there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

2 Novembre 2022
di riccardoricciblog
Commenti disabilitati su Una questione di millesimi. I 400 sl a Monaco ’72

Una questione di millesimi. I 400 sl a Monaco ’72

L’epica finale dei 400 misti dell’Olimpiade di Monaco oggi si può trovare su YouTube e si può vedere e rivedere quante volte si vuole, mentre chissà se fu anche solo teletrasmessa all’epoca, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti.

In effetti quell’edizione delle Olimpiadi è rimasta nella storia per molti altri eventi: le sette medaglie d’oro di Mark Spitz, l’attacco terroristico dei palestinesi e l’assassinio di undici atleti israeliani, la sconfitta all’ultimo canestro del team USA di basket contro l’Unione Sovietica, le medaglie di Novella Calligaris.

Se quella gara si fosse svolta oggi, sia lo svedese Gunnar Larsson che lo statunitense Tim McKee avrebbero ottenuto la medaglia d’oro. In quella finale i due atleti toccarono la piastra nello stesso momento, chiudendo la sfida con lo stesso identico tempo, secondo il regolamento odierno. Tuttavia solo Larsson salì sul gradino più alto del podio.

I 400 misti sono forse la gara di nuoto più faticosa. Se i 400 metri piani sono il giro di morte dell’atletica, come potremmo definire i 400 misti di nuoto? Si tratta di 400 metri di dolore sparso tra quattro stili. Devi tenere il passo giusto, sapere quando è il momento di accelerare un po’, sopportare il dolore e il bruciore dei muscoli e anche dei polmoni.

Alla partenza era strafavorito l’americano Gary Hall Sr, che era ritenuto in grado di mangiare gli avversari in un sol boccone. C’era poi Gunnar Larsson, svedese, che era stato anche recordman mondiale e campione europeo. C’era un ungherese giovane che sembrava pronto a spaccare le vasche: Hargitay.

Dopo la frazione a dorso Gary Hall Sr.aveva tre lunghezze di vantaggio su tutti. Anche se farfalla e dorso erano i suoi stili preferiti e la rana quello in cui era più debole, lo statunitense sembrava avviato verso una vittoria tanto comoda quanto scontata.

Tim McKee invece, originario di Philadelphia, non era considerato, a torto, nemmeno tra i papabili per qualificarsi all’Olimpiade  ed era pure debilitato dalla mononucleosi, tanto che la sua partecipazione alla gara era stata in forse.

McKee era noto nell’ambiente universitario americano per le sue performance un po’ alla Usain Bolt, se vogliamo, mentre un blog parla di lui paragonandolo al protagonista malvagio di Arancia Meccanica, solo molto più simpatico.

McKee all’epoca non disdegnava né il cibo né il fumo. Mangiava di tutto e soprattutto carne, patate, gelati alla cioccolata e vagonate di dolciumi.

Durante le competizioni poteva evitare di fare riscaldamento e vincere una finale ai campionati nazionali, poteva battere le mani sull’acqua giocando mentre era in vasca di riscaldamento, poteva scherzare salutando il pubblico e ballando, poteva indossare costumi strani.

Nel 1971,a diciassette anni, ai Giochi Panamericani svoltisi in Colombia, aveva guidato una spedizione di nuotatori in un bordello a Calì.

Un’altra volta era salito sulla piattaforma da dieci metri usata dai tuffatori. Le guardie non se ne erano accorte e lo avevano rincorso, arrabbiate, urlandogli di scendere. A suo modo, obbedì: si cimentò in un perfetto tuffo in acqua con salto mortale.

Si narra anche che al Florida College non si perdesse un party, che dormisse tra l’allenamento mattutino e quello pomeridiano per recuperare le ore di sonno invece di andare in classe, che prima di andare ad allenarsi salutasse varie coppie di ragazze in camera. Nonostante ciò si allenava molto duramente. Viveva nel presente, semplicemente, senza lasciarsi distruggere dalla tensione.

Avrebbe continuato a cercare di godersi i momenti della sua vita, senza rimanere prigioniero del passato, anche dopo essere entrato nella storia grazie a quei 400 metri nuotati a Monaco. Era ancora solo uno dei finalisti, fino almeno alla fine della frazione a dorso. Poi, ai 275 metri  raggiunse  e superò Hall. Ai 325 metri lo svedese  era passato in testa. McKee dette un ultimo colpo di gas, riprese Larsson e in quegli ultimi metri si convinse che avrebbe vinto.

Dopo il tocco vide Larsson e pensò di avere perso. Quando alzò lo sguardo verso il tabellone e vide il numero uno accanto al suo nome, con indicato il tempo di 4:31.98, pensò di avere vinto. Una quindicina di secondi dopo si accorse che anche accanto a Larsson era scritto il numero uno. Non capiva cosa stesse succedendo, anche perché nel frattempo era così debilitato da dover fissare una pianta dentro un vaso per mantenere la concentrazione e non svenire.

Neanche Larsson si rendeva conto di cosa stesse succedendo, intanto.  Gunnar disse che la felicità del momento di vedere il numero uno accanto al suo nome si trasformò in disappunto quando l’altro svedese Gingsjo gli fece notare che c’era un altro numero uno sul tabellone. Intanto Gary Hall era arrivato quinto, superato anche dall’altro statunitense Steve Furniss, quarto, e da Hargitay, terzo.

Dopo una decina di minuti i giudici stabilirono che in base al tempo ricalcolato al millesimo di secondo aveva vinto Larsson. 4:31.981 to 4:31.983

Una tale differenza è molto più veloce di un battito di ciglia.

A nulla servirono le polemiche americane: a festeggiare l’oro sarebbero stati solo gli svedesi.

Nei pensieri di McKee, per un po’, è rimasta l’idea di avere perso per essersi girato a guardare dove fosse Larsson, a circa venti metri dall’arrivo. Normalmente non avrebbe significato niente, ma quello sguardo può essere stato determinante per perdere di due millesimi.

A seguito del risultato di quella finale il regolamento fu cambiato. In futuro i pareggi sarebbero stati risolti al centesimo di secondo.

Così, per esempio, a Los Angeles’84 le americane Nancy Hogshead, di cui è stato allenatore anche McKee, e Carrie Steinseifer condivisero la medaglia d’oro nei 100 stile libero arrivando alla pari col tempo di 55.92. A Sidney 2000 il pari merito fu assegnato agli statunitensi Gary Hall jr. e Anthony Ervin nei 50 stile libero (21.98 il tempo nuotato).

A Monaco la sfida tra Larsson e McKee si ripeté nei 200 misti, ma lo svedese si impose di oltre un secondo. Anche a Montreal l’americano conquistò poi l’argento nei 400 misti, con un tempo inferiore al precedente record del mondo, ma superiore a quello del connazionale Strachan. Fu così che Tim diventò “Silver McKee”.

La differenza tra due medaglie d’oro e tre medaglie d’argento si può tradurre in un ventennio circa di distanza prima di essere ammessi all’International Hall of Fame. Larsson ci entrò nel 1979, mentre Mckee fu ammesso solo nel 1998.

Alle persone che gli ricordano la beffa di Monaco, sconfitto in base al regolamento poi cambiato, o che ne parlano come di un eterno secondo, McKee ha replicato che è già una fortuna essere stato all’Olimpiade. “Il punto”, ha detto in alcune interviste, “è come ti poni di fronte alle medaglie. Se per te vincere una medaglia d’oro serve a identificare te stesso e a trovarti un posto nel mondo, che lo sia. Se ne hai sei e non ti sembrano questa gran cosa, significa che  non rappresentano altro che un momento della tua vita. Alla fine quel che conta è mantenere un atteggiamento positivo, che permetta di affrontare le sfide future, che riguardino lo sport o meno, senza lasciare che la cultura del vincere a ogni costo inquini il mondo dello sport e la vita delle persone”.

McKee non ha portato le medaglie in giro costantemente con sé, ma le ha lasciate nella casa dei suoi genitori insieme anche alle fotografie e alle memorie di quei giorni. “Quella è la mia vita passata”, ha ribadito in un’intervista del 2004. “Adesso preferisco pensare al presente e al futuro, mio, di mia moglie, dei miei due figli e  a quello di chi spera di poter superare il cancro anche grazie ai fondi raccolti dalla nostra associazione di nuotatori veterani. In fin dei conti sprechi il tuo presente se rimugini sul passato. Posso dire che le mie medaglie si sono ritirate con me”.

McKee non ha smesso di nuotare: ha lavorato nel marketing e come agente immobiliare, ma ha fatto anche l’allenatore di nuoto e infine il bagnino per oltre venti anni, pure partecipando con successo a qualche edizione dei campionati regionali di salvamento. “Anche per superare i test per poter svolgere il mio lavoro è necessario mantenersi in forma. Peso solo dieci pound in più rispetto a quando conquistai l’argento a Montreal”, ha detto nel 2004. “Dopo essermi sposato (con l’ex nuotatrice Courtney), non fumo più perché ogni idiota sa che non fa bene e il periodo in cui è ammesso essere idioti è finito. A una cosa non rinuncio, però: vede questa barra da un chilo di cioccolata?”

Qui tutte le finali di nuoto del 1972 a Monaco. Dal minuto sei in poi si vede quella dei 400 misti maschili. https://youtu.be/PFVNj3nuQMc

Altre fonti:

http://justnotsaid.blogspot.it/2010/12/tim-mckee.html

Tim McKee

https://www.olympic.org/news/silver-mckee-misses-out-in-closest-medley-race-ever

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Tim_McKee

http://articles.baltimoresun.com/2004-08-24/features/0408240165_1_gold-medal-bronze-medals-silver-and-bronze

http://www.nytimes.com/1972/08/31/archives/swede-scores-by-002-second-larsson-beats-mckee-of-us-in-swimming.html?_r=0

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Gunnar_Larsson_(swimmer)

Libro: The most memorable olympics swimming

1 Novembre 2022
di riccardoricciblog
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Yusra e Samia: stessa destinazione, destini diversi

Samia proveniva dal Sudan del Sud, zona di guerra civile tra diverse etnie, diverse fazioni, diverse religioni, diverse imposizioni.

Yusra proviene dalla Siria, zona di guerra civile tra diverse etnie, diverse fazioni, diverse religioni, diverse imposizioni.

Samia era una mezzofondista di atletica leggera, correva per le strade, cercava delle piste su cui potersi allenare, si allenava da clandestina in Etiopia, sognava un futuro in Europa (sogno realizzato da sua sorella) e, dopo l’apparizione a Pechino, sognava di gareggiare alle Olimpiadi di Londra come il suo idolo Mo Farah.

Yusra è una nuotatrice, ha diciotto anni,  nuota a stile libero e a farfalla.

Samia era riuscita a partecipare all’Olimpiade di Pechino: nella sua batteria era vestita come una bambina della categoria esordienti e il suo arrivo è stato salutato dagli applausi scroscianti riservati agli ultimissimi. Alla tv ha poi dichiarato che la prossima volta avrebbe provato a vincere.

Yusra ha guardato l’Olimpiade di Pechino in televisione  e durante le gare di nuoto urlava il nome di Michael Phelps.

Samia era scappata dalla sua terra e aveva intrapreso il viaggio fino in Europa.

Yusra è scappata dalla sua terra e ha intrapreso il viaggio fino in Europa.

Samia non era sopravvissuta alle mille angherie del viaggio ed è morta, forse incinta, forse dopo essersi tuffata nelle acque del Mediterraneo..

Yusra ha contribuito a salvare se stessa e i suoi compagni di sventura.

La storia di Samia è stata raccontata dallo scrittore Giuseppe Catozzella nel libro “Non dirmi che hai paura”, da tanti giornalisti, dalla sorella emigrata nel nord Europa, dal suo vecchio allenatore che ne ha parlato all’Olimpiade di Londra.

La storia di Yusra ha potuto raccontarla lei stessa e diventerà un film.

La storia di Samia, per quanto riguarda questo articolo, finisce qui.

Yusra è diventata famosa prima dell’Olimpiade di Rio. Forse già sapete che è scappata dalla Siria con la sorella nell’agosto del 2015, dopo che un bombardamento aveva distrutto la casa in cui abitava. arrivando in Libano e poi in Turchia. Qui sono riuscite a mettersi in contatto con alcuni scafisti per trovare il modo di arrivare in Grecia. Sono partite, ma la guardia costiera turca ha bloccato la loro imbarcazione, rispedendole indietro. Le ragazze ci hanno riprovato con una barca più piccola, stracarica di persone. Dopo un’ora e mezza di traversata il motore si è spento, nel bel mezzo del Mar Egeo, di notte. Yusra, con la sorella e altri tre rifugiati, si è tuffata in acqua e ha condotto la barca fino all’isola di Lesbo, salvando così  la vita di 17 persone.Dalla Grecia, le due sorelle si sono trasferite  a Berlino.

Leggiamo su http://www.onuitalia.com/2016/06/03/yusra-mardini-dalla-siria-nuoto-rio-2016/ :“Sarebbe stato vergognoso se le persone sulla nostra barca fossero annegate”, ha detto Yusra all’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, una volta arrivata a Berlino: “C’erano persone che non sapevano nuotare. Io non avevo intenzione di lamentarmi che avrei potuto annegare. Se dovevo morire almeno volevo farlo essendo fiera di me e di mia sorella”. Le ragazze Mardini avevano perso le scarpe nella traversata. A piedi hanno intrapreso la rotta balcanica per la Germania dove speravano di essere in grado di ricostruire le loro vite.”

 Yusra è stata notata da un allenatore tedesco, Sven Spannekrebs, e ha iniziato ad allenarsi con il team del Wasserfreunde Spandau 04. Il suo obiettivo è l’Olimpiade di Tokyo, ma nel frattempo è stata inserita nel team dei rifugiati a Rio, team che è stato costituito dal CIO per la prima volta nella storia. Insieme a lei c’era un altro nuotatore ospitato in Germania, Rami Anis, che ha detto: “Nella guerra civile abbiamo perso tre nuotatori come noi”.

Prima di gareggiare a Rio, la ragazza ha rilasciato un’intervista davanti ai media di tutto il mondo e ha risposto seraficamente alle domande, come ha scritto Repubblica. “Non parliamo la stessa lingua, non veniamo dallo stesso paese, ma rappresentiamo sessanta milioni di persone: i  rifugiati.  Damasco mi manca, e un giorno ci tornerò. Sono orgogliosa, felice, penserò a tutti quelli che mi hanno sostenuto: il Cio, i miei due allenatori e tutti i rifugiati e teenager che rappresento. Non potevo annegare il giorno in cui eravamo fermi in mezzo al mare Egeo, perché io sono una nuotatrice e avevo un futuro da inseguire”. (http://www.repubblica.it/speciali/olimpiadi/rio2016/2016/08/02/news/dalla_fuga_ai_giochi_le_olimpiadi_di_yusra_e_i_suoi_fratelli-145272715/)

Yusra ha sfilato nella cerimonia di apertura sotto la bandiera olimpica, prima del Brasile.Un boato ha accolto l’ingresso della squadra dei rifugiati nello stadio Maracanà durante la cerimonia di apertura. Boati analoghi l’hanno accolta quando si è presentata in vasca per le batterie dei cento farfalla e dei cento stile libero. Nella prima gara ha pure vinto la prima batteria.

A Rio era una piccola star, come leggiamo qui:  http://www.adnkronos.com/sport/2016/08/09/ora-tutti-chiedono-selfie-tutti-pazzi-per-baby-rifugiata-yusra_dgfinSoo95X2Ze1AnGmAgN.html

“Si leggono un sacco di storie su di me e in tanti mi fermano per fare una foto. Ho appena parlato con mia madre, mi ha detto: ‘figlia mia, stai diventando famosa. Sei ovunque, ti ricorderai di me?’ I miei amici sono orgogliosi di me, tutti mi mandano messaggi e mi taggano, non riesco nemmeno a seguire tutto”.

“Ora tutti vogliono un selfie con me e questo è molto bello, perché ci aiuta a mandare il nostro messaggio al mondo e a mostrare a tutti che i rifugiati possono fare qualcosa”.

“Tutti facevano il tifo per noi alla cerimonia di apertura, ero così orgogliosa e felice. Quegli applausi mi hanno molto motivata. Siamo usciti subito prima della squadra brasiliana e il presidente del Cio  ci ha dato un caloroso benvenuto. Alla partenza della mia prima gara dei 100 farfalla tremavo, togliendo la tuta ero molto nervosa. Ma è stato bello vincere la batteria, anche se non sono riuscita a migliorare il mio personale. Non sto pensando se in futuro gareggerò per la Siria o per la Germania, sono entrambe la mia casa e adesso lo è anche il Cio. In pratica ho tre case”. A Toyko 2020 i rifugiati devono vincere una medaglia. Io ce la metterò tutta”.”Non importa il mio risultato, sono comunque felicissima di aver partecipato alle Olimpiadi. Penso di aver aperto gli occhi all’opinione pubblica internazionale sulla questione dei rifugiati”. “Il team dei rifugiati è fantastico, perché ci sono persone di tutte le etnie, di tutti i Paesi e di tutte le nazioni”.

Anche Rami Anis, l’altro siriano nuotatore, era contentissimo dopo aver completato la sua batteria dei 100 metri stile libero. Il piazzamento, ciquantaseiesimo su cinquantanove partecipanti, è irrilevante: Rami ha esultato come se avesse vinto. Su Facebook ha scritto: “Oggi è il giorno che ho aspettato fin da quanto ero piccolo. Nuoterò per tutti gli oppressi del mondo e darò il mio meglio”.

A proposito di Facebook, dal profilo pubblico di Rami si ricavano poche notizie, mentre Yusra è molto attiva nei social, twitter e instagram compresi. Dalla loro lettura e dalle notizie che escono sui media ufficiali possiamo seguirla con simpatia nel suo percorso verso Tokyo.

Apprendiamo così che Yusra è stata inserita nel libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli”. http://www.adnkronos.com/cultura/2017/03/08/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-libro-piu-finanziato-dal-crowdfunding_bCvoo88UZfTd4M9rC5t5IL.html; che a febbraio 2017 Yusra è stata premiata a Montecarlo in occasione del Gala dei Laureus Sport Awards http://questionedistile.gazzetta.it/2017/02/14/da-yusra-a-mp-tra-premi-e-amore-serata-principesca/; che è stata scelta, tra gli altri, per parlare ai ragazzi coinvolti nel progetto teatrale “Futuri Maestri” della compagnia Teatro dell’Argine di San Lazzaro, nel bolognese. http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2017/03/16/bologna-mille-ragazzi-in-scena-a-teatro_5328972b-a39e-4af0-9937-99361954a393.html; che riceve dediche e onorificenze pubbliche http://quibrianza.it/cronaca/solaro/centinaia-di-persone-di-ogni-razza-e-religione-al-parco-groane-per-la-giornata-dei-giusti.html; https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/yusra-mardini-nuotatrice-siriana-e-la-mia-atleta-dell-anno; che la sua storia verrà raccontata in un film diretto da Stephen Daldry, lo stesso di Billy Elliott. http://questionedistile.gazzetta.it/2017/03/17/mardini-una-storia-che-sta-per-diventare-film/?refresh_ce-cp, https://www.theguardian.com/world/2017/mar/17/yusra-mardini-syrian-refugee-and-olympic-swimmer-inspires-film

Yusra, inoltre, ha tenuto e terrà varie conferenze pubbliche per farsi portavoce dei rifugiati. La ragazza ha parlato all’World Economic Forum a Davos a marzo e a settembre  al summit delle Nazioni Unite per i rifugiati e i migranti. Dal giorno in cui è fuggita dalla guerra, è determinata a far sì che il mondo metta in cima alle priorità la questione dei rifugiati. Michael Johnson a Davos l’ha presentata come una delle donne più coraggiose del mondo.

In tutto questo, Yusra, troverà anche il tempo per nuotare? Ebbene sì. Come ha detto all’UNHCR a Berlino:”Faccio dieci sessioni di allenamento di nuoto a settimana, ma penso anche ai rifugiati e a come aiutare le persone. Voglio cambiare la percezione che la gente ha dei rifugiati. Voglio dire che i rifugiati sono persone normali che affrontano circostanze straordinarie, forzati a fuggire dalla morte e dalla distruzione che trovano a casa. Non è vero che siano analfabeti o che vogliano solo aiuti finanziari. Molti rifugiati sono dottori, ingegneri. Siamo fuggiti per avere un po’ di pace. La scelta era tra vivere e morire. Sono orgogliosa di lottare per la pace e la dignità di chi fugge dalla violenza. Se avete dei dubbi su chi siano i rifugiati e cosa vogliano, ditemeli e vi spiegherò come stanno le cose. A volte mi chiedo se sia giusto che sia fuggita anziché restare in Siria insieme a migliaia di persone che non sono riuscite a scappare dalla disperazione. http://www.unhcr.org/news/stories/2017/1/5886158e4/syrian-swimmer-yusra-mardini-plunges-life-rio-games.html

Fonti e link vari:

 https://www.youtube.com/watch?v=MgNCRbYkK-o

http://www.onuitalia.com/2016/06/03/yusra-mardini-dalla-siria-nuoto-rio-2016/

https://www.gingergeneration.it/n/favola-yusra-mardini-siria-a-rio-2016-221183-n.htm

http://it.eurosport.com/nuoto/rio/2016/yusra-mardini-la-rifugiata-siriana-e-l-applauso-di-rio_sto5710749/story.shtml

http://tracks.unhcr.org/2016/03/syrian-refugee-eyes-rio-olympics/

http://www.huffingtonpost.it/2016/08/08/yusra-mardini-olimpiadi-team-rifugiati-video_n_11385036.html

http://www.huffingtonpost.it/2016/08/11/yusra-mardini-portabandiera-rifugiati_n_11447548.html

http://video.repubblica.it/mondo/a-nuoto-dalla-siria-alle-olimpiadi-la-storia-di-yusra-mardini/242292/242302

. http://video.gazzetta.it/nuoto-salvarsi-18enne-siriana-yusra-mardini-andra-olimpiadi/d9b88fd0-2b13-11e6-b0d4-f9fd87df5c04?refresh_ce-cp il video in cui racconta la sua storia

http://questionedistile.gazzetta.it/2017/02/14/da-yusra-a-mp-tra-premi-e-amore-serata-principesca/

31 Ottobre 2022
di riccardoricciblog
Commenti disabilitati su 28 ottobre 2022. Il giorno che mi han rubato l’Iphone 14 pro max.

28 ottobre 2022. Il giorno che mi han rubato l’Iphone 14 pro max.

Una simpatica notte di venerdì sento uno strano rumore che proviene dall’avambraccio. È stato il canto del cigno del mio Coros Pace 2. Da quel momento è stata certificata la sua morte. Dieci minuti dopo, sempre di notte, avevo già ordinato il nuovo simpatico orologio da corsa: il nuovissimo, scintillantissimo, fantasmagoricissimo Garmin Forerunner 955. Il pomeriggio stesso eccomi nel bus numero due diretto a Calenzano, al negozio di Nencini Sport e ecco che ne esco salutando la guardia e con in mano il sacchetto col mio orologio nuovo.

Il treno di ritorno lo prendo dalla stazione più nascosta del mondo: Pratignone. Non c’è un cartello che la indichi. Rischio di venire investito da settecento camion nella rotatoria che porta all’autostrada, mancano i semafori e le strisce pedonali, devo fare il giro in giù in sù a est a ovest a nord a sud rispetto a dove mi segnala la stazione Google Maps anche se vedo che esiste una ferrovia perché vedo passare un treno. Effettivamente bastava salire una rampa che avrebbe potuto portare a Desolate Land anziché alla stazione di Pratignone. C’è anche un bar per camionisti nel quale andrò a prendere una birra piccola dopo aver perlustrato la zona, trovato i binari, visto anche delle panchine di cemento e una biglietteria automatica e ascoltato una ragazza parlare di un viaggio nel treno notturno per Monaco e Inssbruck. Vedo anche passare un pezzo di treno sopra un carrello.

Quindi…

Sono le 16,20. Arriva il treno per Firenze da Pratignone. Salgo. Non mi piace il posto dove sono seduto perché non si vede il panorama e non funzionano le prese elettriche. Cambio posto. Mi accorgo di non avere il telefono in tasca mentre in mano avevo l’ipad e il sacchetto del nencini. Guardo se l’ho messo nello zaino. No. Ritorno al posto di prima. Non vedo il telefono. Percorro più e più volte il piccolo treno in su e in giù. Cerco come riferimento una persona seduta di fronte a me nell’altro lato ma non la vedo (ops!). Lo faccio squillare (il telefono, non il treno) dall’ìpad. Chiedo al capotreno se lo fa squillare pure lui. Intanto su “dov’è” dell’ipad si vedono l’ipad e le airpods muoversi in sintonia col treno mentre l’iphone si sposta verso Sesto Fiorentino. Lì dove resterà: via ettore majorana 55, ponte a giogoli, zona di dhl bartolini e simili. Lo dichiarao smarrito e lo inizializzo da remoto e lo rendo quindi inutilizzabile a meno che non torni in mano mia ma that’s the fact: it is no more in my hands! Maaaaa che poi volevo fortissimamente fare apple care plus che è anche per furto e smarrimento e non lo avevo però ancora fatto e quindi niente iphone nuovo in cambio di quello simpaticamente rubato. A meno di sborsare di nuovo la cifra idonea all’acquisto, of course. Nel frattempo s’è fatta la denuncia di furto.

Il guaio? Avere appoggiato il telefono sul seggiolino mentre guardavo l’ipad contravvenendo a un principio sacro e immutabile: mai appoggiare cose sul seggiolino accanto a quello in cui sei seduto. Tutto deve essere in tasca o nello zaino o in mano tua. Se no sistematicamente qualcosa lo perdi. Di solito lo ritrovi anche. Stavolta no.

 

 

23 Settembre 2022
di riccardoricciblog
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Viaggio a Napoli 2022. Prima parte

CAFFE’ AL GAMBRINUS.

 Il primo caffè bevuto a Napoli non si scorda mai. Soprattutto se è preso allo storico Gambrinus, luogo pieno di eleganza e storia. L’aroma del caffè si spandeva nell’aria del bar. Vista la fila pensavo di dover aspettare di più. Il barista a un certo punto mi ha comunque detto:”Sì, già, lei ne vuole sempre uno, vero?”. Il primo barista a cui mi volevo rivolgere è stato invece impegnato a preparare uno spritz e metterci un quarto d’ora. Come è chic andare in bagno da Paskowski a Firenze lo è andarci al Gambrinus a Napoli. Il caffè si è rivelato il migliore (ex aequo con quello del Mexico) preso in città: forte e intenso. Voto 9.

CAFFE’.

 Mexico Cafè in piazza Dante. Manca l’aroma che si spande nell’aria ma il caffè è fortissimo e buonissimo. Alla pari come bontà con quello del Gambrinus. Viene servito più caldo che al Gambrinus, dove forse non hanno tempo per fare aspettare che la gente lo faccia raffreddare. Peraltro il caffè sembra che si debba bere in un sorso, bollente, in tazza bollente dopo aver bevuto un po’ di acqua.

Dei bar consigliati dalla guida del Touring ho visitato solo il Mexico e il Gambrinus.

Ci sono anche dei locali dove il caffè non era niente di diverso da quelli bevibili ovunque però la maggior parte ha servito caffè buoni, caldi, più o meno forti. Il barista di un locale vicino casa ha visto che mi sono scolato in un sorso il bicchiere d’acqua e mi ha detto:”Tenevi sete?”più altre frasi in napoletano stretto che non ho capito.

Due volte sono incappato nel “caffè come rito”: ordinalo, prendi una pasta, mettiti a sedere, aspetta che te lo faccia dopo che tu hai mangiato, rilassati, te lo porto, gustalo. È successo in un bar vicino a casa e in un bar in piazza Vanvitelli dove il barista mi ha anche suggerito quale pasta con crema e amarena prendere: suggerimento eccellente anche se non so se quella che avevo scelto di primo acchito io sarebbe stata migliore o peggiore. In generale voto al caffè servito a Napoli: 8,5

PIZZA.

Impasto morbido, mozzarella gustosa, pomodoro saporito. Il tutto si lascia mangiare da sé anche se di solito nel resto del mondo preferisco la pizza bassa a quella alta. Sono state eccellenti le Margherite di Sorbillo e Del Presidente in via dei Tribunali. Sono riuscito a mangiarne anche una fatta a portafoglio, da tenere in mano magari camminando, dopo che il primo tentativo in via Toledo era fallito un po’ perché non capivo come andava mangiata e un po’ perché il pomodoro sembrava appena uscito da un’eruzione del Vesuvio avvenuta per l’occasione. Non ho visitato le altre pizzerie suggerite dalla guida, tra cui Attilio in via Pignasecca e Di Matteo in via dei Tribunali. È stata buona ma non eccezionale la Margherita di Donna Sofia in via dei Tribunali e abbastanza deludente (acida e poco saporita) quella della pizzeria Port’Alba. Voto alle pizze di Napoli in generale: 8,5.

ALTRA CUCINA

Non è che uno va a Napoli solo per mangiare e ho anche fatto più che altro degli spuntini visto che avevo da camminare e guardare cose e visitare posti per ore e ore e non avevo quasi mai molta fame e quasi sempre molta stanchezza a fine giornata e non avevo mai tempo da perdere per fermarmi più di qualche minuto per mangiare. La città spinge a muoversi più che a fermarsi, forse. Non ho visto locali che invitassero a fermarsi. Forse fuori dal centro, dove infatti al bar sono stati più lenti e hanno fatto osservare il rito del caffè. In centro invece si cammina e si mangia mentre si cammina: sarà che a prezzi molto bassi ti offrono tutto alle bancarelle fuori dal locale e con un crocché (8) o una pizza fritta (8 se dentro c’è roba che ti piace e molte erano con la ricotta dentro e io le scartavo) o una frittatina di pasta (pasta con piselli, besciamella, carne cotta e fritta da tenere in mano e gustarsela, voto 8,5)  o un cuoppo di pesce (7,5 da Pescheria azzurra in via Pignasecca) o di carne (6,5 da La Passione di Sofy in via Toledo) o un cuoppo di mozzarelline o un secchiello di mozzarella o un piattino di mozzarella (9)  o una pizza a portafoglio (buonissima ovunque una volta che impari a tenerla in mano o che te la servono in modo che tu possa tenerla bene in mano). Oltre al salto c’è anche il dolce che spunta ovunque: babà (7,5, di solito non mi piacciono molto ma invece li ho trovati delicati. Poi c’erano quelli farciti ma non li ho presi), sfogliatelle ricce o frolle e di solito calde. In Galleria Umberto Primo davanti alle “Sfogliatelle di Mary” c’è la fila fissa e io ci ho rinunciato. Altre file fisse sono davanti alle pizzerie famose e ai locali di via Toledo, via dei Tribunali, via Pignasecca e piazza Trento e Trieste.

La guida segnalava, oltre ai caffè, alle pizzerie e allo street food, anche locali dove mangiare il pesce o la cucina tipica napoletana “calda” ma già faceva caldo fuori quindi figuriamoci se avevo voglia di un ragù o di ziti alla genovese o di parmigiana di melanzane. Ci tornerò magari d’inverno per sperimentare. Oppure in altre estati quando avrò voglia di fermarmi nei ristoranti e nei locali del lungomare, più chic e più tendenti a “mettere a sedere le persone” anziché a fornire cibo da gustare per la strada. In realtà ci sono ovviamente le sale interne anche nei locali delle vie centrali, ma come detto questa città mi ha spinto a muovermi costantemente anziché a fermarmi.

Voto allo street food 9 anche per i prezzi: due euro la pizza a portafoglio, due euro e cinquanta la frittatina di pasta, da tre a sei euro le mozzarelle, due euro la pizza fritta, un euro i crocché.

MOZZARELLA

Ovunque buone, ovunque saporite, ovunque ti danno i piattini (come in un negozio di alimentari a Forcella o in un locale dedicato a lei in via Pignasecca o un altro in via dei Tribunali). C’è anche il ristorante “mu mozzarella” nel lungomare. Voto 9 come già scritto sopra: sia alle mozzarelle di bufala che alle fiordilatte. Sarà che saporite così non si trovano facilmente nel resto d’Italia.

BAMBINI

Gli scugnizzi dei film. Girano per casa e fuori in mutande. Dicono “Mammina mi son pisciato sotto” oppure vengono chiamati da una signora che urla dal balconcino. Li ho visti due volte: a Forcella e in uno dei vicoli centrali.

SICUREZZA

Non ho mai avvertito sensazioni di pericolo. Per quanto abbia sentito di un furto mentre ero in via Toledo e di una ragazza scippata di sera. La signora che mi ospitava mi ha detto di fare attenzione a non far vedere banconote di elevato valore o zaini vistosi perché Napoli è una città difficile con dei ragazzini che si intrufolano.

Comunque “L’importante è non lasciarsi coinvolgere”, “Se vedi qualcosa di storto gira e vai da un’altra parte”, “Chi si fa i fatti suoi campa cent’anni”.

VICOLI E DOPPIA FACCIA DELLA CITTA’ STORICA

Napoli ha un che di Genova. Anche per i vicoli. Non so perché, da amante dei vicoli, questi non mi abbiano spinto a passeggiarci. In alcuni casi sono state la guida o Google Maps a portarmici. Ci sono i vicoli pieni di trattorie, quelli vuoti e desolati, quelli pieni di gente e locali. I quartieri spagnoli sono il regno dei vicoli. Si passa da luoghi che sembrano chic a luoghi che sembrano malfamati, da luoghi con palazzi belli e vistosi a case che sembrano catapecchie e con teli a discesa sui balconcini per evitare che si allaghi la casa. Basta pensare al passaggio da Pendino Santa Barbara a Corso Umberto Primo. C’è spesso gente che urla, ci sono costantemente motorini che viaggiano, la notte i quartieri si animano di movida giovane. La doppia faccia della città? È il passaggio tra ricchezza e povertà, magnificenza e decadenza, miseria e nobiltà, che si avverte soprattutto nei quartieri spagnoli ma anche spostandosi dietro il lungomare o verso Forcella. Passaggi simili li ho visti anche in altre città di mare, come Lisbona. I vicoli sono sia una difesa che una necessità in posti che dovevano essere costruiti in verticale (il mare davanti, le colline subito dietro) e a difesa dai pirati.

VOMERO, POSILLIPO E LUNGOMARE

Il Vomero è un quartiere a sé, abbastanza centrale, con il suo centro. Elegante, moderno. Posillipo rappresenta l’anima chic e ricca della città. Il lungomare è bellissimo grazie al mare ma anche ai suoi grandi palazzi, i suoi giardini e anche i suoi ristoranti e locali da movida. Marechiaro è un borgo già forse troppo conosciuto ma comunque incantevole per la vista sul mare che la domenica in cui ci sono stato era di un blu più blu. Inoltre c’era gente a prendere il sole su un lido stretto e scoglioso, ristoranti che stavano aprendo, barcaioli che trasportavano persone, due uomini che giocavano a carte in un tavolino messo in mezzo alla strada.

La passeggiata di ritorno da Posillipo a Chiaia mostrava anche il verde degli alberi e dei giardini, l’azzurro e il bianco del cielo e le forme del Vesuvio e delle isole, in particolare Capri. Una Napoli da cartolina. Dal Vomero alla riviera di Chiaia che non vuoi fare la bellissima discesa a mare attraverso la Calata di San Francesco, poi? Con le sue strade strette, le sue case colorate e il mare che piano piano (in una mezzoretta di cammino) si avvicina e si raggiunge?

Riassunto delle camminate di domenica 18 settembre: Vomero – Calata di San Francesco – Riviera di Chiaia – Parco Vergiliano – bus fino a Posillipo poi di nuovo a piedi: Posillipo – Marechiaro – Posillipo – Piedigrotta – Castel dell’Ovo – piazza del Plebiscito – via Toledo – piazza Dante – via dei Tribunali – cena- piazza Dante – metro.

PARCHI, TOMBE E INDICAZIONI TURISTICHE

Il bosco di Capodimonte e la salita ai Camaldoli li ho mancati. Il parco sommerso di Gaiola pure. Il sabato, nella prima passeggiata per il lungomare, da Castel dell’Ovo a Piedigrotta e ritorno, ho mancato anche il parco vergiliano, che ho fatto la domenica limitatamente alle tombe di Leopardi e Virgilio. Ma che saranno davvero lì dentro? “Sempre cara mi fu quest’erma tomba”. Né il parco né la tomba sono molto segnalati, nelle guide o in loco.

In generale non ho notato molti segnali turistici. Anche le chiese non sono molto indicate per la strada. Ce ne sono tantissime, in realtà. Così come ci si può sbizzarrire nei castelli o in qualche museo.

CLACSON

Il rumore di fondo di Napoli è quello dei clacson. Non solo di fondo: tutti suonano i clacson ovunque. Manca solo che lo faccia la gente a piedi con delle trombette apposite: nessuno noterebbe la differenza.

MOTORINI

Il mezzo di trasporto dei napoletani per eccellenza: sono ovunque. Dietro, davanti, sopra e sotto di te: ovunque.

27 Agosto 2022
di riccardoricciblog
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Europei di nuoto di Roma 2022: discorso agli sminuito

Non c’era la Russia e la GBR era a mezzo servizio. Chi vuole può divertirsi a fare il conto di cosa sarebbe successo se lo faccia da sé.

C’erano anche stati i mondiali, è stata una stagione lunga che ha fregato per esempio Kamminga, è stato un biennio stressante, c’è stato tutto il problema del covid. Al netto di tutto ciò è stato un bell’Europeo pieno di festa e di gioia. Gareggiare piace e vincere piace a tutti. Prendiamoci queste gare nella loro bellezza e godiamone tutti.

Ci sarebbero da considerare i livelli di alcune gare o la differenza tra Europa e Resto del Mondo nel nuoto femminile ma magari queste considerazioni si faranno prima, durante e dopo i mondiali, no?

Un giorno questa nazionale, unita, amichevole, socievole, vincente, divertente, per molti versi formidabile, forse smetterà di raccogliere successi. Anche se intanto il ciclo vincente dura almeno dal 2017. Nel frattempo godiamocela. Chi può e deve pensi a costruire il futuro.

I record di medaglie erano già stati battuti a Tokyo e ai mondiali di Budapest e prima a quelli di Gwanju.

C’è chi dice che la nazionale più forte di sempre fosse quella di Sidney. Chi lo dice dovrebbe fare il confronto per staffette, finalisti, medaglie, seconde linee, miglioramenti dei tempi quando conta, record del mondo, dichiarazioni, unità, pochezza delle controprestazioni. I record del mondo azzurri nel nuoto sono stati di Calligaris, Lamberti, Pellegrini, Pilato, Ceccon: due sono in attività e una ha smesso l’anno scorso.

A che serviva preparare l’Europeo? A far primeggiare chi non aveva chance mondiali, a permettere questa festa, questo entusiasmo. Soprattutto a fare avvicinare la gente al nuoto e a far portare i bambini in piscina.

A me sembra strano che vengano alla ribalta i successi di questo Europeo quando è dal 2017 che la nazionale di nuoto miete successi e belle prestazioni. Bene allora che ci sia stata questa edizione perché questi ragazzi meritano riconoscimenti. Male che non ve ne foste accorti prima.

il rischio che lo spettatore mediocre non contempli ridimensionamenti inevitabili o risultati appena sotto l’eccellenza ai Mondiali e alle Olimpiadi ma ce ne faremo una ragione: conta più un bambino in piscina dell’insulto ignorante dello spettatore mediocre.

Ricordo che quando esplose Dressel per alcuni commentatori da web era sicuramente dopato. Forse perché a qualcuno impossibile che qualcosa funzioni e qualcuno abbia più successo. “Poiché la mia vita è un fallimento se gli altri hanno successo non è perché sono bravi ma perché rubano” deve essere il pensiero inconscio. Accusare o sminuire è un tentativo di mascherare la propria insoddisfazione.

C’è chi sminuisce il risultato di Tokyo ma è rilevante per medaglie, finalisti e prestazioni. Sono stati eccellenti anche i risultati dei mondiali 2017, 2019 e 2022, peraltro. Alle Olimpiadi ovviamente vincere ori e medaglie è molto più complicato. Le scorse Olimpiadi hanno evidenziato, comunque, anche la profondità del movimento tra finalisti, record nazionali e personali. Anche a questi Europei, che hanno avuto risultati che seguono il trend delle ultime edizioni, al netto delle assenze e della particolarità della stagione, si sono viste prestazioni rilevanti da parte di tutto il movimento (oltre a qualche controprestazione, che è nella natura delle cose). L’hype è motivato non tanto e non solo da questa edizione, quindi, ma dagli ultimi cinque anni almeno. Le assenze della Russia, di Marchand e il mezzo servizio della GBR ovviamente hanno inciso, ma non così tanto.

27 Agosto 2022
di riccardoricciblog
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Europei di nuoto, Roma 2022, l’alfabeto. Seconda parte

B COME BONNET

Nella 4×100 mista femminile alla Francia avanzava un posto a rana e ci hanno infilato la Bonnet

D COME DELUSIONI

Non potevano mancare le delusioni, che prima di tutto sono per gli atleti e poi per i tifosi. Burdisso, Codia, Castiglioni, De Tullio, Detti, la stessa Federica Toma rientrano tra i delusi della manifestazione, chi per un motivo chi per un altro, chi con più chi con meno giustificazioni.

I COME INNO

Quello rumeno non è usuale ma lo diventerà sempre di più a causa di Popovici. Probabilmente ascolteremo spesso anche quello bosniaco per Lana Pudar, almeno in Europa. Come inno quest’ultimo sembra alla ricerca di una solennità che non trova e lo rende monotono ma tant’è. Tra gli inni di una o poche botte e via ci sono anche quello israeliano della Gorbenko e quello svizzero in una manifestazione non legata agli sport invernali ma a Lisa Mamie o a Noe Ponti o magari a Djatovic.

I COME ISL

La Di Liddo e la Castiglioni hanno avuto una forma stratosferica a settembre 2021 per la ISL. Vediamo se la recupereranno entro i prossimi due anni perché farebbe comodo a loro e a noi che le guardiamo.

L COME LOTTE INTERNE

Teniamo anche conto delle lotte interne in batteria che hanno significato dover tirare, spesso, già al mattino per poi rifarlo in semifinale. Ottime abitudini, per altro, da acquisire in ottica mondiale e olimpica future. Lotte da ricordare? 50 e 100 rana maschili e femminili, 200 farfalla maschili, stile libero maschile. Avrebbe potuto esserlo anche il dorso femminile se Federica Toma avesse avuto la forma di un mese prima.

In certe gare l’alternativa era tra non passare la batteria per la battaglia interna e, nel caso contrario, essere sostanzialmente sicuri della medaglia. Il che dice molto anche considerando quando “atleti azzurri favoriti” mancavano all’appello in passato.

M COME MOMENTI PARTICOLARI

La commozione di Romanchuk sul podio

La commozione della Gose sul podio

L’applauso alla Calligaris

Gli applausi agli altri atleti del passato

Il daje televisivo di Leonie Beck

I tentativi di lancio della cuffia degli azzurri agli spettatori. Ricordo quelli non riusciti che dopo varie prove di Pilato, Miressi e Panziera.

Gli sketch della squadra azzurra scesa in piscina a festeggiare la premiazione della mista maschile.

Il meraviglioso giro della piscina della squadra azzurra a mo’ di trenino a salutare il pubblico.

Gli ooooh del pubblico alla presentazione degli azzurri.

Il supporto al francese Ndoye durante la ripetizione in solitaria della semifinale dei 200 dorso. Ripetizione causata del device rotto alla partenza.

La commozione, il rossore sulle guance, l’entusiasmo, le lacrime bagnate dalla Pilato, l’abbraccio con quest’ultima dopo l’arrivo dei 100 rana di Lisa Angiolini.

La commozione, non solo di Federica Pellegrini, dopo la conquista del bronzo di Luca Pizzini che stava intanto facendo il circense in acqua per l’entusiasmo.

L’entusiasmo dei quattro gatti bosniaci dopo la vittoria di Lana Pudar.

Vedere il tabellone dopo le batterie dei 100 rana femminili e dei 50 rana maschili: quattro italiani/e ai primi quattro posti.

L’apparizione e il tifo delle suore.

Sara Franceschi che porta fuori Thomas Ceccon per fargli firmare gli autografi.

L’entusiasmo dei media spagnoli per il quarto posto della staffetta veloce maschile.

Silvia Scalia passata dalla sfiga al record, quindi alla medaglia, al successo, al sorriso, al divertimento costante.

Ritenere certi ori come troppo scontati per goderne a pieno tanto da godere quasi più di certi argenti che per poco non sono stati ori e di certi bronzi non del tutto sicuri.

Ogni gara, al di là del suo livello assoluto, è stata emozionante e ogni vittoria è un racconto a sé: che sia stata vittoria per dispersione, per rimonta, dopo un testa a testa o quasi al photofinish.

M COME MARCO PEDOJA

Dice che:

  1. Martinenghi farà i 200 rana,
  2. hanno dei dubbi sul mondiale a febbraio 2024,
  3. i mististi vogliono vincere l’oro e fare il record del mondo a Parigi.

M COME MATTEO GIUNTA

Una signora un giorno mi disse che lui non aveva nessun merito nei successi e nel recupero della Pellegrini. Lei aveva maturato dentro di sé le istruzioni che le avevano dato gli allenatori precedenti. La seconda parte del discorso poteva anche avere senso. Sulla prima facciamo presente che Giunta ha portato tre atleti che venivano da periodi non eccellenti sul podio (Cusinato, Scalia, Pizzini) e un quarto ci è andato vicino (Carini).

M COME MOMENTI TECNICI

Momenti tecnici da urlo.

  1. Il galleggiamento e i cambi di ritmo di Popovici. La sua facilità di vincere con tempi record anche nei 100 sl malgrado abbia un terzo della forza muscolare dei suoi avversari. Vedi alle voci rapporto peso potenza e acquaticità.
  2. Il modo in cui Ceccon decide di fare cosa gli pare come gli pare, anche di fermarsi e come l’acqua lo lasci scorrere.
  3. Il tuffo di Air Martinenghi nella staffetta mista.
  4. La subacquea di ritorno di Rivolta nella staffetta mista.
  5. I cinquanta senza respiro di Sarah Sjostrom e di un po’ tutti.
  6. Il 29”44 di Ruta.
  7. L’arrivo al fulmicotone di Margherita Panziera nei 100 dorso.
  8. Il distacco dato dalla staffetta mista maschile azzurra al resto d’Europa fin dai 100 metri.
  9. La sfida Sjostrom Wasick nei 50sl

P COME PRESTAZIONI AZZURRE DA RILEVARE

Prestazioni e sorprese azzurre forse un po’ nascoste da considerare

Le centiste a stile libero azzurre: due in finale.

Silvia Scalia record italiano nei 50 dorso di livello mondiale.

Silvia di Pietro record italiano nei 50sl dopo otto anni a trent’anni.

Lisa Angiolini record personale nei 50 rana e Federico Poggio record personale nei 100 rana.

Nicolò Martinenghi record italiano.

Margherita Panziera: tre ori europei come la Egerszegy

Simona Quadarella: tripletta europea in due specialità come nessuna prima di lei.

La staffetta mista femminile del mattino e quella del pomeriggio non hanno livello molto diverso e entrerebbero ambedue in finale, probabilmente non solo europea.

La staffetta mista maschile del mattino sarebbe arrivata seconda.

Il distacco della staffetta mista maschile rispetto agli avversari è giusto rimarcarlo ogni volta. Prossimo obiettivo record del mondo?

Altre? Potrei averle scritte negli altri post.

Comunque ogni gara avevamo un’aspettativa e quasi ogni aspettativa era ben riposta.

Qui ho trascurato il nuoto di fondo e i tuffi ma arriverà il momento di scriverne.

S COME SILVIA SPOSAMI

Spopolavano sui social queste dichiarazioni. Dal vivo e sui social spopolavano anche i “Martinenghi è veramente bono” oppure “E’ la sagra degli gnocchi”.

S COME SMETTERE

Ognuno fa quel che vuole ma vedere Mireia Belmonte e Katinka Hosszu così mette tristezza.

S COME SORRISO

Il sorriso di margherita panziera è patrimonio dell’umanità

T COME TIFO E TIFOSI

I balli di gruppo durante la finale dei 1500 sl femminili sull’onda della colonna sonora lanciata dagli altoparlanti.

Gli oooh prima della presentazione degli italiani.

L’inno cantato e “battuto” da tutti.

Le bacchette che fanno casino.

Le urla alla virata, negli ultimi venticinque metri, in caso di rimonta attesa, in caso di fuga per la vittoria, in ogni caso per spingere gli italiani anche se erano dietro.

Tra gli stranieri si sono visti greci, spagnoli, portoghesi, olandesi, tedeschi (dev jugend camp ma non solo), francesi, bosniaci, inglesi, danesi (team Bach), svedesi (team Hall, team Asted), irlandesi, lussemburghesi, sanmarinesi ecc.

Menzione negativa per il gruppo di rumeni che dopo la finale dei 100sl di Popovici se ne sono andati.

Ogni giorno c’era sempre più gente. Per le batterie una specie di pienone c’è stato solo l’ultimo giorno ma i prezzi sui venti euro per queste forse erano un po’ alti. I prezzi delle finali invece erano tra i 40 e i 50 euro.

Una signora al figlio a caccia di autografi:” “Chiunque partecipi agli europei merita la foto”

T COME TUTTOFARE

C’erano una volta quelli che più di una gara o due non le reggevano o non volevano reggerle.

Costanza Cocconcelli, Alberto Razzetti, Silvia di Pietro ma anche tutti gli staffettisti e le staffettiste si sono spremuti. Per non parlare, ovviamente, di Gregorio Paltrinieri o di Thomas Ceccon, cioè la cosa più vicina a Phelps mai apparsa in Italia (cit. Cento sciolto).

Anche Lorenzo Galossi ha partecipato a tre gare.

V COME VELOCITA’ FEMMINILE E T COME TWITTER

C’è gente che dice che la velocità femminile è a livelli agghiaccianti. Ora si può anche dire, in assoluto, ma in questa edizione ci sono stati segnali importanti di ripresa. La staffetta 4x100sl femminile poteva arrivare terza. Tutte hanno fatto il personale. C’è stata Silvia Di Pietro di nuovo al record italiano nei 50 stile libero, otto anni dopo, a trenta anni. Ha fatto ottime prestazioni in staffetta, poi perdendo inevitabilmente contro atlete comunque più forti. È scesa a 54 basso nei 100 stile libero.

Chiara Tarantino si è migliorata di quasi un secondo e ha dichiarato di essere delusa da un quarto inevitabile posto. Inevitabile perché sarebbe dovuta scendere sotto i 54. 54”4 fu il tempo della Pellegrini del 2003. Per arrivare a livelli mondiali bisogna scendere ancora di un secondo o meglio due ma intanto…

Elena di Liddo ha deluso ma a chi ne dice male ricordiamo il quarto posto di Gwanju.

27 Agosto 2022
di riccardoricciblog
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Europei di nuoto Roma 2022. Dichiarazioni e interviste da conservare

DICHIARAZIONI E INTERVISTE

Luca Sacchi dopo la staffetta mista maschile: “Voglio rimanere qui per sempre”. Un po’ come tutti.

Lorenzo Mora il mio preferito al fantanuoto: “Qui si è rotto un device e quindi Simone Sabbioni avrebbe fatto la sua porca figura. Inoltre accetto la proposta di matrimonio di Chiara Tarantino”.

Chiara Tarantino: “Non so se essere delusa di essere arrivata quarta” (nei 100sl, con due italiane in finale, dopo essersi migliorata di otto decimi in due giorni, per dire la nuova mentalità azzurra degli ultimi anni”. “Faccio una proposta di matrimonio a Lorenzo Mora: Lollo, sposami. Questa proposta pro Fantaeuropeo è stata creduta da Fanpage e soprattutto dal TG1.

Federica Pellegrini: “I giovani sono spavaldi e forti, non voglio mettere pressioni, ai veterani ho portato il gelato, nel 2009 eravamo pochi e meno forti e c’era la rivalità del primo della classe.

Nicolò Martinenghi: “Mi piace vincere sempre. Speravo che ci fosse anche Peaty. Volevo regalare della felicità a tutta questa platea”.

Margherita Panziera: “Prima dei 200 ero in panico, poi mi si è liberata la testa. Tre mesi fa a volte odiavo nuotare e pensavo di fare solo i 200. Alla fine dei 100 dorso non credevo di essere arrivata prima: ho sentito un boato e non sapevo se era per me o per Silvia”.

Alessandro Miressi: “Vinciamo perché facciamo gioco di squadra, sfidandoci. Vogliamo sempre vincere”.

Gregorio Paltrinieri: “Voglio sempre vincere”. (Oh, ma in quanti hanno detto questa frase?)

Matteo Rivolta: “Il traino dei vecchi ha creato questa generazione”.

Lorenzo Zazzeri dopo il sesto posto nei 50sl: “Mi girano parecchio le scatole”.

Lorenzo Zazzeri dopo la 4x100sl: “Devo prendere punti al fantanuoto quindi saluto tutti e bacio la telecamera”.

Ilaria Cusinato: “Vedevo i miei compagni di squadra vincere e mi dicevo perché io no? Poi la vittoria di Ceccon poco fa mi ha galvanizzato. Mi sono detta: adesso scendo in vasca e vado a fare una gara della Madonna. Agli ultimi venticinque metri ho sentito il boato del pubblico e mi sono detta se anche muoio sono sul podio”.

Martina Carraro per i 200 rana. “L’ultima vasca l’ha nuotata la tribuna”.

Luca Dotto dopo le batterie dei 50sl: “A prescindere dalla battaglia interna con questo tempo ho fatto un po’ pena”.

Cesare Butini: “I successi sono dovuti anche alle sinergie tra i centri federali e chi sta a casa, tecnici di base compresi, nonché ai collegiali quasi continui. Io faccio a volte il poliziotto cattivo ma è bello vedere una squadra così coesa”.

Tutti: “Questo gruppo è unito, allegro, divertente e è così almeno da Budapest 2021”.

Paolo Barelli: “Le previsioni parlano 500 000 nuotatori previsti in più in piscina. Speriamo che ci sia questo traino e che le piscine possano risollevarsi da momenti difficili di gestione”.

Thomas Ceccon:

  1. “I bambini in piscina valgono più dei miei ori”.
  2. “Sono abbastanza soddisfatto anche se mi manca un oro. Comunque lo sarò del tutto solo quando vincerò l’oro olimpico.
  3. “Molta gente ci scrive dicendo che vuole tornare a nuotare e questo ci galvanizza”.
  4. Dopo la semifinale dei 100 dorso. “Al ritorno non ho nuotato” e si è visto bene dal vivo che era l’acqua che lo portava mentre lui sonnecchiava. “E’ andata bene ma insomma bene è un’altra cosa, sono soddisfatto no soddisfatto no, buon tempo no diciamo tranquillo, mi sono dimenticato che volevo le corsie gialle e allora ho frenato troppo”. L’uomo che si smentiva da solo.
  5. Dopo la mista: “Sono passato pianissimo per forzare il ritorno: minimo sforzo massima resa”.
  6. “Il greco ha fatto…” “Il polacco del 2004 ha fatto…”. Mai che dica un nome, il veneto 
  7. C’è una bella intervista di Ceccon su Corriere Style, comunque. Poi resta da fare il discorso sui bulli di Ceccon, i trentenni che gli facevano scherzi e con cui non legava. Lui dice che aveva sedici anni. L’esordio in nazionale è avvenuto a Copenaghen per gli europei in corta del 2017. I nomi di chi aveva tra i 27 e i 30 anni sono facilmente individuabili leggendo le convocazioni.

27 Agosto 2022
di riccardoricciblog
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L’alfabeto dei ricordi degli Europei di nuoto di Roma 2022. Prima parte

A COME ATMOSFERA

Atmosfera di festa, di entusiasmo, di gioia praticamente ovunque. Dal tifo sugli spalti alle conversazioni e gli abbracci tra gli atleti al loro coinvolgimento in giro per il villaggio.

A COME AUTOGRAFI

Prima dell’inizio delle gare ma soprattutto dopo. Sulla passerella che portava dagli spogliatoi e dalle piscine di riscaldamento a quelle di gara. Dietro alle transenne che separavano gli spettatori dagli atleti nel percorso verso i pullman. I cacciatori di autografi si sono fatti valere: “Tu blocca di qua, io blocco di là”. Qualche atleta ha preso la firma degli autografi come un lavoro, restandoci anche più di mezzora o prendendo i telefoni di tutti per farsi un selfie: Lisa Angiolini, Manuel Frigo, Simona Quadarella, Sarah Sjostrom (anche prima di una gara), Matteo Rivolta, Filippo Magnini, Massimiliano Rosolino, Federico Burdisso, Benedetta Pilato, Fabio Scozzoli, Martina Carraro. Chi girovagava per il villaggio veniva spesso individuato e fermato, anche se tendenzialmente senza mai disturbare eccessivamente. Tra i girovaghi più visti Chiara Tarantino, Costanza Cocconcelli, Sara Franceschi, Lorenzo Zazzeri, Alessandro Miressi, Francesca Fangio con amici vari. In generale sono stati tutti disponibili e semplici, sia gli autografisti che gli autografati e non è una novità. Poi c’erano le autograferie ufficiali: il negozio Arena ha sponsorizzato la firma speciale di Popovici, Paltrinieri, Martinenghi, Sjostrom, Pellegrini. Erika Ferraioli fa la giornalista ma anche a lei i cacciatori di autografi non hanno lasciato scampo. Gli autografi sono stati ovviamente chiesti anche a Stefano Bizzotto, Luca Sacchi, Tommaso Mecarozzi. Un po’ meno ovviamente anche Paolo Barelli è stato reclamato.

Da segnalare che una sera Sara Franceschi deve aver portato a forza Thomas Ceccon da dei parenti/amici di lei in modo che facesse degli autografi.

M COME MERCHANDISING

Borsa di tela 20 euro, cappellino 20 euro, zaino grande 40 euro, zainetto 15 euro, maglietta 30 euro, camicia 40 euro, felpa 60 euro, mascotte 25 euro. Voto 6,5. I prezzi sono simili anche in altre occasioni ma non è che sono un po’ altini? Se non altro sono belle robe: Arena e marchiate col logo della manifestazione.

M COME METEO E B COME BAGNI

Le giornate sono state caratterizzate dal caldo bollente o dal caldo umido, tranne una mattina di pioggia tropicale e con qualche refrigerio la sera, oltre che per chi si trovava sotto la copertura della tribuna Montemario o nelle aree coi ventilatori (e nel negozio del merchandising, ovviamente). Quelle giornate da mezzogiorno alle quattro a guardare i tuffi le ricorderò anche per il caldo e per la ricerca dell’ombra nei pressi dei bagni sotto la Tevere. Bagni dove a volte si verificava anche l’occupazione di quelli maschili da perte delle donne.

O COME ORGANIZZAZIONE

Le prime batterie della prima giornata non si sono viste perché i cancelli li hanno aperti in ritardo e non hanno nemmeno controllato gli zaini o i biglietti. Perché tutto questo? Perché c’era una commissione di controllo che stava giudicando insicuro il villaggio. All’ultimo minuto del primo giorno! Prima che scoppiasse la rivolta hanno consentito l’accesso almeno alle tribune. Per il resto lo staff era sereno e disponibile, hanno portato tutti quelli che avevano i biglietti non numerati nella stessa tribuna così da non creare confusione, hanno spostato nella tribuna coperta (la Montemario) chi era nella tribuna scoperta la mattina in cui diluviava e non aveva l’ombrello, hanno pulito i seggiolini bagnati prima che la gente si sedesse.

P COME PISCINA.

Tommaso Mecarozzi lo ha ripetuto fino allo sfinimento: la piscina più bella del mondo. Ora, l’opinione è avallata dagli atleti. Freya Anderson lo ha anche scritto su Instagram: “Stunning pool, babes. Stunnig”.

RAI E REGIA

Linea al TG2

La rai si è persa le batterie dei 200 farfalla e l’oro di Minisini Ruggero.

Poi ha parlato di 500 farfalla e prestazioni di Ceccon a rana.

Non ha mai fatto vedere le semifinali dei 100 rana donne e dei 100 stile libero uomini.

Ma passiamo alla regia creativa di chi evidentemente non voleva che in tv si vedesse la gara come invece si poteva vedere beatamente dal vivo coi propri occhi: inquadrature dal basso, primi piani, subacquee, intere vasche senza un’inquadratura dall’alto. Le riprese subacquee sono fondamentali per l’analisi della nuotata e del post gara ma in diretta bisogna far vedere ciò che accade nelle otto corsie e quindi usare immagini dall’alto e con una prospettiva non distorcente.

S COME SPEAKER

Luca Rasi al nuoto cercava di fare delle presentazioni in stile Campionati Assoluti: troppo lunghe e la gente lo stoppava applaudendo l’atleta appena entrato.

Valter Gerbi ai tuffi aveva la caratteristica di cambiare il tono: urlava i voti più alti e annunciava mestamente quelli più bassi in un singolo tuffo.

T COME TURISMO

Quando c’erano i tuffi non mi potevo certo spostare. Batterie del nuoto poi pranzetto veloce con pezzo di pizza e quindi ai tuffi da mezzogiorno in poi. Gli altri giorni mi sono mosso per Roma dopo le batterie. Luoghi di visita: Maxxi (6,5), Galleria Borghese (9) e Villa Borghese (8), Museo Etrusco (7,5), Musei Capitolini (9,5), via Giulia (7), Pantheon (7), itinerario da piazza Barberini a Via Veneto alla galleria Pinciana (7), museo di arte moderna e contemporanea (7).

V COME VECCHI ATLETI nel senso di ATLETI DEL PASSATO

A un certo punto nel piazzale di uscita degli autobus degli atleti si è formato un gruppo composto da Giorgio Lamberti, Tanya Vannini, Franceschi padre e figlia, Chiara Masini Luccetti, Federico Turrini.

Gli atleti del passato hanno premiato i vincitori di molte gare, accompagnando le premiazioni. Sacchi era in telecronaca, Battistelli non ricordo se ci fosse, Giovanni Franceschi era impegnato fuori Roma. Chissà se Cinzia Savi Scarponi e Manuela dalla Valle sono state invitate.  Ricordo invece le presentazioni di Alessia Filippi, Federica Pellegrini anche imbarazzata, Massimiliano Rosolino, Emiliano Brembilla, Domenico Fioravanti, Giorgio Lamberti, Filipo Magnini. Tutti applauditissimi ma l’applauso più lungo e commovente anche per lei se l’è meritato Novella Calligaris. Chissà se si ricorda l’intervista rilasciata ai tempi dei suoi successi a Alfredo Pigna e come si rileggerebbe oggi nella ragazzina peperina di allora.

V COME VILLAGGIO

Il villaggio degli spettatori era una via di mezzo tra gli scarni villaggi di Berlino 2014 e Glasgow 2018 (Londra 2016 era dentro il centro commerciale di Stratford e quindi è un caso a sé) e i villaggi più maestosi dei Mondiali (Barcellona 2013, Kazan 2015, Budapest 2017). Una cosa in comune: i prezzi atroci dei gadget e dei prodotti Arena. La Speedo non è più presente dal 2013 ma aveva lo zaino più bello di tutti. C’erano un deposito bagagli, la biglietteria, il negozio di merchandising, altri negozi degli sponsor, il gioco a braccio di ferro organizzato da Radio Dimensione Suono, la radio, la zona comfort coi ventilatori che sparavano aria fredda in un grande spiazzo d’erba, il bancomat, la caffetteria, le gelateria, i chioschi che vendevano panini o pizze o macedonie o gelati. All’interno della Tribuna Tevere Bassa c’erano il negozio Algida coi gelati e il bar. Voto 7,5. Mezzo voto in meno perché pensavo ci fosse più cibo caldo e magari una sala di attesa al fresco. Cibo canonico delle giornate: la macedonia. A 5 euro anziché a 1 come al mercato di Barcellona o a 2 come a Berlino.

23 Agosto 2022
di riccardoricciblog
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Europei di nuoto Roma 2022, le prestazioni miste uomo donna

Europei di nuoto, le prestazioni miste

MISTE uomini donne

Mista. Argento con Ceccon Martinenghi Diliddo e Dipietro davanti alla gb e dietro all’Olanda. Gesti di simpatico sfottimento da parte degli olandesi. Eravamo terzi fino all’ultima virata.

4×100. Quarto posto con Zazzeri un po’ sottotono, Miressi, Tarantino e Di Pietro. Non male, in realtà, anche se la medaglia era alla portata.

4×200. Grazie alle ragazze è arrivato un bronzo inatteso. Forse forse le avversarie erano più scarse che nella 4×100.

23 Agosto 2022
di riccardoricciblog
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Europei di nuoto Roma 2022. Le prestazioni femminili. Avanti così, Marghe!

Europei di nuoto di Roma 2022, le prestazioni femminili

Stile libero

 

50m. Sfida a due per l’oro con Sarah che batte la Wasick e nella lotta per il terzo posto la Dipietro arriva quinta a poco dal suo record italiano, fatto il giorno prima in semifinale, otto anni dopo e a trent’anni. Chapeau, Silvia! 

 

100m. La Bonnet e la Anderson trovano sempre qualcuno sulla loro strada. Ci voleva un’olandese nuova nella velocità. La Steenbergen, col suo stile libero rilassante, ha fatto il pieno di medaglie nella velocità a stile, comprese le staffette. Molto bene le italiane o sui loro tempi o con netti miglioramenti. 54”13 la Tarantino e 54”16 la Di Pietro.  Speriamo che sia l’inizio di una rinascita. Molte persone hanno criticato la velocità femminile azzurra. In assoluto non avrebbero torto, ma in questa occasione ce l’hanno.

 

200m. Steenberg sugli scudi e Anderson e Gose sul podio. È stata una delle due gare senza italiane in finale. A quando un ritorno almeno a 1’57” da parte di qualcuna?

 

400m. In teoria la Gose sembrava nettamente più forte in questa distanza rispetto alla Quadarella, che quindi avrebbe dovuto rinunciare ai sogni di tripla tripletta (tre ori in tre edizioni consecutive dai 400 ai 1500 stile libero). La romana ci ha sì dovuto rinunciare ma negli ultimi cento metri si è involata mentre la tedesca ha calato il ritmo forsennato dei primi trecento metri e nell’ultima vasca il recupero di Simona, bravissima, sembrava possibile. Peccato che non si sia realizzato. Commoventi le lacrime della Gose sul podio.

 

 

800m. La Gose era un gatto attaccato ai fianchi ma la Quadarella se ne è sbarazzata dopo 500 metri. Quinta la Caramignoli.

 

1500m. Dai 300 metri in su la gente ballava sugli spalti al ritmo della musica che trasmettevano gli altoparlanti dell’impianto e che facevano da colonna sonora. Il distacco dalle altre e i parziali sul tabellone mostravano fin da subito che non c’era storia se non la storia che ha fatto la Quadarella col terzo oro consecutivo in tre edizioni, così come negli 800. In questo come lei nessuno mai.

 

Dorso

50m. Silvia Scalia, finalmente più forte delle sfighe! 27”39 in semifinale: record italiano e tempo di valore mondiale. . Per l’oro avrebbe dovuto scendere ancora di più di un decimo. Lasciamo l’oro alla francese Pigree e festeggiamo una Scalia d’argento

 

100m. Forse la vittoria più inaspettata degli Europei anche se qualche speranza c’era visto che la Panziera era libera di testa dopo il successo nei 200 e dopo che aveva nuotato bene in batteria e semifinale e visto che la Scalia proveniva da tempi promettenti nei 50. Alla virata la Scalia in testa ha fatto sobbalzare l’impianto, che poi ha aumentato la voce negli ultimi metri quando ha visto Margherita dirompente che volava a velocità doppia rispetto alle altre. Alla fine la Panziera ha detto di aver sentito il boato e di non sapere se fosse per lei o per Silvia. il suo arrivo eccezionale le ha dato un bellissimo oro e la doppietta 100 200 dorso non accadeva da diverse edizioni.

 

200m. L’annuncio del nome della Panziera in finale è stato preceduto da degli “ooooh” da parte del pubblico. Emozionanti ogni volta e ripetuti per più o meno ogni finalista azzurro. A seguire è arrivato il boato di acclamazione e io ho temuto che lei si irrigidisse per l’imbarazzo. Invece no. Margherita è partita veloce, come se avesse solo da finire un’incombenza prima di uscire, e il distacco era già tale dopo due vasche e poi tre che l’oro appariva chiaro e scontato ben prima dell’arrivo. Il tempo è stato simile a quello nuotato ai Mondiali. Tre ori europei consecutivi li aveva ottenuti negli anni Novanta la Egerszegy, che era un’altra nuotatrice da amare.

 

Delfino o farfalla.

50m. Sarah Sjostrom: vengo, vedo, vinco, ripeto. Ma ve la ricordate la Sarah debuttante del 2009 o quella che sbagliava sempre qualcosa e perdeva gare già vinte? Non esiste più. Peccato per la Di Pietro, distrutta da una gara precedente.

 

100m. Louise Hansson precede la Wattel, in un duello al top al livello europeo, con l’assenza di Sarah. Ilaria Bianchi è ormai in declino ma il suo sesto posto è onorevole. La Di Liddo ha avuto il massimo della forma a settembre 2021 e poi la stagione lunghissima l’ha cotta a puntino. E’ successo anche a Kamminga, per dire. Peccato perché una Di Liddo in forma poteva ottenere qualcosa di importante.

 

200m. Antonella Crispino prova il passo a fagiano in semifinale. Poi cala per due vasche e recupera nell’ultima l’accesso alla finale. Qui entra in scena Ilaria Cusinato: “Vedevo i miei compagni vincere e mi dicevo io no? Ora vado giù e faccio una gara della madonna, mi sono detta. Ho sentito il boato del pubblico agli ultimi venticinque metri e mi sono detta se muoio sono lì. 2’07”77 è un tempo spettacolare”. Bravissima Ilaria, finalmente. Bronzo conquistato con autorità in una gara dominata dalla sedicenne bosniaca Pudar, in visibilio di fronte a quattro gatti bosniaci festeggianti in tribuna. La Crispino con 2’10” ha fatto il suo in finale.

 

Rana.

50m. A forza di doppiette ci si era fatta la bocca ma non si sono fatti i conti con la fame di rivincite di Ruta Meilutite. Che poi non è chiaro se abbia fame o cosa, visto che ormai tiene sempre lo sguardo impassibile alla Giordano Bruno (parole di Sacchi), viene sbeffeggiata dal coro della Di Liddo “Ruta facci un sorriso”, ne accenna uno solo alla fine della premiazione. Lei che piangeva onorando la nonna a Londra e che è passata da ingrassamento, sconfitte, assenze per i controlli antidoping, ritiro e ora ritorno. Il suo 29”44 in semifinale è stato premiato come la miglior prestazione tecnica femminile. È stato un tempo che ha messo paura alle italiane e anche se in finale ha nuotato più lentamente di quindici centesimi l’oro l’ha vinto lei. Benny Pilato le è finita però non troppo lontana: ce l’ha messa tutta ed è stata encomiabile. Sul podio con loro l’inglese Harris mentre Arianna Castiglioni, dopo l’eccellente 29”8 della batteria non è andata oltre 30”4 e è arrivata quarta. Anche lei, come la Di Liddo, ha avuto il picco della forma a settembre 2021. Poi tra squalifiche, cambi di allenatore, prestazioni mai veramente o costantemente al top (a differenza dell’anno scorso), ha finito sostanzialmente in modo negativo la stagione.

 

100m. Boom boom già in batteria. Quattro italiane ai primi quattro posti. La sorpresa è Lisa Angiolini: 1’06”00 e è lei che si qualifica insieme a Benny Pilato. La finale è un duello tra Benny e Ruta con la lituana però costantemente dietro mentre Lisa sembra visivamente perfino avvicinare Benny negli ultimi metri. Il suo argento è una grande sorpresa, ma soprattutto è un premio alla sua storia, fatta di ritiri, riprese, determinazione e miglioramenti notevoli negli ultimi tre anni. Quindi oro Benny, argento Lisa e doppietta servita sul piatto dello stadio del nuoto.

 

200m. Martina Carraro ha vissuto la finale dei 100 dalla tribuna e “è stato terribile”, ha detto. Per quanto abbia pensato più ai cuccioli e al matrimonio durante la stagione, quindi era da aspettarselo che non si qualificasse nella lotta interna in batteria dei 100. Pur senza tanti chilometri si è buttata in vasca per i 200 determinata e ha insidiato il primo posto di Lisa Mamie conquistando un bellissimo argento in 2’23. Non bene Francesca Fangio, ferma a quel 2’25” che non è né carne né pesce. Ha detto che si rifarà.

 

Misti

200m. Tre frazioni impetuose e una a tenere contro lo strapotere dell’amica di ISL Gorbenko e della Steenbergen. Col suo personal best sarebbe arrivato l’oro ma per stavolta va benissimo anche questo bronzo europeo. Parliamo di Sara Franceschi.

 

400m. Gara da dimenticare sia come livello che per la prestazione delle azzurre.

 

Staffette

 

4X100sl. Peccato che Chiara Tarantino non abbia ripetuto le prestazioni dei giorni precedenti e abbia nuotato suoi suoi migliori pre-Europeo altrimenti poteva scapparci una medaglia di bronzo inattesa alla vigilia. Purché non si fermino fanno ben sperare le prestazioni della stessa Tarantino, di una Di Pietro finalmente a posto e delle giovani Cocconcelli post infortunio al ginocchio e Morini.

 

4x200sl. Un quarto posto senza infamia e senza lode per le azzurre.

 

Mista. Terzo quarto posto per le staffette femminili azzurre. C’è spesso una frazione che viene un po’ meno all’appello nelle miste femminili. A Glasgow fu quella a stile. Stavolta ha peccato il delfino, anche se Ilaria Bianchi non poteva probabilmente dare di più. A stile la Di pietro ha fatto la miglior prestazione lanciata di sempre quindi non ha da rimproverarsi niente. Così come in linea di principio non devono farlo né una buona Panziera sotto il minuto a dorso né la Pilato a 1’5”65 a rana. Forse forse il decimo di ritardo dal bronzo dobbiamo imputarlo a lei, che sembra più monstre a livello individuale che in staffetta per ora?