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Lo stupore delle prese elettriche

Bergen. 22 luglio. La casa e i musei.

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Arrivo a Bergen, dunque. Piove. Prendo il bus. Un biglietto singolo costa 50 corone. Vado a casa. La proprietaria dell’alloggio trovato su Airbnb, in zona Sondre Skogveien, a venti minuti di bus dal centro, mi ha consigliato di comprarmi asciugamano e lenzuolo, visto che è in vacanza. L’ho fatto ad Alesund. In casa non sono da solo, ma c’è un tipo londinese di Cheswich che il giorno dopo andrà a fare trekking a Gudvangen e quindi si muoverà verso il Trolltunga. Il tipo si sta cuocendo qualcosa in cucina. Va in camera sua e non lo rivedrò mai più. Nelle due notti successive al suo posto appariranno due ragazze tedesche che nella stessa cucina impareranno il norvegese, faranno i cruciverba e ascolteranno della musica attraerso Youtube, noncuranti della radio che fa bella mostra di sé su una mensola. Infine l’ultima notte arriverà una giovane coppia svedese: anche loro saranno sorpresi del fatto di non essere da soli in quella casa e a lei si illuminieranno gli occhi alla parola Firenze.

La mia camera è di dimensioni medie, dotata di letto, scrivania, comodini, prese e ciabatte elettriche, poster, raffigurazioni di animali e dalla finestra si vede uno splendido panorama sulla parte opposta di Bergen con le sue colline. Dalla cucina si entra in una terrazza, attraverso la finestra, e si gode di una bella vista sulla città. Detto questo, quella casa mi è servita per dormire e per riempire le borracce di acqua del rubinetto, una delle cose attraverso cui è possibile risparmiare in questo paese.
Così come la sera, anche la mattina del 22 luglio piove. Questa cosa mi disturba. Mi chiedo come sia stato possibile che un sondaggio negli Stati Uniti abbia avuto come risultato che la città più bella del mondo sia Bergen. Non può esserlo una città in cui piove sempre, anche perché quando piove pure i panorami perdono un po’ del loro fascino. In assoluto, per quanto si rivelerà effettivamente bella, dinamica, giovanile, piacevole, piena di verde, con dei luoghi incantevoli, dei bei musei e dei panorami splendidi, non è la città più bella del mondo. Certo: è circondata da sette montagne e da sette fiordi, è la porta dei fiordi, poche città possono competere con lei, forse, per quanto riguarda la natura circostante, ma da qui a dire che sia la città più bella del mondo ce ne corre. Chissà. Bisognerebbe capire quale fosse la vera domanda del sondaggio e il perché di quelle risposte. Google aiuterà in questa ricerca, ma non adesso.
Torniamo alla mattina del 22. Vado in centro e mi trovo spaesato. La cartina della Lonely Planet non indica molte strade. E’ più utile l’app Maps.me, ma giro in tondo a una strada, indeciso su quale direzione prendere (un po’ voglio andare all’ufficio turistico, un po’ alla stazione e comunque non riesco ad essere sicuro di dirigermi dalla parte giusta. Nota di servizio: sono da due parti opposte, ma raggiungibili dalla stessa strada. Inoltre, percorrendo un rettangolo di poche strade si gira tutto quel che c’è da girare in breve tempo. Quindi bastava incamminarsi verso una direzione, dalla fermata centrale dell’autobus, e avrei sbattuto addosso a un punto d’interesse, che avrebbe potuto diventare un punto di riferimento.)
La Domkirke aveva un cantiere di restauro sulla facciata e quindi la prima attrazione vista attraeva poco. Però lì vicino è spuntata una strada, il Marken, con un mercato, alcuni negozi e un supermercato, dove ho preso la colazione, cioè un muffin e ho soprattutto chiesto dove fosse la stazione dei treni. Bastava muoversi a diritto ed eccola là. A quel punto ho iniziato a vedere Bergen sotto una luce nuova. E’ pure smesso di piovere.
In direzione opposta e contraria alla stazione c’è l’utilissimo ufficio turistico, che mi ha fornito di Bergen Card, guida e mappa della città, la spiegazione di come arrivare al monte Ulriken e di vagonate di guide sulla regione dei fiordi e sulle attività possibili. E’ la riproduzione reale del sito en.visitbergen.com.
La Bergen Card è utile? Direi proprio di sì, se si pensa di viaggiare in bus (e quindi non si abita in centro, altrimenti non si ha bisogno di tanti mezzi pubblici) e se si vogliono vedere i musei, usufruire degli sconti, effettuare le attività comprese nella Bergen Card. Io ho speso 380 corone per tre giorni e coi musei inclusi nel prezzo visti il primo giorno l’ho ripagata. Inoltre avrei pagato di più, in quei tre giorni, coi viaggi in bus effettuati. Quindi è convenuto.
I musei. Sono stati molto interessanti. Più o meno il prezzo d’ingresso era per tutti tra le 80 corone e le 100 corone: in alcuni casi (sala di Hakon, Torre della Fortezza) il prezzo mi sembra esagerato, mentre altri (Kode, Bryggen’s museum) lo valgono. In ogni caso la mia Bergen Card mi faceva entrare gratuitamente ovunque.
Alla fine avrò saltato qualche attrazione che mi ispirava.
1. Il museo anseatico, dove si riproduce la vita ai tempi della Lega Anseatica. Non è incluso nella Bergen Card. È obbligatorio l’acquisto del biglietto cumulativo col museo della pesca e con la stanza delle assemblee dei mercanti. Tutto interessante, ma mi avrebbe mandato fuori budget e fuori tempo. Avrebbe potuto essere un’alternativa a
Lysoen, se non l’avessi già prenotata.
2. La stanza dove si riunivano i membri della resistenza al nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale. È aperta solo tre giorni a settimana, dalle 14 alle 16 e in quei giorni ero da altre parti.
in compenso ho visto:
1. La sala di Hakon. Ricostruzione della residenza del re. Niente di che.
2. La torre della Fortezza. Altre sale. Non era possibile salire in cima alla torre, che poi non era neppure a grande altezza. Perdibile.
3. Il Bryggens Museum. Per me entusiasmante. Ci sono esposizioni di navi storiche; oggetti rappresentativi della vita del passato a Bryggen, il quartiere storico della città, con le sue tipiche case di legno; le fondamenta originarie distrutte dall’incendio del 1916; l’illustrazione della vita del passato, quindi la storia del quartiere. Come esposizioni temporanee c’erano la storia dell’incendio di Bergen, comprese le ricostruzioni giornalistiche all’estero e le foto rare dell’incendio e “storia e curiosità sull’uso dell’alfabeto e del linguaggio runico.” Talmente affascinante da volerla approfondire il prima possibile.
4. Il kode. Quattro musei artistici dedicati alla nuova avanguardia norvegese, ad artisti norvegesi, al design, a Munch, all’arte moderna. A me hanno affascinato i dipinti realistici dei paesaggi dei fiordi e della vita che vi si svolgeva in passato. Se vuoi vedere come può essere un fiordo sotto la neve o come le donne del posto si recavano a prendere il pane o gli uomini andavano con le barche a pescare sotto le intemperie, guarda quei dipinti. Non si va in Norvegia per vedere i musei e forse si sbaglia: non richiedono poi molto tempo questi. Tra l’altro il Kode è l’unico posto, anzi sono gli unici posti, in cui fanno lasciare gli zaini negli armadietti. In compenso da nessuna parte li controllano all’ingresso.
5 Maria Kirken. La più antica costruzione di Bryggen. La chiesa, insomma. Sembra una chiesa povera, vista da fuori, in pietra, non molto impressionante, non troppo alta. Dentro è relativamente piccola, ma piena di dipinti, decorazioni, statue, ori, nelle sue tre navate. Bella. Non so dire se valga 50 corone, ma è inclusa nella Bergen Card.

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