Crea sito

there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Biotecnologie, dna, ogm. Cosa sono

| 0 commenti

Quanto segue è stato preso da articoli o commenti presi dai seguenti siti o rapporti:

 

Semplifica

Wired

Salmone

Blog di Dario Bressanini su “Le Scienze”

Biotecnologiebastabugie

Studio Barilla

 

 

COSA SONO LE BIOTECNOLOGIE

 

Secondo una definizione ampiamente accettata, vengono definite biotecnologie quelle

tecniche che utilizzano organismi viventi, o parti di essi, al fine di ottenere beni o servizi.

Questa definizione molto ampia raggruppa sia le biotecnologie “convenzionali”, che

consentono di ottenere vino, birra e distillati, pane, formaggio (ovvero quei prodotti che

derivano da alcuni microrganismi fermentatori); sia quelle “avanzate”, che applicano le

scoperte dell’ingegneria genetica e della biologia molecolare alla selezione di nuovi

organismi e alla creazione di nuovi prodotti.

 

 

 

 

COSA SONO IL DNA, I GENI, LE PROTEINE

Gli esseri viventi sono formati da cellule. Tra le componenti cellulari, quella che contiene

le informazioni primarie per la vita è il DNA, una macromolecola a forma di doppia

elica composta da una serie di unità più piccole, dette nucleotidi (o basi). Esistono quattro

tipi di nucleotidi (Adenina –A, Timidina –T, Guanina –G, Citosina –C), che sono in

grado di appaiarsi tra loro a due a due: A-T e G-C.

Il DNA rappresenta il codice di istruzioni necessarie alla cellula per svilupparsi, nutrirsi,

riprodursi e rispondere agli stimoli ambientali. Queste informazioni sono “scritte” nell’ordine

con cui i quattro nucleotidi si susseguono nella molecola di DNA.

Ogni essere vivente possiede una sequenza di DNA e ogni sua cellula ne contiene

una copia. L’uomo è formato da circa 100 trilioni di cellule (100.000 miliardi), ognuna

delle quali contiene la stessa sequenza di DNA lunga circa 2 metri, il che equivale a poco

meno di 3 miliardi di nucleotidi. Questi sono suddivisi in 46 unità discrete (filamenti) chiamate

cromosomi. Il DNA è ereditabile e viene trasferito dalla cellula madre alle cellule

figlie. Le differenze nella sequenza nucleotidica, tra individui di una stessa specie, non

sono molto pronunciate (nell’uomo sono meno di una ogni 200 nucleotidi), ma più ci si

sposta nell’albero evolutivo e più queste differenze diventano evidenti. È per questo che

in base alla sequenza nucleotidica del DNA è possibile ricostruire la storia evolutiva degli

esseri viventi.

L’unità di DNA che contiene un’informazione comprensibile e traducibile dalla cellula,

viene chiamata “gene”. Un gene mediamente è formato da qualche migliaio di basi

e, quasi sempre, contiene il codice per la produzione di una proteina. Tutti gli esseri

viventi possiedono geni il cui linguaggio è universale. Questo sta alla base della

8

possibilità di trasferire un gene da un organismo a un altro. Un batterio contiene

circa 4.000 geni, il lievito di birra 6.000, una pianta 30.000, nell’uomo le stime parlano di

40-50.000. Negli organismi superiori, piante e animali, esistono regioni nella sequenza

del DNA che non contengono geni e le cui funzioni sono ancora dibattute dalla comunità

scientifica. Va sottolineato infine che molti geni sono conservati tra specie diverse:

ad esempio l’omologia tra l’uomo e il lievito di birra è circa del 30%, con la banana del

50%, con il topo del 90%, e solo tra due gemelli è del 100%.

Le proteine svolgono la maggior parte delle funzioni vitali della cellula e vengono

costruite “traducendo” la sequenza nucleotidica dei geni in una sequenza di amminoacidi

(le singole unità che costituiscono le proteine). Poiché esistono solo 4 tipi di nucleotidi

mentre gli amminoacidi sono 20, nella traduzione i nucleotidi vengono letti a tre a tre.

A ogni amminoacido possono corrispondere una o più triplette di nucleotidi, ma a ogni

tripletta corrisponde un solo amminoacido. La sequenza aminoacidica della proteina

finale è in larga parte responsabile della funzione e delle proprietà che questa possiede.

Le proteine sono coinvolte nella produzione dell’energia, nella costruzione dei vari componenti

cellulari come grassi, zuccheri, metaboliti secondari o altre proteine, nell’accumulo

di riserve e permettono a una cellula di “esplorare” l’ambiente circostante o di

“comunicare” con altre cellule.

Per approfondire il processo tramite cui i geni vengono letti, e come le informazioni in

essi contenute vengano utilizzate per creare le proteine, sono disponibili svariati testi di biologia

molecolare o è possibile, ad esempio, visitare il sito internet dello Human Genome

Project.

GENOME:

The Secret of How Life Works. http://genome.pfizer.com/

Human Genome Project. Exploring Our Molecular Selves. http://www.genome.gov/Pages/EducationKit/online.htm

www.biocommedia.it – Sito di divulgazione scientifica sulle Biotecnologie in Agricoltura

Arabidopsis, Genome Initiative (2000) Analysis of the genome sequence of the flowering plant Arabidopsis thaliana.

NATURE 408: 796. www.arabidopsis.org

Venter C et al (2001) The sequence of the human genome Science.

 

 

 

 

 

 

COSA SONO GLI OGM E L’INGEGNERIA GENETICA

Con il termine Organismo Geneticamente Modificato – termine improprio da un punto

di vista biologico in quanto tutti gli organismi caratterizzati da riproduzione sessuata

sono, a rigor di termini, geneticamente modificati (nessun individuo è uguale ai propri

genitori e nemmeno ai propri fratelli) – vengono intesi gli esseri viventi il cui DNA è stato

modificato attraverso tecniche di “ingegneria genetica”. Queste tecniche permettono l’isolamento,

la modifica e il trasferimento da un organismo a un altro di sequenze di DNA.

È quindi possibile parlare di OGM anche nel caso in cui si “trasferisca” un gene di mais

in mais, purchè questo sia fatto utilizzando la tecnica del DNA ricombinante. La definizione

adottata dalla Direttiva europea 2001/18, che regola il rilascio ambientale degli

OGM, è la seguente: «un organismo, il cui materiale genetico è stato modificato in modo

diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genica

naturale». Tale modifica viene definita con il termine di “trasformazione” o “transgenesi”

e l’organismo da esso derivato viene detto “trasformato” o “transgenico”.

Tutto ciò che viene invece ottenuto con programmi di miglioramento genetico

convenzionale «inclusa la mutagenesi e la fusione cellulare di cellule vegetali di

organismi che possono scambiare materiale genetico anche con metodi di riproduzione

tradizionali» è escluso dalla definizione di OGM, pur comportando modificazioni

del genoma di gran lunga superiori.

9

 

Per approfondire:

“La scoperta dell’acqua calda…”http://biotecnologiebastabugie.blogspot.it/2008/03/la-scopertadellacqua-

calda.html

 

 

COSA E’ LA TECNOLOGIA DEL DNA RICOMBINANTE

La tecnologia del DNA ricombinante è l’insieme delle tecniche che permettono di

estrarre, isolare, modificare e trasferire frammenti di DNA da un individuo a un altro,

anche se appartenenti a specie diverse.

Per il trasferimento del DNA nelle piante possono essere utilizzate diverse tecniche,

tra cui metodi biologici (impiegando l’Agrobatterio, un microrganismo innocuo per l’uomo

e molto diffuso in natura, che possiede la capacità di trasferire alcuni suoi geni alle

piante), oppure metodi fisici (utilizzando la biolistica, ovvero “sparando” microproiettili

ricoperti di DNA dentro le cellule vegetali). La tecnologia del DNA ricombinante presenta

due sostanziali differenze rispetto al miglioramento genetico tramite incrocio.

  1. Specificità. La tecnologia è estremamente specifica: vengono inseriti solo i geni di

interesse, mentre la riproduzione sessuale trasferisce (e “rimescola”), oltre al gene di

interesse, migliaia di altri geni, della maggior parte dei quali non si conosce la sequenza

e la funzione.

  1. Posizione del transgene nel genoma. In generale non è possibile prevedere a

priori per le piante in quale posizione del genoma dell’ospite si inserirà il transgene

(frammento di DNA inserito). È però possibile identificare con precisione la sua posizione

dopo averlo trasferito.

Va ricordato che la normativa vigente richiede, per garantire una maggior sicurezza,

uno studio approfondito per la verifica della posizione del transgene e dei suoi effetti

sulla pianta, prima di autorizzarne la commercializzazione.

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.