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Lo stupore delle prese elettriche

16 Dicembre 2020
di riccardoricciblog
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Jim Thorpe, campione defraudato

James Francis Thorpe nacque il 28 maggio 1887 in una fattoria vicino alla città di Bellemont in quello che era conosciuto come il territorio dell’Oklahoma. Suo padre era in parte irlandese e in parte nativo indiano. Sua madre era in parte francese e in parte nativa indiana. Sua madre gli dette il nome indiano Wa Tho Huck, sentiero luminoso. Il fratello gemello di Jim, Charles, morì di polmonite all’età di otto anni. La madre di Jim morì quando lui aveva dodici anni e suo padre quando ne aveva quindici.

Educato alla scuola indiana di Haskell e Carlisle, Thorpe non divenne un atleta famoso fino al 1907. Nella primavera di quell’anno passò camminando da una pista dove si allenavano i saltatori in alto della scuola. Lui, vestito con abiti da lavoro, saltò l’asticella al primo tentativo realizzando il record scolastico.

A livello nazionale si fece notare innanzitutto come giocatore di football. Nel 1911 Carlisle superò Harvard 18 a 15. Thorpe segnò tutti i gol, compreso un touchdwon. In un’altra occasione fece tutto il campo di corsa prima di realizzare un touchdown. Come atleta a tutto tondo guadagnò lettere di ammissione per undici diversi sport e nel 1912 vinse anche un campionato di ballo. Eccelleva così tanto negli sport dell’atletica leggera che fu scelto come rappresentante degli Stati Uniti nelle olimpiadi del 1912.

A Stoccolma Thorpe iniziò vincendo il pentathlon. Il giorno seguente arrivò quarto nel salto in alto e finì settimo nel salto in lungo. Infine prese parte al decathlon, che si svolse in tre giorni consecutivi. Anche se non aveva mai gareggiato nel decathlon e aveva più preso in mano un giavellotto da due mesi, ha vinto facilmente. La sua performance fu così impressionante che gli avrebbe fatto guadagnare una medaglia di argento alle Olimpiadi del 1948.

Oltre alle medaglie d’oro Thorpe ricevette un calice ingioiellato dallo zar Nicola di Russia per la vittoria nel decathlon e un busto di bronzo di re Gustavo quinto di Svezia per aver vinto nel pentathlon. Quando Gustavo gli dette il busto disse:”Signore, siete il più grande atleta del mondo”. La timida risposta fu:”Grazie, re”.

Negli Stati Uniti Jim Thorpe diventò un eroe nazionale. Portato in trionfo per le strade di Broadway a New York si sorprese perché la gente urlava il suo nome. “Non riuscivo a capire come una persona potesse avere così tanti amici”.

Però a gennaio 1913 Thorpe ricevette un brutto colpo. Fu scoperto che nel 1909 e nel 1910 aveva ricevuto un premio di venticinque dollari a settimana giocando a baseball in una lega minore di baseball in Carolina del Nord. Nel rispetto delle regole del tempo questo significava che lui era un professionista e non poteva partecipare alle olimpiadi. Thorpe scrisse una lettera al capo dell’Amateur Athletic Union, ammettendo il fatto ma chiedendo clemenza.

Scrisse: “Spero di essere parzialmente scusato per il fatto che ero solo uno studente indiano e non sapevo niente di queste cose. In effetti non sapevo che stessi facendo qualcosa di sbagliato poiché facevo quello che facevano anche altri studenti, solo che loro non usavano il proprio nome. Ho ricevuto offerte per migliaia di dollari dopo le mie vittorie dell’estate scorsa ma le ho rifiutate perché non mi interessa fare soldi grazie alle mie capacità atletiche. Spero quindi che l’AAU e le persone non siano troppo dure nel giudicarmi”.

Le persone non furono dure nel giudicarlo ma lo fu l’associazione. Thorpe fu pubblicamente sconfessato e il suo nome fu tolto dal libro dei record. Il comitato olimpico americano si scusò ufficialmente con il comitato olimpico internazionale che chiese la restituzione delle medaglie e dei trofei conquistati da Thorpe.

Appena fu dichiarato professionista Thorpe ricevette un’offerta per giocare nella major league di baseball. Giocò nei New York Giants, nei Cincinnati Reds, nei Boston Braves fino al 1919. Giocò anche come professionista nel football tra il 1915 e il 1928. Durante gli anni della Depressione Thorpe passò da un lavoro a un altro. Fu scoperto con vanga e piccone in un cantiere edile a Los Angeles e nel 1932 fu invitato a sedersi a fianco del vicepresidente degli Stati Uniti Charles Curtis, che era anche lui in parte indiano. Lavorò anche a Hollywood recitando soprattutto in ruoli da capo indiano. Apparve anche come ballerino in King Kong. Dette delle lezioni, si unì alla marina mercantile nel 1945 e lavorò come buttafuori nel 1949.

Nel febbraio 1950 un gruppo di scrittori sportivi raccolto dall’Associated Press votò Thorpe come il più grande atleta della prima metà del secolo. L’anno seguente fu realizzato “Jim Thorpe All American”, un film sulla sua vita con attore protagonista Burt Lancaster. Tuttavia due mesi più tardi Thorpe finì all’ospedale per un cancro alle labbra e le cure furono garantite da una charity poiché lui era senza soldi. Aveva venduto i diritto cinematografici della sua vita alla MGM nel 1931 per 1500 dollari. Quando la MGM vendette i diritti alla Warner Bros lui credette che sarebbe stato pagato ma non aveva letto bene il contratto di vendita. Morì di infarto a Lomita in California nel 1953 e fu sepolto a Mauch Chunk, in Pennsylvania, una piccola città che accettò di cambiare il proprio nome in Jim Thorpe in cambio del diritto di averne il corpo.

Il movimento per riabilitare Jim Thorpe e far sì che i record e i trofei fossero assegnati di nuovo a lui iniziò nel 1914 ma non riscontrò alcun successo durante la sua vita. “Le regole sono come un rullo compressore”, scrisse, “non c’è niente che non faranno per abbattere l’uomo che si trovassero di fronte lungo il loro percorso”. È interessante notare come Avery Brundage, che è stato presidente del CIO dal 1952 al 1972 e che non ha fatto niente per sostenere la causa di Thorpe, aveva partecipato alle olimpiadi di Stoccolma, arrivando sesto nel pentathlon e non completando il decathlon.

Il 13 ottobre 1982 il CIO tolse il ban contro Thorpe e permise che il suo nome tornasse nei libri dei record. Il 18 gennaio 1983 le sue medaglie d’oro furono restituite ai figli. Va notato che secondo le regole del 1912 le medaglie non avrebbero dovuto essere tolte a Thorpe. Le regole stabilivano che ogni disputa sulle gare avrebbe dovuto essere portata all’attenzione del comitato olimpico svedese entro trenta giorni dall’attribuzione delle medaglie. L’obiezione da parte dell’AAU arrivò dopo sei mesi dalla fine delle olimpiadi. Gli svedesi fecero effettivamente notare la cosa ma gli ufficiali americani ignorarono il fatto e si rivolsero direttamente al CIO.

16 Dicembre 2020
di riccardoricciblog
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Storia delle Olimpiadi. Anversa 1920

C’erano ancora i nazionalismi. Un’atleta va a visitare i luoghi di battaglia e trova un casco con un piede dentro. Tanti atleti erano andati in guerra. Non vengono ammessi a partecipare la Germania e l’Austria. Lo sport viene visto come un sostituto della guerra per alcuni e come un rafforzatore per altri. Il direttore del Tour de France scrive contro i prussiani usando una metafora sportiva. Avanzano le organizzazioni dei lavoratori, delle donne, delle colonie. Oltre all’avvento dei professionisti alcuni sport (ciclismo, calcio, presto baseball e basket) iniziano a prendere la scena e a superare le Olimpiadi come importanza, successo, manifestazioni proprie e soldi. Ci sono nazioni vecchie e nuvoe. Il pubblico scatena delle risse, fischia, butta le bandiere. I francesi dicono bisogna vincere nell’atletica come se fosse una guerra e qualcuno scrive che la guerra è lo sport più grande. 

Ci sono 172 italiani, tra i quali una sola donna, Roberta Gagliardi.

L’Italia conquista 13 ori, 5 argenti, 5 bronzi.

Gli azzurri partecipano grazie a una sottoscrizione di Gazzetta, enti industriali e Fiat.

È la prima volta del giuramento ufficiale, della partecipazione ufficiale (ma non ufficiosa) delle donne, delle azzurre , delle misure di 50 metri per la piscina e 400 metri per la pista di atletica.

Gli americani arrivano sulla Princess Matoika che in guerra aveva trasportato le salme.

MARATONA

Tra i partecipanti ci sono Hannes kolehmainen, Juri Lossmann (corre130km a settimana con le scarpe zavorrate, vincerà 10 maratone di fila), Valerio Arri (fa esibizioni comiche, è cantante di tabarin, ha vinto la prima maratona di Torino).

PAAVO NURMI

Corre col cronometro, sa quanto hanno fatto nella loro carriera i suoi avversari, tiene il tempo a ogni giro o km e sa quanto deve fare. Viene sollevato da un inglese dopo essere caduto in una “siepe” ad Amsterdam. A Parigi butta via il cronometro quando vede uno vicino, allunga e quello non lo vede più. È vegetariano, è come un dio senza emozioni, nessuno lo ha mai visto sorridere, aiutava il padre ebanista, ha vissuto di rinunce per fare la carriera da atleta dato che non aveva un grande talento (dice uno). Fu sconfitto da Guillemot ad Anversa nei 5000m.

LANCI

Come arrivano i finlandesi?

Lancio del peso: primo e secondo

Lancio del disco: primo e secondo

Lancio del giavellotto: primo, secondo, terzo e quarto.

100m

Charles Paddock era un tipo mingherino che si trasferì dal Texas al sud della California e mise su muscoli da sprinter. Era la delizia dei fotografi perché arrivava in salto spalancando le braccia. In attesa della finale olimpica di Anversa ai finalisti statunitensi fu offerto dal coach un bicchiere di sherry e un uovo sodo. Paddock non prese il cocktail, partì dietro gli avversari e fu proprio grazie al salto conclusivo fatto a occhi chiusi che ottenne la vittoria. “Il piacere fu dato dall’anticipazione del successo e dalla sua realizzazione”.

200m 

Allen Woolring riuscì a superare Paddock proprio mentre questi preparava il suo volo d’angelo. Arrivarono appaiati ma Paddock concesse la vittoria all’avversario. 

400m

Nato nel Devonshire, cresciuto in Sudafrica, istruito a Oxford, Bevil Rudd era un vincitore molto popolare che viveva la corsa come un’esperienza gioiosa e giocosa. Mentre gli altri atleti si impegnavano negli allenamenti lui fumava la pipa e beveva una birra. Rudd, vincitore dei 400m ad Anversa, fece poi il corrispondente per il daily telegraph dal 1931 al 1948, anno della sua morte.

800m

Albert Hill, un trentunenne britannico veterano di guerra, vinse con due metri di vantaggio una gara entusiasmante dove il primo posto passò di mano in mano o meglio di gamba in gamba. A 300 metri dall’arrivo lo statunitense Earl Eby incocciò in Bevil Rudd, si girò verso di lui e si scusò per poi finirgli davanti e conquistare l’argento. 

L’olandese Adrian Paulen, settimo, diventò un eroe della resistenza olandese durante la seconda guerra mondiale e in seguito fu presidente della IAAF.

1500m

Albert Hill vinse con l’aiuto del connazionale Philip Baker che stette accanto a lui per “proteggerlo dagli attacchi degli avversari”.

Philip Baker poi adottò il cognome della moglie e si chiamò quindi Philip Noel Baker. Da parlamentare era così noioso quando parlava in parlamento che venne chiamato “chambermaid” perché svuotava la Camera quando parlava. Era un pacifista quacchero. Aveva prestato servizio in ambulanza durante la prima guerra mondiale e aveva operato nella Lega delle Nazioni e poi aveva fatto parte del comitato che creò l’agenda preliminare dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ottenne il nobel per la pace nel 1959 in onore del suo lavoro per perseguire la pace e il disarmo e per il suo lavoro in favore dei rifugiati. Nel 1991 vennero però alla luce le lettere che aveva scritto  per venti anni a una parlamentare inglese, Megan Lloyd George, testimoniando un suo rapporto adulterino che era cessato alla morte della moglie, nel 1956. 

5000m

La prima apparizione olimpica di Paavo Nurmi si concluse per lui in un secondo posto. Il francese Joseph Guillemot, che aveva il cuore a destra e fumava un pacchetto di sigarette al giorno, stette accanto a lui per quasi tutta la gara e vinse con uno sprint finale di duecento metri. L’allenatore gli aveva dato un intruglio dicendogli che se lo avesse bevuto sarebbe stato imbattibile. L’intruglio era un bicchiere di acqua, zucchero e rum. 

10000m

Paavo Nurmi era noato a Turku il 13 giugno 1897. Era figlio di un falegname che morì quando Paavo aveva dodici anni. Iniziò a vincere nei tremila metri ma dette sensazione mentre serviva per l’esercito nell’estate del 1919. Partecipò a una venti chilometri di marcia con l’equipaggiamento. La corsa era permessa e lui corse tutta la distanza. Pur portando un sacco di sabbia, il fucile, la cartucciera, finì talmente presto che alcuni ufficiali di gara pensarono che avesse preso una scorciatoia. 

Nei diecimila metri ad Anversa lasciò la testa della corsa agli altri fino agli ultimi due giri. All’inizio dell’ultimo giro fu superato da Guillemot ma questi venne lasciato alla fine due yard dietro dal finlandese. Poco oltre la linea del traguardo Guillemot vomitò sulle scarpe di Nurmi. Il francese aveva infatti da poco finito di mangiare perché gli era stato annunciato solo dopo il pranzo che la gara era stata anticipata dalle 5,30 del pomeriggio alle 2,15 su richiesta del re del Belgio. Questi doveva infatti assistere all’apertura di una mostra di arte.

MARATONA

Si svolse in un giorno fresco. I corridori risposero con tempi eccellenti specialmente considerando che la corsa fu più lunga che in passato. La vittoria arrise al finlandese Johan Kolehmainen che completà la gara in 2 ore 32 minuti e 35 secondi, un tempo migliore di  13 secondi rispetto a quello dell’estone Juri Lossman. Fino al 1996 questa è stata la distanza più breve che c’è stata tra primo e secondo in una maratona olimpica. I corridori finirono tutti in buona salute. L’italiano Valerio Arri festeggiò il bronzo con tre capriole effettuate dopo il traguardo. 

110 HS

Earl Thomson, cittadino statunitense e canadese, scelse come nazionalità olimpica il Canada. Sopravvisse a un colpo di fucile sparatogli per incidente nel 1914. Per evitare il rischio di rannicchiarsi e di farsi venire i crampi legava le sue gambe ai piedi del letto. 

400HS

Il podio fu tutto statunitense e gli spettatori europei osservarono l’intero team americano cantare “U-S-A”. Il vincitore fu Frank Loomis.

3000 SIEPI

Pery Hodge, britannico vinse con venti secondi di vantaggio sull’americano Flynn e trentadue sull’italiano Ambrosini malgrado al secondo giro gli si fosse slacciata una scarpa. Lui si è fermato, si è riallacciato la scarpa, ha ricominciato a correre e ha comunque stravinto.

4×100 METRI

Il podio: Stati Uniti 42″2, Francia 42″5, Svezia 42″8

4×400 METRI

C’erano sei team. I giudici stabilirono che bisognava comunque far correre due semifinali che qualificarono…tutti e sei i team.

Vinse la Gran Bretagna davanti a Sudafrica e Francia. 

SALTO IN ALTO

Dopo che l’americano Landon aveva saltato un metro e 93 centrimetri e mentre lo svedese Bo Ekelund stava prendendo la rincorsa per il salto un membro dello staff statunitense si mise a camminare e a raccogliere l’indicatore appartenente a Landon. Ekelund si deconcentrò e non superò il salto.

SALTO CON L’ASTA

La vittoria di Frank Foss, ottenuta in una giornata di vento e pioggia, eccitò la folla più di ogni altro eventi delle olimpiadi del 1920 e il suo margine sul secondo fu il più ampio nella storia olimpica della specialità.

SALTO IN LUNGO

Lo svedese Petersson, in seguito Bjorneman, raccolse una monetina per terra, se la mise nella scarpa come portafortuna e vinse l’oro.

LANCIO DEL PESO

La medaglia di bronzo Harry Liversedge, bronzo dietro a due svedesi, durante la seconda guerra mondiale era comandante della truppa di marines che alzarono la bandiera sul munte Suribachi. In seguito diventò generale.

LANCIO DEL MARTELLO

Patrick Ryan era un irlandese emigrato in America nel 1910. Il suo record del mondo stabilito nel 1913 resistette per 25 anni. Vinse la gara di Anversa senza storia. 

DECATHLON

Vinse il norvegese Helge Lovland che superò all’ultima gara lo statunitense Hamilton. Il margine di vittoria equivaleva a sei secondi nei 1500 metri. Lovland durante l’occupazione nazista nel 1940 organizzò uno sciopero degli sportivi in cui gli atleti norvegesi avrebbero dovuto rifiutarsi di gareggiare in competizioni ufficiali. Mandò lettere alle varie federazioni sportive ma una di queste fu intercettata dal suo compagno di nazionale e pro nazi Charles Hoff. Lovland fu così costretto a nascondersi. 

https://www.youtube.com/playlist?list=PLPaSgPWzhB51J4gDoyYm9JCR0lhP432fN

110 OSTACOLI

Il canadese Earl Thompson vinse i 110 ostacoli da ubriaco.

CALCIO

Belgio – Cecoslovacchia: l’arbitro ce l’aveva coi cechi? La finale abbandonata per protesta. https://storiedicalcio.altervista.org/blog/olimpiadi-1920-belgio-cecoslovacchia.html

CANOTTAGGIO.

Erminio Dones fa anche l’alpinista e crea la via chiamata Sigaro Dones. Sarà fucilato nel 1945.

Resta nella storia il bacio dopo la vittoria degli azzurri Olgetti e Scatturin.

John Kelly vince due ori.  Non era stato ammesso alla regata di Helan perché è un muratore e non nobile. In seguito diventerà multimilionario come imprenditore. La regata la vince il figlio nel 1947. È il padre di Grace Kelly. 

CICLISMO.

Harry Stenqvist vince dopo che gli viene riconosciuto il fatto che è rimasto fermo per colpa di un passaggio a livello chiuso

NUOTO

Le gare si sono svolte nella barriera usata come difesa contro i tedeschi della prima guerra mondiale. Non ci sono le corsie, che verranno introdotte dall’edizione successiva.

I cento stile libero si disputano due volte e finiscono con lo stesso risultato.

Si disputano i 300 stile libero femminili.

I 100sl donne vengono vinti da Ethelda Bleibtrey, che vince altre due medaglie d’oro pur protestando per l’acqua melmosa.

Vincono gli americani tranne che nella rana, dove sia nei 200 che nei 400 oro e argento vanno agli  svedesi e i bronzi ai finlandesi.

PALLANUOTO

Italia Spagna: l’Italia rifiuta di disputare il secondo tempo e si ritira perché l’acqua è troppo fredda.

TENNIS

Rosetta gagliardi è la prima donna italiana a partecipare alle olimpiadi. Nella sua carriera vince 5 titoli italiani. Vivrà poi in svizzera fino a 78 anni.

I raccattapalle del tennis se ne andarono a mangiare perché la partita tra Lowe, Stati Uniti e Zarlentis, Grecia, non finiva più.

TIRO ALLA FUNE

Per molti anni non si è saputo con certezza chi avesse vinto la medaglia d’argento. Poi un giorno un olandese ha fatto vedere la medaglia e i dubbi si sono sciolti. 

TUFFI

La giovane Aileen Riggin vince e diventerà attrice e poi giornalista

LETTERATURA

C’erano anche i premi alle migliori opere letterarie e artistiche. Raniero Nicolai con le canzoni olimpiche vince il premio. Diventerà poi direttore della biblioteca sportiva dell’Acquacetosa.

TIRO

Alle gare di tiro gli americani portarono i cowboy delle praterie, accusati di professionismo perché pubblicizzavano carabine pistole e cartucce.

Lo svedese Oscar Swahn vinse un argento a 72 anni battendo anche suo figlio.

Gli ori azzurri. Da “Oro Azzurro”

10 agosto. Ciclismo inseguimento a squadre 4km.

Una specie di rodeo. Prima i sudafricani che si fermano presto. Poi l’inglese white che resta indietro, ostacola gli italiani, viene preso a botte da un francese. I giudici danno la vittoria all’Italia. Franco Giorgetti di Bovisio Masciago, allora diciottenne, vincerà 14 sei giorni, un argento mondiale, 2 titoli italiani, 5 titoli americani. Ruggero Ferrario vincerà un giro dell’umbria e una coppa bernocchi. Arnaldo Carli otterrà qualche piazzamento.  Primo Magnani non vincerà altro.

17 agosto. Fioretto a squadre. Decisive le vittorie di Aldo Nadi contro Gaudin e di Oreste Puliti contro Ducret mentre Nedo Nadi aveva perso con Gaudin. Ducret è un bravo organizzatore di eventi mondani, ottimo giornalista. Per la prima volta sono stati battuti i francesi. Aldo Borella sulla Gazzetta descrive così gli schermidori: “Nedo, duce dalla guardia immobile e statuaria, balzi fulminei, lama infallibile che punta e colpisce l’avversario. Aldo, fratello nervoso e guizzante come un puledro di nobile razza dagli attacchi fulminei e dalle risposte meravigliose. Oreste puliti, audace e irrompente, parate sapienti, risposte pronte, abbatte gli avversari. Abelardo Olivier, calmo corretto veloce maestro”.

18 agosto. Ugo Frigerio. Marcia 10km. Maestri Fernando Altimani (prima medaglia italiana nella marcia, 1912), Donato Pavesi (vincerà sei volte la 100km). Ugo, figlio di fruttivendoli. Altimani, ferito in guerra, sarà tipografo alla Gazzetta. Arturo Balestrieri canterà le gesta di Frigerio. “Senza sforzo apparente, con grande apertura di gambe e uso prudente delle braccia, massimo rendimento col minimo sforzo”. In batteria va avanti per il timore di essere ostacolato dagli avversari. In finale sta dietro poi sta tra i primi dieci a metà gara, a fianco di Pearman che va in fuga, poi fa il forcing finale e batte tutti. Diventerà il più giovane oro dell’atletica italiana. Di fianco al suo palazzo abitava Mussolini, avvisato dalla madre. Amico personale del duce, che firma la prefazione del libro “marciando in nome dell’Italia”. Prenderà parte alla marcia su Roma. Per lui non verrà suonata la Marcia Reale come inno ma “O sole mio”.

18 agosto. Nedo Nadi. 18 agosto 1920, una giornata gloriosa. Vincono Frigerio e poi Nadi nel fioretto individuale, che batte Cattau. Aldo Borella ne scrive così sulla Gazzetta: “Cattau forte, spavaldo, violento. Nedo calmo e sicuro di sé, meraviglioso, non si lascia toccare nemmeno una volta.

20 agosto. Spada a squadre. Arnaldo Fraccaroli raccontava la grande guerra e ora racconta per il Corsera il trionfo nella spada. “Nedo Nadi splendore di stile, Aldo energico e impetuoso, Olivier instancabile, Costantini…Assalto decisivo contro i belgi”. Con gli Stati Uniti sarà abbraccio collettivo e goliardia, con gli americani che portano in trionfo Nedo Nadi. Nadi racconterà anche che uno schermidore gli ha chiesto in gara di spiegarli la mossa con cui lo aveva appena toccato. Per poi rifargliela subito dopo.

21 agosto. Ugo Frigerio. 3km di marcia. Consegna uno spartito al direttore di banda che suona nello stadio. Vuole quella musica. Sembra che non sia soddisfatto dell’esecuzione. Lui  fa gara di testa e duella con l’australiano Parker.

24 agosto. Ginnastica a squadre. Una consuetudine. All’epoca la cultura sportiva italiana poneva negli esercizi ginnici le radici della formazione atletico sportiva dei cittadini che avevano tempo e risorse da dedicare allo sport, e dei soldati.

26 agosto. Sciabola a squadre. Dominio italiano netto. Non partecipano all’individuale per la stanchezza.

26 agosto. Giorgio Zampori, ginnastica, concorso completo individuale. 4 ori e 1 bronzo tra il 12 e il 24. Orfano, vive in collegio dei martinitt milanesi, va alla grande guerra, mitragliere su lcarso, riorganizzatore dei reparti dopo Caporetto, ginnasta eccelso nell’unione sportiva milanese. Insegnante di educazioni fisica, combattente durante la seconda guerra mondiale, bresciano di adozione, sarà ct nel 56 e nel 60. Morirà il 7 dicembre 1965 a Breno in val Camonica.

26 agosto. Nedo Nadi, sciabola individuale. Batte Aldo. Dopo, Aldo si trasferirà in usa, diventerà professionista e attore a Hollywood. Al re belga dirà che tornerà altre volte a prendere medaglie.

29 agosto. Canottaggio. Due Con. Ercole Olgeni e Guido Scatturin, oro ad anversa con il timoniere  15enne Guido De Felip. Saranno poi argento a Parigi per un decimo di secondo  con timoniere Gino Sopracordevole. Olgeni era stato argento nel quattro con a Parigi 1904 a 21 anni e sarà bronzo nel due con agli europei di Zurigo del 1924 a 41 anni con Scatturin e Sopracordevole. Olgeni muore nel 1947 e a lui è intitolata la sezione veterani dello sport di venezia. Scatturin muore a Buenos Aires nel 1951. 

31 agosto. Filippo Emanuele Bottino. Sollevamento pesi, categoria massimi.

Ci fu un alterco negli alloggiamenti degli italiani ai Giochi tra lui e Aldo Nadi. Ci fu allora un duello con lo schermidore che ebbe la meglio quando col frustino colpì il pesista, il quale  aveva una trave di legno. Bottino era un operaio della Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente che a 17 anni è arrivato terzo nei campionati italiani. Vince il titolo italiano 11 volte. Conquista il primo record del mondo riconosciuto dalla federazione, nel 1922. Ad Anversa solleva 265 chili.

12 settembre. Tommaso Lequio di Assaba. Equitazione, salto a ostacoli. Ufficiale di cavalleria. Oro ad anversa davanti all’azzurro Sandro Valerio. Piemontese. Valor militare in ambedue i conflitti. A Parigi sarà secondo nel’individuale salto a ostacoli e a Amsterdam sarà quarto a squadre. Il padre era nella campagna di Libia. Lui è ardito nella prima guerra mondiale, poi è in Etiopia e diventa generale di armata, comandante della scuola militare di Tor di Quinto, vincitore di coppe delle nazioni a piazza di Siena, dopo la liberazione costituisce la brigata corazzata ariete, presiede la federazione italiana sport equestri dal 1960 al 1965 (muore il 17 dicembre 1965). Dirige la squadra olimpica di equitazione nel 1960.

COSì LA TRECCANI:

http://www.treccani.it/enciclopedia/olimpiadi-estive-anversa-1920_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/

UN PO’ DI LINK

https://www.youtube.com/playlist?list=PLN09FsFhs_he6h7l1ibKx_9K6LPQlDeEd

https://youtu.be/8hRcyQqiCIQ

La mia playlist: https://www.youtube.com/playlist?list=PLPaSgPWzhB51J4gDoyYm9JCR0lhP432fN

24 Novembre 2020
di riccardoricciblog
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Frasi, esercizi e temi dal corso di fotografia

Un po’ di frasi storiche dette dal fotocoach o considerazioni mie fatte durante corso di fotografia street e reportage
0. Ci sono stati dati otto temi per fare un nostro reportage da presentare a fine corso. Li pubblico nel prossimo post.
1. Dovrete mettere voi stessi nelle foto. Dovrete lasciar trasparire ciò che provate quando scattate. Più metterete voi stessi nel reportage che farete, più questo sarà bello. Buttate via ciò che non siete, ciò che non sentite davvero.
2. Il giudizio degli altri non va ascoltato ma sentito. Non basatevi sul giudizio altrui ma sentite tutti. Se su tredici persone dieci vi dicono una cosa forse vanno sentiti. Un fotografo famoso (Joel Grahams?) una volta mi disse di essere rimasto colpito da una persona su mille che su Facebook aveva notato una fotografia ipersatura. Non è che si rimise a rifare la foto, ma decise di ponderare quel giudizio più dei 999 che dicevano che la foto era bellissima.
3. Non hai portato la chiavetta USB con le foto? Torni dalla Norvegia e non porti le foto? Screanzato!
4. Avrei dovuto portare una chiavetta USB con cinque foto e non avrei dovuto portare la fotocamera, secondo le istruzioni inviate via email. Ho portato la fotocamera e non la chiavetta. Per il corso base avevo seguito le istruzioni, ma…vedi il punto 6 sullo sbracamento.
5. Il foto coach era molto abbronzato. Non deve aver passato l’estate a Hammerfest.
6. “Stiamo aspettando tre persone, ma poiché sono vecchie conoscenze si sbracano e pensano di poter arrivare quando pare a loro”.
7. Prima delle lezioni sul maxi schermo viene praticamente proiettato un concerto rock. Non fa male arrivare mezzora prima.
8. Questo corso dura un mese e mezzo. Potrebbe durare un anno e mezzo. Vi trasferiremo un metodo, avrete degli input in base ai quali potrete fare migliaia di esercitazioni. Dopo di che sarete sempre più bravi. Mi raccomando, però: non pensate di fare il corso e il giorno dopo la fine fare un reportage di guerra in Siria.
9. Il reportage racconta un evento, qualcosa di non ripetibile nello stesso momento nello stesso luogo e lo fa attraverso una serie di fotografie. Può essere pensato, ipotizzato, costruito. Se esci per un reportage qualche foto la porti a casa. La street photography parla della quotidianità, dell’ordinario, e lo fa attraverso una sola foto. Gente che aspetta il bus, che mangia un panino. Devi riuscire a vedere qualcosa di straordinario nell’ordinario. Noti qualcosa che chi è accanto a te non nota. È come andare a pesca: esci e rischi di non portare a casa niente.
10. Il corso, quindi, si dividerà in tre parti: allenamento dell’occhio, reportage, street photography.
11. Ricordate che la composizione in fotografia equivale alla presentazione di un piatto in cucina. Un piatto presentato bene attrae e viene pagato di più.
12. La prima cosa che dovrete imparare a fare è fotografare cose banali. Ma non basta: dovrete farvi un mazzo tanto nel fotografare cose banali. Anzi, nel fotografare e basta. Non pensate di uscire a fare fotografia di strada e incontrare un maiale che suona il violino. Quella è la botta di culo.  La street va cercata e studiata. Ci vuole pazienza.
13. Il vostro compito durante il corso sarà quello di fare un vero e proprio reportage. Pensate molto. Pensateci ogni volta che potete e volete. Quando siete in macchina, quando siete a casa, quando fate finta di lavorare.
14. Costruiremo il reportage insieme. Pezzo per pezzo. Metterete le foto nel Google Drive e le commenteremo insieme. Non tenete le foto nascoste per poi mostrarle all’ultimo minuto.
15. Vi parlerò di me, delle mie foto e in particolare dei miei fallimenti, delle difficoltà incontrate soprattutto ai primi tempi, quando facevo proprio reportage. Poi vi riempirò la testa di fotografi da seguire o da leggere, di libri da leggere, di video da vedere.
16, dopo avere visto le foto degli studenti. Occhio alle foto storte. Non ti sembra storta, quella foto? C’è il mare in discesa.
17. Attenzione. Potete fare volutamente una foto storta. Perché destabilizzi, per evidenziare il movimento. Però i paesaggi no, per favore. I paesaggi storti no.
18. Attenti ai social. A scorrere le foto brutte vi abituate alla bruttezza. Se sfogliate le foto per migliorare, sfogliate solo foto belle.
19. È impossibile tornare da un viaggio con xmila foto belle. Su duemila ne salvo 15 e ne pubblico 5. Da una settimana in marocco. Due settimane negli usa: tremila foto fatte, trenta salvate, nove pubblicate. La foto bella deve essere la foto bomba. Quante fotografie scatta un fotografo del National Geographic in media per ogni foto pubblicata? Oltre 1300.
Sono tornato da tanti viaggi senza foto salvate. Le pensi e tutto ma quelle belle saranno sempre poche.
20. A volte succede che le foto salvate siano di più perché ti sei trovato un tema. Per esempio in Svezia ho deciso di fare foto a ciò che vedevo e che fosse giallo o blu. Funghi, porte, scatole, cartelli. Allora ecco il racconto, ecco il tema, ecco il senso dato a quelle foto. Ne salvi tante quando lavori con tanta testa.
21. Avete portato le foto. Bene. Ho detto che non le giudico. Comunque a grandi linee dovrete: osservare meglio, comporre meglio, riguardare la prospettiva, controllare la post produzione. Gli spunti potevano essere buoni, ma in ognuna c’era qualcosa da aggiustare, magari poco: ritagliare, fare qualche passo o farlo fare ai soggetti, cambiare la prospettiva, aumentare o diminuire la post produzione ecc.
22. È importante che le fotografie siano coerenti. Ci sia coerenza nel vostro stile. Coerenza nel racconto. Dovete far venire fuori un vostro stile, una vostra impronta. La mano del fotografo è riconoscibile indipendentemente dal soggetto e dal luogo.
23. Esempi di fotografi. Gianni Berengo Gardin. In faccia sembra un tesoro. Se poi ci parli non è così un tesoro. Scatta a 87 anni. Ha raccontato la storia d’Italia attraverso le immagini. Un giorno che faceva delle foto alle moto in autogrill, a 85 anni, ha spiegato che tra cinquant’anni quelle foto potranno essere dei tesori. Raccontare un’epoca. Vedi quanto è ancora proiettato in avanti?  A 85 anni pensa alle foto tra 50 anni. Le foto più invecchiano e più migliorano. Se la foto racconta qualcosa migliorerà col tempo anche se è banale. Il suo reportage “Mostri a venezia” dedicato  alle navi da crociera rappresenta l’abc del reportage perfetto, per iniziare, del reportage scolastico, se vogliamo: coerenza nelle inquadrature, stesso taglio orizzontale, scelta del bianco e nero, coerenza di stile, sensazione di lentezza, composizione che rende le navi come se fossero palazzi. Con poche foto ha detto tutto.
24. Esempi di fotografi. Paolo pellegrin. 50 anni. Ha fatto reportage di guerra. . E ritratti. Le sue foto sembrano meno coerenti. A fuoco alcune, mosse altre, incorniciate altre, alcune anche storte. Tutte dure.  In realtà sono caratterizzate da uno stile ben preciso: bianco e nero, forte vignettatura per rendere la drammaticità e far concentrare lo sguardo verso il centro, sotto esposizione. Rispetto alle foto di Venezie, sono più dinamiche. Il punto però è che si vede che c’è una mano. Non ci sono foto che stonano. Poi possono essere capite o meno, possono piacere o meno.
25. Una volta trovato il tema la foto può anche non essere coerente, chiara o scura, mossa o storta. Deve esserci però il carattere, la mano. Anche l’errore ci sta purché il tema possa sposare questo modo di raccontarlo. Che le foto stiano bene tra loro e siano armoniche tra loro. Non stonino.
26. Tornate al punto 1. Non sarà facile all’inizio: il percorso è lungo, ma se vi impegnerete e vi appassionerete arriverà il momento in cui farete il passaggio dal fare le foto che piacciono a tutti a quello in cui fate le foto che trasmettono pienamente voi stessi.
27. Vuoi avere un attestato? Prima regola della fotografia: l’attestato non lo chiede nessuno perché non conta niente. Conta quello che sai fare. Il tuo portfolio parla per te.
28. Altri fotografi. Terry Richardson. James Nachtwey (cercate il libro “memoria”). Annie Lebovitz, la fotografa della regina Elisabetta, la miglior fotografa ritrattista, la fotografa dei Rolling Stones.
29. Libri. Consigli di un fotografo viaggiatore, Reportage (antologia di interviste da cui si impara tanto), libri dei fotografi citati in precedenza, The photographer’s playbook (307 idee di reportage).
30. Devo tornare a Stoccolma. Non per la città né per la mezza maratona (oddio, volendo anche per queste due cose). Bensì per il museo Photographiska, il più bello e grande del mondo. Il suo bookstore è il paradiso, dice il coach.
Poi abbiamo fatto degli esercizi pratici:
1 – Santa Croce – 15 minuti – Racconta la facciata della chiesa di Santa Croce in modo non banale (con riflessi, dettagli, sfruttando la composizione, con diverse esposizioni, etc) – 4 fotografie
2 – Santa Croce/via de’ Benci – 15 minuti – Cerca i cerchi (fotografare i cerchi che trovi intorno a te) – 4 fotografie
3 – Via dell’Anguillara/Borgo de’ Greci/Via de’ Neri – 15 minuti – I portoni di Firenze (fotografati in modo coerente) – 4 fotografie
4 – Piazza Signoria – 15 minuti – Scegli il tuo luogo di caccia e aspetta la preda (scegliere con attenzione un punto preciso nella piazza e stare fermi per 15 minuti fotografando quello che succede) – 2 fotografie
5 – Ponte Vecchio – 20 minuti – Fotografare con ottica corta e fissa (mettere lo zoom al minimo e fotografare esclusivamente con quella focale fissa) – 2 fotografie
6 – Via Calimala – 20 minuti – La Relazione (fotografare elementi messi in relazione nella stessa scena, ad esempio orologio da polso e orologio sul campanile) – 1 fotografia
7 – Piazza della Repubblica – 20 minuti – Non sense (fotografare una scena con un apparente non-sense, come una donna anziana che guarda i completini intimi in vetrina oppure chi chiede l’elemosina davanti ad un negozio di lusso) – 1 fotografia

Questi sono 30 soggetti da trovare e fotografare in 30 minuti (tassativi):

– rosso
– triangolo
– morbido
– dolce
– giallo
– metallo
– trasparente
– freddo
– scritto
– tagliente
– scuro
– tondo
– legno
– salato
– bacio
– blu
– plastica
– pizza
– elettrico
– riflettente
– stoffa
– duro
– bambino
– bianco
– fragile
– amaro
– orologio
– acqua
– rettangolare
– metallo

Come esame finale ecco i reportage che avremmo dovuto presentare (uno a scelta a persona):

1. Foto nello spazio. Descrivi la vita sulla terra per un alieno. Scientifici (fotosintesi…) o umani (Relazioni…)
2. 24h. Passa 24 ore insieme a una persona e descrivi la sua vita. In molti scelgono questo. Nessuno ha passato 24 ore. I reportage facevano schifo. Le 24 o 48 ore devono sfinire voi e loro. Annie lebovitz: mi servono due giorni per fotografare una persona. Un giorno pe conoscerle e un giorno per scattare. Non puoi raccontare qualcosa che non conosci. Non fatelo a vostro fratello o vostro figlio. Persona con cui non avete mai passato 24 ore insieme. Non un amico. Difficile organizzarsi. Tipo da mezzogiorno a mezzogiorno. Dalle cinque alle cinque. Dormire nello stesso posto. Trenta viene più figo. Cadono le maschere dell’altra persona e la vostra.
3. Parole e immagini. Scegli una poesia o una canzone e descrivila per immagini.a cui tenete particolarmente .date la stessa sensazione attraverso le fotografie.
4. L’errore. Crea un insieme armonico di fotografie tecnicamente sbagliate. Mosse, sfocate, sottoesposte. È piaciuto ma è venuto male. Trovare un tema, fare un racconto, scegli un errore (es sfocato), dedicatevi a quello. Uno era banale ma stupendo con un 50mm. In giro per firenze a fotografare le persone che si fanno i selfie sfocando le persone e mettendo a fuoco lo sfondo. Lo svuotamento della persona. Cosa ridi davanti a palazzo vecchio. Ragazza selfie da figa su instagram. Chi se ne frega. Tutto a fuoco tranne la tipa vuota e sfocata.
5. Attualità. Descrivi un evento di cronaca. Esempio. Una ragazza ha fatto un reportage sui punti a firenze dove ci sono i ricordi di chi ha avuto incidenti stradali. Poi ritratti agli amici.
6. Società. Descrivi una minoranza culturale a firenze. Esempio. Chiese evangelisti comunità filippina a gavinana.
7. Gli artigiani. Botteghe, lavoro, persone. Foto di quello che fa i cappelli, raccontate lui, fatevi invitare a casa, ambiente dove lavora, insieme alla figlia, chi fa ancora quel lavoro, il calzolaio, non il cappello. Raccontate chi è la persona. Perché quest’uomo fa il calzolaio.
8. Firenze senza tempo. Fai foto che potrebbero essere scattate oggi come 100 anni fa. Un po’ architettonico. Sembra che siamo chissà quando chissà dove.

 

23 Novembre 2020
di riccardoricciblog
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I resoconti dei mondiali di nuoto 2019

UNO

LA GARA TOP: i 400sl femminili.

Cara Ledecky ti scrivo. Siccome sei molto lontano…

No. Non sei lontano. Non hai mezza vasca di vantaggio già dopo la partenza, stavolta. Anzi. Davanti a te ci sono io. Ci resto. Sì, a metà gara mi superi, ma non mi stacchi. Ti vedo che non mi stacchi. L’ultimo cinquanta metto il turbo, ti raggiungo, tu non sei abituata ai sorpassi altrui, tu sei troppo abituata a nuotare da sola beatame

nte verso l’oro, tu molli, non combatti colpo a colpo negli ultimi venticinque metri, sei troppo sorpresa per reagire, mi involo io verso la vittoria. Vinco io. Come ho fatto ai panpacifici del 2018. Come ha fatto una certa Pellegrini a Budapest nel 2

017. Però quelle volte si trattava della tua distanza meno favorevole, i 200sl. Adesso stiamo attaccando i tuoi regni. Non sei più imbattibile. Firmato, Arianna Titmus.

IL MARZIANO.

Adam Peaty potrebbe spiegare come è la vita su Marte. Ci eravamo abituati da poco al fatto del primo uomo che era riuscito a nuotare i 100 rana in meno di 58″ che Adam decide di affinare e migliorare la partenza e così senza colpo ferire si mette a scendere sotto i 57″. Servitevi, signori. La casa offre gare entusiasmanti e un record del mondo già il primo giorno. Tanto per far schizzare in alto l’adrenalina fin da subito.  Gli italiani? Scozzoli esemplare e sfortunato (fuori dalla finale per un centesimo),  Martinenghi boh.

ITALIANS DO IT GENERALLY WELL

Gente strepitosa. Uno. Elena di Liddo, record italiano, tempo fantastico (57”04) e ingresso in finale in un  100 farfalla da urlo (lei fa parte di quelli che hanno urlato, la medaglia è quasi impossibile, ma mai dire mai, soprattutto se scende sotto i 57”). Comunque con 57”23 non si entra in finale. Tanto per dire il livello.

Gente strepitosa. Due. Fabio di Tullio, 18 anni e un tempone nei 400sl (tanto che ci si potrebbe fare un pensierino per i 200 e per gli 800, magari per l’anno prossimo, il ragazzo crescerà…).

Gente strepitosa. Tre. Frigo (oh ora non ricordo e non cerco il nome) 47”27 lanciato: se fosse arrivato il podio nella 4x100sl tanto del merito sarebbe stato suo.

Gente che parte troppo forte: Condorelli, su, pensavi di dover fare un cinquanta?

Gente che arriva male: Miressi, proprio tu? Cinquanta sfumature di podio. Cinquanta bestemmie assortite.

Gente che fa un passaggio un po’ troppo lento: Detti, non ti fidare di Rapsys, piuttosto guarda Horton e dì a Morini che non dica 3’41”finché è nel sacco.

Gente che se delude lo fa solo un po’, magari per un tempo inferiore alle attese che però è pur sempre un record italiano. Gente che è abbonata alle medaglie da diverso tempo: Gabriele Detti, sempre lui.

Gente che per un centesimo perde  l’ingresso in finale. Scozzoli, esemplare comunque in una delle numerose gare dal livello assurdo, e Codia, bravissimo. Pochi, maledetti e subito, dirà invece chi è arrivato ottavo.

Gente encomiabile. Luca Dotto e Ilaria Bianchi.

Gente che ha solo perso un anno o ha perso il capo? Ilaria Cusinato.

Gente che aspettiamo da tempo: velociste e mististe.

Gente che dovrebbe chiarire le regole: il dt Butini riguardo ai criteri di qualificazione, laddove ci siano tanti pretendenti a uno o più posti, come accade per i velocisti. Ci sono state polemiche per l’esclusione di Zazzeri e di Vendrame.

ALTRO

“Vinse, ma non fumai con lui. Non era venuto in pace”. Dirà un giorno Horton.

Sembra che Sun abbia preso a martellate le provette del suo sangue. La FINA per ora ha deciso di non decidere. #iostoconhorton.

La Francia ha rinunciato alla 4x100sl femminile perché ha mancato la qualificazione per nove centesimi. La 4x200sl femminile non vedrà alla partenza diverse nazioni forti. Sembra che faccia schifo l’idea di qualificarsi all’Olimpiade: chi va in finale si qualifica.

Il Brasile non doveva spaccare il mondo nella 4×100? O forse era la 4×200?

Sarah Sjorstrom è la solita bestia.

Alla Svezia femminile manca sempre una quarta staffettista, si tratti di 100sl o 200sl.

Il Rylov che non ti aspetti quasi quasi fa fare alla Russia lo scherzetto agli Stati Uniti, ma gli scherzi non sono ammessi quando hai a che fare col buon vecchio Adrian.

Con una Manuel strepitosa e la coppia non Campbell delle australiane un po’ in difficoltà lo scherzetto nella 4×100 donne potevano essere le americane a farlo, ma anche a Cate non piacciono gli scherzi altrui.

È l’anno dei mondiali e le canadesi sembrano esaltarsi quando sentono il profumo di mondiali. Potrebbero fare molti scherzetti, come nel 2015. Salvo evaporare poi all’Olimpiade?

Vedremo. Intanto continuiamo a goderci questi Mondiali, che sono partiti con delle belle botte di emozioni.

DUE

  1. Il 100 dorso femminile non si è disputato.
  2. Sono in lutto per la sconfitta del Setterosa. Bronzo a Kazan, argento olimpico, argento nella World League e una certa ritrosia a dare continuità ai salti di qualità.
  3. Sarah Sjostrom ha sempre patito i corpo a corpo. Ogni giorno si scopre una nuova canadese terribile. Ogni giorno c’è una big surprise big surprise!
  4. Ceccon, quello che sembra che non tocchi mai a lui. Bravo invece Sabbioni.
  5. Veni, Vidi, Mangiai vivo quello accanto, Megli.
  6. Il 100 dorso femminile non si è disputato.
  7. Elena Di Liddo ci ha provato, ci ha sperato, “è solo l’inizio” ha scritto su Instagram. Mai legno fu accolto con più gioia.
  8. Ma non è bello che la Carraro e la Castiglioni abbiano stabilito lo stesso record italiano nello stesso giorno e abbiano conquistato insieme la finale mondiale? Arianna col brivido dello spareggio, tra l’altro.
  9. È tornata ye shi wen. Con le sue manone (Cit)
  10. Che bello il messaggio alla Ikee.
  11. Lewis, il Megli australiano.
  12. Bella squadra, quella italiana. I commenti più approfonditi si lasciano alla fine, però. Non s’abbia a portare male.
  13. No, il 100 dorso femminile non si è disputato.

TRE

  1. Tommaso Mecarozzi su Instagram: “Ci hanno comunicato all’ultimo che oggi avremmo trasmesso da web, salvo finestre su Raidue e Raisport”. Segue faccina arrabbiata.  La giornata di oggi ha sancito l’inutilità della tv generalista per seguire gli eventi sportivi.
  2. “Mai fidarsi della Rai” è più vero che mai.
  3. 200 farfalla femminili. Gli ultimi venticinque metri della Kapas sono l’emblema delle rimonte. “Lo avranno sentito il fiato sul collo le due americane? No? È perché andavo moooolto più veloce di loro”. La Kapas: te la immagini mezzofondista e te la ritrovi delfinista. Il tempo della vittoria era comunque alla portata non solo di una Cusinato, ma anche della Polieri di Londra 2016.
  4. Vorrei far notare che la farfalla e il delfino sono due animali diversi e uno dei due notoriamente non sta in acqua. Anche il fatto che una rana che fa un movimento diverso diventi ufficialmente una farfalla è piuttosto curioso.
  5. La finale dei 100 metri stile libero è stata una delle più belle della storia. Dressel si tuffa e riemerge a metà vasca. Chalmers non si scompone più di tanto e piazza un ritorno spaventoso, ma non sufficiente. La prossima puntata è attesa a Tokyo 2020.
  6. È sempre affascinante vedere la Sjostrom che non respira quando nuota.
  7. Forse è il caso che segua con più attenzione i 200 rana. Prima semifinale: record del mondo sfiorato da Chupkov. Seconda semifinale: record del mondo eguagliato da Wilson.
  8. Se ne è andato anche il record del mondo della Cina nella 4x200sl. Fu realizzato a Roma nel 2009, quella volta in cui la Pellegrini avrebbe voluto buttare nel Tevere le sue compagne di staffetta, esclusa la Filippi. La sfida di oggi tra le australiane e le statunitensi è stata spettacolare. Le australiane hanno vinto meno facilmente del previsto. Le ragazzine terribili del Canada si sono piazzate al terzo posto.
  9. Gli impianti vuoti per le partite di pallanuoto mettono tristezza. A Budapest erano stabilmente pieni e traboccavano di gente anche i prati da cui si potevano vedere le partite sui maxischermi.
  10. L’Italia è arrivata in finale perché non sono andato a vederla.
  11. Sandro Campagna: “Se vedrò qualcuno appagato per avere ottenuto il pass olimpico, le Olimpiadi le guarderà da casa”
  12. Per un po’ sulla pagina di Wikipedia di Simone Sabbioni è apparsa la scritta: “Detiene il record di device per la partenza rotti”.
  13. Restivo su Instagram: “Non sono mai entrato in clima mondiale. La preparazione non mi ha dato la fiducia con cui solitamente affronto gli appuntamenti chiave. Buono però sapere in cosa ho sbagliato per ripartire da lì”. In tv: “Non sarà una gara sbagliata a frenare la mia ascesa”.
  14. Mya Azzopardi è una nuotatrice maltese che ha dormito fuori dal villaggio perché ha chiuso da fuori la porta con le chiavi dentro. Inoltre ha urlato scherzosamente fai schifo a Federico Burdisso mentre questo giocava a biliardo. Il tutto è stato postato su Instagram.
  15. Milak: “Phelps was not my role model. I tried to watch a couple of his races in order to look at this technique but the video’s quality wasn’t good enough to really see the details. As a kid I didn’t look for finding a hero. I wanted to be the best and focused on myself. To improve day by day on my way up”. Still pushed for a name he then gave one. “You really want to know who I consider a hero? Then it should be Katinka Hosszu. She also train in the Duna Arena and I get amazed every single day as I watch her working brutally hard. The workloads she takes, that’s my inspiration. Yes, Katinka is my role model”. Fonte: Bobby Hurley su Instagram.
  16. Phelps ha dichiarato a SwimSwam che, nonostante la delusione per aver perso il record non potrebbe essere più felice nel vedere come sia stata nuotata questa nuova miglior prestazione mondiale. Elogia in particolare l’ultimo 100 dell’ungherese, sottolineando comunque come abbia nuotato un ottimo 200 dall’inizio alla fine. Ha continuato poi complimentandosi per la bellissima tecnica e sostenendo che questa prestazione sia stata possibile solo perché c’è stato qualcuno che l’ha voluta, ha sognato di farla, ha capito cosa ci sarebbe voluto per arrivarci e ha lavorato qualitativamente e con continuità fino a realizzarla.

QUATTRO

  1. Supersimoquadarella. “Sapevo che avrei vinto fin dall’inizio, ho detto al coach che volevo, che  non vedevo l’ora di entrare l’acqua. Poi non vedevo l’ora di arrivare perché sapevo che avrei vinto. Più vinco, più mi diverto, più voglio vincere. Poi voglio andare avanti per altri anni”. Se ci fosse stata la Ledecky, supersimo avrebbe forse fatto il record europeo. Può accontentarsi dell’oro mondiale, repeat please oro mondiale e del record italiano strappato ad Alessia Filipppi.
  2. Martina Carraro, tempo fa. “Non mi andava di perdere sempre. Ho cambiato tecnico, modo di nuotare, allenamento”. Bronzo mondiale e a occhio è solo l’inizio. Anche per la concorrenza interna. Ah. Nuovo record italiano.
  3. Arianna Castiglioni arriva ultima in finale e dice:”Me la potevo giocare”. Dio degli infortuni, lasciala in pace almeno per un anno, adesso.
  4. Filippo Megli: quinto al tocco, quasi bronzo dopo la squalifica di Rapsys, forse bronzo a settembre, scatenato durante l’intervista, un futuro che sorride a lui e alla 4x200sl.
  5. Federico Burdisso: finché la barca va io vado a tutta, quando non va più vado avanti di testa, poi resto deluso anche se arrivo in finale ma voi guardatemi domani che se tutto gira a modo potrei sorprendervi.
  6. Fabio Scozzoli: capitano e signore delle partenze. Intanto è in finale col terzo tempo. Poi si vedrà.
  7. Il dio del nuoto fa vedere ogni giorno Scozzoli e la Pellegrini ai suoi figli: “Quelli sono esempi da seguire”.
  8. Duncan Scott: a settembre avrai la tua rivincita.
  9. Federica Pellegrini. “Non farò mai più i 200sl”. Cambia idea e scopre di avere velocizzato i primi cento. Lascia di stucco Luca Sacchi. Che fine ha fatto chi la dava per finita nel 2005? Lei è ancora qui.
  10. Intanto tutti gli azzurri, tranne Silvia Scalia hanno superato almeno le batterie del mattino. Quasi tutti hanno dato il massimo nel momento clou e lo testimoniano i record personali e quelli nazionali. Questo andazzo va avanti da qualche anno e un bell’andazzo.
  11. Gli Stati Uniti stanno andando male anche perché fanno delle selezioni da manicomio ma l’anno prossimo saranno là davanti, in forma olimpica.
  12. Qualcuno ha notizie della Francia? (Si sa che tornerà, ma per ora è dietro).

CINQUE

  1. Dimostrazione di forza di Greg Drago. “Provate a prendermi se ci riuscite”. Non ci sono riusciti. È già adesso il miglior nuotatore italiano maschio di sempre? Le sue parole: “Non ci sono parole. Questa vittoria mi ripaga di tante scelte fatte in questo periodo. Il fondo mi fa stare meglio anche in vasca e è bello avere appurato che sono ancoracompetitivo”. Per finire una promessa:”Il meglio deve ancora arrivare”.
  2. Segnalazioni segnalabili da instagram: la squadra azzurra che ha fatto il coro “Gregorio facci un saluto” dopo il suo arrivo e poi ha incitato la Pellegrini, le storie che pubblicano gli atleti (anche quelli rimasti a casa)  e soprattutto il record di storie pubblicate ogni giorno da Massimiliano Rosolino.
  3. Neverending Fede (1). Oggi non ce n’era per nessuno. In una gara dove si sono cimentati i più grandi talenti degli ultimi dieci anni lei è ancora in cima al mondo con una classe infinita e con una fame di vittoria che non si può non ammirare. Quella di oggi è anche stata la finale mediamente più veloce di sempre con le prime quattro sotto 1’55”.
  4. Neverending Fede (2) Sarà che prende tutto più serenamente, che ormai ha i 200 metabolizzati nelle sue cellule, che ogni decisione le crea qualche vantaggio. Decide di rinunciarci e l’anno dedicato alla velocità dà i suoi frutti: migliora comunque nelle gare veloci e migliora i tempi dei passaggi delle prime due vasche nei 200. Con tutto ciò mantiene i suoi punti di forza, come la sua ultima vasca micidiale. Oggi ha fatto un tempo  che avrebbe dato filo da torcere anche a Ledecky, Mceon, Ruck così come lo ha dato a Titmus e Sjostrom. “La Pellegrini quando è in forma ti uccide di testa” ha scritto Romanenghi su Acquastampata.
  5. Neverending Fede (3). Quattro titoli mondiali. Otto podi mondiali consecutivi. È la più grande duecentista di sempre. La prima presenza è a Barcellona 2003. La prima medaglia olimpica a Atene 2004. La prima medaglia mondiale a Montreal 2005. Il primo oro mondiale a Roma 2009. L’all time dei 200sl dice: Pellegrini 1’52”98, Schmitt 1’53”61 Pellegrini 1’53”67, Ledecky 1’53”73, Sjostrom 1’54”08, Pellegrini 1’54”22 (il suo migliore in tessuto, nuotato oggi), Titmus 1’54”30, Sjostrom 1’54”31, Sjostrom 1’54”34, Schmitt 1’54”40. La base per fare una grande Olimpiade c’è. Intanto per ridere un po’ sarebbe curioso rileggere i post, i forum, gli articoli degli anni passati, soprattutto quelli in cui una persona su due dichiarava la propria antipatia nei confronti di Federica. Sarebbe divertente rileggere le profezie di sventura, più che altro.
  6. Neverending Fede (4) Vi ricordate dove eravate e cosa facevate negli altri mondiali?  Io sì. Nel 2005 a casa l’ho sentita lamentarsi dell’argento ma per me era chiaro che fosse l’argento della rinascita. Nel 2007 a casa ho esultato quando ha fatto il record del mondo nei 200sl in semifinale anche se poi in finale ha preso il bronzo e il record se lo è ripreso la Manaudou. Nel 2009 ero nella bolgia di Roma. Nel 2011 ha preso il doppio oro e a dire il vero non ricordo dove ero, ma se lo ricordano Marin e Magnini. Nel 2013 ero a Barcellona quando solo la Franklin l’ha battuta e ho scritto su fb “Vi ha zittiti tutti”. Lei ha zittito intanto i tifosi francesi da cui ero attorniato. Nel 2015 ero a Kazan insieme a un quartetto di tifosi italiani, tra cui la mitica Amelia, ex ranista che aveva battuto la Castiglioni una volta. Federica ha preso l’argento e in lacrime alla RAI ha detto che ha vinto la medaglia contro tutte le voci, per il suo ULTIMO MONDIALE…a cui ne sarebbero seguiti altri due. Le voci erano quelle legate al fatto che avrebbe dovuto fare i 400 perché i 200 erano troppo veloci e con troppe concorrenti. Inoltre aveva già lasciato Lucas per Matteo Giunta? Nel 2017 ero a Budapest e vederla infilare la Ledecky fu da infarto. Dietro di me delle ragazze italiane iniziarono a urlare come delle ossesse. Nel 2019 ero a casa e forse questa è stata, dopo Roma 2009, la sua vittoria più maestosa, più sontuosa, più netta. Forse non la più incredibile. A Budapest non aveva dato in semifinale la stessa impressione di potercela fare.
  7. Federica, qual è la ricetta magica per continuare a vincere? “Boh, a me piace faticare, piace allenarmi, piace nuotare, piace trarre risultati dalla fatica che faccio”. Anche se “prima delle gare soffro la tensione, non dormo, non mangio”.
  8. C’erano una volta i record mondiali che sembravano insuperabili. Il 7.32 di Zhang negli 800sl, i due di Biedermann nei 200sl e 400sl, l’1’51”5 di Phelps nei 200 farfalla. Quest’ultimo è stato superato oggi. Si sapeva che Milak è un portento. Oggi lo ha dimostrato: un secondo meglio del record del mondo di Phelps e oro mondiale con tre secondi di vantaggio su tutti. Ci sono duecentisti a stile libero che sono contenti dell’1’48 e Milak li sta avvicinando a delfino. “Il suo è un tempo che modifica le percezioni e i punti di vista” (cit. dal forum di Corsia 4).
  9. Mauro Romanenghi su Acqustampata, su Burdisso: “Burdisso è l’uomo del treno. Quello che ci sale su quando sta partendo, quando oramai sembrava averlo perso. Quello che arriva in ritardo all’appuntamento ma per fortuna anche la ragazza è in ritardo. Quello che entra in finale quando sembra che non ci sia più speranza e agguanta il bronzo. Non stavolta, però”
  10. Federico Burdisso non si cura dei tempi, dei passaggi e degli avversari. Dentro di lui un quarto posto mondiale alla prima apparizione rappresenta una delusione. “Potevo fare di più”. Potrai fare di più. Rispetto ad anni fa è bello vedere questi atleti che hanno lo spirito giusto per migliorare fino a salire in cima al mondo. L’Italia sta facendo il suo miglior mondiale. Forse non tanto per le medaglie quanto per le presenze al pomeriggio e per l’atteggiamento. Anche quello dei delusi o degli sconfitti. Assumono un sapore più dolce anche i quarti e i noni posti.
  11. La mista mista è una gara ridicola, ma ci ha regalato il siparietto degli azzurri con la Diliddo scatenata davanti alla Caporale e la gufata di Sacchi agli americani. “Ci vuole un bazooka per batterli”. Il bazooka lo aveva l’Australia e si chiama Cate Campbell. Anche se gli americani hanno sbagliato a mettere una donna a rana perché lo scarto tra uomini e donne è più ampio rispetto a quanto si ha nelle altre frazioni.
  12. Non sparate su Miressi. Malgrado l’incidente di quest’inverno con preparazione travagliata e soprattutto nonostante una virata che lo ha fermato non è entrato nella finale dei 100sl per tre centesimi. Purtroppo o per fortuna bisogna essere al top e non si può sbagliare niente per entrare in certe finali dense e competitive. Tra l’altro sembra in progresso rispetto a inizio Mondiale e quindi si aprono prospettive interessanti per la mista.
  13. Torniamo a ieri: Megli e la Carraro hanno fatto tra le più veloci ultime vasche della loro gara; la King e la Efimova ridevano insieme alla Carraro sul podio (hanno sotterrato l’ascia da guerra?); la quattordicenne Sofia Sartori ai giochi giovanili ha stampato un 2’11”14 nei 200 farfalla che le è valso il record italiano ragazzi, strappato a Caterina Giacchetti.
  14. Comunicazione di servizio: le finali olimpiche di nuoto a Tokyo si disputeranno tra le 3,30 e le 5,30 del mattino. 1500sl e 200sl saranno lo stesso giorno e questa può essere una buona notizia per la Pellegrini.
  15. Tornando a oggi. A me è venuto di pensare che non ero in Corea ma che presto tornerò a vedere il nuoto dal vivo e che sono ormai dieci anni che lo faccio. Dovrei pensare a quello che ho visto, che ho vissuto, che ho provato. Pensarci e poi scriverne.
  16. Tra un anno comincerà l’Olimpiade di Tokyo. Un quadriennio olimpico terminerà e ne inizierà uno nuovo, in cui forse sparirà tutta una generazione di nuotatori che ho visto esserci e crescere o dominare. Sarà come se sparisse un pezzo di vita che mi ha accompagnato.

SEI

  1. Sono in lutto per la sconfitta del Setterosa. Bronzo a Kazan, argento olimpico, secondo posto in World League e tanto potenziale inespresso in altre occasioni. All’Ungheria è bastato bloccare la coppia Bianconi – Garibotti in attacco e approfittare di una difesa non impeccabile nel primo quarto.
  2. Sarah ha sempre patito i corpo a corpo.
  3. Ceccon, quello che sembra che non tocchi mai a lui. Bravo Sabbioni.
  4. Veni, Vidi, Mangiai vivo quello accanto, Megli.
  5. Parte male, nuota non benissimo, vira e si ferma, nuota sgangherata, non riesce a muoversi negli ultimi 15 metri, era sempre andata meglio e in crescendo in stagione, la finale era abbordabile, l’oro nei 200 possibile e adesso invece? Anche un anno fa uscì dai cento corrucciata e poi vinse l’oro europeo. Chissà stavolta. Per vincere ci vuole forma fisica, capacità di sopportare la tensione, espressione al top della propria nuotata. La carriera poi è lunga.
  6. Quadarella in scioltezza.
  7. Di Liddo ci ha sperato e ci ha provato. Un legno felice. “È solo l’inizio”.
  8. Ma non è bello che la Carraro e la Castiglioni abbiano stabilito lo stesso record italiano nello stesso giorno? Ad Arianna è toccato il brivido dello spareggio. Il livello è ovviamente alto e quindi non è facile il podio.
  9. Comunque ci sono poche controprestazioni, tutti tirano al mattino, generalmente fanno il massimo nell’occasione che conta e a volte tirano fuori prestazioni sorprendenti (Di Tullio, Frigo). Mancano forse le punte, anche se in forma ci sono Detti, Paltrinieri, Quadarella e Panziera da oro mondiale. Pellegrini non più?
  10. È tornata ye shi wen. Con le sue manone (Cit)
  11. Che bello il messaggio alla Ikee.
  12. Lewis, l’australiano che spunta dal nulla.

SETTE

  1. È tornata la Ottesen!
  2. Sembra di essere alle convention della Apple. “Il 200 rana più veloce di sempre”. Chupkov si tiene nascosto e piazza un ultimo cinquanta da urlo. “Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”, sente chiedergli. “Elementare, Wilson”, gli risponde il russo dall’alto di un record del mondo strepitoso.
  3. Regan Smith è il terremoto diciottenne, il fenomeno statunitense che ti tira giù tre secondi in un baleno e sconvolge una gara nella quale l’alto livello sembrava stabilizzato sui 2’05”/2’06”. Regan Smith è anche l’eufemismo che userà da qui in avanti Margherita Panziera per evitare di bestemmiare in modo esplicito. “Mi sono fatta il mazzo per  nuotare 2’05” e tu mi appari all’improvviso e nuoti 2’03”35 accanto (o meglio avanti) a me? Record del mondo di Missy Meteora (sigh) Franklin abbattuto.
  4. La 4×200 stile libero è stata una cosa da tenere gli occhi incollati allo schermo e non staccarli se non dopo aver memorizzato tutto. Quanto possono bruciare tre centesimi di distacco dalla medaglia di bronzo? Ora non devono mangiarsi troppo le mani, che servono loro per preparare Tokyo.
  5. Area 51 esiste. Ogni tanto fanno uscire qualcuno e lo mostrano al mondo. Dressel e Regan Smith, per esempio, vengono da lì.
  6. Luca Sacchi: “Quando vedi uno che ti è così davanti al passaggio ti senti fermo, inutile, insignificante”. Dressel: 49”50 nei cento farfalla. Record del mondo sfilato a Phelps.
  7. “Il 100 stile è roba mia”. Simone Manuel si è nascosta per qualche giorno e poi ha fatto il cucù più meraviglioso del mondo in faccia a Cate Campbell e alla Sjostrom. Di nuovo.
  8. Gwangju e i suoi impianti semivuoti non si meritano questo Mondiale spettacolare. Efimova, che ne pensi? “Come atmosfera è il peggior Mondiale tra i sei che ho disputato” detto con tono schifato nonostante l’oro appena vinto nei 200 rana femminili.

OTTO

  1. Dai, Margheeeeeeeee!
  2. Il Settebello è stato strepitoso. Anche il gruppo ultras italnuoto si è ben distinto.
  3. Sandro Campagna, il chirurgo della pallanuoto. Lui sa dove colpire, spiega come farlo, i giocatori eseguono.
  4. Simona Quadarella è stata eroica. Dieci, cento, mille quadarelle.
  5. Benedetta Pilato, veterana a quattordici anni. “Sì, ho fatto la mia gara, non ho avvertito particolari tensioni, sono sempre cinquanta metri da fare a rana, no?”
  6. Pilato & Carraro vs King & Efimova. Lo avreste immaginato solo un anno fa? Purtroppo i 50 rana non sono distanza olimpica. Purtroppo la mista cagata sì, by the way.
  7. Codia e Vergani, coi tempi di un anno fa, sarebbero stati argento mondiale. Maybe next year?:)
  8. Alla quasi fine ci sono stati successi e controprestazioni, ma l’atteggiamento degli azzurri di fronte ai risultati è quasi sempre quello giusto.
  9. Quattro quarti posti per un distacco totale di venti centesimi o giù di lì. Sarà record? Corsia 4 sezione statistiche: arrivo

Vogliamo poi ricordare il trionfo del Settebello? https://youtu.be/ugziiwmI-M0

 

22 Novembre 2020
di riccardoricciblog
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Non eccediamo col catastrofismo climatico

“Se non si inverte il segno del cambiamento climatico entro il 2000 sarà troppo tardi per evitare una catastrofe”. Qui, insieme ad altre dieci previsioni (o annunci giornalistici) rivelatesi infondate: https://www.westernjournal.com/ct/10-failed-global-warming-predictions/

Qui invece vengono elencate 18 previsioni sbagliate fatte nel periodo della giornata della Terra, anno dopo anno. http://www.aei.org/publication/18-spectacularly-wrong-predictions-made-around-the-time-of-first-earth-day-in-1970-expect-more-this-year-2/

E poi, più in particolare sulle previsioni sul cambiamento climatico:

1 https://m.youtube.com/watch?reload=9&v=J2u_TIWPupw

2 https://wattsupwiththat.com/2017/10/30/some-failed-climate-predictions/

3 https://www.wnd.com/2018/08/30-amazing-years-of-failed-climate-alarm-predictions/

4 https://www.wsj.com/articles/thirty-years-on-how-well-do-global-warming-predictions-stand-up-1529623442

Ma ecco che arrivano i nostri!

In particolare: è vero che le previsioni dell’IPCC si sono rivelate infondate? Quelli di Skeptical Science dimostrerebbero che non è così (non uso l’indicativo perché ho solo leggiucchiato tutti questi articoli senza soffermarmici), almeno per quanto riguarda le variazioni della temperatura.

1 https://skepticalscience.com/ipcc-global-warming-projections.htm

2 https://skepticalscience.com/30-years-later-deniers-lying-hansen-88.html

22 Novembre 2020
di riccardoricciblog
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Economisti sul carbon dividend

Insomma c’è questa dichiarazione di diversi economisti statunitensi, tra cui Sammers, Mankiw, Bernanke, a sostegno di un piano  per la combinazione di carbon tax (il modo più efficace per contrastare i cambiamenti climatici) e carbon dividends (le entrate delle tasse andrebbero redistribuite ai cittadini. Nel caso di tax globale, ai singoli paesi).

Sulla carbon tax (o sul cap and trade, visto che alcuni preferiscono l’una e altri l’altro) sono tutti d’accordo, non solo i firmatari o quelli che firmeranno via via la lettera, che è riportata, per esempio, qui: https://www.env-econ.net/2019/01/i-signed-the-economists-statement-on-carbon-dividends.html

Qui viene spiegato perché, secondo gli autori, la formula dei carbon dividends potrebbe far sì che i cittadini supportino una carbon tax. https://www.nature.com/articles/d41586-019-00124-x?fbclid=IwAR32N4MTTEgVM059lpi7hKrAdcAE3Vw0CzTad2w0B9HnRZMqp-_Ug-hDwWU

Qui l’opinione di John Cochrane: https://johnhcochrane.blogspot.com/2019/01/economists-letter-on-carbon.html

Con un aggiornamento qui: https://johnhcochrane.blogspot.com/2019/01/carbon-tax-update.html

Qui Tyler Cowen spiega perché è favorevole alla tassa, ma non ai dividendi (e Cochrane ne parla nei suoi articoli).

https://marginalrevolution.com/marginalrevolution/2019/01/dont-actually-favor-citizen-dividend-side-carbon-tax.html

21 Novembre 2020
di riccardoricciblog
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Quando c’erano i lockdown

Sono sdraiato nel letto della camera di un bed and breakfast ad A (A con il cerchietto sopra), nelle isole Lofoten e non so come mi sia venuto in mente di ripensare a quando il mondo era in lockdown.

Vi ricordate quando c’è stata l’ultima pandemia, quella del covid 2019? Ve li ricordate i lockdwown?  Ve le ricordate le autocertificazioni? Bisognava uscire di casa portando con sé delle dichiarazioni con cui si spiegava perché non ce ne stessimo rintanati in famiglia, così da potersi contagiare tra parenti. Si poteva uscire per fare ciò che il governo aveva deciso essere essenziale: farsi i capelli era vietato a marzo e consentito a novembre, comprare gli alimentari dai fornai o nei supermercati era sempre possibile, comprare i televisori era possibile e comprare i vestiti era vietato (anche negli stessi supermercati dove si poteva comprare il cibo). Si poteva uscire per andare a lavoro, in modo da infettarsi coi colleghi, ma non per andare a scuola. Se la polizia ti fermava mentre camminavi dovevi mostrare le autocertificazioni e se non le avevi te la faceva vedere lei. Poi la compilava e te la faceva firmare. 

Nei bar potevi andare per prendere magari una bevanda da asporto che ti veniva messa in un contenitore per farti pensare di essere a New York anche se eri a Campobasso (luogo dove i telefoni prendono male la linea). C’era la roulette del ristorante: un giorno ci si poteva andare a mangiare, un altro giorno ci si poteva andare ma bisognava essere distanziati, un altro giorno era consentito solo l’asporto, un altro giorno era consentita consentita solo la consegna a domicilio. Un giorno erano aperti solo fino alle sei del pomeriggio, un altro giorno erano aperti solo fino alle dieci di sera, un altro giorno erano completamente chiusi. 

Nei supermercati c’erano gli ingressi scaglionati, così si formavano gli assembramenti all’esterno. Oppure si poteva andare in una persona per famiglia e allora c’erano persone appartenenti a uno stesso nucleo familiare che entravano nel supermercato in clandestinità. Prima entrava uno poi un altro. Improvvisamente qualcuno metteva delle cose nel carrello dell’altro. C’erano persone che si parlavano sottovoce o si lanciavano messaggi a distanza usando il linguaggio dei sordi. Finché arrivati alla cassa uno pagava e inseriva le cose nel carrello e poi tornava per aiutare il familiare anziano a compiere le stesse operazioni. A quel punto il cassiere poteva rammentare che i due erano a rischio multa o poteva invece fare finta di niente.

Gli eventi sportivi erano spesso (ma non sempre e non in tutti i luoghi e tutti i laghi) a porte chiuse, quando non erano vietati o quando non erano stati annullati. Erano consentiti gli allenamenti dei soli professionisti, ma non sempre e non ovunque. C’erano dei campionati che si svolgevano tutti in un brevissimo periodo di tempo e con gli atleti tutti in un’unica città chiusi una ipermegabolla (vi ricordate la Champions league di calcio o il campionato NBA o la ISL di nuoto?). Alcuni eventi prevedevano la presenza di pubblico fino a una certa data e fino a una certa soglia per evitare gli assembramenti. Per esempio nei palazzetti dei campionati di pallavolo o pallacanestro potevano andare fino a duecento persone, opportunamente distanziate, nel periodo di tempo che passava tra una chiusura totale e l’altra. Per esempio negli stadi di calcio italiani per un po’ è stato possibile che entrassero mille persone. In un posto che ne contiene almeno quarantamila. Per evitare assembramenti, anche agli ingressi e alle uscite. Salvo fare poi mettere quelle mille persone in un unico settore. Una volta un governo ha anche dato una settimana di tempo alle piscine e alle palestre di mettersi in regola per non chiudere. La settimana è passata, le piscine e le palestre hanno dimostrato di essere in regola e il governo le ha chiuse lo stesso.

I trasporti pubblici? Potevi prenderli per andare a lavoro, ma non per tornare a casa se eri uscito a correre. Potevi prenderli per muoverti nel tuo comune, ma a volte sì e a volte no per spostarsi in un comune diverso e poche volte sì e molte volte no per cambiare regione. L’estero? Era solo un ricordo. 

Ah, certo. Dimenticavo la cosa fondamentale. Del resto è passato un po’ di tempo dall’ultima ondata. Le mascherine. C’erano mascherine spedite gratuitamente dalle regioni ma solo per qualche settimana, c’erano mascherine introvabili, c’erano mascherine per liberisti sul divano, c’erano mascherine a cinquanta centesimi, mascherine a un euro, mascherine più costose, mascherine azzurrine, mascherine griffate, mascherine di stoffa, mascherine improvvisate costruite con pezzi di sciarpa, mascherine lavabili, mascherine asciugabili, mascherine che non facevano appannare gli occhiali (bastava non indossarle), mascherine che venivano tenute sotto il mento, mascherine che venivano tenute solo finché non si parlava con qualcuno, mascherine che non andavano mai a coprire il naso, mascherine che coprivano anche il capo, mascherine che venivano indossate ovunque tranne che dove c’erano assembramenti, mascherine che venivano tenute solo quando c’erano assembramenti. Le mascherine hanno resistito: ogni ondata ha avuto l’assegnazione della sua mascherina d’oro. L’uso dei guanti, invece, è durato solo quanto il battito d’ali di una farfalla in Canada: giusto il tempo di scatenare un terremoto devastante in Indonesia. 

Ve le ricordate le cacce ai capri espiatori? I runner, gli accompagnatori di cani sulla spiaggia, i vacanzieri in Grecia, i ragazzi nelle piazze delle città, le persone nei centri commerciali, chi starnutiva davanti a una statua, chissà quanti altri che non ricordo. E le baruffe tra virologi, epidemiologi, altri ologi? Ve le ricordate? E i tamponi, i test sierologici, le positività, le chiamate a numeri a cui non rispondeva nessuno, i test sierologici, i test rimangiati, le ordinanze che venivano emesse a ritmo continuo, i dpcm, i dpcm che erano contraddittori con le circolari dei ministeri, i congiunti dei positivi messi in quarantena, le chiusure in casa e le separazioni in casa dei contagiati, le corse ai vaccini e alle terapie, i novax intransigenti, i complottisti, gli asintomatici, i paucisintomatici, i gradi di contagiosità, i confronti tra le regioni, i confronti con gli altri stati?  Vi ricordate tutto questo?

Durante la prima ondata c’erano striscioni alle finestre e canti dai balconi. Non è andato tutto bene. Malgrado l’impegno del personale sanitario ci sono stati problemi inevitabili legati alla durezza con cui ha colpito il virus e problemi evitabili con un’organizzazione più efficiente. In certe zone sono mancate le ambulanze, in altre zone sono mancati i commissari (ammesso che servissero a qualcosa). A Bergamo a primavera si sono usati i mezzi dell’esercito per trasportare i cadaveri. In certe zone le ambulanze andavano e venivano. Si sono viste  persone intubate in terapia intensiva che non hanno potuto avere contatti con l’esterno. A lungo. O per sempre. Molte persone nelle RSA sono state decimate. Alcuni ragazzi sono rimasti depressi per effetto delle chiusure. A molti bambini è mancato il poter fare sport, anche a quelli che non lo sanno. In molti hanno perso il lavoro, anche se il governo aveva inventato un blocco di licenziamenti che non valeva in caso di chiusure e ovviamente non valeva per i contratti a tempo determinato. Una volta finito il blocco, la diga è saltata, come era prevedibile. Tutti hanno conosciuto persone che si sono beccate il virus, sia pure magari asintomatiche e solo quarantenate. Tutti hanno conosciuto persone finite in cassa integrazione. Molti hanno visto morire o ammalarsi qualche conoscente. Tutti hanno visto piccole e medie imprese chiudere. Molti imprenditori hanno dovuto chiudere anche perché i ristori promessi dal governo sono stati bazzecole. 

C’è chi ha potuto tenere il proprio lavoro (svolgendolo a volte da casa), il proprio stipendio, il proprio reddito e così ha anche potuto rinnovare, che so, il proprio parco di prodotti Apple e non ha lesinato spese durante i prime day o i black friday. Per qualcuno la vita è continuata come prima delle ondate. Tra questi qualcuno c’è chi supportava l’idea di subire un’addizionale straordinaria sui propri redditi come contributo di solidarietà in favore di chi aveva perso il reddito causa covid 19. Tra questi qualcuno c’è chi invece si opponeva a questo contributo.

Io in tutto questo ho sperato di cavarmela. Per mangiare il forno vicino a casa, il bar e il supermercato Carrefour sotto l’ospedale, Just Eat, Uber Eats e le rosticcerie sotto casa sono state come la manna dal cielo. Certo che è stato bello in seguito anche poter tornare in quella pizzeria o in quel ristorante magari dopo aver fatto una camminata come ai vecchi tempi a scoprire le bellezze e anche le bruttezze e le curiosità della città di Firenze, dei suoi quartieri e delle colline: il centro, Fiesole, Marignolle, Cascine del Riccio, Montici, Settignano, Bellosguardo, Ugnano, Mantignano, Oltrarno. Hanno riservato delle belle sorprese perfino luoghi evidentemente finora non pienamente conosciuti come Peretola, Brozzi, Soffiano, tutto il quartiere quattro. 

Correre? Quando era possibile farlo solo a una distanza di duecento metri da casa ho scelto come luoghi di elezione la terrazza (a Firenze) e il cortile (a Stia). Ecco a voi il cricetorunner! È durato poco. Sono passato ben presto alle lezioni di Fixfit su Youtube: divertenti, anche se un po’ ripetitive. Pensare che prima della prima ondata ero tornato a correre 15km a 5’40″/km, che mi ero di nuovo iscritto al gruppo della Fontanina dopo anni, che ero tornato a correre in gruppo e stavo pregustando tutta una serie di nuove gare da fare. Poi invece ho ricominciato con i soliti corri e fermati ma senza un programma preciso: non tanto per la mancanza di obiettivi quanto per l’incertezza dettata dalla situazione virus e dalle decisioni dello psicogoverno. 

Quando si poteva camminare solo nei dintorni di casa ho fatto praticamente la maratona del mio rione (a Stia), camminando più volte a giorno, sempre con un libro o col kindle in mano. Ho fatto mie diverse storie delle Olimpiadi, enciclopedie della Gazzetta e diversi classici (Anna Karenina, alcune opere di  Oscar Wilde, Orgoglio e Pregiudizio, Don Chisciotte). 

Quando non c’erano più eventi sportivi in diretta ho visto o rivisto eventi del passato su Youtube o ho fatto collezione di dvd. Ho scoperto che la partita del 2008 tra Nadal e Federer a Wimbledon se è da ritenersi la più bella di sempre lo è per il primo e per l’ultimo set. Ho scoperto la varietà di colpi di quella del 1980 tra Borg e Mcenroe e la grazia della finale di Parigi tra la Evert e la Navratilova. Ho rivisto le finali mondiali dell’Italia di pallavolo femminile e le stupende partite contro Brasile e Cuba dei mondiali del 1990 della nazionale maschile. Ho rivisto la battaglia di Barcellona: la finale olimpica di pallanuoto (dove i telecronisti erano palesemente parziali, però). Ho visto la finale dei mondiali di pallanuoto del ’78 tra Italia e Jugoslavia. Ho rivisto alcuni trionfi sciistici: Compagnoni, Tomba, Belmondo, staffette. No, certo. Non ho finito di rivedere tutto e credo che non finirò mai.

Be’. Direi di aver ricordato anche troppo. Adesso è il momento di pensare alle giornate che mi aspettano. Non c’entra niente, ma ho scoperto che qui vicino c’è un allevamento di visoni. Il governo norvegese non li aveva vietati? Qualquadra non cosa. Prima di ripartire per l’Italia andrò a dare un’occhiata.