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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

2010. Secondo giorno a Londra

COLAZIONE. Provo ad aprire la porta, ma è chiusa. Spingo e non si apre. Tiro e non si apre. Cerco di sfondarla e non si apre. Il martello non riesce a distruggere  il vetro. La verità era semplice: mi ero alzato un’ora prima perché la sincronizzazione tra mac e iphone aveva riportato l’orologio di quest’ultimo all’ora italiana. Però bene: almeno ho avuto un’ora in più di tempo.

 

HYDE PARK. Farlo come primo punto ha prodotto una visita ansiosa. L’idea era di fare quel che è indicato nella guida come “da hyde park a chelsea” perché l’albergo era vicino. In realtà: il parco è molto grande e ci sono varie attrattive, se si vogliono vedere tutte; chiedere alla gente la via per i tre musei di South Kensington è stato carino perché erano tutte persone cortesi; ho visto solo giorni dopo che in realtà ero nella zona dei quindici minuti di cammino da quasi tutti i punti segnati da quella guida in quel capitolo (avrei potuto metterci meno); devo stare attento a dire che avrei potuto metterci meno, perché le distanze sono comunque notevoli e quindi non si può fare tutto a piedi ed è sbagliato tornare indietro, però può essere utile fare il cerchio indicato nei cartelli (in quanto ci si farebbe?) almeno si evita di ritornare il giorno dopo usando tre linee di metro partendo dall’altra parte della città. E’ anche vero che un po’ di cose fatte a caso vanno bene, anche perché programmare una visita a Londra non è facile, dato l’enorme numero di possibilità.

Hyde Park alle sei di mattina è pieno di gente sportiva: chi corre, chi fa esercizi fisici, chi si fa portare a spasso dai cani. Come parco è bello, anche se un po’ piatto. Naturalmente è famoso soprattutto per il concerto dei Rolling Stones.

Arrivarci era semplicissimo: bastava partire da dove avevo fatto colazione (Da KFC e temo di aver fatto un grossissimo errore da un punto di vista di alimentazione ecosostenibile) e attraversare la strada. In realtà, orientandomi attraverso la London AZ e le altre guide sono partito in direzione opposta e mi sono fatto riportare sulla giusta strada da delle persone. Mi sono comunque piaciuti i vicoli che ogni tanto facevano da passaggio tra due grandi strade, le case colorate e anche la gente che andava al lavoro. Gente abbastanza benestante, pareva. Però mai esagerata.

Ad un certo punto ho fatto una foto col naso, un cane si è abbattuto su delle anatre.

Ho approfittato dell’ora di buco andando a Chelsea: King’s Road (?) e ho visto un quartiere elegante, dei giardini , delle case a mattoni o improvvisamente bianche. Quartiere benestante. Non sono andato da Harrod’s un po’ per motivi di abbigliamento, un po’ perché non avevo visto che era ad un quarto d’ora dall’albergo. La guida segnalava altri negozi, ma la strada era troppo lunga. In realtà l’errore è stato voler fare la parte ovest, come sarebbe voler fare la parte nord: va bene se si resta sulla stessa linea di metropolitana, altrimenti no. Andare solo per dare un’occhiata al quartiere: quindi fare due passi per la via può andare anche bene. Come voler constatare quanto scrivono le guide: ad esempio gli australiani di Shepherd’s Bush o i polacchi di Hammersmith. L’unica cosa è che allora conta anche quando si possono vedere e non devono intralciare i momenti principali: per cui devono essere programmati o per la mattina presto o per quando avanza il tempo nel primo pomeriggio o la sera. Oppure un giorno può essere dedicato ai luoghi lontani.

Intanto, dopo aver notato la forte presenza di ristoranti libanesi, mi sono approcciato da Peter and Jones: un piano pieno di cuscini non è male. Però anche quello non l’ho effettivamente visto tutto, ma forse la prima volta non era possibile.

 

I TRE MUSEI.  Intanto non trovavo le entrate aperte del Natural History Museum solo perché chiuse (era troppo presto). Poi non erano affollati e comunque erano ben gestiti. Si deve solo far vedere le borse all’ingresso, ma la sensazione non è mai stata di oppressione. Mai un segno di caos o di attesa snervante.

Come guardare i musei? Tutti approfonditamente? Uno approfonditamente e gli altri di volata? Poi quanti ne mancano? Quel giorno decisi di dare solo un’occhiata al Victoria and Albert Museum ed infatti mi ricordo solo i vari settori, attraversati. Non ci si poteva fermare a studiare ogni singolo pezzo o ogni singolo settore, ma in fin dei conti non ne avevo un interesse notevole. E’ un po’ come il museo degli argenti a Palazzo Pitti. Poi uno si appassiona, ma non è la prima cosa. Comunque il V&A avrà un sacco di belle cose su argomenti di cui non so niente e posso apprezzare anche senza volerli studiare, ma allora non avevo il tempo sufficiente.

Il Natural and History era piuttosto deludente, perché basato su letture e video più che su elementi concreti: c’erano dei terreni ricavati da riserve petrolifere ed una boccetta di petrolio, ma poco altro. Lo scheletro di dinosauro è impressionante.

Sono stato due ore allo Science Museum. Molto bello in tutti i piani. Alla fine è stato uno dei musei su cui mi sono soffermato di più e mi piacerebbe tornarci. C’erano invenzioni, dimostrazioni di figure matematiche strane, la storia del computer, la storia della tecnologia e del suo uso nelle case e tantissime altre cose. Il tutto era lì, reale, e non ricostruito. Era molto interessante leggere le note, ma non potevo farlo per tutto. La ricostruzione storica era fatta molto bene e non era possibile sbagliarsi.

 

 

BUCKINGHAM PALACE.

Escluso dalla partenza di guardare il cambio delle guerdie, eccomi ritrovato su Buckingham Palace. Mi vedo a piedi (avrò camminato sicuramente troppo per arrivarci e continuare) e arrivato da Chelsea (si poteva partire dall’albergo a piedi e in un giorno secondo me si faceva tutto il West End e quindi un sei capitoli della guida fermandoci di più nei punti). Vedo una grande strada, una grande cancellata, dei monumenti maestosi, ma alla fine, per dire, la Reggia di Caserta è più bella. A parte l’orda di turisti, abbastanza ordinata, tra l’altro e neanche eccessiva (da ricordare che gli spazi sono molto grandi e quindi ci sta più gente), si notavano molti uomini in giacca e cravatta: l’area diplomatica al gran completo.

Il parco di St.james era molto bello, ampio, con dei bei laghetti e dei viali che portano in varie parti della città. Ho preso la direzione di Westminster. Temevo di non percorrere il Pall Mall e lo rifarò tre volte. Il Mall (uno splendido viale rosso su cui sfrecciano i taxi) lo riprenderò in direzione contraria la sera. Questo solo per dire che non avendo programmato, ma avendo in testa solo dei punti da vedere via via e delle zone un po’ a caso, non potevo che fare errori.

Molto bello, ampio, con le tribune colorate ai lati, l’house guards parade, che sembra anche una cosa da vedere, per chi vuole, tutti i i giorni alle 16. Attraversato, sono arrivato a Waterloo, quindi a Downing Street, al Big Ben, al Parliament House, ma ho deciso di non vederlo. Volendo, con più calma, si può fare, anche perché dentro deve essere molto bello. Ora so quanto ci vuole guardando le cartine delle guide e posso orientarmi.

Poi inizio a camminare per cercare una fermata di metro e perdo solo tempo. Sbuco sul Tamigi dopo aver deciso di saltare varie parti indicate sulla guida, tipo Banqueting House (ci vuole un itinerario più costruito per fare tutto). A parte il succo di frutta e, già, la stanchezza, non prendo il battello mentre sono sul Victoria Embankment, vicino alla stazione metro di Westminster e mi dirigo verso la South Bank. Quindi scendo a London Bridge e non trovo il Borough Market, che in realtà è lì accanto. Vado alla Tate Modern e mi appassionano abbastanza i quadri. Vorrei approfondirli ulteriormente, comunque riesco a starci abbastanza, almeno su alcuni. Finalmente vedo i cartelli e noto che in quarto d’ora potrei giungere a St.Paul’s. E’ giusto dire che non si deve pagare, ma a pensarci potevo andare alla Torre di Londra, invece, visto che è lì vicina. In compenso mi permetto di andare a Bank e vedere la City e la gente incravattata o elegante che inizialmente non sembra affannata (inoltre alle sei si esce) se non in metropolitana. Allora penso a come si sentano, a come vivano, a quanto siano stressati anche per i trasporti. Ripenso anche al caso Actinvest e mi fa stare piuttosto male. Scorgo anche molta gente dentro i pub in giacca e cravatta.

Riprtendo la metro, notando ogni volta i tipi di gente, ma mai fermandomi a parlare con qualcuno. La direzione è la National Gallery, che doveva essere aperta e invece non lo è. Incontro un business man che lavora in banca. Passo al Pall Mall e vedo il Royal Automobile Club (è richiesto ai soci di togliersi il cappello).

Mangio da Pizza Hut e prendo un buon caffè da Caffè nero per poi chiudere la serata passeggiando su Oxford Street, incontrando delle belle musulmane col velo e notando come ci sia un’integrazione cosmopolita naturale.

Al computer scopro anche che esiste un sito sulle ragazze di Knightsbridge (ricche e viziate secondo la guida) e può partire un giro di quartieri. Guardo anche su Time Out che spettacoli ci sono il giorno dopo e ne trovo due. Quello al Borderline, cui mi dirigerò, è però chiuso).

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