Crea sito

there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Boldrin che spiega cose agli universitari

| 0 commenti

Come sta andando la crisi europea? Non si sa come sta andando. La scommessa è la possibilità del ritorno del virus. Se si fa sparire allora possiamo fare i conti. È una pandemia. È presto per dire cosa succederà.
L’Italia è un paese esportatore. Le imprese non sono uguali. La concorrenza perfetta dove sono tutte uguali è un esercizio teorico che serve come riferimento. Poi quando ragioni consideri le imprese come diverse anche all’interno dello stesso settore. Le imprese marginali sono sempre a rischio. Se la Germania riparte prima e meglio dell’Italia potrebbe comunque cambiare fornitori e i marginali sono sempre a rischio.
L’Italia a fine anno farà peggio del meno dieci. Lo shock sanitario è abbastanza uguale per tutti a meno di densità, clima, composizione demografica. Dopo, ciò che fa la differenza è la reazione degli uomini, dei comportamenti, la capacità delle autorità di reagire ecc. Anche in Italia guarda la differenza di diffusione e poi l’analisi pubblica ha reso tutte uguali. Anche tra Veneto e Lombardia ci sono state differenze di risultati a seguito di comportamenti diversi.
A st louis c’era la Montalcini. Lavati le mani, usa la mascherina se sei al chiuso con le persone, isolati se sei fragile. Fatto questo hai bloccato il 97% del rischio di contagio. Un governo serio avrebbe spiegato queste cose e attrezzato su questo le case di riposo e gli ospedali.
Mancano i dati disaggregati, mancano tante cose. Manca un’indagine campionaria dell’istat che stimi. Fare un campionamento giusto di popolazioni eterogenee che dia risultati con stretto intervallo di confidenza. Ci sono delle cose però fuori discussione. Le deviazioni della mortalità dalle medie degli anni precedenti si vedono. Sul sito istat ci sono i dati. Ci sono dei comuni che raccolgono il 60% della popolazione, quindi un campione significativo. Ti porta le mortalità per trimestre e vedi l’eterogeneità dei risultati. Alcune cose sulla mortalità si possono dire.
La gestione del rischio della crisi è stata fatta peggio in Italia e in Spagna. La gestione è stata di classe, ha aumentato le disuguaglianze. Tutte le attività produttive inefficienti, le microimprese (i negozietti, i bar, i parrucchieri, i sarti, i piccolissimi hotel turistici, cinque sei milioni di partite iva) sono quelle che hanno pagato. I giovani poco istruiti che occupano le fasce marginali del mercato del lavoro sono rimasti a casa per primi. Il settore turistico, che occuperebbe ragazzi e ragazze marginali dal punto di vista professionale, è stato detto vai via che infetti e poi forse ti mando 600 euro. Questa gestione penalizza alcuni gruppi sociali che non hanno rappresentanza politica. Il sistema mediatico italiano non l’ha notato.
Il turismo apporta il 6% al pil nazionale. Indirettamente porta il 13%. In gran parte è composto da piccole imprese dove manager e proprietario è lo stesso, le persone assunte hanno un’istruzione più bassa degli altri. Questo vale per un po’ tutti i sistemi produttivi italiani. La cosa della crescita delle piccole imprese e poi dei distretti, decentramento produttivo risale agli anni 70. Si credeva che lo sviluppo provenisse dai grandi impianti. Poi scopri che questi vanno in crisi, la concorrenza internazionale fa meglio e nasce una piccola impresa diffusa, un fenomeno di aggregazione territoriale, a un certo punto si creano imprese che fanno germinazione una dall’altra (Prato ma anche Silicon valley), imparo da te lavorando per te, poi mi metto in proprio (i Benetton a Treviso, le piastrelle in Emilia), ci sono piccole imprese che producono e hanno valore aggiunto. Dipende. Adesso son tutte a basso valore aggiunto. Il cambio tecnologico fa anche questo. Non si è a basso o ad alto valore per sempre. Quando il prodotto lo può fare la macchina o un lavoratore senza skill anche se prima era ad alto valore aggiunto ora non lo è più perché resta poco da aggiungere dopo le materie prime.
Il turismo è profittevole se aggiungi amenities, se la gente è disposta a pagare di più.
Il turismo ha poco di valore aggiunto, se non sei a ravello dove comunque il valore è regalato dal posto. Le funzioni umane richieste dal turismo sono fattibili da persone con bassi skill. Non serve il phd in ingegneria per fare il portiere o il cameriere d’albergo che può avere alcune skill più ripetibili e sostituibili. Il turismo può avere valore dove ci sono o dà degli extra. Per esempio il boom delle spa, dove paghiamo il doppio chissà perché. Il mondo è pieno di gonzi che vanno là perché fa figo.
Marx tre spanne sopra i suoi seguaci, filosofo hegeliano, ossessionato della differenza tra valore di uso e di scambio che sono la stessa cosa. Compro cose perché mi va di farlo. Se lo scambio è libero più o meno ti dò i soldi per la cosa per la quale ho passione e non li dò a un’alternativa. Se compro una cosa mi chiedo se mi va di spendere dieci euro per quella cosa o per l’altra. Salvo cose routinarie, ma alla fine anche lì puoi decidere di preferire di portarti il panino da casa invece di mangiare quello universitario.
Aggiungere valore sta nella volontà delle persone di pagare per quella cosa perché gli piace.
Convincere le persone che hanno potere di acquisto che quella cosa gli piace produce valore aggiunto.
Io compro cose perché penso di usarle. Se lo scambio è libero ti do i soldi che mi sento di dare e corrispondono alla mia passione per quella cosa lì in alternativa alla cosa diversa allo stesso prezzo.
Quando vai a comprare qualcosa, se non è proprio il routinario e ti compri il panino e è sempre lo stesso ma un giorno comunque ti sei chiesto se comprarlo da casa”. Devo metterci dieci euro. Con questi cosa posso farci? A cosa rinuncio? Se vale la pena pago. Quello è il valore di scambio e il valore d’uso per me. Nella letteratura marxista generale c’è questa eterna distunzione.
Cloe. In Italia arriviamo al 13% del pil col turismo e derivati. Vedo quanta percentuale di lavoratori è impiegata nel turismo. Attività a valore medio basso. Il fatto di avere un basso tasso di laureati possiamo passare a parlare del sistema dell’istruzione che produce fior di laureati, pochi, ma che se ne vanno. Dovremmo ricevere un ingente investimento pubblico nel settore universitario. Quale sarebbe il modo migliore di sfruttare il miliardo e quattro?
Intanto sono bruscolini rispetto a quelli dati ad Alitalia. È un segno di insulto. Il miliardo non è solo per università. Comunque si chiama elemosina. Una cosa generale. Il problema dell’università italiana è senz’altro di scarsità di risorse. Ma è anche di male uso delle risorse. Di gestione tale che anche se aggiungi risorse rischia di sprecarle. Non c’è meritocrazia, non c’è autonomia vera, non c’è modo di premiare la gente in base ai risultati.
Aneddoto. Andai in America a Rochester. In campus. Funzionava tutto. Mancava qualcosa. Si costituì un gruppo di italiani. Cosa mancava? I bidelli! Eppure funziona tutto. L’università spreca una quantità di risorse in amministrativi. A che servono i custodi del campus che ti danno le chiavi? C’è la polizia che gira, con quattro gatti.
Le università dovrebbero ottimizzare, no? Dispongono di parziale autonomia. Esiste una parte proporzionale. C’è un finanziamento proporzionale agli studenti. Ci sono fondi per l’edilizia. Fai contrattazione col ministero e ricevi o non ricevi, approvano o non approvano. Chi assumere o meno hanno un grado di autonomia pur con la necessaria approvazione del ministero. Alcune uni hanno un rapporto spaventoso dove il personale non docente sia perfino superiore al personale docente.
A saint louis, che non è nemmeno così efficiente come chicago o ucla, nel dipartimento di Boldrin ha 120 studenti di dottorato che vivono lì, trenta docenti, il personale amministrativo sono tre persone e mezzo nel senso che una persona è condivisa.
In un dipartimento tipico italiano quel numero è probabilmente quadruplicato. Questo è un esempio.
Mancano la concorrenza e la meritocrazia negli stipendi.
Questo rende la spesa poco efficiente. Esiste poi in Italia una visione diffusa dal gruppo Roars che si lamenta che sono pagati poco. Certo che sei pagato poco se sei bravo. Lo stipendio netto è basso, sì ma tasse e contributi sono alti per colpa di nessuno. Il costo medio di un professore italiano è simile a quello di Berkeley. Se si aggiusta al reddito pro capite del paese sono trattati meglio quelli italiani.
Chronicle of higher education pubblica gli stipendi medi dei professori americani.
Certo che poi gli stipendi sono bassi. L’assistant economist assunto con Boldrin che potrebbe essere licenziato prende 200 000 dollari l’anno (ci sono quelli che implicano ricerca e pubblicazione, quelli che fanno solo insegnamento che deve insegnare bene ma è un lavoro tranquillo di 170 ore di insegnamento e altrettante di correzione e insegnamenti e lavori 400 ore in un anno ha un salario lordo di 100 000 dollari). Se l’università italiana vuole attirare eccellenze, in particolare nei campi di frontiera (tecnologici, politecnici). Se vado a mit guadagno 100 e ho laboratori e vivo anche in un bel posto, perché devo andare a x? Mentre strapaghiamo persone che non valgono niente e in media il costo medio è Berkeley.
Cervelli in fuga.
Diritti allo studio. Abbiamo i migliori e più corposi diritti allo studio in Toscana. Su 50 000 studenti ci sono 1800 posti letto. L’Italia dovrebbe fare di più per invogliare a studiare, in particolare per quelli che hanno meno.
Per Boldrin sono cazzate. L’università italiana costa poco. Qua son tutti fuori sede. L’idea di mantenere le grandi università diventate costose è un giochetto di prestigio. Tenere l’università in centro a Venezia la rende invivibile. Gli studenti come fanno ad andare lì col costo opportunità degli appartamenti per turisti o uomini di affari, come anche a Milano o a Firenze? È preferibile andare in campus esterni. Stanford fu costruita nel deserto e non in centro a San Francisco. Cornell sta in un posto. Anche le cittadine stanno in posti periferici dove puoi vivere da studente e affittare ecc. Bologna è un caso a parte.
Poi il problema dei redditi. Andavo a lavorare e poi a studiare. Il problema è che il reddito medio dell’italiano e il costo medio permettono di fare università, pur adattandosi a vivere modestamente. Lo studente quanto spende per altre attività rispetto a quelle universitarie? Vedete dove sta la proprietà. Molti studenti purtroppo percepiranno poco reddito in futuro e percepiscono come tran tran e non sono disposti a volere sforzo e sacrificio e vanno a caccia del titolo senza pensare al tempo, con appelli multipli e rifiuto dei voti, trasformazione dell’esame in lotteria, umilia il docente, incentivi sbagliati. Non fan così da nessuna parte del mondo. In Italia vengono ritenute corrette cose in cui i ragazzi giocano come se fosse una lotteria.
Più soldi per l’educazione sì, ma 15 miliardi e non 1,4, ma creiamo un sistema con gli incentivi giusti.
Sistema da avere: quello californiano.
Il debito degli studenti? Gli studenti hanno una prospettiva di lavorare per ripagare il debito da studenti?
Non è vero. C’è una grande quantità di student debt, sussidiato dal governo federale. L’’80% degli studenti va in un college pubblico. Il grosso ha a che fare con due categorie professionali o due tipi di studenti. C’è stato un emergere di università anomale, le for profit universities. Le università conosciute da harvard in giù sono fondazioni, non a scopo di lucro. Quindi con strutture di un certo tipo. Negli ultimi venti anni ci sono le for profit come PHoenix, come forme di educazione continua, formazione professionale, che servono anche in un mondo che cambia, dove paghi tuition fee. Queste sono diventate una truffa abbastanza, salvo eccezioni. Sono istituti che raccolgono o quarantenni che hanno crisi di carriera o persone che hanno iniziato l’università e vogliono finirla e pensano che il titolo serva. Lì c’è tantissimo student debt.
La seconda fonte sono le scuole professionali, le scuole di business administration, le law school, i master, costano molto e rendono molto e il tasso di indebitamento è alto. Sono segmenti diversi rispetto ai college.
Average student loan debt in the united states
Il grosso degli studenti ha un debito di 5000 dollari. Un debito di 75000 dollari non è alto per gli standard americani, visto che chi esce prende 60000 dollari, in cinque anni ripaga il debito.
C’è un fenomeno patologico. Dovuto alla garanzia federale. Persone che si prendono prestiti assurdi di 200000 dollari perché c’è la garanzia federale e poi non riescono a ripagarli, sperando che il tuo stipendio annuale passasse da 60 a 300 e invece passa a 100 che non è male ma non valeva la candela.
È simile al fenomeno dei junk bonds per real estate. Se permetti che si crei un mercato che ha poca regolazione, che è abbastanza oscuro, che non c’è capacità dell’acquirente di valutare il prodotto. Perché vai a phoenix uni? Perché sei sotto la soglia per andare a Ucla o a Irvine. Non sei andato lì e provi ad andare là. Non devi sognarti di fare l’uni e diventare grande medico perché non sei capaci o non hai le capacità organizzative o la pazienza ecc. Non hai più l’età, non hai le capacità, hai le mille sfighe, quel che vuoi ma se le avevi adesso non andavi a phoenix, ma vai lì perché a ucla non ti prendono e se non ti prendono forse non potrai aspirare a diventare come quelli che escono da là. O forse ci arrivi ma allora magari non era necessario andare nemmeno a phoenix. Vai a uni of minnesota che ti costa 8000 dollari l’anno.
C’è asimmetria come nei prestiti dei junk bonds. Prestavi mezzo milione che tanto va tutto bene a gente che non avrebbe mai restituito i soldi. Se aggiungi garanzia federale c’è rischio azzardo morale. Se presti a me e sai che non riuscirò a pagarti potresti dirmi che mi frega tanto il resto me lo rende lo stato. È il privato che truffa lo stato? Abusa di questa disponibilità dello stato? Non è che ci sia il privato. Ci sono gli esseri umani. Agli esseri umani se offri delle opportunità di fare soldi se le prendono.
La qualità della didattica in Italia in media è inferiore, un po’ perché le strutture non lo permettono.
Copyright e patents. Vanno aboliti. Sono tra i fattori maggiori di disuguaglianza del reddito. Il copyright è la macchina, insieme alla mancanza di antitrust, spiega almeno il 50% della disuguaglianza di reddito.
I brevetti sono un incentivo per i privati che vogliono investire in ricerca, per esempio in medicina, perché la ricerca è lunga e incerta e quindi richiede un investimento alto. Quindi smontando il sistema dei brevetti viene meno l’incentivo del privato a fare soldi e quindi non vede di buon occhio ingenti spese nella certezza che qualora andassero a buon fine potrebbero essere recuperate. Esatto. Prendiamo il libro abolire la proprietà intellettuale. L’argomento è sbagliato nei fatti e nella logica. I fatti sono banali: quando sono state introdotti i brevetti farmaceutici in Italia e in Svizzera? Quando l’industria farmaceutica tedesca e svizzera tra fine e seconda metà del secolo xix e l’arrivo degli alleati che la distrussero nel ‘45 avevano i brevetti? No. Non li avevano. Grazie all’assenza di brevetti l’industria tedesca e svizzera spazzarono via quella inglese e quella francese. L’inserimento dei brevetti nella chimica francese fu fatto per proteggere l’industria francese. Sul piano logico perché è falsa? “Io sono qui, sono l’innovatore farmaceutico, devo scegliere se spendere tanti soldi per innovare, cioè fare una nuova medicina, o non fare nulla. L’argomento di questi signori è che se non ho il brevetto non faccio nulla e l’umanità perde la grande medicina. Consideriamo un mondo dove non ci sono i brevetti. Io sono qua e devo decidere se innovo arrivo qui e ho speso un miliardo (amano dire ma non è vero e poi non ti danno i dati le industrie, you re ecoomist aren’t you economist ? You pay me? I’llbreach your report, I write another paper e lui no no). Assumete un mondo senza brevetti. Devo decidere se spendere un miliardo per fare la medicina o non farla. Se non la faccio né io né i miei concorrenti fanno niente. Se la faccio spendo mille. Arrivate voi, che fate altra medicina. Qui argomento importante. Non è che chiunque può copiarmi. Avete ricercatori, investimenti, laboratori, strumenti, reverse engineering. Non c’è free entry così alla buona. Decidete di copiarmi. Dovete scegliere se copiarmi o meno. Se non mi copiate resto monopolista. Questo è quello che succede col brevetto, che non dà scelta. Se mi copiate spendete cento invece di mille e competiamo col coltello in mano io contro di voi. L’argomento dei signori brevettisti è che ci sarà competizione all’ultimo sangue, i costi fissi sono andati, si finirà per vendere a prezzi variabili che saranno pari ai costi variabili e tutti e due copriranno i costi fissi. Qua succede che io perdo mille e voi perdete cento. In questo gioco cosa sceglie di fare l’imitatore? Imita o non imita? Se perde i costi fissi non imita. Sapendo questo cosa fa l’innovatore? Investe. Il loro argomento è illogico. Perché l’ipotesi è del piffero, contraddetta dai fatti. A che serve la matematica nelle scienze sociali? A mettere ordine nelle parole. “Non conviene, arrivano gli altri, mi imitano. AH, sì? Scrivimelo”. Nelle loro ipotesi, se non ci fossero i brevetti osserveremmo gli innovatori che innovano, gli imitatori che non imitano, gli innovatori che diventano monopolisti. Le implicazioni sono che gli altissimi redditi che arrivano in certi settori sono dovuti al potere di monopolio dato dai brevetti e chi lo detiene prende degli extraprofitti mostruosi. Il costo opportunità di fare quelle robe lì in realtà è molto più basso.
Kae West guadagnerà centomila dollari l’anno. Che titolo di studio ha? Che capacità professionali ha a parte avere il copyright sui suoi dischi? Il costo opportunità di questa signora quanto alto è? Il punto è quello. Se invece di guadagnare cinquanta milioni ne guadagnasse cinque perché il copyright lo facciamo valere tre anni smetterebbe di fare la cantante? Tutto il copyright nei settori artistici è inutile comunque perché costoro farebbero comunque quello che fanno e lo farebbero di più, con più sforzo, per non sedersi sugli allori. Anche se il copyright durasse due anni.
Prendiamo i romanzi. Ogni anno quanti romanzi vengono pubblicati? E quanto fruttano? Poco. Eppure la gente continua a scrivere romanzi. Nella speranza di fare la lotteria. Oppure perché gli piace.
Il copyright serve solo all’industria fortunata a mungere la mucca disney o hemingway per gli anni a venire. Pura rendita di posizione. Kanye West aveva altro, faceva altro, sembra capace, ma se invece di 1,3miliardi prendesse 100 milioni avrebbe cantato lo stesso. Negli indicatori di quel 0,1% che volete tassare ci sono quelli lì. La quantità di questi che sono nello 0,1% è gigantesca.
I libri universitari. Non devono essere gratuiti, ma ad un prezzo decente.
Tutti gli indici di disuguaglianza sono andati a quel paese un po’ ovunque. La ragione fondamentale non ha niente a che fare con capitale e lavoro. Dopo sei anni un articolo è apparso su econometrica. Le affermazioni di piketty e compagnia sono false, pessimo referee report, pessimo editorial work, moda ideologica. Il problema non è capitale vs lavoro. È tipo di lavoro vs tipo di lavoro. La disuguaglianza cresce per le differenze tra tipi di lavoratori: quelli come me guadagnano più di quello che si sarebbero aspettati, quelli della scuola di medicina che fanno sopra il milione e mezzo, i kanye west che fanno cento milioni l’anno o i michael jordan, i ricercatori e i ceo delle imprese, parte di mondo del software, quasi sempre ci trovi situazioni di monopolio tenuta in piedi dalla proprietà intellettuale.
Attenzione. Il fatto che il sistema di trasporto aereo americano sia diventato un disastro per i consumatori negli ultimi venti anni mentre era ottimo trenta anni fa è perché l’antitrust ha permesso una concentrazione continua di imprese non è dovuto alla proprietà intellettuale. Non è tutto legato a quella. È un fattore importante.
Armonizzazione fiscale europea o tassazione europea.
Utile in termini ideali, utile nella situazione di adesso e degli ultimi mesi, utile nella prospettiva a lungo termine?
Mes. Uno strumento sul tavolo. Si è liberato dalla condizionalità. A basso debito. Rimando al dibattito tra De Blasi e Saraceno. Il problema non sussiste. Sotto ogni forma ragionevole il problema della condizionalità expost non esiste. La condizionalità peraltro è una buona cosa. Tutto il mondo urla perché vogliono imporre la condizionalità che non c’era nella legge fca e non vogliamo che ci ci presta 36 miliardi non ci sia condizionalità?
500 miliardi provengono dai paesi europei a fondo perduto. Sono sufficienti? Sembrano anche tanti. Il fatto è cosa vogliono farne. In USA ci sono 2000 miliardi di budget approvato. Cosa faranno? Il problema non è di strutture sanitarie. Le stesse regioni hanno capito come gestirlo. Si trattava di fare come a Padova, dove non sono mai andati in saturazione di terapie intensive. Sotto buone pratiche di management il problema non era quello. Ci sono poi problemi gestionali, di metodologia, di essere preparati ecc. Mancano gli ospedali? Può darsi. Facciamo allora solo ospedali. Mancava il personale? Problema strutturale. Mancano dottori che sono sottopagati. Si risolve con fondi di emergenza? No. Cambiando incentivi a medicina e cambiando incentivi ai medici facendo sì che per le loro retribuzioni convenga stare in Italia e non andare in Romania. I medici dicono che i modi di limitazione delle specializzazione sono dannosi. Non è tanto il numero chiuso quanto il fatto che le specializzazioni sono gestite in modo baronale. Che la carriera nel servizio pubblico di un medico è deludente, non dà incentivi, il reddito resta basso per lungo tempo.
Anche molti primari di cardiologia ecc, direttori tutta la vita, nel servizio pubblico tutta la vita, al massimo della carriera, hanno stipendi inferiori agli assistant professor americani. Sono persone che a 40 anni avrebbero potuto prendere l’aereo e andare in Francia o in Germania. Alcuni lo fanno adesso mentre quelli della generazione precedente non lo hanno fatto. Dobbiamo importare medici e tenere i nostri, ma questo ha poco a che fare coi fondi straordinari.
Abbiamo ordinato a un terzo dell’economia italiana di fare harakiri. Intanto smettete di fare harakiri. Puoi dare soldi per tenerli in piedi, per compensare la perdita di reddito che al momento corrisponde a tre mesi di reddito in un 25% per un 30%, che fa un 7%, c’è qualche miliardino da spendere (si poteva fare un credito d’imposta). Ciò che manca è ok questa roba crea un problema, specie se il virus torna e non avremo ancora un vaccino o una cura. Se fra sei mesi abbiamo la cura, basta. Adesso i soldi vanno messi nel prepararsi alla prossima pandemia. Non so per cosa spenderei. Nel giro di un anno c’è un 70% di probabilità di avere la soluzione. Ci sono investimenti e già siamo a un livello di cauto ottimismo nell’ambito della ricerca scientifica e medica. Quindi insomma i 500mld possono essere sufficienti ma vanno usati in modo intelligente.
Se non si trova niente in un anno il casino a cui pensare è il trasporto aereo, che è un casino tecnologicamente. Non sappiamo a cosa servano i soldi. Non possiamo sussidiare le compagnie aeree affinché diano prezzi low cost volando con un terzo del carico. Questo creerebbe un sistema di incentivi folle. Non è che possiamo dire continua a fare ryanair a quei prezzi tanto io ti do i soldi. Ne basta una di Alitalia: fate quel che volete, offendete i passeggeri, fate finta di essere marlon brando invece di cameriere, tanto vi diamo i vestiti fighi e vi sussidiamo.
L’unico strumento da subito erano i fondi strutturali, da finanziare attraverso il budget normale, si trattava di creare l’obiettivo sette covid (c’era l’obiettivo sei a da dare agli svedesi perché se no non avevano mai crisi per dargli soldi). C’è un problema. Assegna i fondi a nuts, i lander o le regioni o le autonomias. Non so se siano le unità giuste per fare interventi strutturali sul trasporto aereo o per creare incentivi per agglomerazione del settore turistico.
A meno di una recrudescenza o a meno che si approfitti di dare soldi ad alitalia, l’ordine di grandezza è sufficiente.
Sembra che ci sia un andazzo inflattivo in ristoranti, bar, parrucchieri ecc. Un caffè è aumentato dal 50 all’80%. Il piccolo imprenditore cerca di risolvere i problemi attraverso aumenti di prezzi sperando che passino inosservati?
Non è inflazione. È cambiamento di prezzi relativi. Questo è uno shock tecnologico, se permane. Analogo all’aumento dei prezzi del petrolio degli anni 70. Ci saranno degli aumenti di prezzi. Ci saranno anche delle diminuzioni. Un cambiamento della tecnologia è un evento che rende più difficile di prima produrre le stesse cose per alcune attività economiche mentre rende più facili o non differenti da prima fare altre cose. Per alcuni aumenta la domanda, per esempio le mascherine o i gel o Zoom. La capitalizzazione di Zoom è diventata enorme, ha più che quintuplicato. Cambieranno prezzi relativi. Ci sarà redistribuzione, da gestire con la leva fiscale. Occorrerà redistribuire dai vincitori ai vinti. Non è responsabilità sociale del bottegaio il virus o aver chiuso per mesi per tenere il virus. Occorre ricompensarli anche perché se non li compensi scateni un meccanismo di tentativo di recupero dei soldi prezzi attraverso i prezzi, che potrebbe trasformarsi in inflazione generalizzata se tutti aumentano i prezzi, aumentano i salari, aumenta la politica monetaria accomodante, venne troncata a inizio anni 80 da Volcker in modo dannoso e non c’era altra maniera perché prima si era innescata una spirale. Il rischio di aumento dei prezzi e inflazione c’è.
I bar, i ristoranti, i viaggi aerei costeranno di più. È uno shock ingiusto. Costeranno di più le cose a buon mercato. Giocavano tutte sull’agglomerazione, sulla vicinanza, le varie lowcost. La pizzeria piena dove con 11 euro fai pizza e birra deve mettere a sedere un terzo questo dovrà portare la pizza e birra a venti se no chiudo. Non era un miliardario che aveva surplus profit. Lui era in concorrenza quindi aveva margini piccolissimi quindi o aumenta i prezzi o chiude.
A parte gli esempi.
Ci sono cose che vanno rimosse, come il codacons, che in realtà si
La politica del governo fa schifo. È la prova che sono cialtroni e incapaci. Non hanno fatto nulla di giusto. Tolta la gestione della sanità, la capacità di informare, chiudere gli aeroporti quando il virus era già qua, non hanno ordinato alle tv di spiegare come funziona, non hanno seguito proposte di redistribuzione.
Tra i vinti togliamo chi guadagna tanto. Prendiamo le fasce di reddito che compongono il 90% della popolazione. Criterio. A chi documenta che il reddito di quest’anno è inferiore alla media dei redditi dichiarati degli ultimi tre anni (per evitare che gli evasori se ne approfittino) do un credito di imposta. Se il reddito medio era 33 e quest’anno hai 15 hai un credito di imposta di x. Ti tolgo le tasse, ti do un credito negativo, cioè ti passo un sussidio. Come finanziare? Con imposta straordinaria temporanea su chi ha un reddito quest’anno pari o superiore a quello dell’anno passato.
A quel punto chi ha guadagnato di più o uguale dichiara di meno? Non possono. Se vogliono mettersi a evadere ok però tutte le pensioni, tutto il lavoro pubblico, tutto il lavoro dipendente non può evadere. C chi ha guadagnato di più ha l’incentivo di evadere tutti gli anni perché tanto la fiscalità italiana è così forte che se hai incentivo a evadere ce l’hai comunque. Hai simmetria nell’impatto sociale sia del virus (avere la pizzeria a buon mercato è più difficile che avere il tre stelle) e le misure di contenimento hanno aggravato la simmetria (i prof universitari vi paghiamo uguale, i pubblici fate finta di lavorare uguale, ad altri è stato detto suicidatevi, senza colpa delle persone che dei comuni).
Hanno fatto il click dei 600 euro a chiunque avesse una partita iva, che avesse continuato a fare il lavoro o meno. Intasca e porta a casa. Chi ha perso 9000 euro sono arrivate le stesse 600 euro.
Dovreste riprendervi in mano il paese. La nostra generazione (boldrin) ha lasciato il paese in mano ai mediocri. Questa campagna moralistica dell’anzianità per cui i ragazzi che prendono l’aperitivo sono peccatori che bisogna chiudere a casa loro è indecente. Il problema è che evitino di andare a trovare il nonno malato sabato o domenica.
A inizio lockdown erano i giovani a intimare ai nonni di non andare a fare la spesa sette volte al giorno.

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.