there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Gli anni 80 in Italia: viviamo a deficit che tanto mica pagheremo noi.

1980 – 1986 (basato principalmente su “Politica economica italiana” di Salvatore Rossi.)

Il pci è all’opposizione. La dc nel congresso 1980 dice che ci resterà sempre. Il psi si fa partito di governo e di lotta, insieme e contro la dc, per conquistare consensi. Si pone anche come alternativa a sinistra. Intanto le amministrazioni locali psi pci continuano a esistere. La svolta dell’eur tra i sindacati ammette la moderazione. (Le minuscole quando si scrive dei partiti sono dovute. ndrr.)

Politica dei redditi. Concertazione tra governo e sindacati in materia di costo del lavoro, prezzi amministrati, tariffe pubbliche, acordi su orario di lavoro ridotto a parità di salario, restituzione del fiscal drag con calcolo di aliquote diverse, fiscalizzazione degli oneri sociali, accordo per limitare il rialzo dei prezzi, assegni familiari, assistenza sanitaria ecc. L’accordo non regge molto e porta all’unilaterale rottura di confindustria e poi al decreto di san valentino, confermato da referendum. Viene abolito il punto unico di contingenza. La scala mobile cessa di esistere. La politica dei redditi fallisce o non raggiunge gli obiettivi. Un governo comunque dovrebbe tenere conto di tutti i cittadini, anche dei disoccupati e dell’interesse generale: non solo di alcune categorie, come fa con la concertazione o con protezioni concesse ad alcuni a discapito di altri.

I prezzi in generale scendono, i tassi d’interesse reali salgono. I prezzi interni però nel 1986 crescono comunque del 8% mentre quelli esterni sono in picchiata, complice anche la debolezza del dollaro. Le imprese investono ma non in lavoro, la disoccupazione è all’11%. La lira nel 1986 è apprezzata. Il paese riduce l’inflazione, alla fine, e ha momenti di crescita. Nel 1986 il pil aumenta del tre per cento. Migliora la bilancia dei pagamenti nei valori ma non nelle quantità. Il basso costo energia e il dollaro debole favoriscono i settori legati all’importazione.

Nel ’79 il mondo è scosso dal secondo shock petrolifero. Altri paesi adottano politiche restrittive subito, memori delle esperienze passate. L’Italia fa finta di nulla.
Disavanzo pubblico in aumento. In parte per fattori esogeni, macroeconomici e in parte per fattori discrezionali. Esistono stabilizzatori automatici del debito, che in quel periodo hanno funzionato al contrario. Spesa pubblica, meno imposte, piu sussidi, piu investimenti diretti portano più domanda e in parte più inflazione. Più reddito porta più tasse. I tassi negativi generano imposta da inflazione. Più reddito significa meno disoccupazione e meno oneri sociali. Qua però si hanno tassi positivi e riduzione di pil o non crescita sufficiente e non alto assorbimento della disoccupazione. Va a finire che le spese per previdenza, assistenza, sanità, istruzione aumentano di tre punti di pil in cinque anni.

Fattori discrezionali: la spesa primaria si moltipica e con lei il disavanzo primario. Diminuisce il numero di assegnisti familiari, ma sale l’importo. Crescono di più gli insegnanti degli studenti. Crescono di più i dipendenti ospedalieri dei giorni di degenza. L’importo medio delle pensioni cresce più del pil pro capite.
Guasti provocati dalla Scala mobile: si distorce l’allocazione del fattore lavoro, causando perdite globali di produttività. Si innescano corse prezzi salari. Si ostacolano modifiche dei salari reali a fini anticiclici. La connessione tra retribuzioni attuali e inflazione passata causa amplificazioni dell’inflazione.
Divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Vengono meno acquisti automatici, finanziamento monetario, imposta da inflazione. La BDI smette di comprare titoli, non può avere il conto scoperto. Il governatore chiede autonomia (ottenuta, a parte una legge di autorizzazione dell’anno dopo che consente un finanziamento straordinario al governo,) pareggio di bilancio, riordino dello strumento del bilancio pubblico (mai attuato), politica dei redditi (dopo dieci anni diventata efficace.) La BDI comunque alza tasso di sconto e non agisce per svalutare il cambio come vorrebbe chi chiede di preservare la competitivita di prezzo.

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