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Lo stupore delle prese elettriche

Aboliamo il sistema e la mentalità del liceo classico. Il panel di liberioltre

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Sbobinatura

 

MODICA

 

Gli insegnanti italiani sono pagati poco e male.

Gli insegnanti italiani sono pagati meno dei portoghesi. Non ha senso pensare a un incremento uniforme.

Hanno lavorato bene? Dai risultati invalsi si vede che la situazione alle elementari è buona. I docenti sono invece scarsamente competenti in quinta liceo, al sud. Molti studenti al sud al diploma hanno competenze da terza media, in italiano. In inglese al sud la situazione è drammatica.

Che succede tra la quinta elementare e la quinta liceo? Le famiglie non riescono a seguire i ragazzi oltre un certo livello?

La signora delle pulizie non sapeva leggere. Quello che non sapeva disegnare le rette aveva preso ventinove a matematica.

Quindi hanno lavorato bene? A nord sì, al sud alcuni pure.

La varianza totale delle performance cognitive esiste. Non c’è sostanziale differenza tra le classi e le scuole al nord. Al sud la variabilità tra le scuole e tra le classi dentro le scuole è alta. Alcuni docenti del sud hanno lavorato bene. Sicuramente i manager non hanno lavorato bene. I dirigenti scolastici hanno responsabilità se una scuola è peggio di un’altra e soprattutto se una classe è peggio di un’altra all’interno della stessa scuola.

Un ragazzo bravo deve potere entrare a scuola e deve uscire guadagnando più di tremila euro al mese se è bravo.

Gli insegnanti devono essere valutati. Però non ogni anno. Ogni tot anni si accumulano dati e si vedono i risultati: chi li ha migliori, prende più soldi. Come accade coi ricercatori.

Come fanno i genitori a valutare i docenti?

Dicono: “Quelli usciti dalla Giardina…” Valutano i risultati in base a cosa accade dopo la scuola. Si può fare, ancorare le performance agli incentivi degli insegnanti bravi. Anche se econometricamente può essere complicato. Quelli bravi devono prendere di più, sono angeli e è allucinante che debbano prendere 15000 euro l’anno.

A sud ci vuole il supporto. Si vuole ridurre il gap cognitivo col nord, che è identico a quello che era nel 1870 (gli analfabeti di allora erano uguali a quelli che oggi non passano il primo livello dei test PISA)? I governi non hanno affrontato il problema. Si devono mettere più soldi. Il doposcuola ci deve essere. Dove dobbiamo prendere i soldi? Al top. Ci sono un sacco di dottorati al sud che sono soldi buttati. Gli universitari costano 7000 euro, pagano 1500, i ricercatori non meritano i 5500 euro pagati. Devi promuovere lo studente perché se no restano pochi, se no vanno fuori corso, se no non ci danno soldi. No, vanno bocciati.

Articolo di Fusacchia su La Voce.

Struttura della scuola. Oggi la scuola dell’obbligo dura dieci anni con gli ultimi due che sono l’inizio delle superiori. Le materie sono spezzate. Non ha senso. I programmi non sono studiati per i cinque anni. Al sud si fa la seconda lingua in terza media. Coi risultati che abbiamo in inglese e in italiano.

La scuola dell’obbligo può diventare cinque più cinque o sei più quattro.

Le scuole professionali e tecniche sono la colonna dell’economia tedesca. In Italia sono sminuite.

Come mai al sud ci sono tutti cento e poi l’invalsi fa schifo? Se il sessanta per cento ha competenze di terza media dovresti bocciare quasi tutti ma non puoi. Allora all’ottanta per cento metti sessanta. A quello che sa fare le equazioni devi mettere centodieci. La soluzione? Eliminare il sessanta. Metti da zero a cento. Levi il vincolo e il problema sparisce. Esci con 40 a matematica, 50 a italiano. Le università ti ammetteranno se vogliono se no no.

Devi fare classi per materia, avanzamenti per materia. Questo è al primo livello di italiano, al quarto di matematica ecc.

Agli insegnanti bravi darei classi di 90 persone, con due assistenti. Così sono 90 che si godono l’insegnante bravo.

 

FUSACCHIA

Ho fatto tre anni al ministero. Il MIUR ha più di un milione di dipendenti.

Il patto storico con gli insegnanti dopo la seconda guerra mondiale è stato ti pago poco, controllo poco, non pretendo niente. In quel periodo poteva avere un senso perché c’era un paese da ricostruire.

Questo dato lo trasciniamo dietro. Il paese è refrattario alla cultura della valutazione. Tutto, soprattutto il pubblico, soprattutto alcuni pezzi del pubblico.

Ecco che tante belle idee non si trasformano in politiche pubbliche.

Sappiamo che un insegnante bravo è importante per il paese e per i figli.

Aumentare lo stipendio per i nuovi? Possiamo fare entrare solo i bravissimi e li paghiamo di più? No. Se il criterio è solo perché abbiamo fatto una selezione più dura non possiamo pagarli di più. Se diamo mansioni diverse sì. Ci sono dei reggenti, che sono selezionati discrezionalmente dal preside. Potrebbe diventare una professione attraente. Ci possono essere criteri diversi per differenziare gli stipendi. Ci sono differenze nelle scuole. Nell’entroterra appenninico non ci vuole andare nessuno. Ci vanno i supplenti. Se vuoi andare in un paesino sperduto nell’entroterra abruzzese ti devo poter pagare di più.

Dobbiamo cominciare a prendere alcuni buchi neri e sperimentare lì.

In Germania guadagnano il doppio? Sì, ma lavorano anche il doppio. Nel senso di numero di ore di lezione frontale. Poi in Italia ci sono docenti che lavorano anche tutto il giorno, informalmente.

Certo. Non sono dignitosi gli stipendi dei docenti. Qualcuno ragiona di stipendi in più indifferenziati per tutti, per un costo totale di 1,3 miliardi che non risolve il problema. Questa misura dà respiro e aumenta i salari di persone che hanno i salari bassi ma non rimette in discussione il patto storico.

Metto solo aumenti a chi se lo merita e faccio valutazioni? Si dice in tv ma in parlamento e in governo non si fa.

Invalsi. Il mondo della scuola è terrorizzato dalla valutazione degli apprendimenti. Una volta che ho capito che so da Roma se tu in Veneto o in Calabria sei bravo o meno (se hai dieci classi, in otto sono secondo la media e in due fanno schifo, forse c’è un problema è in quella classe; se in una scuola tutti i problemi sono in quella scuola c’è un problema di preside forse; se in tutte le scuole di un posto gli studenti fanno schifo ci sarà un problema di sistema). Il problema è che l’invalsi viene deciso dalle scuole. Se l’insegnante sa che verrà premiato o punito in base all’invalsi, potrà aiutare gli studenti a fare gli esercizi. Dobbiamo essere in grado di misurare e poi valutare e fare accettare la valutazione.

In Italia si fa fatica a valutare la didattica dei professori universitari. È ancora più difficile valutare la didattica degli insegnanti delle superiori.

Manca in Italia un test standardizzato finale. Valutiamo a fine scuola con delle commissioni locali autoreferenziali e non con un test oggettivo che misuri il livello di apprendimento dei ragazzi. Possiamo pure tenere l’esame di maturità (perché anche un test può essere limitante) ma accompagnandolo a un test standardizzato obbligatorio.

Dispersione scolastica. Al miur ci sono tanti soldi, soprattutto sui fondi europei, soprattutto sulla scuola, soprattutto sul sud. Arrivati al ministero c’è una signora bravissima perché prende tanti fondi europei. In realtà spendeva tutti i soldi che le davano. La commissione europea la usava come buona prassi. Scavando, si è scoperto che il meccanismo era di distribuire a pioggia soldi alle scuole. Il problema è che se tu fai un progetto innovativo e dici che metti 40 milioni su educazione ambientale o insegnamento del coding questo si traduce in 1500 euro a scuola al sud. Che dice il preside? Devo fare educazione ambientale? Esco. Venite, fate un’associazione, che abbiamo 1500 euro. Non è meglio selezionare un player nazionale di livello facendo un bando da 40 milioni invece di tanti bandi da miseri 1500 euro? Avevamo speso 800 milioni di euro in sette anni per il contrasto alla dispersione. I soldi ci sono ma la dispersione era aumentata. Senza soldi sarebbe aumentata ancora di più?

Basta con questi milioni a pioggia alle scuole, soprattutto del sud, che mettono in moto quella clientela locale che non serve e trasforma le scuole in progettifici?

Cambiare quella roba lì ha un potere trasformativo sulla scuola molto significativo.

Quando ogni anno arrivano i docenti si fa la chiamata, tu ti presenti una mattina in un assembramento, faccio firmare un contratto. La digitalizzazione permetterebbe di fare questa cosa in modo più facile e rapido. Voi potete fare pil, io che sono un funzionario posso fare ispezioni nelle scuole. Digitalizzare combatterebbe la corruzione. Con l’algoritmo non puoi prendere il foglio di carta dell’amico e metterlo in vetta alla pila di chi deve entrare nel catasto.

La scuola media è il buco nero del paese. Noi abbiamo fatto in terza elementare le stesse cose della prima media e poi della prima superiore. Il sistema di reclutamento è incartato.

Qual è il turnover della scuola? Pensionato va via, uno lo sostituisce. Ogni anno quanti insegnanti devo assumere perché altrettanti sono andati in pensione? Trentamila assunzioni ogni anno. Quanti concorsi vengono fatti? Con le supplenze si creano storicamente falle. I numeri sono questi. Ci sono problemi biblici.

Dobbiamo lavorare sui criteri di selezione ma non dobbiamo aspettare che vadano in pensione 700000 persone. Dobbiamo fare formazione ai docenti. Anche esperienze in Europa.

Le disuguaglianze stanno crescendo e dobbiamo intervenire nel periodo 3 6 anni. Le implicazioni sono enormi. Sul reclutamento e la riorganizzazioni. Certe cose sociali possono essere rese obbligatorie già a tre anni.

 

DUFER

Non si tratta di abolire il liceo classico. Quello che chiamiamo classico rappresenta la mentalità del sistema scolastico italiano.

La scuola è la prima istituzione che deve aprirsi alle altre realtà. Invece cerca di chiudersi in un sistema che non è più sostenibile.

Quante scuole superiori sono aperte a progetti con altre scuole europee?

La mentalità del classico è intanto nazionalista. È il nazionalismo che ci convince che saremmo eredi delle scienze umanistiche, che negli ultimi 300 anni si sono sviluppate maggiormente in Francia o nei paesi anglosassoni. Soprattutto formerebbero il sé ma non si capisce cosa sia.

A scuola si insegna una galleria di pazzie e non la filosofia. Ti dicono che Kant ha scritto questo, ha fatto questo in quell’anno. Manca il legame con il mondo. Il classico è il sistema di diffusione di contenuti che non spiega a che serva quello che si studia.

Manca lo studio della logica, della teoria dell’argomentazione. Manca la capacità di dibattere. Resta un nozionismo che serve solo a restare in una bolla autarchica che poi ci impedisce di confrontarsi col resto del mondo.

Applicare le competenze e ragionare in modo logico: i ragazzi sanno farlo?

In Italia il premier dice che non ha mai aperto libri di matematica.

Con Conte unisci nazionalismo, ignoranza e machismo. È il modello che vuoi dare a un quindicenne.

Questo modello ci slega dal mondo.

Voglio sapere come funziona un motore a scoppio. Certo che si deve insegnare anche il sapere umanistico. Ma non è che Cicerone mi dà una strada per il futuro e la fisica invece sarebbe di seconda mano. Non solo non è così, ma rischiamo di formare gente che pensa che la scienza che ti permette tanti vantaggi e ti salva la vita sia una cosa che non pensa.

Ci sono filosofi che non hanno aperto un libro di meccanica quantistica e dicono puttanate solo perché hanno letto Heidegger.

La scuola non forma persone che si chiedono come l’informazione appresa possa essere applicata, in modo non distorto, là fuori.

Non abbiamo nemmeno il più grande patrimonio culturale al mondo, per la cronaca.

 

BOLDRIN

Aboliamo il Classico è una sineddoche. C’è tutto un problema di valutazione. Io ho l’idea di fare cooperative e farle competere. Eckman esagera. Non importa andare a quattro anni a scuola. Potrebbero finire a diciotto come dalle altre parti d’Europa.

Abolire la follia gentiliana fascista nazionalista che ritiene che la scuola sia uno strumento di stratificazione sociale anziché essere uno strumento di preparazione al mondo.

La menata del classico è la menata di un’elite fascistoide borghese che si preparava ad amministrare i cafoni col latinorum. Poi via via scalando si scendeva fino allo schifo dell’umanità che veniva mandata all’avviamento. Hanno fatto cinquemila riforme finte mantenendo l’ossatura della scuola gentiliana. La scuola va fatta preparando al mondo di oggi.

Per cinque anni insegni gli elementi basilari per vivere oggi: matematica, fisica, italiano, inglese, biologia. Ti spiega perché l’aereo funziona, perché internet funziona. I linguaggi della modernità: c più più è oggi più utile del latino, che invece è un lusso.

Quando hai insegnato gli elementi base per vivere nel mondo di oggi, negli ultimi tre anni lo studente può scegliersi i suoi elettivi. Musica, logica, cosa vuoi, dentro certi limiti perché non hai la maturità per sapere che potrai fare yoga nel futuro.

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