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Lo stupore delle prese elettriche

“Scusa, mi consigli una buona azione?” (Banca Etrura & co. Terza parte)

 

BANCHE (SALVATAGGI)
Allora. Vanno salvate o no?
Se vanno salvate, da chi? Dai contribuenti? Dagli azionisti attraverso una loro ricapitalizzazione? Attraverso una nazionalizzazione e poi una successiva vendita ad azionisti privati senza che intervengano le luride mani dei politici o delle fondazioni?
Se non vanno salvate, siete consapevoli che questo significa che sono coperti solo i depositanti e i correntisti fino a centomila euro? (No, gli obbligazionisti e gli azionisti non sono tutelati, perché hanno effettuato degli investimenti e non si sono limitati a depositare dei soldi.) Se non vengono salvate, i clienti, i risparmiatori, i dipendenti ci rimettono soldi e lavoro.
Pensate quello che volete, ma non potete pensare che non vadano salvate e poi volere il loro salvataggio. Ah. Volete salvare solo chi pare a voi discriminando i buoni e i cattivi in base al vostro volere come un qualsiasi politicante? E se i contribuenti non fossero d’accordo?

Pensate che non sia una buona idea dividere tra una bad bank e una good bank? Be’. Potete non investire, non depositare ecc.nella good bank e così’ anche quella andrà a galline. Il che va bene, purché non pretendiate ulteriori interventi da parte dei contribuenti o delle generazioni future.
Ricordate che i banchieri si sono sempre opposti a liberalizzazioni e a ricapitalizzazioni, che hanno sempre assicurato che le banche italiane sono solide (anche i politici alla Tremonti, comunque,) che difendevano il territorio e l’ecosistema (tradotto: difendevano e davano soldi ai politici di riferimento e alle imprese del territorio a prescindere da redditività e solidità.)
Questa storia delle banche fallite sarebbe utile se determinasse una riduzione drastica della commistione tra politica e finanza e portasse a un vero sistema finanziario concorrenziale, non solo bancocentrico e non inquinato dalla politica. Certo: per chi non dà sufficienti garanzie, dovrebbe essere più difficile ottenere i fidi, che sia un cittadino conosciuto, un povero cristo, un’impresa del territorio, una fondazione partitica o un politico amico. Peccato che questa storia abbia riguardato solo quattro banche minori, perché il sistema marcio vale per tutte le banche italiane, già sussidiate per esempio al momento dell’aumento di capitale di Banca d’Italia.
Confidiamo che questo scricchiolio sia il primo segnale di macerie future, salvo che improvvisamente l’Italia si inoculi robuste iniezioni di mentalità anglosassone.

BANCHE (CONCESSIONI DI CREDITO)
Se andate in banca informati, se scegliete le banche o gli intermediari finanziari e seguite i loro andamenti, se siete efficienti e valutate la loro efficienza, le banche dovranno essere gestite in modo efficiente e dovranno soddisfare la clientela per non fallire. Succederà se sanno che in caso di fallimento ci rimettono tutti: azionisti, manager, dipendenti e clienti.
Certo: le aziende del territorio non efficienti non avranno necessariamente i fidi; i sindaci del territorio non avranno automaticamente i fidi. E così via. Sarà giusto così e poi per favore non piangete quando le aziende chiuderanno perché le banche non avranno loro concesso i crediti o quando le famiglie a rischio di insolvenza non avranno i mutui.
Invece io vi sento già.
Primo urlo. “Le banche devono concedere i prestiti!”
Secondo urlo. “I debitori sono in difficoltà? Le banche non si azzardino a effettuare pignoramenti o a richiedere i rimborsi!”
Terzo urlo. “Le banche hanno sbagliato a concedere i prestiti: la colpa è loro!” (Contraddice il primo urlo, ma pazienza.)
Quarto urlo: “Le banche non devono essere salvate.”
Quinto urlo: “I dipendenti, i piccoli risparmiatori e chi pare a noi deve essere salvato.”
Alla fine, come al solito in Italia da cinquant’anni, pagherebbero i contribuenti (ma urlerete pure:”Le tasse non vanno alzate!”) o le generazioni future (in effetti non avete mai urlato:”Vogliamo il pareggio di bilancio!” Avete sempre urlato: “Volere tutto e subito è un nostro diritto e i costi che li paghino altri!”)

TUTELA DEI RISPARMIATORI
Improvvisamente è apparsa nel dibattito pubblico la tutela dei risparmiatori. Sembra che i risparmiatori siano tali se subiscono delle perdite, e in particolare se appartengono a delle categorie che portano voti. In tutti gli altri casi, soprattutto se osano trarre profitto dai loro investimenti, diventano degli speculatori da tartassare e additare al pubblico ludibrio. E’ anche interessante come secondo la vulgata comune, e soprattutto secondo i politici, debbano sempre essere fatte delle discriminazioni. A parità di scelta individuale, i piccoli azionisti andrebbero difesi e i grandi no. Di qua i buoni e di là i cattivi. Chi sceglie chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Il tribunale del popolo? Il politico che cerca di attribuire definizioni per incassare i voti? E se questo sistema fondato sulla discriminazione politica cominciasse a scricchiolare? Enrico Rossi sembra preoccupato e si mette alla ricerca di capri espiatori forse per non rischiare di perdere il potere politico che vuole entrare nelle decisioni di finanziamento, di investimento, di salvataggio e di discriminazione: il potere dell’inefficienza fatta sistema (inefficienza pure iniqua.)

RISPARMIO.
Depredato in tutti gli anni Settanta per salvare o sostenere imprese e lavoratori, soprattutto pubblici. Massacrato anche attraverso vincoli che impedivano la libera circolazione dei capitali, e soprattutto la loro emigrazione verso lidi più sicuri e meno ladri.
Rapinato in più occasioni per coprire buchi di bilancio e permettere di continuare a scaricare debiti pubblici sulle spalle delle generazioni future.
Tacciato di “renditosi finanziaria” per poterlo tassare a più non posso per il giubilo dell’opinione pubblica.
Disincentivato per favorire i consumi a breve per scopi elettorali.
Improvvisamente è diventato un oggetto da tutelare? Qua gatta (=politico di ogni razza e colore) ci cova.
(Che il risparmio diventi investimento, privato, e quindi sia il motore della crescita economica è irrilevante per la classe politica e per quella elettorale.)

INCONTRI PERSONALI CON BANCARI

Quando ho iniziato a fare trading online e poi a cercare dei fondi di investimento, sono aumentati gli incontri per strada con personaggi, di professione bancari o promotori finanziari, che mi hanno suggerito delle scelte. In altri casi sono stato io a cercare loro, consapevole di dove volevo investire.
Questi personaggi mi hanno suggerito fondi di fondi oppure fondi molto rischiosi. Non importa che fossero in buona fede o in mala fede: fatto sta che agivano da venditori, minimizzando i rischi, nascondendo i costi e spingendomi verso investimenti forse redditizi per me ma sicuramente convenienti per le loro provvigioni.
Un altro personaggio inquietante era il direttore del personale di una banca locale che affermava che nelle banche non viene effettuato il controllo di gestione e che le banche danno credito ai ricchi, smentendo corsi universitari e nuove metodologie di valutazione aziendale e di risk management.

INCONTRI PERSONALI CON POTENZIALI INVESTITORI

NOMI, COGNOMI, DENUNCE, TRUFFATI E TRUFFATORI
Chi mi chiedeva quale fosse una buona azione su cui investire e poi è andato in banca a chiedere una cosa simile ha avuto sicuramente una risposta diversa dalla mia: “Non esistono buoni investimenti, ma buoni investitori.” E con quella domanda, il tipo dimostrava di non esserlo.
Altri investitori tipici sono quelli che si accorgono di un boom della borsa o delle materie prime o di cosa vi pare e comprano ai massimi prima di vendere ai minimi o di lasciare delle perdite a candire.
Non è quindi incredibile che ci siano stati degli investitori ignari a cui dei venditori vendevano di tutto. In fin dei conti sia i compratori che gli stessi venditori potevano confidare nel fatto che la banca l’avrebbero salvata, anche se magari andavano poi nelle piazze a urlare di non salvare le banche.
Certo. Ci saranno stati coloro che hanno proprio desiderato l’investimento più redditizio (e QUINDI più rischioso.) Bisogna vedere se erano consapevoli delle eventuali perdite e se fossero disposti ad accettarle. Forse la caciara è dovuta al fatto che col fallimento è uscito allo scoperto un abbaglio di massa. Chi urla al salvataggio dei risparmiatori coinvolti, forse, teme che una cosa del genere possa succedere ai suoi investimenti e alle proprie banche e spera che “una volta rapinati i contribuenti o le generazioni future per salvare le banche o i risparmiatori, l’andazzo continui.”
Lo stesso pensionato che si è suicidato a Civitavecchia: ha scritto una lettera, ma avrà cambiato profilo di rischio da basso a alto su suggerimento o avrà accettato per poi pentirsene? Non possiamo sapere come è andata e abbiamo una sola versione: quella che vede funzionari di banca continuare a rassicurarlo sui suoi titoli. Un funzionario corretto avrebbe dovuto almeno metterlo in guardia dalla mancata diversificazione dei suoi investimenti: mettere centomila euro in obbligazioni bancarie senza mercato è abbastanza allucinante e questo credo che i funzionari lo sappiano. Tendo quindi a immaginare la malafede dei funzionari e la mala gestio degli amministratori e questa è passibile di denuncia. Quindi: che la moglie del pensionato vada fino in fondo con le denunce. Certo: ci sono le firme, ma potrebbero non essere ritenute in qualche modo valide.
A proposito di truffati e di truffatori. I nomi degli amministratori e dei sindaci che potrebbero avere usufruito di linee di credito senza restituire i soldi o che potrebbero avere usufruito di prestiti occulti si trovano nelle relazioni della Banca stessa. Chi si ritiene truffato può indicare uno o più nomi: il dipendente di filiale, il direttore di filiale, i nomi degli amministratori e dei sindaci della banca prima del commissariamento. Ogni caso di vendita distorta andrebbe valutato di per sé, ma perché non mettere paura a questi signori con tante denunce individuali?
Qual è il problema? Che in Italia la giustizia civile non funziona. In un’economia veramente di mercato il principio di responsabilità individuale è essenziale, ma anche quello di tutela degli investitori e dei creditori: anche in questo la cultura anglosassone emerge in senso positivo.
Ricordiamo, a margine, che esiste una bufala che circola sui social network, sulla banconota da duecento euro: chi la condivide ha dei seri problemi di alfabetismo finanziario e forse forse se va in banca e viene abbindolato se lo merita pure. Certo: a scuola fare studiare almeno le basi della finanza per non incorrere in castronate come “investire tutto il capitale in obbligazioni bancarie subordinate” potrebbe essere utile. Chi se ne approfitta è giusto, poi, che paghi, ma paghi chi se ne approfitta, e non chi non c’entra niente come i contribuenti o chi deve ancora nascere (vedi alle voci: salvataggi statali, maggiori tasse o maggiore debito pubblico e quindi tasse future.)

BANCARI E SIMILI: IN GENERALE

Un consulente finanziario vi consiglia quello che è più adatto a voi in base a quello che dite a lui e soprattutto sceglie tra un’ampia gamma di strumenti. Ovviamente può sbagliare e dovete comunque pagare la consulenza.
Un bancario vi consiglia quello che conviene di più a lui (provvigioni,) alla banca da cui riceve lo stipendio e magari pure a voi se riesce a bilanciare i vari interessi.
Vale la stessa cosa per i venditori di automobili o per quelli di assicurazioni. E’ comunque fondamentale che voi sappiate almeno le basi degli investimenti. Come comprate quattroruote e fate il giro di diecimila concessionari prima di scegliere un’auto, potete fare una cosa simile quando decidete come investire.
Tenete anche presente che gli stessi dipendenti delle banche coinvolte dovevano, sembra, sottoscrivere azioni o obbligazioni: questa cosa è piuttosto inquietante e ha a che fare con problemi di governance. Certo che in un mercato concorrenziale sarebbe più facile dire di no a chi ti offre un posto di lavoro in cambio di ricatti o a chi ti concede mutui in cambio di ricatti. Anche in questo mercato non sarebbe impossibile: basta informarsi, vagliare più scelte ed essere disposti a non lasciarsi legare mani e piedi dal primo datore di lavoro o prestatore di soldi che passa per strada. (Ferme restando le difficoltà del caso e di prendere delle decisioni.)

MIFID II
Direttiva che prevede, tra le altre cose, l’innalzamento del livello di informazione fornito ai clienti sui prodotti finalziari offerti. Le istituzioni finanziarie vi fanno compilare un questionario da cui deducono il vostro profilo di rischio. Se barrate tutte le caselle e dichiarate di essere disposti a sostenere qualsiasi rischio, i bancari sono legittimati a vendervi qualsiasi tipo di strumento finanziario. Se non leggete i fogli informativi e vi limitate a firmare cosa vi propongono poi è inutile lamentarsi se le cose vi vanno male. Inoltre il bancario non può che vendervi quello che propone la sua azienda e in ciò si differenzia dal consulente. L’ideale è che vi informiate prima e quindi, una volta che voi avete scelto dove investire, andiate da chi vende il prodotto che volete e chiediate quello. Naturalmente, poi, se perdete, sono cazzi vostri. Il problema è che lo sono anche dopo che avete apposto le firme o non avete letto i prospetti informativi. Tornando alla direttiva Mifid II: nei casi delle banche fallite è stata rispettata? Se sì, sarebbero fatti vostri. Se no, potete denunciare chi non l’ha fatta rispettare.

FIDUCIA
E’ ciò su cui regge il sistema dei crediti. E’ l’asset più importante per le banche. E’ anche ciò su cui queste possono giocare per guadagnare il più possibile e scaricare le perdite sugli altri. Anche senza voler parlare di truffatori e di truffati, lo spaesamento e la grande corsa alla ricerca del capro espiatorio che sembrano derivare dal caso delle banche fallite nascono dal crollo della fiducia. Il cittadino si fidava del bancario. Il bancario si fidava di chi gli dava lavoro. Il banchiere si fidava del politico. Il politico del territorio si fidava del politico nazionale. Il politico nazionale metteva le cose a posto. Se adesso la fiducia è venuta meno, potrebbe anche essere un bene. Forse imparerete a informarvi prima di investire. Forse adesso le banche dovranno tenere conto che il rischio che percepite è maggiore. Forse adesso sarete più attenti al profilo di rischio degli investimenti che vi vengono offerti. Il rischio è che ci sia una contrazione globale degli investimenti, ma è un rischio che vale la pena correre se il vantaggio è quello di obbligare le banche a essere più efficienti e redditizie, perché sanno che voi andrete a cercare chi vi offre le condizioni per voi migliori e non la banca del territorio perché è del territorio o la banca amica del vostro politico di riferimento. (In realtà temo che ci vorrebbe un’iniezione di mentalità anglosassone negli italiani affinché questo succeda, ma comunque vedremo gli sviluppi del caso.)

RISPARMI DI UNA VITA

Tu accetti di metterli tutti in un unico strumento? Questo strumento peraltro ti incatena mani e piedi alle decisioni di un ente emittente? Le obbligazioni subordinate emesse da banche non quotate sono questo: titoli il cui prezzo, la cui quantità sul mercato e perfino la sua rivendibilità sono decise dalle banche stesse. Tu non puoi liberartene. Forse ti sei fatto abbindolare per colpa del fatto che o ti fidavi troppo o non avevi le informazioni minime di base prima di entrare in banca. In ogni caso se hai accettato la prima volta di comprare obbligazioni bancarie, se non hai seguito l’andamento loro e dell’azienda, se non hai diversificato (e qui però un qualsiasi funzionario di banca dovrebbe almeno avvisarti di diversificare) la colpa di ciò che ti è successo è tua. Se vogliamo, in certi casi puoi essere  in concorso di colpa. Questo a prescindere dalle colpe degli amministratori o dei direttori di filiale. Se sei rimasto allettato da rendimenti fuori mercato, hai scommesso male: forse era meglio se investivi in obbligazioni venezuelane, a quel punto. Che tu chieda che i contribuenti paghino i tuoi errori è ridicolo. Che tu denunci chi secondo te merita di essere denunciato è giusto. Che tu ti lamenti perché nel cosiddetto decreto salva banche è stato stabilito che la class action contro gli amministratori possa essere fatta solo dai commissari e non dagli investitori è sacrosanto.

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