selezionato dall’andamento delle variabili finanziarie? È un’intuizione. Esiste correlazione con spread. Non esistono una finanza e un popolo separati.
Perché esiste questa correlazione? Pensiamo a due storie.
Il crollo dei mercati ha ridotto la ricchezza della famiglia.
Alla caduta della ricchezza si è associata una caduta della spesa, le aziende hanno licenziato dei lavoratori, hanno ridotto la produzione. Con la produzione ridotta si sono ridotti i profitti.
All’effetto della crisi di fiducia sul capitale dei risparmiatori si è associato l’effetto della crisi di fiducia sul capitale bancario
La crisi di fiducia dei mercati finanziari, che comporta un crollo dei prezzi, produce una profezia che si auto avvera.

Se gli investimenti dipendono da prestiti bancari e le banche sono piene di titoli di stato, si creano le condizioni per il loop diabolico. Crollano i prezzi delle attività finanziarie e crolla l’economia. Attacco sui titoli, lo spread sale, il prezzo dei titoli scende, perdita di valore nelle attività bancarie, si devono ridurre i prestiti, l’economia viene colpita.

Non è quindi vero che non c’è correlazione tra spread e benessere, anche proprio perché siamo un paese ad alto debito.

Non sempre l’andamento dei mercati finanziari riflette l’economia reale.
Uno shock fondamentale può essere che il governo annunci un piano di rientro di sviluppo del debito.
Shock non fondamentali sono come bolle speculative per cui i prezzi si muovono al di fuori dei fondamentali.
Il prezzo dei titoli può quindi essere determinato da dichiarazioni improvvide ma questo poi ha effetto reale, quello indicato sopra. Le parole contano.

Quale austerità?
Nel libro “austerità” si sono analizzate 3500 misure di consolidamento fiscale dal 1978 al 2014 in 16 paesi ocse.

Qual è la migliore terapia o dieta che minimizza gli effetti collaterali?
È importante avere un profilo itnertemporale sul quale si può fluttuare ma che dia credibilità al piano.

Qual è il modo migliore di somministrare la cura?
Se si vogliono vedere gli effetti sul ciclo bisogna escludere le misure che sono determinate dal ciclo. Occorre considerare le misure esogene.
Evidenza interessante. La maniera in cui si fa austerità fa la differenza. L’aggiustamento fatto con tagli di spesa ha effetti collaterali sulla crescita minori che se fatto attraverso aumenti di tasse. Questo è il contrario di quanto si legge nei libri dove si descrive il modello is lm
L’aumento basato sulla spesa genera stabilizzazione del rapporto debito pil. Quello basato sulle tasse no.

Quando si fa austerità contano due cose: mantenere le promesse annunciate e il tipo di austerità che viene implementata.

L’Italia ha adottato delle politiche espansive che hanno avuto effetti restrittivi. Il Portogallo ha adottato politiche restrittive che hanno avuto effetti espansivi sul pil.
Dopo che il portogallo ha chiesto aiuto al fondo salva stati tutti i governi hanno avuto dichiarazioni coerenti sul controllare il debito e tenere l’economia in stabilizzazione. Il Portogallo cresce del 2,5% e ha spread di poco sopra ai 100bp sui bund.
L’Italia ha fatto deficit e ha il pil fermo e lo spread sui bund tedeschi che è il triplo di quello portoghese

I problemi italiani sono problemi di produttività, scuola, giustizia, meritocrazia, burocrazia e non di euro o migrazioni.

Il qe introduce cattivi incentivi?
L’Italia va disciplinata. Se la politica monetaria è espansiva gli italiani non vengono disciplinati e sforano.

Il qe è avvenuto con le tre parole whatever it takes. Il rischio era quello di crisi dell’euro e redenomination risk con svalutazione. Tra l’altro è tornato a crescere con l’insediamento del governo m5s Lega, mentre era stato azzerato dalle parole di Draghi. 100 punti di spread dipendono da quello. Esistono delle ragioni tedesche per evitare il qe, pensando alla storia del debito pubblico italiano. Era necessario per tenere unita l’Europa, però.

In italia l’idea di promuovere l’economia congiunturale a scapito delle generazioni future è l’idea dominante dagli anni 70 e ha creato il debito.

Spostare il costo del benessere delle generazioni attuali sulle generazioni future ha accompagnato la storia del paese.
Una maggiore integrazione europea deve basarsi anche sul coordinamento di politiche fiscali.

MONACELLI
Il qe ripetuto è un costo di disallocazione delle risorse. Dovrebbe essere neutrale. Avere i tassi a zero significa scambiare moneta con titoli come se fossero la stessa cosa.

Il qe è distorsivo nel lungo periodo.

Adesso hai un sacco di capacità produttiva che lavora per pagare le banche. Se vuoi alzare l’inflazione devi rendere permanente il qe, per stabilizzare le aspettative. Ma se il qe è permanente crea disallocazione delle risorse.

Se hai un’economia con capacità produttiva inutilizzata, più moneta può portare più produzione. Se stampi la moneta per far crescere un paese che non cresce da 20 anni non funziona. Per usare politiche monetarie o fiscali con scopi anticiclici devi essere credibile. Se a un tizio viene sempre concesso credito significa che ha una storia reputazionale positiva.

Perché se stampi moneta non c’è più produzione anziché più prezzi?
Perché non puoi stampare? Devi avere in mente un’economia in costante sotto produzione. Spesso le economie più forti hanno valute forti, compresa la Danimarca.
In italia i problemi sono reali, non monetari. Se ne vanno i risparmi migliori, i laureati migliori, i ragazzi migliori, le imprese migliori.
La parte monetaria è utile nel breve e la sua qualità dipende dalla qualità, dalla credibilità, dall’indipendenza delle istituzioni. È pazzesco parlare di euro. Non è l’euro il problema. Spagna e portogallo hanno l’euro e fanno meglio di noi. La Svizzera va bene anche senza euro.

Perché in italia non apre mai una Apple? Perché non hai Uber? Perché i giovani se ne vanno? Perché vuoi chiudere i centri commerciali? Perché non migliori il tuo modo di fare le cose? La gente che fa (meglio) le cose o le sa fare o vuole imparare a farle va sostenuta. Chi non le sa fare, come Alitalia, se ne deve andare.

29 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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Innovare è meglio che svalutare

Un po’ di cose da una chiacchierata del mercoledì del 12 giugno 2019 trasmessa sul canale YouTube  di Michele Boldrin
UNO
I debiti della pubblica amministrazione non pagati non sono il problema di un tempo. Si tratta di cinquanta miliardi per una giacenza di 60 giorni. Poi la Lombardia paga in 46 giorni, la Sicilia non paga da tre anni. Nel 2011 i giorni di ritardo medio nei pagamenti erano 90.
DUE
La riduzione della spesa pubblica non l’abbiamo mai fatta, abbiamo pagato troppi interessi. Qualcuno il debito lo ha fatto. Peraltro abbiamo risparmiato interessi con l’euro.
TRE

Quando si svalutava c’era un tessuto industriale dove le piccole e medie imprese stavano dentro un circuito con aziende esportatrici e l’orizzonte era spalmato. Negli ultimi venticinque anni la produzione industriale ha esportato molto di più sia in volumi che in prezzi, però le aziende esportatrici sono poche.
Prima, svalutando i salari reali si riduceva il costo del lavoro, si ricaricavano i profitti e a cascata questi coinvolgevano tante aziende.
Oggi le aziende esportatrici sono meno. La gente che beneficia è poca e in caso di svalutazione ci sarebbe più disuguaglianza di prima.
Le catene del valore sono cambiate, i paesi sono cambiati e si sono specializzati.. Se svalutiamo non torniamo agli anni 80 perché il circo degli anni 80 non c’è più, ammesso e non concesso che ci fosse allora, visto che le svalutazioni erano solo dei rimbalzi. I salari reali risalivano e il ciclo ricominciava. L’unica cosa che non è scesa è stato il deficit, che dava una sensazione di ricchezza. La svalutazione dava sei mesi di benefici e rassicurava gli imprenditori di poter sfruttare i lavoratori e di non essere costretti a innovare. Poi arrivava la spesa pubblica.
Oggi trovi il Vietnam, la Slovacchia, la Bulgaria dove gli operai guadagnano 400 euro al mese, il Messico. Quanto devi svalutare i salari? Un terzo, un quarto, per competere?
Una fetta di imprenditori si è salvata andando in quei paesi a fare impresa anziché innovare. È anche vero che quello sanno fare e manca un sistema favorevole all’innovazione, mentalità a parte: per innovare ci vogliono banche o venture capital disposte a rischiare, laureati che vanno formati e che si propongano, imprenditori stessi che ci provino 50 volte e non si arrendano dopo i 49 insucessi. Il problema è che il sistema italiano dà incentivi sbagliati, incentivi a non fare, a non rischiare, ad andare in pensione presto e a vivere di sussidi. Calenda dava incentivi per la produzione di compressori dei frigoriferi. Se proprio devi, dai agevolazioni fiscali a chi fa cose che contano oggi nel mondo.
Da 40 anni vi siete rifiutati di pensare a come migliorare, a come innovare, a come competere, a come riformare il sistema per adeguarsi al mondo che cambia. Se poi volete stare in serie c anziché in serie a sappiate che avrete consumi, abitudini, strade, case, di serie c.

QUATTRO

Cosa fondamentale delle bolle è l’allineamento dei media. Quando tutti parlano di borsa, per esempio, c’è una pressione mediatica tale per cui anche il tassista ti chiede cosa fa la borsa. In politica qualsiasi puttanata dica uno resta sulla breccia per giorni. Un esempio sono i minibot, un problema in cerca di soluzioni di cui non abbiamo bisogno.
Anche ai tempi di Berlusconi, prima delle elezioni, il tg5 trasmetteva i servizi sulle vecchine scippate ale poste affinché votassero il padrone.
Questa cosa può far pensare ai Salvini di avere ragione e che le loro puttanate siano delle verità.

La situazione dell’informazione è di emergenza. La pressione governativa per trasformare la tv di stato in emittente del governo non è mai stata così forte come durante il governo in cui Salvini era ministro dell’interno.
Chi ha sempre insistito sul volere la tv pubblica ha aperto la strada. Hanno fatto far carriera ai giornalisti servi. Se selezioni il servo lui si trasformerà da servo di Craxi a servo di Berlusconi a servo di Salvini, ma resterà sempre servo di qualcuno.

CINQUE
Se esci dall’euro i salari reali scendono del 30%, se ristrutturi il debito nessuno ti presterà più soldi.
SEI
La spesa media delle famiglie è in calo reale da quindici anni. C’è meno reddito disponibile e il tasso di occupazione è piatto. Il paese sta quindi peggio. Questo spiega l’incazzatura. Il voto ai pifferai, però, è un voto per peggiorare le cose, per tenere al massimo lo stato stazionario. Colpa di quelli di prima? Colpa di tutti, se l’Italia fa peggio degli altri paesi avanzati da decenni.

SETTE
Bisogna smettere di buttare soldi per pensionare la gente e invece bisogna incentivare l’innovazione nell’industria e nei servizi.

28 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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Scoraggiare il bracconaggio attraverso gli incentivi economici

Da un punto di vista economico il bracconaggio può essere scoraggiato se è possibile alzare il costo relativo dell’attività illegale. In principio questo risultato può essere raggiunto aumentando le sanzioni contro i bracconieri, ma questa soluzione è efficace solo se il monitoraggio può effettivamente scoprire le attività illegali e applicare la sanzioni previste. In molti posti ottenere questo risultato è impossibile a causa delle dimensioni dell’habitat da controllare e delle risorse finanziarie limitate che possono essere assegnate ai controllori. Tuttavia, degli incentivi economici possono favorire un monitoraggio maggiore da parte degli abitanti del luogo e possono fornire più ricavi per l’attività di enforcement.

Molte specie hanno valore commerciale anche senza dover essere bracconate o raccolte. Le balene, per esempio, sono state protette dalla crescita dell’ecoturismo, poiché molte persone sono disposte a pagare considerevoli somme di denaro per vedere queste creature nel loro habitat. Questi ricavi, quando condivisi con la popolazione locale, possono fornire un incentivo per la protezione delle specie e diminuire l’incentivo a partecipare alle attività di bracconaggio che minaccerebbero la fonte di ricavi derivante dall’ecoturismo.

Altri incentivi hanno avuto successo. In Kenya, per esempio, i Masai sono passati dal cacciare i leoni a proteggerli grazie agli incentivi economici. I masai del ranch Mbirikani sono compensati per gli animali uccisi dai predatori. Essi ricevono 80 dollari per ogni asino ucciso e 200 dollari per ogni mucca ammazzata. Il Mbirikiani Predator Fund ha compensato i pastori della perdita di 750 capi l’anno a partire dal 2003. Come incentivo aggiuntivo, se un pastore uccide un leone, nessuno viene pagato.

In Zimbabwe la selvaggina è passata da essere considerata un tesoro di stato da conservare in una risorsa controllata e usata dagli agricoltori commerciali e dal piccoli proporietari in terre comuni. Questa trasformazione è stata utile per l’economia e per la selvaggina.

Riorganizzare gli incentivi economici affinché i gruppi locali abbiano un interesse economici nella loro conservazione può fornire un mezzo potente per proteggere alcune popolazioni di animali. L’accesso aperto mina questi incentivi.

28 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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51 idee se vuoi investire

https://www.safalniveshak.com/51-ideas-from-2018/

I. Investing
1. Expect randomness
The irresistible urge to seek patterns can get us into serious trouble when we take this tendency to the field of finance and investing. So, as investors, it’s important to know that we’re dealing with something where randomness and chance can distort the expected outcome in the short term.

Time and again it has been proved that majority of stock price changes are nothing more than random jitters in the system for which no explanation is ever required—yet you can find people obsessing over every minuscule movement and explaining them like kids spotting animal shapes in the clouds.

2. Beware the hot hand
Look at the long-term results of business while evaluating a stock. Last few quarter results, even with a clear pattern, don’t reveal any useful insights. Focusing on ten years of financial and business performance lowers the odds of getting fooled by the
Hot Hand effect.

Market extremes (bull and bear markets) is nothing but the result of a strong belief in Hot Hand effect. When the broader market starts rising, which could be a random fluctuation, it creates an illusion that something must be good about the economy and business environment in general. People start inventing reasons to explain the short-term patterns, which strengthens their belief further and quickly market can get on a roll for the reason that has nothing to do with the true valuation of the underlying securities.

3. Don’t ignore that doubt
When you start with an investment hypothesis, the job is not to find confirming evidence but to ensure that there’s no reasonable doubt left in your mind before you pull the trigger.
Ignoring a reasonable doubt is being dishonest to a rational assessment.

4. Fish where the fish are
Charlie Munger says –

The two rules of fishing are to fish where the fish are, and don’t forget the first rule. Investing is the same thing. In some places, no matter how good a fisherman you are, you won’t do well. Life is a long game. Take it as comes and do the best you can, and if you live to an old age, you will get your full share of opportunities, which will be two in total, maybe, but seize one of the two, and you will be alright.

5. Subtract
Nassim Taleb has a chapter in his fascinating book
Antifragile on this topic of Via Negativa. Therein, he argues that the solution to many problems in life is by removing things, not adding things. Like, avoiding the doctor for minor illnesses or removing certain food from one’s diet to improve health. Taleb writes –

I would add that, in my own experience, a considerable jump in my personal health has been achieved by removing offensive irritants: the morning newspapers, the boss, the daily commute, air-conditioning, television, emails from documentary filmmakers, economic forecasts, news about the stock market, gym “strength training” machines, and many more.

He then adds –

If true wealth consists in worriless sleeping, clear conscience, reciprocal gratitude, absence of envy, good appetite, muscle strength, physical energy, frequent laughs, no meals alone, no gym class, some physical labor (or hobby), good bowel movements, no meeting rooms, and periodic surprises, then it is largely subtractive.

Via Negativa is one of the most critical lessons I have learned and practiced, and that has helped me simplify my life considerably and brought me tremendous peace.

Right from subtracting the boss from my life, and the monthly paycheque, and office politics, and blame game, and daily commute, and sugar, and refined carbs, and news, and debt, and toxic people, and anxiety, and worried sleeping, and fear of death, and self-doubt, and the need to be liked, and victim’s mentality, and fear of failure, and perfectionism, and multitasking, and the need to control everything, and saying yes often…it seems this journey has brought me a really long way.

6. Learn from history
History serves as a valuable tool and a great friend of the intelligent investor. You not only learn from the mistakes (like failed predictions) that others who came before you made, but if you dig just a bit deeper, you realize it’s a goldmine of ideas and insights that still work. The players change, but
the music never stops.

7. Practice equanimity
Making money in stocks when everyone is making money in stocks isn’t a big deal. Rather, it’s the ability to handle good and bad times with equanimity, and stay true to your investment process that matters, because you are looking at the long-term growth of businesses and not short-term stock price fluctuations. And since you seem to be making clear that you don’t know how to handle scary times, you should stay away from, or reduce your exposure to direct stock picking.

8. Do the best you can
Charlie Munger says –

Approach life like [Thomas] Carlyle, and get up every day doing the best you can. Marry the right person. Everyone here who’s your age will do well. You’re not that mad at the world; instead you’re trying to cope with how to make it a little better. If you were here with placards shouting, you wouldn’t have bright future. Avoid extremely intense ideology, because it ruins your mind. The kids with the placards are pounding the idiocy in instead of shouting it out.

9. Focus on the process
With respect to the investment process, Michael Mauboussin writes in
The Success Equation

…in activities where luck plays a strong role, the focus must be on process. Where skill dominates, performance is a dependable barometer of progress. But where luck is a stronger force, the link between process and outcome is broken. A good process can lead to a bad outcome some percentage of the time, and a bad process can lead to a good outcome. Since a good process offers the highest probability of a good outcome over time, the emphasis has to be on process.

10. Give yourself plenty of time
Without doubt, time is the most important element in the compounding formula. If all you have is 7 years to grow your money 10x, you would need a 40% annual return to achieve that. If you have 9 years, you’d still need a 30% annual return. But if you have 17 years, just a 15% rate would be enough. In short, if you really have a 20-year horizon by when you need to meet your major financial goals, why hurry? And why take undue risks in pursuit of unreasonable returns?

11. Never bet the farm
Legendary investor, Howard Marks relates a funny story his father told him about a gambler who bet everything on a race with only one horse in it. How could he lose? “Halfway around the track, the horse jumped over the fence and ran away. Invariably things can get worse than people expect.”

This story has a valuable lesson for investors. Never bet the farm on a single stock no matter how certain you are about the outcome. You never know when the luck hands you the equivalent of a crazy horse or a supercentenarian.

12. Go against the crowd
Most of sensible investing is about going against the crowd. Often, it also requires you to face constant criticism and ridicule. You also need to stay away from the noise to be able to think rationally. You may also have to bear being called a loner. In such times, you must have the stomach to keep playing the game without getting perturbed by what others are wanting and asking you to do. You may have the brain to know what’s right and not right for you. But it’s your stomach that leads you to act on your conviction.

13. Zoom out
Much of the time, in life and in investing, we would be better off zooming out than zooming in. Rather than being ticker watchers of our own lives, and rather than zooming in and magnifying and thus worrying about the daily volatility in our stocks, we would be better off thinking about our lives and investments as pale dots that are just specks on the canvas of eternity.

Within this, if we keep doing our work well, the daily motions and volatility that we pass by must not worry us therefore.

14. Look at things in the aspect of eternity
Marshall Weinberg, one of Ben Graham’s students, said that the biggest lesson he drew out of his class was on long-term thinking –

One sentence changed my life…Ben Graham opened the course by saying: ‘If you want to make money in Wall Street you must have the proper psychological attitude. No one expresses it better than Spinoza the philosopher.’

When he said that, I nearly jumped out of my course. What? I suddenly look up, and he said, and I remember exactly what he said: ‘Spinoza said you must look at things in the aspect of eternity.’ And that’s what suddenly hooked me on Ben Graham.

Here was the father of value investing teaching his students about the value of long-term thinking, and that too in terms of eternity. Now, almost seven decades later, we would be paying true homage to Graham if we could view investing through a wide-angle lens, taking a long-term perspective, and striving for a long, sustained upward trend in our stocks instead of getting worried about the short-term volatility in their prices.

This may not help us eliminate all mistakes we may make as investors, but it can give us the tool to treat our investments and portfolios just a little bit better.

15. Know what you (don’t) control
Consider the formula of compounding, where –

Future Value = Present Value x (1 + Rate of Return) ^ Time

What excites most of us in this formula and where we wish to exert the maximum control and expect the greatest certainty is the ‘rate of return’. This is despite that it is the only variable in this formula that is tentative and most uncertain, and beyond our control.

The two variables that are under our maximum control are ‘present value’, or the initial investment and ‘time’, or the amount of time the money is allowed to compound. And these are the two variables, especially ‘time’, most of us choose to ignore in our race to earn the maximum return.

16. Investing’s success secrets
When it comes to investing in the stock market, it is often going to be scary, and there will always be something to worry about. But if you have a strong stomach, which will happen if you invest your own money,
invest for the long run, invest in high-quality businesses, and always expect the unexpected, you will most likely do well.

17. Deal well with adversity
William Hazlitt wrote – “Prosperity is a great teacher; adversity a greater.” In fact, a large part of a person’s character is built through adversity.

The world is not a bed of roses for one to think he can be out of wood all his life. Life has its ups and downs, its peaks and valleys. Though it will be great if all our days on earth are on the up-and-up, and completely sunny. Unfortunately, they are not. This is also true of the stock market where people who have created the maximum wealth have done it through the most trying of times.

In fact, Buffett’s advice of being fearful when others are greedy and being greedy when others are fearful is all about dealing well with adversity.

18. Be the real ‘you’
Authenticity is something no investing book can ever teach you. It’s a daily practice. Now, while it’s difficult to be authentic in a world that discourages imperfection and where everyone else is thinking and acting like others, authenticity can be a great asset for a value investor.

Honestly accepting mistakes and learning from them is one of the ways to cultivate authenticity as an investor. Creating an investment process that suits your temperament – and not one that blindly copies other investors – is another.

The simple idea is that – to succeed in life and in investing, you have to be the real ‘you’. As Oscar Wilde said, “Be yourself; everyone else is already taken.”

19. No stock is safe
The bulls may want you to believe this, but no stock is safe. There are businesses that may remain good for some time, maybe long time, but you must not attach infinite values to them. Everything in this world is momentary. So, your best bet is to just stick with quality (even that is momentary, just for longer moments). The good thing about quality stocks is that you can pay up for them (not overpay), expensive looking prices, and still do well till the underlying businesses remain good. With poor quality, most probably, you have no hope.

20. Don’t look at stocks to make you rich
Blindly banking on the market to make you rich is a dangerous belief. In fact, looking at stocks to make you rich may be a path to financial hell. I had a few friends who quit their high paying jobs as analysts to become full-time investors in 2006-07. Some of them even started managing other people’s money. Some leveraged to buy more of the stocks that were surging in prices. Most of these “risk-takers” were destroyed in 2008, and a few had to wind up their affairs and go back to their home-towns and to their family business. Getting full-time into investing, especially because you start believing you have the skill because you’ve done well in the recent past, can be dangerous. Investing is done best when it’s done part-time. And then you need to see it as a way to keep you rich, not make you rich.

21. First calm, then complacency, then crisis
That’s the way the system works. You must not be complacent when it seems calm, like it did in the period prior to 2008. A long period of growth, with only a minor interruption in 2001, had led to complacency then. Economy looked stronger with each passing year, banks were willing to lend to everyone willing to borrow, and asset prices were rising across the board. It continued for some time, and then, hell broke loose. Seeds of future prosperity are sown in times of despair. Seeds of future despair are sown in times of prosperity. We must remember this.

22. Appreciate the role of luck
Peter Bernstein said – “The riskiest moment is when you are right.” This is because the streak of being right can make you forget how important luck is in determining the outcome. If you realize that you have been right quite a few times in the recent past, you must bear in mind the risk this entails. Most investors forgot this in 2008, and then again recently.

23. Invest right, sleep tight
Always invest to the level of a peaceful night’s sleep. Investing that causes you sleepless nights – for some people, their lives – isn’t worth doing. It’s like the game of Russian Roulette, where you put a gun with one bullet and five empty chambers on your head and shoot. The probability that you may survive is a huge 5/6, or 83%, but the consequence of failure is death. You become a statistic.

24. Respect risk
Keep a healthy sense of respect for the
stock market’s inherent risk. As Ben Graham said, Mr. Market has incurable emotional problems. But he often shows us the mirror that contains a clear reflection of the true investors we are. Never disrespect that for a fact.

25. Buffett’s success secrets
In the 2008 shareholder meeting of Wesco Financial, a shareholder asked Charlie Munger to describe
what caused Warren Buffett’s success.

“His success…is a lollapalooza,” Munger replied – a confluence of factors moving in the same direction.

Munger outlined the following seven key factors which combined together to cause Buffett’s success –

  1. Mental aptitude (Being seriously smart)
  2. Having great interest in the subject (“It’s very hard to succeed in something unless you take the first step – which is to become very interested in it.” ~ Sir William Osler)
  3. Early start (If something takes a long time to achieve, you better start early)
  4. Being a learning machine (Keep learning and learning)
  5. Reinforcement (Human beings work well if they get reinforcement – constant rewards for doing well, which drives you to do more of the same)
  6. Being correctly trusted by people
  7. Avoiding envy, jealousy, self-pity, vengeance, and extreme ideology

26. Value investing is a good idea
Jack Schwager, author of
Market Wizards series, who invokes the wisdom of Joel Greenblatt, one of the foremost experts on value investing, writes –

Value investing doesn’t always work. The market doesn’t always agree with you. Over time, value is roughly the way the market prices stocks, but over the short term, which sometimes can be as long as two or three years, there are periods when it doesn’t work. And that is a very good thing. The fact that our value approach doesn’t work over periods of time is precisely the reason why it continues to work over the long term.

27. Change your mind
Jason Fried, CEO at Basecamp and the author of
Rework, recounts a crucial lesson Amazon’s founder Jeff Bezos shared with the former’s team a few years ago –

During one of his answers, he shared an enlightened observation about people who are “right a lot”.

He said people who were right a lot of the time were people who often changed their minds. He doesn’t think consistency of thought is a particularly positive trait. It’s perfectly healthy — encouraged, even — to have an idea tomorrow that contradicted your idea today.

He’s observed that the smartest people are constantly revising their understanding, reconsidering a problem they thought they’d already solved. They’re open to new points of view, new information, new ideas, contradictions, and challenges to their own way of thinking.

This doesn’t mean you shouldn’t have a well-formed point of view, but it means you should consider your point of view as temporary.

28. Volatility is a non-event
In the long journey of the stock of a high-quality business, the daily short-term jumps – or volatility as they call it in business news – that makes people nervous are non-events. As Annie Duke writes in her book
Thinking in Bets

In our decision-making lives, we aren’t that good at taking this kind of perspective – at accessing the past and future to get a better view of how any given moment might fit into the scope of time. It just feels how it feels in the moment and we react to it.…We make a long-term stock investment because we want it to appreciate over years or decades. Yet there we are, watching a downward tick over a few minutes, consumed by imagining the worst. What’s the volume? Is it heavier than usual? Better check the news stories. Better check the message boards to find out what rumors are circulating.

Even noted psychologist Daniel Kahneman agrees, “If owning stocks is a long-term project for you, following their changes constantly is a very, very bad idea. It’s the worst possible thing you can do, because people are so sensitive to short-term losses. If you count your money every day, you’ll be miserable.”

29. Reduce wastefulness
Most of our lives are highlighted by tremendous amounts of wastefulness. But since we don’t pause to think about it, because we often don’t learn to see the harsh truth, we are not able to start on the path to freedom from our financial worries.

Of course, money isn’t everything in life. But it sure does help to consistently work towards reducing such wastefulness, to spend less than you earn and invest the difference well. Over time, compounding will do the rest for you.

30. Get comfortable with uncertainty
Annie Duke shares insights on how we can get comfortable with uncertainty and make better decisions as a result –

Life, like poker, is one long game, and there are going to be a lot of losses, even after making the best possible bets. We are going to do better, and be happier, if we start by recognizing that we’ll never be sure of the future. That changes our task from trying to right every time, and impossible job, to navigating our way through the uncertainty by calibrating our beliefs to move toward, little by little, a more accurate and objective representation of the world.

31. You are your own worst enemy
In an interview with NY Times, Howard Marks, when asked if investors have become smarter in the 50 years he has been investing himself, replies –

They’ve gotten more information. They know more about more asset classes. There are fewer secrets in the world today. On the other hand, I think they are more shortsighted, moreshort term oriented than they used to be.

And while people now understand more about contrarianism and counterintuitiveness, I don’t think the human race has become less emotional.

32. Three powerful rules
Most good decisions in life are marked by
peace, detachment, and acceptance. Rising markets may lead us to ignore this. Most investors like to believe they can enjoy stock market gains without losses. And that denial is what causes them stress and conflict. They feel disappointed when the harsh reality doesn’t align with their rosy expectations. And then, such investors feel helpless, which further magnifies their disappointment. After all, most of what happens in the stock market are outside of our control. We can’t stop the market from falling and crashing, nor can we call up companies or the stock market regulator or the central bank when our stocks tumble. Making and losing money is just the nature of investing, and often outside your control. So just do your work well, and then let it go. Yes, let it go.

33. Be vulnerable
In his Feb. 2016 memo, Howard Marks wrote this –

My buddy Sandy was an airline pilot. When asked to describe his job, he always answers, “hours of boredom punctuated by moments of terror.”

Investing follows a similar pattern – hours of boredom punctuated by moments of terror. Now, both these situations make us vulnerable. In the former, we are vulnerable to losing money. In the latter, we are vulnerable to missing opportunities. But it’s upon us how we deal with such vulnerability. Do we buckle under the fear of the unknown or have the courage to face up to it? And if we decide to face up to our fears, all we must do is to play our parts well and let go of what we don’t control.

Nature will take its course then, and a few years later, we may be surprised at what we were able to achieve just because we allowed ourselves to be vulnerable.

34. Be water
Bruce Lee said –

Empty your mind. Be formless, shapeless, like water. Put water into a cup, it becomes the cup. Put water into a teapot, it becomes the teapot. Water can flow or creep or drip or crash. Be water, my friend.

Problems arise all the time in life and in investing, and you can try to keep your rigid shape, smashing into the problems until you break. Or you can be like water and slip through the cracks.

Charlie Munger says, “The game of life is the game of everlasting learning. At least it is if you want to win.”

In fact, a few of life’s great pleasures are to keep learning, letting go of previously cherished ideas, and emptying your mind for new ideas to come in. Then you’re free to look for new ones.

Be formless. Be adaptable. Be open to new ideas. Like water.

35. Work with imperfect information
Trying to increase your confidence by gathering information that is supposedly unknown to most others really only makes you more comfortable with your investment decisions, not better at them, and is generally an unproductive use of your limited time. Seth Klarman wrote in Margin of Safety…

Some investors insist on trying to obtain perfect knowledge about their impending investments, researching companies until they think they know everything there is to know about them.

They study the industry and the competition, contact former employees, industry consultants, and analysts, and become personally acquainted with top management. They analyze financial statements for the past decade and stock price trends for even longer.

This diligence is admirable, but it has two shortcomings. First, no matter how much research is performed, some information always remains elusive; investors have to learn to live with less than complete information.

Second, even if an investor could know all the facts about an investment, he or she would not necessarily profit. This is not to say that fundamental analysis is not useful. It certainly is. But information generally follows the well-known 80/20 rule: the first 80 percent of the available information is gathered in the first 20 percent of the time spent.

Moreover, business information is highly perishable. Economic conditions change, industries are transformed, and business results are volatile. The effort to acquire current, let alone complete information is never-ending. Meanwhile, other market participants are also gathering and updating information, thereby diminishing any investor’s informational advantage.

…Investors frequently benefit from making investment decisions with less than perfect knowledge and are well rewarded for bearing the risk of uncertainty.

The time other investors spend delving into the last unanswered detail may cost them the chance to buy in at prices so low that they offer a margin of safety despite the incomplete information.

36. Recognize your losses
Doing this is hard because it’s also an acknowledgment of your mistake. But it’s important to
recognize your losses sooner than later. Don’t be afraid to swallow your pride and move on before your losses become even greater.

37. Quality businesses, not cheap stocks
Avoid having an investment process that starts with looking for cheap stocks. Instead, have one that starts with
looking for high-quality businesses that benefit from established competitive advantages and business models that produce large and growing distributable cash flows. And when you find some such businesses, wait for the right valuations (which won’t be cheap but at a premium to their peers) for them, even if you must wait for a long time.

Charlie Munger said –

It’s waiting that helps you as an investor, and a lot of people just can’t stand to wait. If you didn’t get the deferred-gratification gene, you’ve got to work very hard to overcome that.

38. It’s the journey, not the destination
The
pleasure of travel is in the journey and not so much in reaching one’s destination. Like, you will never know how much money is enough, or how much you will need (destination) to be happy and your financial life to be fulfilling. So, there’s no point fretting about it. Rather, focus on building the right process (journey) that you’ll work on the way.

Destinations rarely live up to the traveller’s expectations. By the time you are close to your goal of making your first ten-bagger, it won’t seem like the ambitious goal it once was. It will seem like a boring inevitability of the right process.

39. Enjoy the experience
Stop worrying about future market crashes and stop getting surprised when these actually happen. Because they will. That’s the nature of the market. Simply enjoy the experience and be grateful for it.

II. Learning
40. Write It Down
Writing down your thoughts is the most powerful tool for crystallizing thinking and decision making. People who don’t have a habit of writing down their questions are usually sloppy thinkers. Expressing your question clearly and well is important. If you can’t be bothered to do that, you don’t deserve an answer. The question doesn’t have to be in flawless, stiff and formal language but it has to be precise. There has to be some indication that you’re thinking and paying attention.

41. More you know, more you don’t
In his book,
The Island of Knowledge, physicist Marcelo Gleiser writes this –

Consider, then, the sum total of our accumulated knowledge as constituting an island, which I call the Island of Knowledge. A vast ocean surrounds the Island of Knowledge, the unexplored ocean of the unknown, hiding countless tantalizing mysteries. As the Island of Knowledge grows, so do the shores of our ignorance—the boundary between the known and unknown. Learning more about the world doesn’t lead to a point closer to a final destination — whose existence is nothing but a hopeful assumption anyways — but to more questions and mysteries. The more we know, the more exposed we are to our ignorance, and the more we know to ask.

42. Wisdom requires humility
In The Apology, Plato wrote that the oracle at Delphi had pronounced Socrates the wisest man in Athens. No one was more astonished and disbelieving than Socrates himself. So, he immediately set out to disprove the oracle by finding a wiser man. Here is what Socrates found as he met a few supposedly wise men…

I went to one who had the reputation of wisdom, and observed to him – his name I need not mention; he was a politician whom I selected for examination – and the result was as follows: When I began to talk with him, I could not help thinking that he was not really wise, although he was thought wise by many, and wiser still by himself; and I went and tried to explain to him that he thought himself wise, but was not really wise; and the consequence was that he hated me, and his enmity was shared by several who were present and heard me.

So I left him, saying to myself, as I went away: Well, although I do not suppose that either of us knows anything really beautiful and good, I am better off than he is – for he knows nothing, and thinks that he knows. I neither know nor think that I know. In this latter particular, then, I seem to have slightly the advantage of him.

Then I went to another, who had still higher philosophical pretensions, and my conclusion was exactly the same. I made another enemy of him, and of many others besides him.

In the end, Socrates discovered he was indeed the wisest man in Athens. Not because of how much he knew, but because he was the only one who understood how much he did not know.

Knowing that you don’t know is the dawning of wisdom. Knowing that you don’t know, accepting it and not being ashamed about it is the start of a continuing journey of wisdom. Recognizing the darkness is the prerequisite for bringing on the light. Only when the darkness is brought out of hiding does the light have the opportunity to illuminate it.

III. Life
43. Skip the rush lane
Rushing is rarely worth it. Life is too short to be wasted in the fast lane and is better enjoyed at a leisurely pace. I can vouch for that, from the experience of running in the fast lane during the first eight years of my career and the slow lane during the next seven.

Seneca, the Roman Stoic philosopher, has listed the trappings of a lot of wealth, stuff like “a golden roof, purple clothes, marble floors.” He has described the life of someone who has been blessed mightily by fate and fortune as having imposing statues, the most brilliant art, teams of servants.

“What does having all these things teach?” Seneca asks. “All you learn from this is how to desire more stuff.”

44. It’s the war within
A brilliant book I re-read this year was Eknath Easwaran’s
The Bhagavad Gita. Here is an excerpt from the book I found super insightful –

The battlefield is a perfect backdrop, but the Gita’s subject is the war within, the struggle for self-mastery that every human being must wage if he or she is to emerge from life victorious.

Easwaran adds –

Scholars can debate the point forever, but when the Gita is practiced, I think, it becomes clear that the struggle the Gita is concerned with is the struggle for self-mastery. It was Vyasa’s genius to take the whole great Mahabharata epic and see it as metaphor for the perennial war between the forces of light and the forces of darkness in every human heart. Arjuna and Krishna are then no longer merely characters in a literary masterpiece. Arjuna becomes Everyman, asking the Lord himself, Sri Krishna, the perennial questions about life and death – not as a philosopher, but as the quintessential man of action. Thus read, the Gita is not an external dialogue but an internal one: between the ordinary human personality, full of questions about the meaning of life, and our deepest Self, which is divine.

There is, in fact, no other way to read the Gita and grasp it as spiritual instruction. If I could offer only one key to understanding this divine dialogue, it would be to remember that it takes place in the depths of consciousness and that Krishna is not some external being, human or superhuman, but the spark of divinity that lies at the core of the human personality.

If you have an interest in reading the Gita, I suggest you pick up this book.

45. Real success in life
In his book
Education of a Value Investor, Guy Spier quotes Warren Buffett as saying this to college students…

When you get to my age, you’ll really measure your success in life by how many of the people you want to have love you actually love you. I know people who have a lot of money, and they get testimonial dinners and they get hospital wings named after them. But the truth is that nobody in the world loves them. If you get to my age in life and nobody thinks well of you, I don’t care how big your bank account is, your life is a disaster. That’s the ultimate test of how you have lived your life.

He continues –

The trouble with love is that you can’t buy it. You can buy sex. You can buy testimonial dinners. You can buy pamphlets that say how wonderful you are. But the only way to get love is to be lovable. It’s very irritating if you have a lot of money. You’d like to think you could write a check: I’ll buy a million dollars’ worth of love. But it doesn’t work that way. The more you give love away, the more you get.” Of all the lessons that Warren has taught me, perhaps this is the most important.

46. Become antifragile
Life is uncertain, and often random. Things that we think should happen, often don’t. And things we think should not happen, often do. Most of it makes sense after the fact. But when we are facing life’s randomness, we curse it. We think we’ve been dealt an unfair hand, except when things are going our way.

However, the good thing about the randomness of life is that it provides us with the ability to become better at dealing with, well, randomness. Again, in Taleb lingo, randomness provides us with the opportunity to become antifragile – things that get better when exposed to shocks, volatility, randomness, disorders, stressors, risk, and uncertainty.

Taleb writes in Antifragile –

This is the central illusion in life: that randomness is risky, that it is a bad thing—and that eliminating randomness is done by eliminating randomness.

Artisans, say, taxi drivers, prostitutes (a very, very old profession), carpenters, plumbers, tailors, and dentists, have some volatility in their income but they are rather robust to a minor professional Black Swan, one that would bring their income to a complete halt. Their risks are visible. Not so with employees, who have no volatility, but can be surprised to see their income going to zero after a phone call from the personnel department. Employees’ risks are hidden.

47. Life is a single-player game
In his podcast session with Farnam Street, Naval Ravikant talks about the idea of being happy –

When it comes to learn to be happy, train yourself to be happy, completely internal, no external progress, no external validation, 100% you’re competing against yourself, single-player game. We are such social creatures, we’re more like bees or ants, that we’re externally programmed and driven, that we just don’t know how to play and win at these single-player games anymore.

We compete purely on multi-player games. The reality is life is a single-player game. You’re born alone. You’re going to die alone. All your interpretations are alone. All your memories are alone. You’re gone in three generations and nobody cares. Before you showed up, nobody cared. It’s all single-player.

48. What to teach kids
Naval also tells this during his session with Farnam Street –

I think learning should be about learning the basics in all the fields and learning them really well over and over. Life is mostly about applying the basics and only doing the advanced stuff in the things that you truly love and where you understand the basics inside out. That’s not how our system is built.

We teach all these kids calculus and they walk out not understanding calculus at all. Really they would have been better off served doing arithmetic and basic computer programming the entire time. I think there’s a pace of learning issue.

Then there’s finally a what to learn. There’s a whole set of things we don’t even bother trying to teach. We don’t teach nutrition. We don’t teach cooking. We don’t teach how to be in happy, positive relationships. We don’t teach how to keep your body healthy and fit. We just say sports. We don’t teach happiness. We don’t teach meditation. Maybe we shouldn’t teach some of these things because different kids will have different aptitudes, but maybe we should. Maybe we should teach practical construction of technology. Maybe everyone in their science project, instead of building a little chemistry volcano, maybe you should be building a smartphone.

49. Time + Health > Wealth
Ben Carlson, author of the blog and a nice book by the same name –
A Wealth of Common Sense – wrote about few financial advices he thinks are not talked about much but offer big financial payoffs. One such advice, and that I believe makes great sense, is about why time and health matter more than wealth. Ben wrote –

Cornelius Vanderbilt’s son William was far and away the richest person in the world after doubling the inheritance given to him by his late father in just 6 years. But the burden of wealth brought him nothing but anxiety. He spent all of his time managing his substantial wealth through the family’s businesses, which meant he had no time to enjoy his money or take care of his body.

He once said of a neighbor who didn’t have as much money, “He isn’t worth a hundredth part as much as I am, but he has more of the real pleasures of life than I have. His house is as comfortable as mine, even if it didn’t cost so much; his team is about as good as mine; his opera box is next to mine; his health is better than mine, and he will probably outlive me. And he can trust his friends.”

William also told his nephew, “What’s the use, Sam, of having all this money if you cannot enjoy it? My wealth is no comfort to me if I have not good health behind it.”

All the money in the world doesn’t matter if you don’t have the time or the health to enjoy it.

50. Remind yourself of your mortality
Citizens of one of the happiest countries in the world, Bhutan, meditate on their mortality five times a day. “It cures you,” the Bhutanese say. Not just the Hindu and Buddhist scriptures, even Stoicism talks about memento mori that is the practice of reflection on mortality, especially as a means of considering the vanity of earthly life and the transient nature of all earthly goods and pursuits.

Now, the thing about meditating on your own mortality is that it doesn’t make life pointless. Instead, knowing that you will die one day creates priority and thinking about it helps you live with a more positive perspective. So you can focus on what’s important.

Like Seneca reminds us to be spendthrifts of time given so little time we have on our hand –

Were all the geniuses of history to focus on this single theme, they could never fully express their bafflement at the darkness of the human mind. No person would give up even an inch of their estate, and the slightest dispute with a neighbor can mean hell to pay; yet we easily let others encroach on our lives — worse, we often pave the way for those who will take it over. No person hands out their money to passersby, but to how many do each of us hand out our lives! We’re tight-fisted with property and money, yet think too little of wasting time, the one thing about which we should all be the toughest misers.

He then advises –

Let us prepare our minds as if we’d come to the very end of life. Let us postpone nothing. Let us balance life’s books each day … The one who puts the finishing touches on their life each day is never short of time.

51. Be humble
You are just a tiny cog in a massive machine. You may want to board the lift to the top floor, but you have no control over someone pressing the wrong button, or the lift crashing down. So, be humble.

28 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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L’Italia che attrae: il distretto industriale vicentino

L’Italia fa parte del distretto industriale europeo. È nella catena del valore estero. L’automotive, il farmaceutico, la meccanica di precisione, i terzisti dei componenti e altri sono settori dove il paese è competitivo, esporta e crea produttività.

 

Il paese ha un’importante vocazione all’esportazione. L’Italia ha un surplus commerciale annuo di circa 60 miliardi.

 

Si può fare un patto della fabbrica. Si crea valore e si distribuisce agli azionisti e ai lavoratori nel territorio.

I governi invece cercano di aumentare i consumi attraverso il traino della domanda interna, ipotizzando che questo faccia crescere l’offerta. Per fare questo aumentano la spesa pubblica corrente, improduttiva e inefficiente.

Nella maggior parte dell’Italia i salari reali e la produttività declinano. I servizi vanno male. C’è anche un manifatturiero che va male.

Se crei produttività e innovazione spingi in su i salari e i redditi e quindi anche la domanda in altri settori.

Cosa possono fare le industrie? Innovazione di processo, rinnovo di impianti, investimenti in innovazione tecnologica. Accelerazione di produttività, innovazione. Possono stipulare dei patti di fabbrica, stimolare la crescita del personale anche con premialità e aumenti di stipendi. Una persona che cresce di livello può far crescere l’ azienda. Si crea un volano che si trasferisce all’indotto. C’è bisogno di formazione, cultura, ricerca, università. Il volano nel vicentino è il manifatturiero.

Occorre che il territorio attragga persone di qualità, bravi manager o tecnici giovani (che spesso sono attratti da città come Milano o anche Verona). Le attività culturali, la cura dei monumenti, l’efficienza dei servizi sono opzioni che possono attrarre i talenti.

L’internazionalizzazione piace. C’è chi si innamora dell’estero. I capaci vogliono spesso andare all’estero. La continuità generazionale sta diventando un problema per le aziende. Sono pochi i giovani che danno continuità all’azienda. Del resto oggi non ci sono più confini. Laddove oggi le persone si sposano cento anni fa si sparavano. I giovani non si sentono tanto parmensi o friulani quanto europei. Il problema comunque non è in sé che le persone se ne vadano, ma che non arrivino. La gente capace non è attratta dall’Italia.

Eppure il Veneto è attrattivo per alcune multinazionali. Il territorio è attrattivo grazie alle persone che ci sono. Esiste un distretto con la facilità di reperire qualunque cosa ad alta gamma e le aziedne si sentono benvoluti.

In generale invece l’Italia non è attrattiva per gli ostacoli burocratici ma anche per l’atteggiamento anti industriale dei governi. L’attrattività non è fatta solo di fiscalità. Deriva anche dall’essere benvoluti e creatori di valore. Le aziende industriali distribuiscono il valore nei territori perché crescono con quei territori. La politica economica di un paese deve accompagnare quelle eccellenze. Investendo c’è un ritorno importante di quegli investimenti anche per la gente del territorio. Allora c’è bisogno di infrastrutture, di un governo che governi in maniera intelligente e che non tiri fuori siocchezze come il salario minimo che non cambia niente o il reddito di cittadinanza o quota cento o pensi di uscire dall’euro.

Se non sei contento devi darti da fare per chiedere cambiamenti e renderti attrattivo. Bisogna smettere di indossare la giacca del piagnone. Anche noi veneti siamo piagnoni forse ma lavoriamo e produciamo. Poi il vittimismo è una malattia  nazionale.

28 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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Di scaglioni e altre perversioni fiscali

 

Che significa se aumentano le entrate in un paese a crescita zero? Che si stanno impoverendo i cittadini.

C’è stato un recupero dell’evasione e la fatturazione elettronica ha contribuito a fare emergere quello che era nero, in parte? Bene. Questi soldi in più sono stati usati per abbassare le tasse (pagare meno, pagare tutti) o per aumentare le spese correnti (pagare tutti, spendere di più)? Indovinate.

Mai una volta che i soldi “prelevati una tantum” vengano restituiti ai contribuenti.

 

Il problema delle riforme, della crescita, del miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini non viene affrontato. Chi sta male continua a stare male e a volte riceve delle mance.

 

A proposito di sistema fiscale.

O si fa una vera flat tax e poi si agisce su deduzioni e detrazioni
oppure si  adotta una progressività continua su tutta la funzione.

Se fai gli scaglioni di aliquote hai i salti di scaglione e delle aliquote marginali effettive altissime. L’euro che ti fa saltare lo scaglione viene tassato tantissimo. Allora sei incentivato a guadagnare meno, a produrre meno, a non crescere e a non far crescere il paese.

Se hai pochi scaglioni, fai dei salti enormi. Hai aliquote marginali effettive che ti devastano. I governi e i parlamenti giocano sulle detrazioni e creano aliquote marginali malate. Se ho un reddito tassabile tassando il quale un euro prima sono tassato al 26 e quello dopo al 32, quell’extra euro costa una cifra. Più alti sono gli scalini, più si alza la tassa marginale, più le persone hanno incentivi a fare cose assurde per evitare di superare quella soglia. Questo è dannoso sia perché la gente perde tempo a cercare di evadere sia perché evade.

Sia Sandro Brusco su Noisefromamerika che Mario Seminerio su Phastidio hanno scritto vari articoli in cui hanno spiegato come intervenire sulle detrazioni in modo da smorzare la curva delle aliquote marginali effettive, che è l’unica cosa che conta sull’offerta di lavoro  e sugli incentivi al nero. Boldrin ha dei dubbi sulla rilevanza del disincentivo all’offerta di lavoro (l’alfiere di questa teoria è Prescott). Per Boldrin la fiscalità a scaglioni incide sulla dimensionalità dell’impresa, sull’evasione, sull’elusione, sull’organizzazione dell’impresa, su come si ripartisce il reddito…

Perché il meccanismo delle detrazioni può essere usato per evitare i disincentivi?
C’è un decalage quando queste detrazioni devono essere fatte venire meno. In Italia c’è la tendenza che le detrazioni non vengono meno con gradualità o con progressività continua. In Italia si passa da avere su reddito 200 una detrazione di 100 e su un reddito 201 una detrazione di 0. L’after tax è devastato. Quell’euro di reddito in più ha un’aliquota marginale effettiva che può essere del 100%. Allora perché dovrei sbattermi per guadagnare quell’euro in più in chiaro? E tutto a cascata.

Come sugli 80 euro. Avevano un phase out. E lo avevano così demenziale perché mancavano i soldi. Allora hanno messo il gradone. È lo stesso motivo per cui le scale di equivalenza familiare per il reddito di cittadinanza sono così schiacciate che le famiglie numerose che ricadrebbero nel reddito di cittadinanza prendono una cippa. Perché sarebbero servite tonnellate di soldi, ma non ci sono. Anche gli 80 euro avevano un phase out demenziale perché mancavano i soldi e quindi hanno messo un gradone. Sono tutti incentivi a ridurre l’offerta di lavoro (forse), a lavorare in nero, a non essere agguerriti nei controlli.

 

A proposito

L’unico che aveva proposto una riforma delle aliquote Irpef come funzione continua crescente era stato Bersani.

 

L’unico che ha proposto una flat tax decente è stato Dario Stevanato, che ha anche scritto un libro.

 

 

 

28 Ottobre 2019
di riccardoricciblog
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Che rientrate o no? Che rientrate sì o no?

Sono anni che la UE dice che il governo italiano deve rientrare dal debito.

Sono anni che i governi italiani promettono di farlo.

Sono anni che il debito è in crescita.

Sono anni che il deficit viene concesso.

Sono anni che il pil comunque non cresce.

L’unica riforma strutturale fatta è stata quella della Fornero, che infatti nel suo impianto essenziale non sono riusciti a modificare.

La recessione italiana, quando c’è stata, è stata causata dalle politiche di bilancio italiane.

Le misure prese, basate su sussidi, bonus, trasferimenti (quota 100, reddito di cittadinanza), aumenti di tasse o al contrario ipotesi di flat tax in deficit, aggravano la situazione per quanto riguarda la crescita e non producono gettito sufficiente a mentenere le promesse di rientro dal debito (quando vengono fatte).

I governi italiani non cercano di porre rimedio ma aggravano la situazione, forse perché giocano all’azzardo morale sperando in salvataggi di ultima istanza.

La regola del 3% comunque non c’è più.

Conta la tendenza strutturale di un paese a fare deficit, quindi a generare debito, che pagano i paesi virtuosii con espansioni monetarie necessarie per evitare che i tassi di interesse esplodano.

Lo Stability growth pack di adesso è estremamente ragionevole.

Vogliamo stare insieme? L’effetto assicurativo sul debito italiano di stare insieme a Germania, Francia ecc. esiste. Guardate i tassi di interesse comunque bassi. Condividi il sistema monetario, per cui hai dei benefici ma devi avere un minimo di disciplina.