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there is no life b

Ma scrivi un po' cosa ti pare

Caso Amazon – NYT (seconda parte).

Cosa c’è di male se ai neoassunti viene spiegato cosa devono fare e gli viene mostrata l’azienda? Più o meno succede ovunque. Se la spiegazione si protrae a lungo è meglio: significa che si cerca di fornire informazioni ai dipendenti anziché lasciarli nello smarrimento. Volete sapere dove accade questo, cioè che le persone vengono portate allo sbaraglio? Nella scuola.
Ci sono delle regole scritte da seguire? Bene, no? Almeno c’è meno discrezionalità. C’è chiarezza, anche sulla missione. Le regole sono pubbliche, peraltro. Quindi nessuna segretezza e si conoscono già da prima. Se tra quelle ci sono degli obblighi di non divulgare informazioni riservate si può essere d’accordo o meno, ma è quanto accade in tutte le aziende e anche negli ambienti, privati o pubblici, iperburocratizzati e con un capo padre padrone.
Una cosa che è stata smentita riguarda il fatto che i dipendenti non abbiano tempo libero: lavoro, lavoro, lavoro anche negli weekend, email notturne. Qui ogni persona avrà il suo punto di vista. Entrano in gioco i valori. Se il tuo valore fondamentale è il tempo libero, questa azienda non la prendi in considerazione (sempre che sia vero quanto sopra ed è stato smentito.) Se sei un workaholic o se il tuo lavoro ti appassiona talmente tanto da non pensare ad altro o se quel lavoro è esattamente la tua passione, se adori le sfide impegnative, se non hai altri interessi puoi anche accettare certe condizioni. Il punto sei tu, non l’azienda. Se qualcosa non torna, puoi ritrovarti a piangere. Per sapere se la realtà è quella raccontata dal NYT o quella del post su Linkedin si può indagare: si trovano degli amazoniani a cercarli sui social network. Esistono, comunque, tante altre professioni e aziende dove “non si guarda l’orologio.” Anche in Italia. Invece in molti Paesi e in molte aziende, chi sta a lavoro oltre orario dimostra inefficienza.

Il ricambio tra dipendenti? Esiste ovunque, soprattutto in America. I licenziamenti? Ci sono Paesi dove puoi ritrovare lavoro dopo mezzora o al limite dopo un mese. Ma è possibile che un’azienda che cerca il meglio, vuole il meglio, spende per trovarlo, agisca in modo che le persone se ne vadano dopo un mese? Persone che hanno alternative.
La parte realmente odiosa dell’articolo del NYT è quella dell’assenza di empatia. Una tragedia personale implica riduzione delle performance e quindi può portare a penalizzazioni e licenziamenti. Questo non è vero o forse non più vero secondo il post su Linkedin ed è un comportamento stigmatizzato, se vero, dallo stesso Jeff Bezos nella lettera che ha scritto ai dipendenti. Questo potrebbe essere per me un motivo di boicottaggio? Forse. Di sicuro dovrebbe essere una cosa da considerare da parte di chi vuole entrare a far parte dell’azienda.

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