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Lo stupore delle prese elettriche

Berlino 2014 (1) In giro per la città.

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1. Se vuoi una birra, prendi una bottiglia e la stappi. Se, dopo averla bevuta, la restituisci ti danno qualche cent. Il tappo lo metti nell’apposito cesto.
2. In centro appaiono degli ambulanti in bici che ti vendono i wurstel a 1,35 euro.
3. A Berlino ci si chiedono molti perché.
4. Non ci sono i tornelli agli ingressi delle stazioni e di solito non ci sono i controllori sui mezzi pubblici. Questo sembra che derivi dalla mentalità calvinista in base alla quale non infrangi la legge perché sai che non si deve fare. Comunque io ho trovato due persone a ispezionare i biglietti su una linea della metro verso Alexanderplatz. Probabilmente, nel caso non avessi avuto la Welcome Card, mi avrebbero portato nella prigione della Stasi per lasciarmici.
5. Un uomo anziano, seduto in metro, una sera, aveva la testa girata verso di me. Indossava degli occhiali neri, per cui non so se mi guardava. Magari era strabico. Secondo me era stato prima un nazista e poi un membro della Stasi.
6. Un signore, dentro il velodromo, durante le finali degli europei di nuoto della prima sera, si rivolgeva verso di me e mi faceva il segno del pollice alzato. Che probabilmente dipendesse dalla mia maglietta con la scritta Greenpeace l’ho capito dopo.
7. Tre avventori di un’hamburgheria gestita da italiani nella zona di Friedrichsein hanno pagato in monetine. Tante. E mi hanno fatto aspettare un quarto d’ora buono prima di riuscire a ordinare un fritte shon: hamburger vegano con tofu rucola senape, formaggio peperoni e patatine.
8. Ho intravisto alcune persone che vagabondavano per i giardini oscuri nella zona di Friedrichsein. C’erano inoltre dei suonatori di chitarra, maschi e femmine, nella stazione metro di Neukolln. Altri suonatori si trovano nelle stazioni centrali. Una persona stava prendendo dei vestiti da una specie di centro raccolta in Prenzlauer Berg, ma non ho ulteriori elementi per definirlo clochard o addetto al punto raccolta.
9. Le bottiglie di birra sono protagoniste anche in metro, dove può capitare che veda un uomo che sbraita e dà in escandescenze facendo anche sloggiare sia una ragazza che un uomo di colore finché intervengono altri passeggeri che lo tengono fermo contro un vetro.
10. Se ci sono interruzioni sulle linee, ci sono anche, sempre, delle persone alle fermate a dare indicazioni. I bus sostitutivi sono già pronti per portarti a destinazione. Da Ostbanhof ad Alexanderplatz chi viene a sedersi in fondo al pullman? Sette ragazzine turiste italiane che parlano di cose da comprare nei negozi e di dove andare a divertirsi la sera.
11. “Dear Riccardo, I have forgotten in the house the key of the house: please tell me when you come back home.” Così scrisse la proprietaria della casa presso cui dimoravo. Per fortuna risolse da sé la faccenda, con l’aiuto dei suoi genitori, perché io lessi il messaggio a mezzanotte e lei lo scrisse a mezzogiorno: tenevo il cellulare in modalità uso aereo per non far scaricare precocemente la batteria.
12. La gente in bici fa tutto: ascolta la musica, mangia la frutta e in ogni caso sfreccia, anche se tu ti trovi nella pista ciclabile: non dovresti esserci e quindi perché dovrebbe rallentare?
13. Le piste ciclabili non sono dei marciapiedi colorati di rosso. Il posto per i pedoni è accanto, sulla destra. Il posto per i mezzi a motore è accanto, sulla sinistra.
14. Nelle zone più creative, sia borghesotte che multietniche, si trovano negozi alternativi e creativi. Sono le zone che più piacciono ai curatori delle Lonely Planet: di solito si riconoscono dai parrucchieri africani e dai negozi che curano le unghie.
15. I supermercati bio, vegan, vegetariani sono frequentissimi, come i menu dello stesso tipo nei locali.
16. Percorri Kastianallee di sera e vedi molta gente che passeggia, molti vestiti in modo tradizionale o sportivo ma con colori uniformi. Noti il verde ovunque, i viali larghi, la sensazione di benessere e di tranquillità, i molti bar e ristoranti con gente seduta ai tavolini all’aperto. Da lì arrivi a Rosenthaler Platz e …
17. ripercorri, quindi, le strade fatte la sera dell’arrivo: Torstrasse, Orianenburgerstrasse, Friedrichstrasse. Senti turisti italiani dire di fare pulito delle prostitute, leggi “alle pizzen 4,5euro” o “alle cocktail 4,5 euro.” Prezzi bassi (quelli delle prostitute non lo so,) ma meno vita di quando ci andai tre anni fa, nelle stesse vie. La mancanza del Tacheles, il bellissimo centro culturale e artistico che mi aveva entusiasmato nel mio viaggio precedente, poi sfrattato,  deve avere comportato una perdita di vita e vibrazioni positive in tutta la via.
18. Domande: rispetto a Londra, Berlino è meno eccitante a prima vista ma è più vivibile? E’ più difficile conoscere gente, ma perché c’è meno mondo e comunque sta più in casa o per i fatti propri o con gruppi? Ci saranno meno novita a lungo andare?
19. Alcuni ragazzi italiani, già visti durante le gare di nuoto, conoscono una tedesca in metro e si scambiano gli indirizzi facebook: cose che a me non riescono perché ho sempre il timore di dare noia a chiedere.
20. Dei baresi parlano fra sé e citano la Cagnotto, dicono che è nel loro hotel, poi ridono e scherzano e alla fine parlano anche della Dallapé.
21. Ancora in metro (o sulle ferrovie o sui tram): gente che parla a raffica, non poca gente legge dei fumetti, in molti hanno un libro, anche se ovviamente dominano gli smartphone, insieme alle birre. Nessun problema, neanche di spazio, a portare passeggini, biciclette o cani.
22. Conosci la città quando sai come muoverti da a a b anche senza guardare le cartine, quando sai cosa c’è o chi c’è e dove si trova quello che cerchi, quando le zone e i quartieri li hai in testa, quando non hai più bisogno di guardare la cartina dei trasporti pubblici o almeno sai orientartici in modo da trovare la soluzione più efficiente a colpo d’occhio, quando tiri fuori ogni aggeggio elettronico e perfino il portafoglio senza preoccuparti di niente, quando attraversi le strade col semaforo rosso e quando non hai remore a correre lungo la città sicuro, o quasi, di non perderti.
23. Qualunque spiazzo d’erba davanti a un corso d’acqua è buono per metterci delle sdraio e chiamarlo “beach.” C’è sempre gente, comunque, qualsiasi sia la temperatura.
24. Il centro turistico non ha molti monumenti e nemmeno molti turisti, ma merita: porta di Brandeburgo dove il muro venne sfondato, Gerdammermarkt con negozi e monumenti, Reichstag che fu incendiato, Tiergarten dove la polizia mi disse che da quel cancello non potevo entrare, Friedrichstrasse coi suoi negozi, 18 marzo e 17 giugno che sono date importanti, We are the people che è il coro che la gente cantava il nove novembre 1989. In venti minuti coi mezzi pubblici sei dall’altra parte della città e hai tutto il tempo per arrivare in anticipo prima delle gare. Senza attese inutili o impreviste.
25. Kreuzberg ovest. Negozi multietnici, ambiente imborghesito ma carino e stiloso, ristoranti vegani, sudanesi, tibetani, vietnamiti, thailandesi; fashion colourful; spacehall con tantissimi dischi e perfino delle cassette; killerbeast, il negozio che vuole sopprimere l’uniformità garantendo un vestito diverso per ogni cliente; comic depot, un negozio pieno di fumetti; another country, dove trovi libri in inglese (e poltrone, tavoli di legno, circoli di lettura, frigo con birre, annunci che le birre si pagani e i portacandele non sono posaceneri.). C’è anche un ristorante paleolitico, dove si mangiano cibi crudi e verdure. In zona sembra di essere a Parigi per i locali con i tavolini all’aperto. Si vedono in Bergmanstrasse giovani, studenti, anziani, manager, alternativi e sono tutti fuori col sole in vie da passeggio di quartiere. Significativo il venditore di tequile a un euro, ma anche, a suo modo, l’wild west burger e il poster delle Converse: “shoes are boring, wear sneakers.” In questi luoghi i centri yoga o di arti marziali fioccano, ma anche le bancarelle di libri o i negozi come fotobuilder in cui trovi vecchie polaroid o servizi fotografici particolari. In fin dei conti, per sopravvivere, i negozietti devono dare altro rispetto a grandi marchi, puntare su vintage o colori o stravaganza o qualita o alternativa. Devono sapersi distinguere.
26. Appunti dalla Topographie del Terrore. Radere al suolo la Polonia, bruciare il castello reale, uccidere tutti, alla gogna chi non ubbidisce al reich, la resistenza, tutti contro gli asociali, la reintegrazione dopo la guerra, Adenauer che diche al mondo “chissà quando finirebbero i processi se non si mettesse un punto fermo”, stille hilfe e la figlia di Himmler, le mogli dei soldati come vivevano, cosa pensavano? Come crescevano i bambnini?
27. Appunti dalla Stasi Austellung. Giovani educati al militarismo e all’obbedienza, fuori chi non partecipava alle manifestazioni, fuori chi ascoltava il beat, i giovani cristiani. Molta attenzione agli sport, ma evitare i contatti internazionali. Le grandi sfide est contro ovest cosa si saranno detti in campo? Per esempio per un Dinamo Dresda – Amburgo? Erich Mielke comanda e poi impazzisce quando non può più tenere sotto controllo la popolazione nel nome del socialismo. Spionaggio, controspionaggio, gestapo, stasi: come possono reggere questi sistemi? Ci vuole accondiscendenza. Come si formano? Il terrore e l’appoggio dei conservatori e dei militari sono sufficienti? Come nascono le dittature? Quanto conta il malcontento popolare e la richiesta dell’uomo forte che risollevi la situazione? Conta dare a tutti un lavoro e il fatto che inizialmente l’economia sembri risollevarsi?
28. I costi. Al mercato cosce di pollo enormi a un euro, cotolette e polpette a un euro e venti, insalate di frutta mai a più di due euro in nessun posto (a Firenze tre euro in un supermercato, anche quattro dentro la stazione,) mac book air da mediaworld 800 euro e non 1100 come in Italia. Anche nei pub e nei fast food i prezzi sono del 20% inferiori che in Italia.
29. Mercato alimentare di Kreuzberg. Devo girare, osservare, elaborare, studiare i menu, tornare, riguardare. Finché non mostro interesse all’acquisto è meglio se non mi dite niente, se no da voi non compro. Là si può mangiare tedesco, greco, spagnolo, italiano, asiatico e merita, dato il costo e la qualità e la varietà dei prodotti. Ogni volta che è stato possibile, cioè quando il tempo impiegato per arrivarci e mangiare non mi impediva di guardare delle gare, ho mangiato lì. Nel fine settimana ho scoperto un ristorantino italiano vicino agli impianti: la pizza era pessima, dura e poco cotta, mentre gli spaghetti erano abbondanti e mangiabili. Che il proprietario non sapesse cosa fosse un caffè espresso fa dubitare della sua provenienza.
30. Se ti dicono che dietro alla fermata di RosenthalerPlatz fanno un curry wurst divino, lo prendi doppio. Poi scopri che dietro, in una stanzina, annunciato da nessuno, ma messo sull’attenti da una ragazza che saluta e infila là in quello sgabuzzino, c’è una festa con della musica. Se vuoi entrare non hai che da suonare e aspettare. Nei giri successivi in metro verso casa vedi una ragazzina che dà a una mendicante la sigaretta che stava fumando; una tifosa dell’Herta Berlino (riconoscibile grazie alla maglietta coi colori sociali) che indossa un cappello di paglia; un barbone che dorme per strada; un altro che guarda nei cestini; una donna anziana che guarda fuori (dove è buio) e ride; un signore italiano che chiede al vicino tedesco dei consigli sul Mauerpark dove la domenica la gente si ritrova e fa karaoke e altro; un uomo di colore uscito da un film americano che ascolta musica con delle cuffie enormi mentre gioca a un videogioco sul cellulare.
31. Il sabato sera verso Kreuzberg vedi gente di tutte le età in giro e noti, oltre a un locale con musica dal vivo, molte persone che si infilano nelle case, dove evidentemente ci sono feste o incontri.
32. Le api non sono scomparse: sono tutte a Berlino.
33. Ci sarà una spiegazione fisica del vento agli ingressi delle metro?
34. Berlino Ovest è più varia nelle abitazioni, nei cortili, nei giardini, nelle villette a mattoni, nel verde lungofiume. Museums Insel è una zona carina, con gli spiazzi verdi, il fiume, i battelli, i monumenti, i musei, i ponti, anche i turisti tranquilli che stanno magari seduti nei parchi o nelle sdraio. Da non perdere ci sono gli Hackescher Hofe, cortili da innamoramento, con dei vicolini che li uniscono, con negozi eleganti e lussuosi, almeno all’apparenza, con molti alberi e facciate colorate. Sembra quasi di essere a Parigi. Bastano poche fermate di metro e ti ritrovi nel vivo e multietnico ambiente di Kreuzberg est e Neukolln nord dove sembra di essere nelle periferie parigine o, forse meglio, londinesi, vista anche la presenza di molti europei, oltre ai graffiti, gli skater, i negozi di manicure o di parrucchiere, i ristoranti multietnici, anche se a maggioranza turca.
35. Appunti dallo Stasi museum. Gli oppositori come Carlo Jordan, non si poteva mettere in dubbio il governo o il partito, leggere la letteratura corrosiva, prendere in giro le misure politiche, svolgere attività religiose, rifiutarsi di prestare il servizio militare, rifiutarsi di partecipare ad eventi organizzati dallo Stato, rifiutarsi di entrare nelle associazioni statali (oppure si poteva, ma si sarebbe stati esclusi da tutto il resto della società,) darsi al vagabondaggio, non impegnarsi a scuola o a lavoro, fomentare rivolte o litigi negli stadi o alle manifestazioni di massa, dare vita a estremismi politici, ecc.
La DDR sapeva cosa era giusto per i cittadini e come creare il socialismo vero: la gente doveva fidarsi. Tutto era per il suo bene. Gli abitanti cercavano di ignorare. Nomi da non dimenticare: Combat Group of working class. Uprising 17 giugno 1953. Society of sports and techniques. Nva. Free german Youth dal 46..Young pioneers. Little political dictionary. 10 commandements for new socialista human.. Robert havemann. Dorte neubauer. 1989 dissolution. Ministry for state security. .Wolf Bierman. Wilhelm Zaisser Ernst Wollweber Erich Mielke . Gabriele Stotzer.. Unificazione. Controller opening stasi files. Carl von ossietzky school 1988. Frauen fur den frieden. Stasi Archive.
Pensieri minimi: “accidenti allo Stato etico!”, “Ma che minchiate inculcavano!” Un libro eloquente, che ho ancora da finire, sul tema, è “Stasiland.” Come col nazismo, i tedeschi hanno adottato lo stesso atteggiamento anche nei confronti del regime della DDR: l’oblio ufficiale.

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