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Lo stupore delle prese elettriche

Il Belgio, famoso in tutto il mondo per il cibo. O no?

BELGIO

Il Belgio non esiste. Esistono le Fiandre, la Vallonia, la comunità francofona belga, la comunità fiamminga, le Ardenne. Bruxelles esiste, ma la sua regione è divisa in diciannove comuni. È anche la capitale del Belgio, della comunità francofona (ma non della Vallonia, che pure è francofona) e delle Fiandre (ma non si trova nelle Fiandre, dove non devi provare a dire agli abitanti che sono belgi perché lassù si dichiarano fiamminghi).

CIBO: I RISTORANTI

Poiché il Belgio non esiste, non esiste nemmeno il cibo belga. Nei ristoranti tipici belgi potete trovare piatti di pastasciutta neanche fossimo in Italia, piatti a base di salmone neanche fossimo in Norvegia (vabbe’ che Ostenda è sul Mare del Nord), piatti a base di carni varie come in Irlanda o in Scozia, piatti di carne innaffiati di birra per dare un tocco belga come se la birra l’avessero inventata loro, stufati di manzo (carbonade) neanche fossimo in Ungheria, fish and chips neanche fossimo in Inghilterra, colazioni un po’ all’inglese (ma senza salsicce e fagioli) e un po’ alla francese (coi croissant), croque monsieur (volgarmente chiamati toast in italiano) neanche fossimo a Parigi, cozze e patatine fritte neanche fossimo…no, forse questa è un’accoppiata proprio belga. (Ma da Zi’Rosa a Riccione, se gli chiedi un piatto di cozze e patatine fritte, te lo servono, eh). In compenso i prezzi sono a livelli norvegesi quasi ovunque: potete trovare pizze margherite a 16 euro, ravioli a 21 euro, caffè espressi tra i 2,50 e i 3 euro (ma anche a 1 euro: dipende dai luoghi). Perché dovresti mangiare una pizza margherita a Bruxelles? Non lo so, ma come ovunque nel mondo i ristoranti italiani spopolano.
Per la cronaca ho mangiato in un ristorante solo a Bruges, di sera, in orario quasi di chiusura, un menu alla birra, per un prezzo complessivo di trenta euro. Prezzo adeguato all’utilità marginale del cibo in quel momento.

CIBO: BIRRA, PATATINE FRITTE, WAFFLE E CIOCCOLATA

Come consigliano tutti i migliori istruttori sportivi e i migliori medici del mondo, in Belgio vige la dieta birra e patatine, detta anche “dieta della pancetta”, come ti rivelerà chi è in Belgio a fare Erasmus. Come alternativa a questo pasto completo, vi è quella del pranzo con waffle alla cioccolata. Ovvero: lasciate che il colesterolo venga a me! A quel che ho degustato, la cioccolata sa essere buona. Ci sono cioccolaterie in tutte le città. A Bruxelles consigliano Marcolini. A Bruges ne ho presa una calda deliziosa in una delle vie dello shopping. Non mi ricordo il nome, va bene? Gli waffle sono panini zuccherati a forma di griglia: naturali possono essere morbidi o stopposi a seconda di chi li cucina. Molto spesso vengono farciti di Nutella, fragole, panna o anche (all’Waffle Factory di Bruxelles, per lo meno) con cibo salato. Ho scoperto anche che esistono gli waffle di Liegi e quelli di Bruxelles, anche se non so la differenza. Comunque non mi fanno impazzire, né loro né gli speculoos.
CIBO: BIRRA (2)

Le birre sono tante, milioni di milioni. Le migliori le ho gustate al museo della birra di Bruges, che vale la pena visitare. Ti danno un ipad dal quale ascolti tutte le informazioni sulla produzione della birra e sulla sua storia. Inoltre nel museo si possono annusare i profumi delle spezie aromatiche, si possono vedere i miceti del lievito, si possono osservare i diversi grani di orzo. C’è anche una collezione sterminata di bottiglie di birra e di manifesti storici. Alla fine, al prezzo di cinque euro in più rispetto ai dieci del biglietto, puoi degustare tre birre, ma non una piccolezza: tre birre piccole. Insomma non ti ubriachi, ma non si tratta di assaggini. Io ho scelto una Tripple, una Estamine e ho fatto scegliere una più leggera alla commessa. Per il resto, in questi giorni, ho bevuto una Vettel, una tipica di Bruges, un po’ di Jupiler e una trappista. Come ogni vero belga, ho pasteggiato a birra: l’acqua non è che non esista, ma costa o lo stesso prezzo o di più. Un po’ come a Parigi rispetto al vino, se non ricordo male. 
Al museo della birra, comunque, dopo la degustazione, ho cercato di uscire dall’ingresso finché una delle servitrici mi ha aiutato a trovare la vera uscita: il negozio! È sempre da un negozio l’uscita da un museo. Così ho anche preso cinque cartoline al prezzo di due euro. 
A proposito di birre: a Leuven ci sono lo stabilimento della Stella Artois e un unico microbirrificio rimasto delle migliaia che ne facevano parte un tempo. Si tratta del Domus e si trova dietro la Grote Markt. Dal birrificio le birre vengono trasportate direttamente al pub adiacente, dove vengono servite. Non solo: se vuoi una birra del birrificio puoi berla solo lì.
CIBO: PATATINE FRITTE.

Galeotto fu l’articolo de “Il Post” sulle patatine fritte belghe che sono buonissime. Dovevo mangiarle tutti i giorni, nei migliori luoghi delle città visitate, come se fossero un’imperdibile attrazione del posto. Quindi ecco che cercavo su Google “Migliori patatine fritte di Bruges” o simili, sempre che non avessi indicazioni da chi mi ospitava nelle case (grazie di esistere, Airbnb), o dalla guida del Touring Club (ma la prossima volta si torna alla Lonely Planet). Per essere le vere patatine fritte belghe, che si chiamano french fries per colpa di un fraintendimento dei soldati americani che le scoprirono durante la prima guerra mondiale fatte da persone che parlavano francese ma erano belghe, bisogna che le patate provengano dal Belgio o dall’Olanda, che siano fritte due volte, che siano morbide dentro e croccanti fuori. Allora. Chez Vincent a Bruges vince il primo premio: sia le patatine che il cheesburgher erano buonissimi, non erano pesanti, erano morbidi dentro e croccanti fuori. Quelle famose di Frit Flagey a Bruxelles in piazza se la giocano con quelle altrettanto famose di Fritland. Con le prime ho cenato il lunedì sera. Con le seconde ho pranzato il martedì pomeriggio. Ora le patatine meritano, ma io tutta questa differenza con quelle che si mangiano in Italia, a casa e fuori, non l’ho notata.

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