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Lo stupore delle prese elettriche

Da Alesund a Bergen in bus. Nove ore di viaggio e mai un minuto di monotonia.

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21 LUGLIO. ALESUND-BERGEN IN BUS. NOVE ORE DI VIAGGIO E MAI UN MINUTO DI MONOTONIA. VOTO 9.
Avete bisogno di un lenzuolo, un cuscino, un asciugamano perché la proprietaria di casa presso cui alloggerete grazie ad Airbnb a Bergen è in vacanza? Princess è la soluzione, almeno se siete ad Alesund e non importa che siate in anticipo di un’ora sull’orario d’ingresso. Figuriamoci se non vi danno quel che desiderate, sempre previo pagamento, ovviamente.
Pensate che viaggi lunghi nove ore siano interminabili e noiosi? Non se fatti in Norvegia! Non importa nemmeno se il paesaggio sia più o meno bello o più o meno vario: quei paesaggi non vi verranno mai a noia! Poi potete usare quel tempo per leggere, ascoltare musica o scrivere articoli, se non per pensare e guardarvi attorno, ma sono tutte cose abbastanza scontate per chi viaggia. Una caratteristica da segnalare è che questi viaggi non sono mai nello stesso mezzo. Cambierete bus o traghetto o treno oppure farete il viaggio nello stesso bus, ma questo dovrà per forza passare da un traghetto prima o poi e quindi avrete tempo e modo di sgranchirvi le gambe, sgranocchiare qualcosa, andare in bagno, fotografare un paesaggio. Di solito sono anche previste delle soste di qualche minuto in una o due località a terra. Così posso dire che questi viaggi lunghissimi sono trascorsi con grande piacevolessa e rilassatezza. Inoltre sono statei fonte di ispirazione, meditazione, scrittura, decisione e osservazione di quel che accadeva accanto o di che facevano alcuni degli altri passeggeri. Per esempio ho notato un libro letto da una delle due studentesse tdesche dell’università di Bergen che mi hanno fatto compagnia per tutto il tragitto da Alesund a Bergen: il titolo in tedesco è der marshmallow test, l’autore è Michael Welsher. Di più non so dire, se non che mi ha incuriosito e che la tipa ha detto che è un libro di psicoqualcosa. Poi si è lanciata in apprezzamenti dell’Italia. Quindi ha deciso di non mostrare più le unghie di piedi smaltate di rosso, ma si è rimessa i calzini. L’altra non ha fotografato niente fino a fine viaggio e poi nell’ultima ora sembrava volesse fare il record mondiale di fotografie scattate in breve tempo.
Il viaggio, dal canto suo, tocca tante località e, percorrendo la E39 (vedi Wikipedia per l’itinerario completo) prevede il passaggio su diversi traghetti e ben tre regioni di fiordi diverse: il Nordfjord, il Sunnfjord, il Sognefjorden. Insomma per uno che vuol vedere più pezzi di Norvegia possibile, gustandoseli, questa del percorso in autobus è un’alternativa decisamente preferibile a un’ora di aereo, a meno che non ci siano ragioni che facciano preferire la velocità del trasferimento con Wideroe tra le due città principali del percorso. Tra parentesi costa meno l’aereo (500 nok contro 721.)
Per quanto riguarda i paesaggi, ce ne sono sicuramente di migliori, ma nella zona dei fiordi occidentali resta bellissimo alzare lo sguardo fuori dal finestrino o lasciarsi cullare dalla visione dei paesaggi, siano essi ripetitivi o meno. Anche ad avere avuto il tempo, il budget e non fosse stato un impazzimento in più fare un viaggio in posti come la Norangsdalen, lo Hjorundfjord, o alcune strade turistiche nazionali, queste nove ore non sarebbero state un di più: quando sono sceso a Bergen ero quasi dispiaciuto. Sono passate veramente bene e questa giornata resterà una di quelle che ricorderò sicuramente a distanza di tempo, come è successo coi tour organizzati nella Wild Atlantic Way irlandese un anno fa e come si è poi ripetuto in altri modi altre due volte in questa esperienza norvegese.
Ecco adesso alcuni degli appunti presi quel giorno, così come sono stati scritti.
Anche oggi con una barretta e un gelato ho pranzato. Poi avevo una focaccia presa da Kiwi. La colazione pantagruelica al Thon hotel ha i suoi meriti in questo.
Al supermercato vendono le pizze con il marchio Dr.Oetkler. Chissà a quale società faranno riferimento.
Orsta, Volda: si passa all’imbocco dello Hjorundfjord. Peccato che il tragitto non preveda più, a differenza di un tempo, il passaggio per Stryn e Hellesylt. Quel percorso da Bergen a Hellesylt è stato ritenuto da un ragazzo che lo ha raccontato su Zingarate il più bello di tutto il suo itinerario lungo tutta la Norvegia.
Rema 1000 regna. Le due ragazze tedesche hanno svaligiato quel supermercato e hanno mele, panini, insalate.
Nel bus non mancano le prese elettriche, l’wifi, la toilette, anche se tutti useranno quelle dei traghetti. Fuori la temperatura arriverà fino a 28 gradi. Dentro si sta bene in maglietta da primavera italiana.
Questi paesaggi bellissimi li vedo col cielo azzurro e il fiordo assume un colore blu.
Il primo autista del nostro autobus gioca a carte in attesa che il traghetto finisca la sua traversata.
L’acqua adesso assume un colore verde chiaro luccicante.
Ehi! Questa è un’autostrada tra i fiordi. Una cosa strafica, a vederla. Ancora di più a immaginarla in caso di tempesta. Ci sono dei video sulle tempeste sull’Atlantic Way tra Alesund e Trondheim, a proposito. Quella là è la famosa strada dei ponti, che ho deciso di saltare dopo avere letto le opinioni via web che ne parlavano come di una delusione rispetto alle aspettative.
Alle fermate davanti ai fiordi ci sono spesso uno o più pescatori, anche bambini. Alcuni suggeritori di vita low cost indicano la possibilità di pescarsi il proprio cibo.
Maloy, Lavik: in parte, e ovviamente, sto facendo via terra il percorso fatto via acqua quando ero sull’Hurtigruten.
Il gelato e l’hotdog sul traghetto costano meno che in alcuni chioschi a terra. Ricordo che tra i suggerimenti della vita low cost molti proponevano anche i chioschi ai distributori di benzina, ma non avendo l’auto la cosa non mi ha riguardato.
Foreste, montagne innevate, quando la strada risale: io non ho provato un momento di monotonia in tutto il viaggio.Tutto questo verde, quest’acqua, questi monti come possono non renderlo piacevole.
Qua e là sparsi tra le valli o le colline ecco i prati, le case tipiche con le facciate a punta o i tetti isolati con l’erba. Animali? Certo. Pecore, buoi, pastori, persone che quasi quasi fanno il bagno, con questo caldo.
Il Sognefjorden! Un pezzo di strada tra le montagne che lo circondano, appuntite, ripide, maestose, innevate, lo facciamo.
A 5km da qui c’è Sogndal. Adesso vedo il cartello per Balestrand. E quello per Fjaerland. Posti che a lungo ho cercato di fare rientrare negli itinerari. Eplet bed and breakfast: sarà per un altro viaggio. Balestrand e Fjaerland le toccherò invece, anche se per poco, tra qualche giorno.
Più ci avviciniamo a Bergen e più il cielo si rannuvola. Siamo in una tipica zona di montagna, adesso. Potremmo essere sull’Appennino, tipo alla Consuma. Le foreste sono fitte e belle. Piove. Ogni tanto spuntano dei fiumiciattoli, che sono più ricchi di acqua d’estate, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, che d’inverno. Ciò che non ti aspetti quando fai una strada di montagna è che una cosa simile al mare sia essa stessa parte di quella montagna: cioè il fiordo.
Lavik, Hoppedal. Nomi già percepiti sull’Hurtigruten. Nomi che risentirò il giorno del Glacier tour.
Verso Knarvik. Montagne, fiumi e foreste. Quel che noto è questa continuità di paesaggi e spettacoli di natura pura e dura. La Norvegia sono chilometri e chilometri quadrati di natura dove a ogni alzata di sguardo, questo respira. Adesso sembra di essere in un passo di montagna che dura chilometri e chilometri e anziché affacciarsi sul mare è esso stesso mare.
Bergen! Siamo arrivati.
Mi spiace quasi dover scendere.
Scendo.
“Oddio. Dove ho lasciato la borsa gialla? Corriamo al bus. Ah, no. L’ho in mano.”
Bergen. 260 giorni di pioggia all’anno di media. Infatti piove. Passo e chiudo, per oggi.
Inizia qui la seconda metà o il terzo terzo, a seconda di come la si rigiri, di questo viaggio.

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