there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Bilbao 2018 (1)

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Al Iròn. “A me piacciono i fiorentini perché sono punk come noi baschi. Mi piace Firenze e ogni volta che posso vengo a visitarla. Tu tifi per la Fiorentina? Io sono un sostenitore di una squadra di Firenze, ma non è la Fiorentina. No. Non è nemmeno la Rondinella, anche se noi dell’Athletic siamo in buoni rapporti. A me piace il CS Lebowski: tutta la tifoseria è ultras, la passione loro è simile alla nostra”

Sono stato accolto così da Pablo Ralles, che è stata la mia guida del tour allo stadio San Mamès. Diciamo che se entri al Bernabeu, ed è emozionantissimo, ti senti spiazzato da una collezione di trofei. Se entri al San Mamès ti immergi in un mare di passione. “Ehi, tu sei di Milano?” Ha chiesto Pablo a un signore. “Sei interista? Qual è la caratteristica in comune tra Inter e Athletic?” “Mai stati in b” è stata l’inevitabile risposta.

Quest’uomo è innanzitutto un tifoso, forse un ultrà (anzi un hooligan) e poi un’enciclopedia. Per quanto siano state professionali e saranno state tifose le guide che mi hanno accompagnato nella visita degli stadi di Barcellona (Barca), Madrid (Real), Lisbona (Benfica), Glasgow (Hampden), Londra (Arsenal, West Ham), Pablo ha trasmesso una passione autentica e intensa, il vero amore per una squadra di calcio.

Noi ci chiamiamo Athletic Club (pronunciato club) e non ci piace essere chiamati Bilbao perché siamo una squadra internazionale, con tifosi da tutto il mondo. La più grande sconfitta del Barcellona è avvenuta qua, negli anni trenta: 12-1. Il Real Madrid prese cinque scoppole negli anni Sessanta. I proprietari della squadra sono i tifosi: è così anche per il Barcellona, per il Real e per l’Osasuna. Tutti i calciatori devono essere baschi. Gli allenatori possono essere stranieri per poter seguire e apprendere l’evoluzione delle tattiche e degli stili di gioco del calcio. Siamo la squadra più vecchia di Spagna dopo il Recreativo, siamo la squadra storicamente più inglese, siamo la squadra dei baschi di Biscaglia. La squadra rivale è il Real Sociedad, ma siamo anche uniti con loro in quanto baschi. Rispetto al vecchio stadio l’unica cosa che è rimasta in questo è l’arco. Noi e i calciatori possiamo vivere nella stessa strada. Io ho presentato un giorno il biglietto della partita tra Manchester United e Athletic a Oscar De Marcos, che abita vicino a me. Abbiamo poi vinto tre a due all’Old Trafford, eravamo ottomila tifosi, il più grande numero di tifosi al seguito mai avuto da una squadra spagnola se non si trattava di una finale, un gol lo ha realizzato De Marcos.
Il migliore allenatore per me è stato Marcelo Bielsa. Il miglior calciatore Guerrero. Anche i nostri radiocronisti sono tifosi: un noto radiocronista ha iniziato a dire bacalao anziché gol e è diventato un’icona. Il nostro goleador Pichichi ha dato il nome al trofeo che va a chi conquista il titolo di capocannoniere. Una tradizione bellissima è quella della Benvenida: cercate su Google di che si tratta (ndrr). Lo stadio sembra piccolo, ma è una questione di prospettiva: è grande come il Camp Nou o il Bernabeu. Piuttosto i posti a sedere sono sviluppati in altezza in modo da permettere a tutti di avere la stessa visione”. A me ha impressionato proprio la vicinanza al campo di gioco dei seggiolini. Praticamente a ogni altezza è come se fossimo quasi sulla linea di gioco. Deve essere strepitoso vedere una partita qua.

La visita al San Mamès è durata cinque ore, tra stadio, museo e negozio. Ho comprato l’immancabile libro sulla sua storia e non riuscivo a staccarmi dal guardare i video dei migliori gol e delle partite storiche della squadra. Tra gli obiettivi dell’anno metto quello di approfondire la conoscenza del Lebowski.

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