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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Bruxelles: città cosmopolita

Grand Place è stupenda.

Il Mannequin Pis, il bimbo che fa la pipì, è piccolissimo. Ci sono quelle cose che uno si aspetta gigantesche e invece sono più piccole delle aspettative: Monna Lisa, l’orologio di Ginevra, la Sirenetta di Copenaghen, il Mannequin Pis di Bruxelles.

Cose che mi sono piaciute di più a Bruxelles, oltre a Grand Place:

le piazze grandi,

la cattedrale che sembra Notre Dame,

il parco sotto la cattedrale dove la gente si rifocillava, la gente che fa le foto e mangia e conversa e si ritrova in Grand Place (gente che ho adeguatamente stalkerato, fotografandola di nascosto),

il quartiere europeo che ti fa sentire davvero un cittadino europeo,

i graffiti, i fumetti, il museo Magritte (non ci sono stato, ma mi è bastato immaginarlo),

le patatine fritte e la cioccolata,

le gallerie commerciali

la veduta della città bassa salendo su Place Royale,

i locali e le persone fuori dai tavolini in Saint Gery Island,

i ragazzi che giocavano a pallone in piazza Flagey,

il multiculturalismo nella stessa piazza: giovani usciti da scuola, ragazzi in età universitaria, donne più anziane tutti a mangiare le stesse porcherie su una panchina, a fare le stesse risate, a parlare nelle stesse lingue (magari sia in francese che in fiammingo con puntate di arabo). Non c’era differenza tra chi era di colore e chi no, tra chi indossava il velo e chi no. Poi uno dice la mancata integrazione.

Ho notato il quartiere di Anderlecht che era un quartiere operaio e mi è sembrato un quartiere arabo. Ho notato di avere la casa a quindici minuti a piedi dalle famigerate tre strade di Molenbeek dove abitavano diversi terroristi. Il punto è: se in una città di un milione di abitanti, molto cosmopolita, c’è un migliaio di pazzi, si può parlare di integrazione mancata e quindi di blocco delle frontiere? La chiusura non porta chiusura?

Cose che non mi sono piaciute:
Il traffico,

la minore presenza delle bici rispetto alle altre città,

l’assenza di una propria identità (che però confligge col fatto che mi sia invece piaciuto il cosmopolitismo e tra le due vince questo).

Bruxelles non mi ha spinto ad approfondirla, non mi ha portato dove vuole lei, non mi ha invogliato a tornare, anzi mi ha quasi annoiato dopo un giorno di visita. Nelle guide si parla però di una Grande Bruxelles, di una Bruxelles verde, dei musei, di tante Bruxelles che non ho avuto modo di vedere e che potrò fare nella seconda puntata del viaggio in Belgio. Quando sarà.

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