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Lo stupore delle prese elettriche

Il climate change e la carbon tax su Liberioltre

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Questa è una mega sbobinatura di alcuni video sul climate change che si trovano nel canale YouTube di liberioltre.

Buona parte del post riguarda la carbon tax.

 

https://www.youtube.com/watch?v=PG4pnI8tzBs stagnaro capone decreto costa green new deal

https://www.youtube.com/watch?v=r-Hf050x0OY greta fa danno stagnaro boldrin

https://www.youtube.com/watch?v=rkIwuEIXtvQ boldrin visioni

https://www.youtube.com/watch?v=oz6HFEjrDRA ricerca sui ghiacci

https://www.youtube.com/watch?v=XmF_7OFoxro a domanda rispondo greta

2030

Secondo il report dell’IPCC di ottobre, se entro il 2030 non si raggiunge una certa soglia di riduzione delle emissioni (45% in meno rispetto al 2010? sarà impossibile arrivare entro il 2100 a un pianeta in cui il riscaldamento è limitato a 1,5 gradi. Questo è comunque uno degli eventi possibili e non una certezza granitica.

 

GW ANTROPOGENICO

.Non tutto il global warming è opera dell’uomo. Probabilmente lo è per l’80%  e comunque ciò che possiamo controllare è la quota attribuibile all’azione umana.

 

EVENTI CHE DIPENDONO DAL GW CON LARGA PROBABILITA’

l’esasperazione degli incendi in California e le ondate di calore in India.

EMISSIONI RIDOTTE

Non si è ignorato il problema del gw nei paesi avanzati e nel resto del mondo, prima che arrivasse Greta.

La produzione di CO2 nei paesi avanzati va calando. Sono in atto misure proattive che insieme al progresso tecnologico  fanno ridurre i gas serra nei paesi avanzati.

QUANTO E’ PROBABILE LO SCENARIO PIU’ CATASTROFICO?

Lo scenario più catastrofico (forte scioglimento dei ghiacci, scomparsa delle città lungo le coste, effetti immani su natura e uomo) quanto è probabile?

Non è il più probabile. Abbiamo alcune certezze e alcuni dubbi.

Il gw è in atto. Le emissioni antropiche sono un pezzo della spiegazione.

Se riduciamo noi le emissioni, facciamo qualcosa.

In fin dei conti quello che facciamo noi è l’unica causa controllabile da noi. Se riduciamo le emissioni, riduciamo il gw.

Questo è certo.

Questo non implica che dobbiamo azzerare le emissioni per azzerare il gw.

Implica che dobbiamo ragionare in termini di costi e benefici. Su scala secolare. Ragioniamo in termini di incertezze. Non sappiamo dove starà la temperatura nei prossimi cento anni. La differenza tra un rialzo di un grado e uno di quattro gradi è enorme.

 

COMUNQUE ESISTE LA PROBABILITA’ CHE IL RIALZO SIA DI TRE GRADI. NON DOVREMMO FARE L’IMPOSSIBILE PER EVITARLO?

 

Abbiamo due strumenti molto facili per eliminare il contributo antropico. Uno è l’estinzione. Un altro è il ritorno al paleolitico.

Se abbandoniamo la logica dei costi e dei benefici e accettiamo che bisogna impedire il gw a ogni costo, decidiamo di tornare al paleolitico perché quella è l’unica strategia che ci dà la certezza di fermare il riscaldamento globale.

 

 

MEA CULPA OCCIDENTALE

Il mea culpa occidentale è assurdo Dove si fa qualcosa? In occidente e in europa. Occorrerebbe attivarsi   ponendosi problemi di politica internazionale e di sostegno alla ricerca scientifica.

Il capitalismo è una macchina che tendenzialmente produce efficienza, cioè l’uso efficiente delle risorse, quindi anche delle risorse che producono inquinamento (poi c’entrano regole e politiche ma se oggi l’auto oggi inquina meno un po’ di merito va anche al capitalismo). E è uno degli strumenti con cui affrontare il problema. Se le emissioni dipendono da demografia, quindi da prodotto e tecnologia, il capitalismo in quanto forza che favorisce lo sviluppo tecnologico è anche una risposta.

 

I governi  che hanno preso sul serio il clima sono i paesi occidentali. Negli ultimi venti o trenta anni hanno adottato politiche di contenimento delle emissioni di anidride carbonica e stanno producendo risultati. Dal 1990 a oggi la riduzione di emissioni di gas serra nell’Unione Europea è stata superiore al 20%.  In parte sarà dovuta alla recessione ma in parte il mercato, la tassazione, la regolamentazione hanno prodotto riduzione di emissioni.

Un conto è dire non si fa abbastanza, altro è non si fa niente.

 

DEVI FARE DI PIU’?

Boldrin. C’è chi dice stai facendo cose sbagliate perché imposti modello di sviluppo basato su fonti fossili e continui a non voler sussidiare abbastanza le rinnovabili. Permetti auto di un certo tipo. Fai crescere il trasporto aereo ecc. Continui a mangiare carne, a produrre metano, a deforestare. Allora, dicono, ci vogliono azioni concrete dure che eliminino tutto questo entro il 2030. Ridurre metà delle emissioni di CO2 rispetto a quelle che erano al 2010.

 

Stagnaro.

Greta ha ragione a dire che nella misura in cui l’umanità è responsabile del gw e nella misura in cui il gw produce più danni che benefici le popolazioni occidentali hanno una responsabilità storica maggiore, perché la CO2 immagazzinata fino a pochi decenni fa dipende da noi. Però per intervenire bisogna intervenire sul flusso della nuova CO2 e questo proviene maggiormente (il tasso di crescita) da altre parti del mondo. Se consideriamo i flussi in entrata, questi dipendono ancora molto dai paesi occidentali. Dovremmo considerare le unità di CO2 per pil pro capite.   Poi i flussi produttivi si sono in buona parte spostati a est, soprattutto quelli più inquinanti.

 

PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Non possiamo chiedere ai paesi in via di sviluppo di rinunciare a svilupparsi, anche perché non lo farebbero. Sono soprattutto i paesi della fascia tropicale a sentire il doppio problema: sono i più colpiti dalle emissioni e sono quelli che hanno più bisogno di energia a basso costo per svilupparsi come no. L’ideale sarebbe che la loro produzione (e il loro consumo) avvenissero usando energia meno costosa e prodotta in modo più pulito.

 

Dobbiamo aiutare i pvs a svilupparsi nel modo più green possibile. Loro non possono farlo senza aiuti economici da parte di Nordamerica, Europa, Cina. Devono limitare le proprie emissioni.

Possiamo dare tecnologia  non inquinante per fare in modo che la crescita avvenga in modo meno inquinante?

Possiamo regalargli tecnologia ma non possono permettersela e gestirsela. L’avanzamento tecnologico procede di pari passo con l’avanzamento del capitale umano. Non importi o esporti lo sviluppo. Devono evolvere le strade, la costruzione delle case, la distribuzione di energia, il riscaldamento, come le persone si vestono. Devi educare anche la gente all’uso e all’ottimizzazione delle risorse. Se non sei in grado di usare le tecnologie è inutile darle. Non si tratta di andare in Africa e fargli usare i sistemi energetici californiani. Intanto è costoso e poi chi li usa? Se i laboratori di ricerca non sono in certe parti del mondo è perché non ci sono capitale umano, logistica, ambiente in grado di farle funzionare, infrastrutture, competenze, cultura del lavoro. Ecco perché non puoi replicare  le stesse cose del nord nel sud dell’Italia o fare in Messico le stesse cose che vengono prodotte in Cina.

L’evoluzione può essere rapida. Per esempio la Cina in 40 anni è passata da essere indietro di 700 anni rispetto a noi a diventare un super inquinatore e alzare per dieci il livello di vita della propria gente.

Adesso da dieci anni si sono resi conto della gravità del problema ecologico e dell’inquinamento delle città, per cui stanno agendo. C’è tensione in Cina perché la loro reazione al problema ecologico è da paese autoritario. Si tratta di una reazione pesante che fa pagare prezzi pesanti alle persone. A pechino per esempio l’inquinamento da riscaldamento a carbone era insopportabile e l’autorità pubblica ha deciso di far chiudere in tempi rapidissimi tutti gli impianti di riscaldamento a carbone. Risultato: moltissimi hanno vissuto al freddo perché non erano in grado di permettersi il gaso. Fare tutto in modo autoritario ha dei costi sociali.

CHI EMETTE DI Più E PERCHE’ TASSARE

Il più grande emettitore di CO2 in termini totali è la Cina, che emette il doppio degli Stati Uniti. Europa fa 20% delle emissioni. Poi per emissioni pro capite al primo posto troviamo il cittadino americano seguito dall’europeo e poi dal  cinese. L’Italia è uno dei paesi più virtuosi secondo qualunque metrica. Un italiano emette in media 5 tonnellate di CO2 all’anno contro le 7,5 del cinese e le 16 dell’americano. Questo non dipende da virtuosità in sé: molte delle emissioni hanno a che fare col fatto di vivere magari in paese grande dove devi spostarti di più e se fa molto freddo o molto caldo usi più aria condizionata. Noi  emettiamo poco perché l’energia costa tanto e costa tanto perché è molto tassata anche se per motivi non legati al clima. D’altronde questo prova che bisogna tassare l’energia molto di più, ma anche in Italia?

Che l’energia vada tassata di più negli Stati Uniti siamo tutti d’accordo. Là la tassazione che sta sopra il litro di petrolio o il mq di gas è molto inferiore rispetto ai costi esterni che il suo consumo produce.

Stando a un rapporto del FMI del 2014 la maggior parte degli stati membri dell’UE tassa i prodotti inquinanti in modo comparabile ai costi esterni che produce. Se riteniamo che la stima del costo esterno (su cui ovviamente ci sono molte incertezze) sia affidabile il livello di tassazione è adeguato.

Nonostante ciò l’Europa ha deciso di fare di più.

 

TRADE OFF

Emergono dei trade off che dobbiamo affrontare.

Tassare maggiormente le auto che emettono più CO2 e incentivare le auto che ne  emettono meno conduce a un paradosso. Non esiste un solo inquinamento. Se vogliamo ridurre la CO2 legata al trasporto dobbiamo buttare via la benzina e usare il diesel. Se vogliamo ridurre altri inquinanti dobbiamo fare il contrario.

In prospettiva l’elettrico diventerà importante. Oggi non compete per ragioni di performance, al di là dei costi. L’elettrica va benissimo per muoverti in città. Se devi fare tanti km l’auto elettrica non ha autonomia, che crolla se hai il condizionatore, a causa delle tecnologie attuali di accumulo (batterie).

Disincentivi la benzina a favore del diesel, allora? Però il diesel produce più particolato.

Questo è uno dei trade off. A volte le politiche adottate per scoraggiare emissione di CO2 sono positivamente correlate con la riduzione di altre forme di inquinamento.

Altre volte per ridurre la CO2 dobbiamo aumentare, a parità di stili di vita e metodi produttivi, altre forme di inquinamento. E viceversa.

Allora dobbiamo fare delle scelte in modo consapevole e avendo in testa il comportamento degli agenti. È più importante ridurre la CO2 per salvare il mondo tra 100 anni o il particolato per salvarci i polmoni oggi?

 

INCERTEZZA DEI MODELLI

Sono state fatte dai climatologi delle estrapolazioni lineari uguali a quelle del club di Roma ai tempi della pubblicazione di limits to growth. Ci sono sufficienti non linearità nel sistema, palesi. La precisione nelle misurazioni è a volte carente. L’evidenza passata a volte non si riconcilia con quella presente

 

 

SOLUZIONI E TEMPISTICA

Nessuno ha la soluzione che funzionerà domani e risolverà il problema.

Come facciamo? Dobbiamo accontentarci di trovare le soluzioni lentamente e sapendo che non riusciremo certamente a risolvere il problema nei prossimi venti o trenta anni.

Il cambiamento nei metodi di produzione, nelle tecnologie, nella valutazione scientifica di ciò che sta accadendo, può essere ampio, gli intervalli di confidenza possono essere ampi, occorre evitare di prendere soluzioni estreme. Dobbiamo prendere delle strade che siano potenzialmente reversibili nel caso ci si accorga di avere preso una direzione sbagliata o nel caso in cui intervengano fenomeni prima imprevedibili che ci facciano capire in futuro che la strada è sbagliata.

 

Il cambiamento tecnologico stesso dipende in media dagli incentivi, anche se non può essere previsto.  Il fatto che la quantità di energia necessaria per produrre una unità di valore aggiunto si sia ridotta a un terzo rispetto a quella che ci voleva a metà anni 70 non è successo per caso.

Inoltre se vogliamo che le misure vengano realizzate devono essere realizzate col consenso pubblico. Se è vero che il gw è importante e richiede misure drastiche occorre acquisire consenso. Pensare di poterlo fare a botte di maggioranze semplici porta a fenomeni come quello statunitense. La cancellazione delle garanzie di tutela ambientale e il ritorno al carbone di Trump sono state reazioni alla spinta anti global warming di Obama e ai sussidi a questo e a quello e ai vari fallimenti. Una politica fatta male dall’agente principale non può essere utile.

DIRITTO DI DETERMINARE LO STATO DEL PIANETA

 

Il problema è anche quanto diritto abbiamo noi di determinare qual è lo stato del pianeta. Noi cambiamo il clima da duemila anni e si cambia anche da solo (small ice age, riduzione di popolazione e attività vulcanica). Se noi siamo consapevoli che possiamo cambiare il clima, quanto possiamo cambiarlo e in che modo ciò può essere benefico per tutti?

 

Quanto riusciamo a controllare e a capire l’influsso delle azioni umane sull’ambiente?

Quali sono le conseguenze economico sociali di assumere che lo scenario più probabile sia quello più catastrofico? Cioè di una crisi mondiale enorme a uno o pochi decenni di distanza?

Si tratta di prendere decisioni in condizioni di incertezza. Si deve tenere conto di tutti gli eventi possibili e della loro probabilità.

Si deve tener conto che i metodi che si adottano devono essere reversibili (perché nel tempo ci si accorge se occorra modificarli o se la strada è sbagliata e allora bisogna fermarsi).

Si deve tener conto dell’elemento temporale. Oggi hai effetti certi sulle persone oggi. Gli effetti probabilistici futuri e incerti sono incerti e futuri e vanno scontati.

Il tema dello sviluppo tecnologico è centrale.

Ci sono miliardi di persone che vorrebbero uscire dalla povertà o acquisire uno standard di vita simile al nostro.

 

 

 

 

 

SCIENZIATI POLITICI PROFETI E NOI

Ci sono molti scienziati che politicizzano l’argomento nel modo sbagliato e producono reazioni uguali e contrarie. Persone che dicono tu sei niuiorchese fighetta e io lavoro nei campi nella central valley californiana e voglio usare l’aria condizionata.

 

Lo scienziato che generalizza è ingenuo quando parla di noi. Noi chi? Noi tutti chi? Ci sono opinioni diverse. La mia è più scientificamente fondata del negazionista. Poi c’è il dubbioso su qualche aspetto e così via. In questa varietà non c’è il più il noi. C’è il combinarsi di forze. C’è la questione della libertà individuale combinata con l’azione collettiva. Cosa possiamo fare collettivamente, tenendo conto che il “noi” californiano è diverso dal “noi” abitanti del Mozambico per forza di cose Noi occidentali possiamo accordarci sulle procedure da seguire per decidere.  Le procedure saranno tali che produrranno risultati che saranno un bilanciamento tra diversi noi. È nella natura delle cose che noi inquiniamo.

L’azione umana è un rapporto di trasformazione, sfruttamento, che modifica la Terra e quindi la danneggia.

Va affrontato con realismo il problema. Il livello degli oceani si alza da metà secolo XIX. Non sarà dovuto solo alla CO2. Si può essere preoccupati che Venezia finisca annegata. Allora bisogna cercare di far sì che si crei consenso politico per limitare i fattori di danno. Inventarsi millenarismi in cui si chiede a tutti sacrifici giganteschi  crea movimenti talibani minoritari, i cui partecipanti si credono enormi portatori della verità e salvatori del mondo. Si rischia una fiducia fideistica nella scienza, che non tiene conto della complessità del problema e delle vite umane. Il movimento talibano che crea il disastro e dice pentitevi se no sei un imbecille inquinatore non funzionerà. Molti non si rendono conto. Gli interessi economici sono alti e l’industria dei sussidi è manipolatrice.

 

TRADE OFF INTERTEMPORALE

La CO2 o il metano o gli hfc non hanno effetti immediati ma cumulativi nel tempo e saranno apprezzabili solo dalle generazioni future, probabilmente.

Allora come pesiamo i benefici di oggi coi possibili problemi che la CO2 in più produrrà tra 50 anni?

Forse è un problema non risolvibile. Possiamo dibattere secondo varie visioni, dalla “primum non vivere” al “totale filosofare”. La scelta individuale dipende anche da valutazioni morali e religiose personali. Come verranno combinate queste visioni non possiamo prevederlo.

 

CARBON TAX

Carbon tax. La cosa più ovvia  che gli economisti propongono da anni. L’esternalità negativa generata da emissioni di gas inquinante è palese e confermata. Non è chiaro quanto costosa sia questa esternalità, che è globale.

Poiché chi genera gas serra con la sua attività di industria o consumo ha un effetto negativo sugli altri per il quale non paga un prezzo, facciamolo pagare. Mettiamo una tassa sulle emissioni proporzionale alla quantità di gas serra generati affinché paghi.

È una tassa pigouviana. Serve a far sì che chi produce danni a terzi con la sua attività ne paghi il dazio.

Poiché la tassa si trasferisce sul prezzo si creano anche incentivi alla riduzione delle emissioni. Lo shock più benefico alla riduzione del gw è stato l’aumento del prezzo del petrolio negli anni 70. A seguito di quell’aumento si sono sviluppate energie alternative e le persone sono state incentivate a risparmiare energia. La riduzione di input energetico per unità di valore aggiunto da allora è stata enorme.

Con questi aumenti i consumatori, gli imprenditori, gli scienziati sono spinti a trovare modi di risparmiare energia o chiedere e sviluppare tecnologie economicamente fattibili e che riducano le emissioni.

Si può trasformare la carbon tax in una redistribuzione: gli stati raccolgono i proventi della tassa e li restituiscono alla popolazione in proporzione inversa al reddito. Il gettito annuale viene restituito ai cittadini. È il carbon dividend proposto dagli economisti americani.

Non è la stessa cosa che sussidiare le rinnovabili. Bisognerebbe provare che queste hanno esternalità positive e non fanno danni a nessuno. Anche esse impattano sull’ambiente. Basti pensare all’impatto anche visivo delle turbine eoliche sulle montagne e ai pannelli solari nelle vallate. Inoltre la discrezionalità del politico sulla scelta di quale fonte alternativa sia da preferire (secondo lui e chi lo consiglia) è enorme.

Sappiamo invece, con evidenza scientifica chiara, che i gas serra sono dannosi. Bene. Tassiamoli. Che il resto si faccia a prezzi di mercato.

L’azione statale sarebbe trasparente: tassare ciò che è scientificamente provato che abbia esternalità negativa. Per il resto si lasci tutto a meccanismi di mercato trasparenti fissando delle norme di sicurezza. “Tutto” significa la generazione di mix di fonti energetiche che ottimizzano la disponibilità dei fattori, i prezzi relativi, le opportunità economiche dei paesi, le esternalità create dall’inquinamento.

Il cap and trade non è migliore della carbon tax. Con la  carbon tax abbiamo il calcolo dei gas serra e si può partire con una tassa e poi farla crescere verificandone gli effetti. Riusciamo a sapere il costo potenziale in dollari di ogni tonnellata di gas serra emessi e possiamo calcolare la tassa, poi la quantità prodotta la decidono individui e paesi. Poiché le risorse saranno più costose si useranno dove hanno maggior valore. Il fatto che siamo in grado di determinare, almeno negli Stati Uniti, l’entità della tassa (40 dollari a tonnellata di CO2?) e non, invece, il tetto delle emissioni (o perché dovremmo fissare quello), è rilevante. Inoltre la tassa può essere modificata nel tempo, tenendo conto anche dell’andamento delle emissioni, dello sviluppo tecnologico ecc. Il tetto alle emissioni da cap and trade potrebbe essere fissato “male”, troppo in basso, e venire reso inutile da una crisi della domanda di energia come è avvenuto in Europa.

Con il cap and trade hai bisogno di un governo mondiale che decida per tutti chi fa cosa e quante emissioni fare. Questa visione impone ai paesi più poveri di non crescere mai perché inquinano meno (sono meno industrializzati) e tu gli dici di limitare la quantità di emissioni (fissando il tetto) e gli fai comprare l’inquinamento altrui. In sostanza non possono crescere e si prendono tutte le scorie. In pratica come sistema di allocazione delle risorse può essere meno efficiente ed è iniquo perché il paese meno sviluppato si becca il peggio.

L’ETS ha funzionato per ridurre l’anidride solforosa negli Stati Uniti perché il problema delle piogge acide era limitato agli Stati Uniti. O almeno loro volevano risolverlo e riguardava i loro laghi o fiumi o il loro territorio.

Ha funzionato meno in Europa per vari motivi: meccanismo di transazione non affidato al mercato, crollo della domanda, tetto fissato troppo in basso (cioè il limite alle emissioni è stato raggiunto anche dalle imprese carbonifere a seguito della crisi del 2008 tanto che chi aveva i permessi doveva svenderli), concorrenza con incentivi enormi e fuori mercato alle rinnovabili ecc.

Inoltre che accade se le quote di emissione fissate per i singoli paesi non vengono rispettate? Dato che il problema è globale può essere risolto solo col consenso di tutti. Poiché l’esternalità è globale il fatto che un paese o l’altro limitino le emissioni non aiuta, anzi crea incentivi a inquinare. Non funziona come aver dato il buon esempio. Vivi in un mondo integrato. Altri paesi vogliono crescere perché sono poveri. Se tu dai il buon esempio, questi dicono “bravo, pensaci tu” e si sentono portati a non ridurre la CO2. Ecco perché cap and trade non funziona, nella pratica.

Ovviamente tutto può essere migliorato e sistemato ma per motivi pratici sembra migliore la carbon tax.

La Carbon tax in un solo paese è limitato ma effetto ce l’ha.

La carbon tax è più efficiente economicamente del cap and trade.

Eliminiamo invece i sussidi. Eliminiamoli a tutti e mettiamo le tasse.

La ricerca dalla fusione è sussidiata dallo stato a priori. La ricerca di base si fa comunque e vale per tutte le fonti. Una parte della ricerca viene comunque finanziata da sussidi pubblici. Non è necessario invece dare sussidi alle aziende nucleari o ad altre concorrenti.

Esiste una carbon tax? Sì ma va aumentata.

Anziché  le fonti alternative nazionali con rischi di corruzione, è preferibile sussidiare i paesi emergenti per favorire la loro transizione alle energie pulite, investendo soldi e risorse.

Un’alternativa a  redistribuire i proventi della carbon tax ai cittadini sarebbe quella di usare i proventi della carbon tax per finanziare imprese che vadano in paesi in via di sviluppo per facilitare lo sviluppo di tecnologie verdi. In questo modo si avrebbe una tassazione a carico dei cittadini locali con benefici globali.

Sul piano politico una posizione equilibrata è quella di far sì che lo stato esca dalla decisione di quali fonti adottare o quale impresa favorire. Lo stato faccia due cose: carichi la carbon tax,  garantisca la sicurezza sul lavoro e assicuri i terzi contro i danni dalla produzione di energia e poi tratti uniformemente le fonti, tenendo conto dei livelli di rischio e dei tassi di mortalità

 

Anche il dibattito sulle rinnovabili è condotto in modo talebano. Questo è assolutamente migliore. Questo è peggiore. Lasciate che il mix degli essere umani attraverso il mercato decidano.

Tassare le esternalità negative è svantaggioso per un paese dato che rende le aziende meno competitive verso paesi senza carbon tax? Sì. E allora? Diventa legittimo introdurre dei criteri di regolamentazione del trade. Se nella produzione di auto fatta negli usa dove introducono la carbon tax a livello alto, l’impatto è del 10% del prezzo per dire e l’ auto prodotta negli usa concorre sul mercato americano con quella prodotta in paesi senza carbon tax, allora gli Stati Uniti possono imporre una tariffa all’entrata proporzionale alla carbon tax applicata sull’ auto di pari valore prodotta negli usa. I proventi così ottenuti si possono usare per redistribuire o finanziare la ricerca.

L’unica cosa che funziona è il prezzo. Fare giochi di prezzo. Metto su delle tasse notevoli su tutto ciò che produce metano e CO2, tolgo sussidi a tutto il resto, Tolgo brutalmente i brevetti (eccesso di copy e duplicate research su tutto il sistema automobilistico e di batterie, accordi oligopolistici, avremmo risparmio di risorse se non altro).

 

Ci vuole una politica intelligente di tassazione e sussidio. Il problema è secolare. Non possiamo prevedere l’innovazione tecnologica dei prossimi cento anni. Ci sarà. Ma non sappiamo né come né dove sarà.

 

Se dai i sussidi tutti dicono che devi dare soldi a lui perché ha la soluzione che spacca il mondo. È come quando investi in un’impresa. Tu sei convinto che sarà la migliore a fare quel prodotto. Purtroppo non è detto che sia così. Se togli sussidi, la gente dovendo metterci soldi suoi un po’ di sforzo per fare le cose per bene, ottimizzare la gestione, risolvere i problemi lo fa.

 

Ha molto senso tassare le emissioni. La riduzione delle emissioni va costruita secondo un sentiero di crescita graduale. Perché la domanda di energia nel breve termine è rigida, soprattutto per i più poveri. Per avere un effetto devi cambiare stock immenso di entità che consumano energia:, il boiler che hai in casa, i motori delle auto ecc. Si può fare ma nel tempo, non immediatamente (anche se a Pechino hanno messo al freddo la gente per due anni). Probabilmente però non vinci le elezioni.

Il first best è una carbon tax globale crescente nel tempo. È però praticamente impossibile da realizzare perché si devono mettere d’accordo tutti. Mettiamo anche che si risolva il problema del coordinamento. Ci sono due altri problemi. Quanto dobbiamo tagliare le emissioni? Come distribuiamo il taglio tra i diversi paesi?

Come costringiamo i paesi ad adeguarsi? Alcuni sono troppo poveri e non possono permetterselo. Allora dobbiamo essere noi a ridurre gli standard di vita? Dobbiamo lasciare loro spazio CO2? Se in tre anni azzeriamo le nostre emissioni e quindi riduciamo la nostra attività economica e la nostra innovazione tecnologica, riduciamo le emissioni globali nei prossimi 100 anni? Siamo sicuri? Gli altri paesi producono ancora in modo più inquinante. L’indicatore  a cui dovremmo guardare sono le emissioni totali e pro capite o le emissioni per unità di prodotto? Non ci sono risposte sicure.

 

L’unico modo per ridurre le emissioni complessive a livello globale è trovare degli strumenti per accelerare lo sviluppo tecnologico. La maggior parte delle nuove invenzioni sta nei paesi più ricchi.

La scelta di prenderci la nostra responsabilità storica e fare di più di quel che dovremmo ha senso se non compromette la nostra capacità di essere un motore di innovazione e trova un compromesso con le esigenze di crescita economica.

L’obiettivo di riduzione delle emissioni diventa una variabile in un sistema dove ci sono anche altre variabili che contano: la capacità del sistema economico di crescere e di garantire benessere per tutti e di produrre innovazione tecnologica.

Per stimolare l’innovazione tecnologica bisogna destinare risorse pubbliche o private all’innovazione tecnologica. Ci sono vari modi. Un modo potrebbero essere i brevetti. Un altro fare bandi pubblici per finanziare innovazione

In Italia l’1% del pil si spende ogni anno per sussidi alle rinnovabili, più di quanto si spende per le altre voci di spesa a parte pensioni sanità scuola. Abbiamo ottenuto un certo risultato spendendo questa cifra. È questo il modo più efficiente di spendere quelle risorse per i prossimi cento anni per arrivare a una sostituibilità senza sussidi delle rinnovabili alle fossili?

 

Decarbonizzare l’economia, cambiare lo stock di capitale impiegato in energia in produzione ma anche in consumo (centrali elettriche, macchinari alimentati da gas, autoveicoli…). Si può fare ma in quanto? In cinquant’anni probabilmente sì. In cinque anni no se non al prezzo di una significativa riduzione dello standard di vita.

Domande in qua e in là? Bisogna diminuire i molto ricchi? Diminuire i jet privati? L’effetto è minimo. Imporre di non avere più di una macchina per famiglia? Più tasse sui trasporti aerei? Ridurrebbe anche il turismo. Il turismo è un fattore di CO2. Perché permettere ai cinesi di vedere Venezia? Per ridurre in modo massiccio nel breve termine la CO2 nei paesi ricchi bisogna far un atto dittatoriale. È difficile che ci sia consenso.

 

Bisogna tornare a un mondo meno interconesso ?Le persone viaggiano meno, parlano meno ecc.

In un mondo così è più probabile o meno probabile che si assista a breakthrough tecnologici?

 

 

ALTRI FATTORI MITIGATION ADAPTATION

 

Il governo dittatoriale benevolente o il governo degli scienziati? Le esperienze passate non sono incoraggianti.

 

Il  97% del consensus  Sarà vero ma riguarda il consenso al riscaldamento globale in sé. Il riscaldamento è di 4 o di 1? Quanto è dannoso? Esiste un meccanismo di feedback attorno a ipotesi catastrofiste. Il rilascio  del metano sul suolo che probabilità ha? E il fatto che si scateni un fattore scatenante? Certo che se un evento ha bassa probabilità ma è un evento da fine del mondo non puoi ignorarlo. Allora la decisone è che numero ci attacchi. Ci attacchi un numero finito e pensi ad alternative di gestione? Una cosa a cui pensare è che anche in scenari moderati una fascia ampia di Africa diventi invivibile. La storia dell’uomo dice che un tempo di fronte a questi cambiamenti climatici gli uomini si sono spostati in massa.

Anche sulle ipotesi di invivibilità bisogna andarci cauti.  Aumenta il livello degli oceani? Ciò renderebbe invivibili alcune aree del pianeta?. Un esempio di paese in cui si vive bene anche se si sta sotto il mare sono i Paesi Bassi.

Parliamo di mitigation e ci vergogniamo di politiche di adaptation?

Sono diversi i fattori da inserire nel dibattito: l’ analisi costi benefici, i meccanismi di mercato, la struttura organica delle città e se vada cambiata, che fare con Venezia, come gestire i movimenti delle persone e chissà quanti altri.

 

 

 

 

NUCLEARE

Non è inquinante, è molto più economico (la Francia ha la minore emissione di gas serra per unità di valore aggiunto prodotto e  vende elettricità anche a noi), le nuove generazioni promettono bene anche per la riduzione di economicità dei costi fissi, c’è il ritardo dei finanziamenti alla ricerca e il learning by doing e oggi il nucleare è molto meno avanzato di quanto avrebbe potuto essere. Le scorie vengono reimmesse nel ciclo di produzione. Oggi il nucleare richiede un certo livello di investimenti sostanziali per fornire grandi quantità di energia. A oggi il 20% dell’energia elettrica mondiale è prodotta dal nucleare.

Oggi l’argomento contro il nucleare è che è troppo indietro e troppo costoso. Nei tempi obiettivo non è la risposta.

Se possiamo lavorare per il 2080  possiamo tornare a investire nel nucleare per il 2050. Ormai paghiamo decenni persi di ricerca. Problemi di costi fissi li hanno anche eolico e fv. Il problema vero è l’accettabilità sociale. Muore più gente che cade dalle torri eoliche che dal nucleare.

 

 

FONTI ALTERNATIVE, INDUSTRIA

Finanziamenti

C’è uno scontro tra gruppi economici alternativi. Ogni gruppo di interesse propaganda la sua soluzione. Sono coinvolti anche molti scienziati. C’è chi preme per il nucleare, chi per il fotovoltaico e così via. L’industria mondiale legata alla vendita di un prodotto (i pannelli solari, le turbine eoliche, le centrali nucleari…) e il ruolo degli stati nella produzione di energia creano degli incentivi elevati per una guerra di propaganda in cui è difficile districarsi. Anche la diatriba tra il diesel e l’elettrico mostra quanto intenso sia lo scontro.

 

CAPO DEL MONDO

Non esiste in un mondo complesso come l’attuale un’entità che sia capace di decidere il modello di sviluppo o la decrescita della demografia

Lo stato del mondo oggi è il risultato delle azioni e delle decisioni di milioni di miliardi di persone. Decisioni prese oggi e nei tempi passati. Azioni e decisioni prese in buona parte in libertà e senza un disegno. Si può vedere ex post il disegno come equilibrio che si crea a seguito di quelle decisioni.

 

POPOLAZIONE

Per Boldrin la popolazione mondiale è il vero problema. Chiunque ha gli stessi diritti. Di vivere come vivo io. Il diritto di migliorare le condizioni di vita economiche, l’ambiente in cui vive, la casa in cui vive, i libri che legge, le attività che fa. Vivo oggi meglio di quando avevo otto anni e le condizioni erano peggiori. Questo diritto l’hanno tutti i sette miliardi.

Se è così la fonte principale di rischio per il sistema ecologico è la quantità di persone. Perché se generalizzo a sette miliardi di persone il mio impatto sull’ambiente nella vita di tutti i giorno ci vedo dei problemi.

 

Siamo troppi e viviamo troppo bene? Allora chi vive bene deve dimezzare il proprio stile di vita? Gli altri devono stare dove sono? Se l’umanità questo vuole questo farà.

L’alternativa è stimolare lo sviluppo tecnologico. Bisogna accettare la complessità, i trade off tra i costi e i benefici. Nessuno è contro la salvezza del mondo o è a favore di estinguere il genere umano

Bisogna fare le cose per bene e soddisfare tanti obiettivi.

 

Proposte

PAESI VIRTUOSI

I paesi

I paesi virtuosi lo sono per motivi vari. Russia e Ucraina hanno ridotto le emissioni perché collassano. I russi usano delle tecnologie arretrate per estrarre il gas. Ci sono campi petroliferi folli con quantità gigantesche di metano. Il loro modello di sviluppo basato su arretratezza tecnologica e mancanza di mercato è altamente inquinante.

 

 

 

RISORSE ESAURIBILI

Anche se il meccanismo dei prezzi ha i suoi limiti, è estremamente utile. Quando una risorsa diventa veramente scarsa (qualcuno la possiede, la estrae, la fa pagare prezzi enormi) e l’uso della risorsa crolla,  si creano incentivi per trovare dei sostituti. È successo sistematicamente nella storia dell’umanità. È successo in maniera fantastica nell’ultimo secolo.

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