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Lo stupore delle prese elettriche

Cambiamento climatico. Il confronto tra Visioni e Boldrin

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Sbobinatura.

https://www.youtube.com/watch?v=rkIwuEIXtvQ

Daniele visioni dottorato di fisica e chimica dell’atmosfera

Si occupa di climate engineering, metodi di mitigazione del cambiamento climatico.

VISIONI.

Greta: vivere alla grande approfittando delle tecnologie che esistono e fare poi i francescani.

Propone uno stile di vita che nessuno al mondo è intenzionato a seguire e nessuno seguirà mai, né in occidente né a oriente. Nessuno rinuncia ad aerei, auto, da adesso.  Il modo in cui è stata seguita e è stata trasformata in profeta è sbagliato. 

Molte persone sono uscite allo scoperto. È meglio che il discorso sia uscito. C’è una gran parte della popolazione ancora negazionista. 

Qualcuno le ha spiegato cosa dice l’ipcc ma lei dice alcune cose sbagliate e facilmente interpretabili male. 

Se non facciamo qualcosa entro il 2030 salta tutto? Ci sarà la reazione a catena? Il report del 2018 dell’Ipcc è stato richiesto dagli stati all’Onu. In particolare da nazioni vulnerabili. Quello che è scritto lì si riferisce al 2100. Poi se entro il 2030 non si raggiunge una certa soglia di riduzione delle emissioni sarà impossibile (secondo molti scenari) arrivare entro il 2100 a un pianeta in cui il riscaldamento è limitato a 1,5 gradi. 

BOLDRIN

Questa affermazione è rischiosa, è uno degli eventi possibili

VISIONI

 Sappiamo quanta CO2 emettiamo in atmosfera. Sappiamo qual è la vita media della CO2 in atmosfera (sotto certe condizioni e non altre, dice Boldrin). È difficile poi rifissarla a terra (fotosintesi, cicli biochimici, oceani). Ci sono una serie di limiti (assorbibilità di CO2 negli oceani ecc.). La CO2 rimane là. 

Nei prossimi decenni possono svilupparsi tecniche di cdr, metodi diretti o indiretti di rimozione dell’anidride carbonica.

Può svilupparsi la gestione della radiazione solare (solar radiation management: si tratta di tecniche che stiamo studiando e che potrebbero consentire di raffreddare leggermente il pianeta, fermo restando che dovremmo studiare anche  quali siano i rischi e gli effetti secondari dal punto di vista climatico economico e sociale

BOLDRIN.

Per l’economista il cambiamento climatico non è un problema sexy perché è tutto empirico. È un problema di misurazione. Cosa fare teoricamente è semplice. C’è molta incertezza su effetti di questo e quello.

VISIONI

Come capire per ogni tonnellata di CO2 quale sia il costo di metterla e di toglierla? Qual è il costo che quella tonnellata può produrre a valle? Per esempio prendiamo gli incendi in California. Siamo in grado di capire quanto dipende dal cambiamento climatico? Per molte cose non è facile capire se dipendano dal climate change. Per i climatologi il cambiamento climatico ha esacerbato gli incendi californiani di un anno fa. Anche le ondate di calore in india dipendono molto dall’aumento della temperatura superficiale.

BOLDRIN

Bisogna fare un’analisi costi benefici. La CO2 va rimossa? Impacchettata? Si spera che arrivino dei benefici anche dal generarla? È diverso se i limiti li mettono il Mozambico o gli indiani che viaggiano in jet. I costi e i benefici sociali sono diversi. C’è un problema distributivo.

VISIONI

Nei report Ipcc il problema distributivo è sempre presente. Il summary for policymaker viene approvato da tutti gli stati, che devono approvare ogni singola frase. Quello è un po’ più politico. 

Non possiamo chiedere ai paesi in via di sviluppo di rinunciare a svilupparsi come abbiamo fatto noi, anche perché non lo farebbero.

Molti di loro fanno parte della fascia tropicale quindi dovrebbero sentire maggiormente il problema ma sono anche paesi che hanno più bisogno di energia meno costosa di quella prodotta in occidente con metodi più puliti. 

Nessuno ha la soluzione che funzionerà domani e risolverà il problema.

Non possiamo che agire lentamente e sapendo che non riusciremo certamente a risolvere il problema nei prossimi venti o trenta anni. Dobbiamo aiutare i paesi in via di sviluppo a svilupparsi nel modo più green possibile. Loro non possono farlo senza aiuti economici da parte di Nordamerica, Europa, Cina. Devono limitare le proprie emissioni senza rinunciare a cercare di migliorare il proprio stile di vita. Bisogna coniugare la riduzione delle emissioni e il mantenimento di uno stile di vita a cui nessuno di quelli che votano è disposto a rinunciare. 

SEGUE un dibattito tra Boldrin e Visioni su Franco Prodi, sui modelli caotici (probability assessment del meccanismo casuale, intervalli di confidenza, sistemi complessi dinamici non lineari, caos), sul fatto che i giovani a volte pensano di saperne di più dei vecchi, sui finanziamenti alla ricerca sul climate change, sulla climatologia come scienza che pochi decenni fa non esisteva.

BOLDRIN

Il cambiamento nei metodi di produzione, nelle tecnologie, nella valutazione scientifica di ciò che sta accadendo può essere ampio. Gli intervalli di confidenza possono essere ampi. Occore evitare di prendere soluzioni estreme. Bisogna prendere delle strade che siano potenzialmente reversibili nel caso in cui ci si accorga di avere preso una direzione sbagliata o nel caso in cui intervengano fenomeni prima imprevedibili che ci facciano capire in futuro che la strada è sbagliata.

In Ipcc c’è una forte insistenza su meccanismi di intervento statale di ogni tipo, compresi i sussidi ai vari paesi. C’è scarsa attenzione al lasciare che meccanismi di mercato creino incentivi per la riduzione della CO2 o del metano. Perché?

VISIONI

Ai tempi del buco nell’ozono i protocolli di Montreal trattarono link causale tra cfc e ozono. Non furono bene accettati dalle industrie. Quando i protocolli sono diventati realtà e le aziende hanno tolto i cfc? Quando è stato trovato il sostituto economico alla cfc. Se no l’industria ci avrebbe messo di più. Se fosse stato solo per l’industria ci sarebbero voluti dieci anni in più prima che si convincessero. La fortuna è stato l’avanzamento tecnologico. Sarebbe stato più difficile per gli stati convincere a eliminare i cfc senza regolamentazioni strette.

BOLDRIN

Il cambiamento tecnologico non avviene per caso. C’è della casualità, come nel caso del grafene che ancora no né chiaro quanto rivoluzionario sia. Il cambiamento tecnologico dipende anche dagli incentivi. Il fatto che la quantità di energia per unità di valore aggiunto si sia ridotta a un terzo di quel che era a metà anni 70 non è successo per caso. Questi sono i grandi cambiamenti. Poi ci sono anche le scoperte o le innovazioni casuali, come la penicillina. Sono poche le enormi scoperte rivoluzionarie nate da un lampo di genio o per caso. Gli incentivi contano. Nel caso dei cfc ci furono degli incentivi e le industrie risposero alla messa al bando di quelle sostanze. Il problema è come gestiamo gli incentivi, come bilanciamo i costi e i benefici dell’una e dell’altra strategia. La Cina si è accorta dell’inquinamento da particolato e ha reagito in modo estremo: eliminare il riscaldamento a carbone. Negli USA o in Europa questo cambiamento in due anni non sarebbe mai stato possibile.

La CO2 o il metano non hanno effetti così immediati ma sono cumulativi nel tempo e  saranno apprezzabili solo dalle generazioni future. 

Allora come pesiamo i benefici di oggi coi possibili problemi che la CO2 in più produrrà tra 50 anni? Forse è un problema non risolvibile. Possiamo dibattere e qualcuno preferirà il primum vivere al totale filosofare. Qui la scienza non dovrebbe dire “tu cattivo tu buono” perché certe valutazioni dipendono anche da preferenze morali e religiose). 

Il problema è anche quanto diritto abbiamo noi di determinare quale sia lo stato del pianeta? Leggiamo Ed Wilson, sociobiologia. Noi cambiamo il clima da duemila anni e in parte si cambia anche da solo (small ice age, riduzione di popolazione, attività vulcanica). Se noi siamo consapevoli che possiamo cambiare il clima, quanto possiamo cambiarlo e in che modo il cambiamento può essere benefico per tutti?

Noi chi, poi? Noi tutti chi? Ci sono opinioni diverse. La mia è più scientificamente fondata del negazionista. Poi c’è il dubbioso e c’è altro. In questa varietà non c’è il più il noi. C’è il combinarsi di forze. Libertà individuale. Cosa possiamo fare collettivamente, sia pure per spazi limitati, visto che il noi di Mozambico è comunque diverso dal noi della California?  Noi occidentali possiamo accordarci sulle procedure da seguire per decidere. 

Le procedure saranno tali che produrranno risultati, i quali saranno un bilanciamento tra diversi noi.

Se il meccanismo è quello del ricatto morale, si va a la guerre come a la guerre. Politicizzare l’argomento nel modo sbagliato produce una reazione uguale e contraria. Le persone dicono “tu sei una niuiorchese fighetta e io lavoro nei campi nella central valley californiana e voglio usare l’aria condizionata”. 

VISIONI

Il cambiamento climatico esiste, dipende dalla CO2 e è legato all’attività umana. Il bilancio della composizione c12 e c14 è di origine antropica. Misuriamo quanto sia cresciuta dalla combustione fonti fossili e non c’è altra spiegazione, se non quella dei vulcani, ma sappiamo quanto emettono.

Nucleare. Se non ci fosse stato chernobyl a questo punto dove saremmo? Sicuramente in un posto migliore da un punto di vista climatico. Molti si arrendono sul nucleare perché abbiamo buttato via 40 anni e il ritardo tecnologico è tale che dal punto di vista economico alcune opzioni sono perdenti.

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