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Ma scrivi un po' cosa ti pare

29 ottobre 2018
di riccardoricciblog
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Il metodo report

Come è scritto qui il metodo report è caratterizzato da:

1) Chiamare “verità” ciò che si dà per scontato sia vero prima di mettersi a cercare, e sottolineo “prima”.
2) Cercare ciò che conferma la verità e ignorare ciò che la contraddice.
3) Dividere il mondo in agenti del male e gente per bene, dove i primi sono quelli che negano la verità (hanno secondi fini) e i secondi sono quelli che la affermano (non hanno secondi fini).
4) Torchiare gli agenti del male, incalzarli con domande scomode, mettere in dubbio tutto quello che dicono e, eventualmente, sbeffeggiarli.
5) Lasciarsi versare nelle orecchie senza opporre resistenza tutto quello che dice la gente per bene.

6) Allarmismo. La catastrofe è vicina”

Poi queste trasmissioni fanno scuola, vengono imitate, imprimono lo scandalismo nelle menti delle persone e i populisti vincono le elezioni, foraggiati anche da certe trasmissioni.
Altri link:

Lo staff di Zingaretti smaschera il “metodo Report”. E i limiti del giornalismo spettacolo

Qui un elenco di minchiate trasmesse da Report: https://www.butta.org/2017/04/19/il-metodo-report/

http://paroladimose.it/politica/il-metodo-report/

https://medium.com/@mmonti/dove-fallisce-il-metodo-report-non-mentire-non-è-sufficiente-8e8b03e0f166

https://www.rivistastudio.com/report-gabanelli/

Poi Milena Gabanelli ha esportato il metodo sulle pagine del Corsera.

29 ottobre 2018
di riccardoricciblog
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Cinzia Savi Scarponi

Mistista, stileliberista, delfinista.
64 vittorie ai campionati italiani, un bronzo e due quarti posti ai campionati europei, prima donna italiana a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero (un tempo che avvicinava l’Italia femminile dello stile libero un po’ al resto del mondo), erede designata di Novella Calligaris fin da giovanissima (1977), destinata a dare nuova linfa al nuoto italiano insieme a Marcello Guarducci a fine anni 70, carriera poi proseguita negli anni 80, ma c’è un grandissimo ma: le tedesche dell’est.

Quanto grande sarebbe stata la sua carriera se avesse avuto avversarie che lottavano alla pari?

Un po’ di link

https://it.wikipedia.org/wiki/Cinzia_Savi_Scarponi

https://fattidinuoto.corsia4.it/category/cinzia-savi-scarponi/

https://www.swimbiz.it/portal/5-giugno-1977-il-primo-grande-exploit-di-cinzia-savi-scarponi/

https://www.swimbiz.it/portal/cinzia-savi-scarponi-per-swimbiz-2/

http://www.treccani.it/enciclopedia/cinzia-savi-scarponi_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/

http://www.w2opolo.com/2014/07/cinzia-savi-scarponi-la-regina-haba-waba.html

29 ottobre 2018
di riccardoricciblog
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Non comprate quella casa (1)

I VENTI ERRORI PIU’ COMUNI QUANDO SI COMPRA CASA
https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2010/04/30/5236-i-20-errori-piu-comuni-quando-si-compra-una-casa
Non fare bene i conti
Non aggiungere un 10% per le spese al prezzo dell’immobile, tra Iva, imposta di registro, imposte catastali, caparra.
Non fare i conti col mutuo, che comporta spese e imposte come l’imposta ipotecaria, l’assicurazione sul mutuo.
Non considerare le imposte e le spese che spettano ai proprietari, come le spese condominiali, le spese di manutenzione, le spese comuni (facciata, antenna, ascensore ecc.) In una casa indipendente le spese sono ancora più elevate.
Non considerare le spese per i mobili e gli imprevisti: per esempio che si rompa la macchina due mesi dopo avere comprato casa.
Non chiedere un rapporto sulle tasse da pagare.
Chiedere un mutuo oltre i 25 anni: calcolando gli interessi la casa diventa troppo cara.
Fare debiti al di solpra del 30% delle proprie entrate.
Chiedere garanzie a genitori, amici o parenti.
Perdere il senso di cosa significhi caro o economico.
Non considerare che la casa possa perdere di valore.
Non dare ascolto alle agenzie che potrebbero spingere il venditore ad abbassare il prezzo.
Non negoziare il prezzo fino in fondo.
Lasciarsi trasportare a livello emotivo
Pensare che i prezzi non scenderanno
Speculare sulla casa
Non considerare se vale la pena vivere in affitto. L’affitto rende più facile decidere di cambiare lavoro e città. Se la differenza economica tra proprietà e affitto è importante, coi risparmi ci si può fare un fondo pensione.
Non considerare che comprare una casa può avere delle ricadute sui prossimi trenta anni, un periodo di tempo in cui può succedere di tutto.
Non consultare il notaio prima di firmare atti importanti
ALTRI LINK
https://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/29/il-fondatore-di-idealista-ai-giovani-dico-non-comprate-casa/32801/

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/04/15/compravendita-case-scarsa-concorrenza-che-alza-costi-italia-93a54b40-023d-11e6-9f07-f0b626df35ca.shtml

Inoltre, da:
https://www.metlife.it/blog/risparmio/2018/casa-affitto-o-acquisto/

La scelta tra l’affitto e l’acquisto dipende dall’obiettivo che la tua famiglia ha nel corso del tempo. Se l’obiettivo è massimizzare la possibilità di aumentare la ricchezza allora certamente restare in affitto e investire contemporaneamente in azioni è la scelta migliore.
Se invece l’obiettivo della famiglia è minimizzare la perdita dei risparmi in termini nominali allora la soluzione di acquistare casa facendo un mutuo è quella che sembra premiante.
Conclusioni: vantaggi e svantaggi di vivere in affitto e acquistare casa
Se decidi di acquistare casa:
• medita molto bene soprattutto sul luogo geografico dove l’immobile è posizionato (città e quartiere) perché potrebbe essere importante indicatore di rivalutazione o svalutazione a medio-lungo termine;
• tieni presente che il prezzo degli immobili non è sempre in crescita;
• comprando casa destini tutti i risparmi (o una gran parte di essi) presenti e futuri in un’unico investimento rendendo il capitale fortemente vulnerabile alle recessioni, senza possibilità di diversificare il rischio;
• quando acquisti casa tieni presente la “regola” suggerita dagli esperti per una valutazione: il giusto prezzo è quello dato dal valore del suo affitto mensile moltiplicato per 180.
Se decidi di restare in affitto:
• per far crescere il tuo capitale devi darti da fare negli investimenti finanziari: titoli di Stato oppure azioni, dovrai studiare un po’ per non tenere fermo il tuo capitale liquido;
• la scelta di restare in affitto porta con sé la sensazione della “perdita” di denaro. Tuttavia questa scelta permette di mantenere una capacità di risparmio – a conti fatti – più alta. Secondo calcoli squisitamente matematici proposti dallo studioso Isaac Tabner su “International Review of financial analysis” [6] servono tra i 5 e i 10 anni solo per compensare i costi di transazione di un acquisto.

Infine, prendendo spunto da:

https://it.quora.com/Che-cosa-ne-pensano-gli-economisti-dell-acquisto-di-una-casa-piuttosto-che-l-affitto

Un argomento interessante è l’acquisto della casa per affittarla, in particolare per Airbnb. Vedremo di parlarne un’altra volta

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
Commenti disabilitati su Spesa pubblica, debito, crescita in un video

Spesa pubblica, debito, crescita in un video

Riassunto per chi non vuole guardare i primi trenta minuti del video. (Gli altri devo vederli).
COTTARELLI

Se riusciamo a bloccare la spesa primaria ai livelli del 2017, in termini reali, per tre anni, raggiungiamo il bilancio di pareggio nel 2020, mantenendo il tasso di crescita del pil all’1,5% e in assenza di shock.

Il rapporto debito pil si ridurrebbe gradualmente fino al 100%.

Se riduciamo il rapporto con questa velocità, la probabilità di una crisi come quella del 2011 si dimezza. Il problema è il debito alto e crescente. Se il debito scende, accade uno shock, il pil scende, il rapporto smette di scendere ma non ricomincia a salire e questo tranquillizza i mercati. Lo dimostrano diversi studi statistici.

Se l’obiettivo è solo di mettere sotto controllo il debito pubblico si può fare così. Però si può andare avanti. Si DEVE TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA SOPRATTUTTO PER POI POTER RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE.

Sbaglia, come è teoricamente ed empiricamente dimostrato, sia chi dice che sia possibile ridurre il rapporto debito/pil espandendo la spesa pubblica senza toccare la tassazione sia chi dice che sia possibile farlo riducendo le imposte senza abbassare la spesa.

Invece in Italia abbiamo deciso di aumentare la spesa e ridurre la tassazione rinviando gli obiettivi di riduzione della spesa. Il surplus primario è inferiore a quello del 2012. Il deficit scende perché scendono gli interessi, ma avevamo obiettivi di surplus del 3% che sono diventati dell’1% per motivi elettorali.

Notiamo che in italia il pareggio di bilancio c’è stato solo nel 1875 e nel 1876. Che il debito pubblico sia esploso negli anni 70 e 80 lo sanno tutti, no?

Debito alto significa interessi più alti e tasse più alte. Se fosse meno alto si potrebbe anche fare deficit in caso di crisi.

La spesa pubblica è fatta da acquisti di beni e servizi, stipendi e trasferimenti (soldi che lo stato dà a famiglie e imprese). Ovviamente in caso di tagli qualcuno protesta.

STEVANATO

Il debito è tassazione futura.

Le imposte dovrebbero essere il corrispettivo dei servizi forniti, mentre nell’opinione comune e anche per molta giurisprudenza sembra che siano un elemento di di solidarietà. Si concorre alla spesa non per avere un beneficio ma per solidarietà. Si sta affermando questo concetto.
Se le imposte servono a garantire diritti sociali non possono essere limitate: ecco dove porta questo concetto.
I giudici costituzionali stessi non arrivano a concepire che una minore tassazione possa essere compensata da una minore spesa: per loro una minore entrata deve essere compensata da una nuova tassazione.

Anziché guardare prima quanto entra e quindi decidere quanto spendere , il principio che guida le decisioni amministrative e politiche sembra essere: prima decido quanto spendere e poi un giorno mi occuperò di coprirle.

Il centralismo finanziario non favorisce riduzione della spesa e quindi delle imposte.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Decimare le piccole imprese

Cose che è bene sapere (dette nel video dal minuto 17): “Il meccanismo che produce crescita economica è quel meccanismo che elimina, attraverso la concorrenza, le imprese inefficienti e le sostituisce con imprese più efficienti.

Lo sviluppo economico del sud Italia potrà avvenire se e solo se si elimineranno tutti i favoritismi (che vanno dai regolamenti comunali al sistema previdenziale) che mantengono in vita assistita una valanga di micro imprese inefficienti.

Il piccolo imprenditore che fa meccanica di precisione nel nord non ha nulla di cui preoccuparsi. Non è lui il problema.

Una grande fetta del settore turistico fatto di micro imprese familiari è inefficiente.

Se queste imprese inefficienti sparissero, non scomparirebbero i posti di lavoro. Si creerebbe spazio nel mercato e le imprese più efficienti assorbirebbero le altre.

Lo sviluppo economico e il progresso tecnologico passano anche dalla crescita delle imprese medio grandi.
Anche se siamo abituati a fare il lavoratore autonomo o l’imprenditore si può diventare lavoratori dipendenti facendolo con capacità, in un mercato del lavoro concorrenziale, che premia il merito, dove i salari si adeguano a quello che si sa fare.

Oggi il sistema mantiene in vita una valanga di imprese inefficienti.

Le imprese nascono piccole. Il problema è che in troppe restano piccole (negli Stati Uniti il 60% delle imprese che arrivano al settimo anno di vita crescono, in Europa questa percentuale è il 20%). Il sistema che mantiene le imprese piccole non è efficiente, non ha le risorse per sviluppare le tecnologie, per collocarsi alla frontiera tecnologica.

Relazione tra dimensione d’impresa e progresso tecnologico. Il cambio tecnologico, settore per settore, rende la dimensione minima efficiente dell’impresa sempre più grande. Se vuoi adottare le tecnologie efficienti devi crescere. Se resti sotto le soglie di dimensione e di occupati diventi inefficiente. Le imprese di successo su internet, per esempio, sono diventate enormi con una rapidità pazzesca. Anche nel passato era così. Ad esempio nel sistema automobilistico, dove continuano a esserci fusioni. Anche i marchi di nicchia stanno in una casa grande e i costi fissi e di ricerca e sviluppo vengono assorbiti. È particolarmente vero questo nei settori di punta.

Se il paese vuol crescere c’è bisogno di cambi legislativi, fiscali, previdenziali, regolamentari che inneschino meccanismi di concorrenza nei settori, in particolare in quello dei servizi.

La concentrazione di micro imprese si ha soprattutto nei servizi. Il problema non è in media nel manifatturiero, nell’industriale, che infatti esporta.

Vanno eliminati gli interventi statali, comunali, regionali, che proteggono e sussidiano la micro impresa inefficiente. Occorre che il sistema di mercato sia messo nelle condizioni di eliminare queste imprese.
Così si liberano risorse che possono andare altrove e anche chi adesso opera in un settore protetto può guadagnarci. Chi oggi fa un lavoro a bassissima produttività in una spiaggia del sud ha probabilmente le capacità di fare un lavoro migliore, più produttivo, di guadagnare di più e stare meglio in un’impresa più grande. Se continua a fare quello che fa vivrà male e si lamenterà.

Il compito della politica è quello di alleviare i costi sociali di questo cambio, ma questo cambio deve avvenire.

Se continuerete a difendere lo status quo resterete sempre più indietro rispetto al resto del mondo perché non starete alla frontiera tecnologica, non adotterete le nuove tecnologie. Una parte grande dell’economia italiana rimarrà indietro, gudagnerà di meno, produrrà di meno, sarà meno contenta.

Ciò di cui si dovrebbe dibattere è come compiere questa decimazione in modo efficace e sostenibile socialmente. Non di come evitarla”.
Ah. Decimazione = riduzione del 10%

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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L’uso della terra e la dieta americana.

Via via che il reddito cresce, le persone consumano più carne.

Questo processo non va avanti all’infinito, però.

I prezzi variano, si modificano le preferenze dei consumatori per vari motivi, cibi la cui produzione richiede più terra (carne rossa) vengono sostituiti da cibi ritenuti più salutari e la cui produzione richiede di usare meno terra (carne bianca, legumi), aumenta la produttività dell’agricoltura.

Così, a fronte di una crescita della popolazione del 36% e della ricchezza del 38%, la quantità di terra usata per sfamarsi negli Stati Uniti non è aumentata tra il 1980 e il 2013.

In compenso altra terra è utilizzata per produrre cibo destinato all’esportazione (perché è profittevole esportarlo) e alla produzione di etanolo.
Mangiare meno carne non porta quindi necessariamente a usare meno terra.
Mangiare meno carne, però, insieme a miglioramenti di produttività, aiuta a usare in modo più efficiente la terra.

http://www.env-econ.net/2013/09/land-use-and-the-american-diet.html

 

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Più canne, meno cannucce

PIU’ CANNE, MENO CANNUCCE

Da: https://www.strawlessocean.org/faq/
Le cannucce di plastica finiscono negli oceani, inquinano le acque e uccidono animali marini. Non sono riciclabili e si degradano in non meno di duecento anni.

Le cannucce finiscono in mare una volta che vengono lasciate sulla spiaggia o ci arrivano dai tombini o dai rigagnoli. Possono essere buttate via dalle auto mentre si viaggia, fuoriuscire dai cassonetti pieni, gettate semplicemente per terra.

È stata ritrovata della plastica nello stomaco di almeno il 71% degli uccelli marini e il 30% delle tartarughe marine. Quando ingerisce la plastica, un organismo marino su due muore.

La plastica che finisce negli oceani inoltre si riduce in pezzi sempre più piccoli, noti come microplastiche e diventa un’ulteriore minaccia per la vita marina, pesci compresi.

Alcune persone non possono fare a meno delle cannucce: chi ha avuto un infarto, chi è affetto da autismo o da altre malattie. In questi casi esistono delle cannucce di plastica compostabile che possono essere usate. In quei casi la miglior soluzione può essere pure la cannuccia di plastica, ma si tratta chiaramente di casi limitati, per fortuna.

Il problema delle cannucce compostabili è che se finiscono in mare sono equivalenti alle cannucce di plastica. La mancanza di informazioni sui depositi di compostaggio spinge le persone a gettarle anziché a portarle nei luoghi appositi. Per questo motivo non sono consigliabili.

Le cannucce di plastica sono tra i primi dieci rifiuti che si trovano in spiaggia durante le pulizie. Si ritiene che rifiutarne l’uso sia l’azione più semplice che si possa fare per ridurre l’inquinamento da plastica. Il primo passo da fare è, appunto, quello di rifiutarle.

Alternative? Cannucce fatte di altri materiali, dalla carta al bambù, dall’acciaio alla bioplastica, esistono, anche se ancora sono più costose e non sempre di immediata reperibilità. Vedi: https://www.strawlessocean.org/alternatives/
Oppure: http://www.ecostrawz.co.uk/
Oppure: https://strawfree.org/
Oppure, da Amazon: https://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_noss_2…
O ancora: http://www.last-straw.org/the-solution/
Ci sono anche cannucce di zucchero glassato prodotte dall’italiana Sorbos. http://sorbositalia.it
Il movimento per mettere al bando le cannucce di plastica è in crescita.
Vedi: www.strawlessocean.org
http://strawwars.org
http://www.last-straw.org

Diverse catene alberghiere, molti ristoranti soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti e diverse aziende, tra cui Starbucks e Mc Donalds, hanno annunciato la loro sostituzione con cannucce di carta o di materiale non inquinante. In molte città bar e locali hanno messo al bando le cannucce. Vedi: https://www.ilpost.it/…/starbucks-smettera-di-usare-cannuc…/
https://www.ilpost.it/2018/06/18/cannucce-carta-mcdonalds/
https://www.nationalgeographic.co.uk/…/…/death-plastic-straw
https://www.nytimes.com/…/new-york-today-plastic-straw-ban.…
Chiaramente c’è anche chi si lamenta del bando. I motivi sono che le cannucce sono divertenti, che con quelle la bocca non va a contatto con i bicchieri, che il liquido dei cocktail non colpisce i denti.https://futurism.com/plastic-straws-disappearing-oceans/

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
Commenti disabilitati su Crescita, quale crescita?

Crescita, quale crescita?

Un po’ di link e di video sulla crescita economica di lungo periodo.

Mescolate accumulazione di capitale, demografia, progresso tecnologico, capitale umano e soprattutto conoscenza e idee e avrete la crescita economica di lungo periodo.

Per saperne di più:

Questi sono i capitoli sulla crescita economica dal libro di Greg Mankiw, Macroeconomia, edizione del 2004. Io ho quella del 2011 in inglese, per la cronaca. Devo aggiornarla
Prima parte:
https://www.dir.uniupo.it/…/mod_resou…/content/0/3_cap07.pdf

Seconda parte:
https://www.dir.uniupo.it/…/mod_resou…/content/0/4_cap08.pdf

Questo è un link che spiega l’evoluzione della teoria della crescita in modo chiaro e semplice.
http://docenti.unimc.it/…/Capitale%20umano%20e%20crescita%2…

Questa è una tesi di laurea sull’argomento:
https://tesi.luiss.it/15127/1/173411.pdf

Il video di Marginal Revolution sul puzzle della crescita:
https://youtu.be/u5P8AZRBLac

I sei video di Marginal Revolution sul modello di Solow:
https://www.youtube.com/playlist…

Nuove idee generano nuova crescita economica.
Il video sul tema di Marginal Revolution.
https://youtu.be/4zhPbYYaV5Y

Su Youtube ci sono i video di Michele Boldrin che insegna in inglese “introduction to the theory of economic growth”. La lezione 1.1 è questa: https://youtu.be/RZEdqAn56Rg
La lezione 5.7 è questa: https://youtu.be/NAjz4toNuBQ
Le altre ve le trovate da soli.

Poi se uno vuole leggere un manuale di mille pagine sulla teoria della crescita può scaricare il pdf di Modern Economic Growth di Acemoglu o altri.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
Commenti disabilitati su Verso Glasgow 2018.

Verso Glasgow 2018.

La lotta per la conquista dello spazio in valigia è stata dura e ha vinto questa. Il piccolo trolley acquistato da Decathlon non è bastato a contenere la macchina fotografica e l’ipad e tutto il resto, quindi ho dovuto optare per quello più grande, il Carpisa amico di vecchi viaggi. Ho comunque rinunciato alla roba per correre: avrei dovuto prendere l’abbigliamento da 13 gradi ed era troppo ingombrante. Potevo prendere quello anziché l’ambaradan fotografico? Dovevo?

Ho rischiato di fare come il Nardi, che da presto fece tardi. Ero a prendere una spremuta d’arancia al bar interno della stazione Santa Maria Novella. Mi sono fermato a un tavolino. Mi sono messo a sedere. Ho osservato due coppie di ragazzi francesi che giocavano a carte. Ho prenotato il biglietto da Porta Garibaldi a Milano Malpensa. Nel frattempo il mio treno per Milano Porta Garibaldi sarebbe partito solo dieci minuti dopo. Ero arrivato alla stazione un’ora prima.

La bellezza di un treno vuoto. Lo spazio non solo per le gambe, per le valigie sotto le gambe, per i due caricabatterie tutti per te, ma soprattutto lo spazio visivo. A parte il commesso viaggiatore che telefonava davanti a me e che scenderà a Reggio Emilia AV (esistono treni che ci si fermano ed esistono passeggeri che ci scendono), la situazione è ideale. Spazi aperti e abbastanza sconfinati all’esterno: alberi, campi, pianura padana. Spazi e silenzi non interrotti da teste, valigie, gambe, giornali inutili, personal computer, parlottii, chiacchiericci, bambini urlanti, all’interno.

Milano Porta Garibaldi mi accoglie con un corridoio in stile Miglio Verde, un passaggio per la metro chiuso da tornelli e due uscite verso due desolation road. Ne prendo una e vedo un clochard sdraiato per terra coperto da una coperta, tre persone che somigliano a mafiosi cubani in camicia blu che dialogano all’angolo tra una sfilza di binari e un cumulo di case che a prima vista mi sono sembrate diroccate e a seconda vista non lo erano. Al di là dai binari, volgendo lo sguardo a destra, si vedono frotte di grattacieli, su uno dei quali spicca la scritta AXA, che mi ricorda la compagnia assicurativa che rifiuta di assicurare le centrali a carbone, a differenza di Generali.

Mi aspettavo almeno un bar, dentro o fuori dalla stazione. Un locale dove potessi affogare in un bicchiere la depressione causata dall’infausta scelta di scendere in quella desolate land (o così è stata la prima impressione) e poi di fermarmici anche il tempo necessario per pranzarci.
Dopo aver chiesto aiuto via whatsapp, aver letto la storia di Porta Garibaldi su Wikipedia e avere consultato Google Maps, ho deciso di muovermi, così le prospettive di quell’ora e mezzo che mi ero dato prima di prendere il treno per Malpensa sono cambiate.

Ho scoperto un mondo fatto di grattacieli immersi nel verde (guardando in alto oltre la via stretta tra le case), bar, osterie, ristoranti di mare pugliesi, cavalcavia, saliscendi e ingressi principali della stazione. Quegli ingressi che avrebbero finalmente reso attraente anche il solo girovagare per più di un’ora senza meta: da lì si entrava in un mondo dove prendevano vita la Feltrinelli, la toilette a pagamento, la cassatina siciliana, la crema di caffè, il barista che mi chiedeva se volevo un bicchiere di acqua naturale o gasata (nel caso avessi scelto questa mi sarei aspettato una tipa che usciva dal bicchiere con un giubbotto di pelle, una corona in testa e col codazzo di fan dietro che sbavavano per un autografo), il tabellone degli orari che indicava i treni per Malpensa molto dopo che erano già apparsi sul sito Viaggiatreno.

In una situazione di minore ansia e minore fretta e diversi obiettivi avrei probabilmente indugiato volentieri a osservare le vie strette, le case, i graffiti e a origliare i discorsi dei mafiosi cubani e dei camerieri che aprivano il ristorante. Sarei probabilmente anche entrato dal falegname, che dichiara sull’insegna di esistere e di resistere dal 1960. Stamani, però, non c’era tempo per cullarsi in certe cose. Dovevo trovare subito un luogo familiare, commerciale, con del cibo (possibilmente) e soprattutto dovevo arrivare al binario utile con un congruo anticipo. Il resto è poesia a cui ci dedicheremo un’altra volta. A partire dalle strade di Glasgow, magari.

A proposito di Feltrinelli Express. La sezione “economia” dovrebbe intitolarsi “puttanate, incredibili puttanate”.

Intanto un articolo su Oasport mi segnala una Glasgow fredda, grigia e piovosa, cioè affascinante.
Poi ci sarà tanta musica, ovunque. In ogni locale c’è la musica dal vivo. Sì, anche l’whiskey. Poi sembra che la città si sia preparata a questi campionati europei come se fossero le Olimpiadi. Accoglienza a suon di musica e fuochi d’artificio nella piazza centrale. Non vedo l’ora di esserci.

Quello, però, succederà dopo. Immergersi nell’atmosfera di Glasgow 2018, dico. Adesso c’è da superare la solita tensione dell’attesa: arrivare all’aeroporto, separare i liquidi e gli oggetti metallici, superare il terrore dei controlli di sicurezza (terrore dato dalla possibile apertura della valigia o dello zaino alla ricerca di quel minuscolo oggetto che mi ero dimenticato di togliere), riuscire a chiudere la valigia fischiettando anche mentre interiormente impreco in sanscrito, prendere l’aereo sperando che il bagaglio non venga stivato, ricominciare a leggere Guerra e Pace o comunque qualcosa sul Kindle sempre che riesca ad averlo a portata di mano, arrivare a Glasgow, forse prendere Uber e comunque arrivare alla casa prenotata attraverso Airbnb, capire il territorio, salutare la proprietaria di casa, superare senza troppi patemi la fase dei convenevoli, scoprire se lì vicino ci sono abbastanza possibilità di scottish breakfasts, saggiare il territorio, conquistarlo.

Poi sarà tutto un Carnevale di Rio, come dice qualcuno.

Ah, dimenticavo. Celtic o Rangers?