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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Bergen. Incontri in giro di prima mattina, venditori di fumo thailandesi e la prima parte dello standard fjord tour.

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Bergen. 23 luglio 2016.

Ore 5, 30 circa.
Esco di casa. Proseguo a diritto per circa duecento metri. Devio a sinistra.
C’è un bivio inatteso. Dovrò salire o scendere?
Ci sono due persone che scendono dalla strada che per me è in salita.
“Scusate, la fermata del bus?”
“Vieni. Ti accompagnamo noi. Nessun problema.” Sembra che non siano sicuri di dove mi stiano portando.
“Di dove sei? Ah. Italia. Io sono thailandese. I norvegesi sono asociali. Non sono come me e te. Eh, sì. Italy. Rimini Roma San Marino. Conosci la lingua Thai? E’ bella. Prova a impararla. Ecco la tua fermata. Il bus passa alle 5,52. Allora sei in tempo. Se vuoi del fumo, io ce l’ho, eh, quando vuoi, basta chiedere. Non fumi? Ah. Tieni. Ti regalo questa penna.”
Arriva il bus.
Presento la Bergen Card all’autista. In realtà se salissi semplicemente senza mostrare il biglietto a nessuno, lo stesso nessuno non mi chiederebbe niente.

“Ma questa è scaduta.”
“No. Vale tre giorni.”
“Aspetta. Fammi vedere. Non…”
“C’è scritto 72 ore e poi la data riportata è quella di scadenza, vedi?” (Vedi, lo dico in italiano)
“Ah, right. I’m so sorry. Come in.”
Scendo in Festplassen K.
Attorno al laghetto che contorna Lars Hilles Gate e le vie limitrofe, compresa quella che mi porterà alla stazione dei treni vedo, come già scritto nel post precedente:
cinque rapper che suonano dei tamburi;
una persona di età media seduta su un prato che osserva il mondo;
una chitarrista che suona e canta a bassa voce;
un corridore che porta con sé un cane al guinzaglio;
un gruppone di cicloescursionisti, uomini e donne, che poi affolleranno la stazione e il treno e si metteranno a fare esercizi ginnici a ritmo di musica in stazione;
un camminatore che ascolta qualcosa con le cuffiette e io gli chiedo conferma che la stazione sia lungo questa strada.
La strada era giusta.

Entro alla stazione.
Il bar apre alle sette, dice un cartello.
Il bar è già aperto alle sei e trenta, vedo.
La toilette della donne è chiusa. Quella degli uomini e quella degli handicappati sono aperte.
Pago dieci corone con la carta di credito (unico modo di pagamento ammesso) ed entro nel bagno degli uomini.
Esco dal bagno.
Mi metto a sedere nell’atrio della stazione, dove peraltro ci sono i lavori in corso e dopo aver visto che il mio treno per Myrdal partirà dal binario tre. I binari sono quattro, a proposito.
Un gruppo di ragazze sulla ventina, in shorts, maglietta e grandi zaini da trekking, entra in stazione. Una di loro si avvicina al bagno. Si accorge che è chiuso. Torna indietro alzando i pollici al cielo. Si ricongiunge col gruppo. Nessuno sa che fine avranno fatto.
Un uomo avanza di buon passo verso il bar e inveisce contro nemici immaginari.
Si accende la musica e i cicloescursionisti, ma soprattutto le cicloescursioniste ballano e fanno esercizi ginnici, quando non si fermano per spippolare sui telefonini.
I cicloescursionisti maschi si danno alle flessioni e alle trazioni alla sbarra, appoggiandosi alle sbarre del cantiere.
Arrivano gli addetti al cantiere e quelli alla sicurezza.
Un’addetta a qualcosa, ma non ai rifiuti, porta via un sacco dei rifiuti perché quello evidentemente c’era da fare in quel momento.
Arriva la massa di gente.
Arriva un tipo della Norway Active e una coppia di ragazzi lo interroga su come sarà il tour che devono fare. Poi lui parla con me e ripete quel che è scritto nelle istruzioni. In particolare: “Quando arriva la Flamsbana salite sulle prime due carrozze viste da destra perché sono le uniche che si fermano sulla piattaforma di Bekervam dove vi aspettano le biciclette.” Quali saranno le prime due carrozze? Le prime nella stessa direzione del treno? O quelle opposte? Viste da destra rispetto al treno? Io devo stare alla sinistra del treno? Mentre mi ponevo queste domande, sono salito sul treno per Myrdal. Scorci bellissimi, paesaggi incontaminati, neve in lontananza, paesini, porticcioli, barchette a riva o anche sulla strada. Fiumi, acque azzurre verdi limpide, fiordi come specchhi, fattorie o villette sulle colline verdi, monti alberati, gallerie, cascate. Tutte cose che non ti stancherai mai di guardare.
Scendo a Voss, visto che il treno fa una fermata di qualche minuto.
Arrivano le masse. Risaliamo sul treno.
La massa di ciclisti e poi quella, più rumorosa, di cinesi alla disperata ricerca di un posto a sedere. Adesso sono sul lato meno paesaggistico e una testa di cinese sta in mezzo al sedile e guarda nel vuoto con la schiena rivolta verso di me in modo da oscurarmi un pezzo di paesaggio dall’altro lato del treno. Una bambina inizia a piangere.

Myrdal. Il mondo chiede a una persona che somiglia a un impiegato delle ferrovie quel che è scritto in un cartello: “Scusi, per Flam?” Dalla sua risposta esauriente e mai stizzita data a tutti:”Di là” si capisce che è un impiegato delle ferrovie norvegesi.

Il binario è unico. Il treno arriva da sud. Mi giro in modo che alla mia destra ci siano le carrozze. I loro numeri sono 1,4,5…13. Quindi non esistono la numero due e la tre o ho visto male. In ogni caso resto col dubbio.
“Signora, sa se sono nella carrozza che scende a Bekervam?”
“Credo di sì.” E’ francese, lo si scoprirà dopo.
“Ma vede cosa c’è scritto qui?”
“Allora non lo so.”
Il treno è ancora fermo. Scendo e vedo uno che potrebbe saperla lunga, in quanto somiglia a un addetto a qualcosa là fuori. “Sì, le piattaforme sono corte: sali in queste. Ah, non in questa. Questa è per i bagagli.”
Salgo in quella successiva, ma nella prima, per la quale ho avuto il diniego, c’erano più persone che bagagli.
Chiedo a un ragazzo spagnolo che poi parlerà di Cristiano Ronaldo e Messi col suo parente anziano seduto di fronte. “Non lo so, mi dispiace.”
Arriva il controllore. “Sì, questa carrozza scende lì.”
La Flamsbana è un bel treno che passa per i soliti paesaggi imperdibili. E’ da fare. Quasi tutti la fanno fino a Flam. Anche perché quasi tutti hanno il Norway in a Nutshell come viaggio organizzato.
Adesso la Flamsbana è un po’ un canaio.
Scendiamo alle cascate Kioskvossen o come si chiamano. Sono spettacolari. Anche a debita distanza ci bagnamo di schizzi. Il vento sembra portarti via verso le cascate. Gruppi di imperterriti non fanno caso a nient’altro che alle cascate e a fare loro foto su foto.
Rientriamo. Anzi. Rientro dopo aver lasciato passare un altro gruppo di cinesi, quindi una ventina buona di persone, che ordinatamente facevano ognuno una fila di una persona e andavano pianissimo. Se tanto mi dà tanto, quando sono arrivati alle cascate, era il momento di ripartire. Forse sono ancora là.
Facciamo fine della prima parte del 23 luglio? Facciamo un to be continued? Ok. Facciamolo.

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