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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

19 e 20 ottobre 2019

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A volte voglio stare a Firenze, a volte voglio tornare a Stia, a volte non so

Ora sono nei tavolini del bar

Come d’estate

Ma d’estate a firenze si soffoca

E d’estate qua c’è gente che se non rompe le palle si può ascoltare o vedere

Ora è ottobre ed è deserto

Il vantaggio della solitudine

Ricordi il periodo del ferro battuto

O le sere a guardare la partita su dazn

E il rumore ai giardini

O la fiera o i giochi

E adesso la sera è freddo e buio e nonn si ha voglia di prendere un gelato

E però avevo voglia di tornare al bar e stare un po’ ai tavolini

Almeno la mattina

Almeno ci tornerò di pomeriggio

Dopo avere corso e guardato il ciclismo e prima di guardare calcio e pallavolo

Stanotte ho guardato hockey e football e calcio e pallavolo ncaa femminile e lacrosse.

E chisà che cori faranno durante le partite di calcio americano

E oggi potrei fare il confronto tra i giornali a cui mi sono abbonato sfruttando le promozioni

Intanto il barista ha messo wish you were here e io ho pensato che quando avevo quattordici o quindici o sedici o venti anni pensavo a come sarebbe stata la mia vita a quaranta o a cinquanta anni

E allora, come è stata, almeno fino a quaranta e poco oltre?

Eh? Come è stata? Forse ho sempre fatto come mi è parso e adesso ho un equilibrio buono ma non ho chiara la direzione verso cui tendere per il mio prossimo futuro

E quali sono le mie paure adesso, per me e per chi mi circonda?

Adesso un gruppo di bambini si è messo a sedere in un tavolino di fronte a me. Speriamo stiano zitti

Uno ha una specie di playstation portatile

Parlano. Rompono le palle. Però parlano di Federico Chiesa. Quindi sono assolti. Perché sono tifosi viola.

Mi distraggono.

Volevo scrivere della giornata di ieri

Solo perché rimanga impressa.

Niente di che. Parto da Stia. Arrivo a Firenze. Ascolto un video di Youtube di Liberioltre e prendo appunti. Scendo. Vado a correre. Otto chilometri veloci in un giro a caso per la zona di Gavinana. Ancora non ci siamo, se otto chilometri a sei partendo veloci mi mettono in difficoltà. Però si deve sempre partire piano e non veloci e poi devo avere un obiettivo. L’obiettivo porta alla costanza di allenamento.

Comunque poi mangio in rosticceria, sono le 11,30. Torno a casa. Guardo Eurosport player, la giornata di ciclismo. Esco. Vado alla biblioteca di Gavinana: è un po’ labirintica, ci sono dei giovani studenti che studiano, prendo dei libri di economia classica (Ricardo, Marx, Marshall) e un libro dei paradossi e un altro che non ricordo.

Esco. Torno a piedi. Ascolto Youtube mentre cammino. Ascolto Rick Dufer.

Ora fa caldo.

Prima faceva freddo.

È uscito il sole.

Devo togliermi il maglione. Lo tengo perché mi sta fatica. Lo tolgo

Cambio tavolino. Rimetto il maglione. L’unico al sole era quello dove ero seduto.

I bambini ora sono dal lato destro, dove ci sento meno. Parlano di giochi.

Ho cambiato tavolino. Il sole è coperto dalle nuvole. Anche l’altro tavolino adesso non è più al sole. Adesso mi fa più freddo e devo mettermi anche il giacchetto.

Sarebbe bello mettere delle foto via via che scrivo. Sarebbe bello farle. Ma mi sta fatica farle e poi mi starebbe fatica mettere nell’articolo.

Quasi quasi pubblico quello che sto scrivendo. A caso. Come articolo nel blog. E chi se ne frega della ricerca di perfezione.

Torniamo a ieri. Sono le 16. Ho visto anche un po’ di tennis, su supertennis. Non ho fatto in tempo a vedere la sconfitta di Sinner. Potrei guardare un po’ di calcio su Dazn e Sky ma ci rinuncio. Sky non trasmette più diretta gol. Potrei guardare una partita di calcio inglese di quarta serie: una del Forest Green, magari, ma invece esco. Vado verso il palaisolotto in autobus, da casa mia a Varlungo. D’accordo: non è casa mia, è la casa in cui sono in affitto.

Il bus sta a lungo fermo in via Martelli: c’è la polizia schierata a guardia del corteo contro la guerra tra turchi e curdi. Vedo tante bandiere sconfitte dalla storia. Sento dire che il bus fermo fa da barriera tra la polizia e il corteo: “Se succede qualcosa, come fanno a vederlo?”. Io continuo a guardare video su youtube e a prendere appunti. Altre persone invece scendono. Poi l’autobus riparte.

Alla stazione SMN mentre aspetto il tram ascolto gente che ce l’ha con Renzi che è alla Leopolda.

Prendo il tram. Ho fame. Vado in pasticceria. Mangio un toast. Faccio una ricerca su libri di filosofia. Quelli consigliati da Rick dufer li compro quasi tutti su Amazon e sono già qua sul Kindle. Prendo il 9 per arrivare al palaisolotto. C’è una partita di calcio a cinque femminile tra la Futsal Florentia e l’altra capolista, una squadra che ha vinto il campionato della scorsa stagione e di cui non ricordo il nome. Deve essere di Roma, a giudicare dall’accento dei tifosi. Su un muro del palazzetto emerge il disegno di Firenze e la scritta “Questo è il nostro vanto”. Sì, anche meno. Quella Firenze è stata costruita da altri fiorentini.

La squdra di casa perde tre a zero quando me ne vado. Ha retto un tempo, di pura difesa e molto egoismo in attacco. Si vedono buone cose come palleggi e velocità nel giocare il pallone coi piedi. Il calcetto è veloce, sembra basket giocato coi piedi. Il calcio vero è un’altra cosa. Faccio alcune foto. Probabilmente saranno mosse. Metto gli iso alti ma non riesco a far scendere il tempo di scatto a livelli di sicurezza.

Mi dirigo verso Scandicci in bus e tram, guardando in diretta il ciclismo su pista su Eurosport Player e comprando libri su Amazon. Sono indeciso se andare a guardare la partita di pallavolo o risparmiare soldi. Vado alla pizzeria da Massimo, ma c’è troppa gente. Non ho poi troppa fame. Sono le 20,15. Vado a vedere la partita. Faccio tante foto. Vorrei prendere più difese, più tuffi dei difensori, più muri. Forse qualcosa ho preso. Sicuramente ho fatto diverse foto agli attacchi. I risultati li vedrò dopo averle trasferite sull’Ipad. Lo Scandicci ha perso contro Cuneo, a proposito, e a me questa partita ha entusiasmato, nel senso che mi sono concentrato abbastanza. A volte mi distraggo nel guardare altre cose, articoli o altri eventi sportivi su ipad o telefonino, per esempio. O mi lascio distrarre dall’atmosfera. Invece ieri sera ho assistito alla partita di pallavolo con molta attenzione.

In realtà sono andato via dopo due tempi, perché era tardi. Sono andato in pizzeria. Ho preso quella pizza piena di mozzarella filante che fa Massimo e anche i porcini fritti, anche in ricordo di tante mangiate a casa a Stia o a Papiano da piccolo quando i funghi li portava zio Aldo. Nel frattempo leggevo cose sul cellulare e guardavo raiplay che dava la diretta della partita. La fine del match l’ho vista tutta lì.

Dopo di che sono di nuovo salito in tram. Tantissimi ragazzi che andavano a fare serata a Firenze erano nel tram o sono saliti. Io ho guardato hockey, football…ma l’ho già detto prima. Ecco. Ho continuato a guardare spezzoni di partite a caso (e anche la fine del ciclismo su pista) su Eurosport, Raiplay, Espn player, Nhl.com. Ho continuato a farlo in tram, seduto su uno scalino di una chiesa in attesa dell’arrivo del 14, sul 14 (un gruppo di ragazze senza biglietto è stato beccato dal controllore e loro dicevano non c’era posto e lui diceva siete state un po’ troppo a lungo sul bus da là a quando siamo saliti senza arrivare alla macchinetta e stavano contrattando ma io dovevo uscire) e poi a casa, sdraiato sul letto.

Ho deciso di non mettere la sveglia. Così mi sono svegliato alle nove. Così la decisione da prendere era: restare a Firenze o tornare a Stia? A Firenze avrei potuto andare a correre tanti chilometri, andare a guardare in biblioteca a Scandicci i cento libri del ventunesimo secolo consigliati da quel giornale di estrema sinistra che è il Guardian, e poi fare le stesse cose che avrei potuto fare a Stia. A Stia avrei potuto fare quello che cercherò di fare oggi, dopo avere scritto questa cosa che potrebbe anche chiudersi qua.

È bello stare a scrivere ai tavolini fuori dalla gelateria.

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