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Lo stupore delle prese elettriche

Come diventare economisti col minimo sforzo.

1. Chi vuole arrivare deve far credere di essere già arrivato.

2. Il giovane economista non impara: critica.

3. Perché essere difficili quando si può essere incomprensibili?

4. Non chiamare mai le cose col proprio nome. Non dire moneta, ma fondi liquidi o meglio loanable funds o meglio ancora Z.

5. Trovare le citazioni prendendo un libro a caso di un autore sconosciuto e aprendolo a caso.

6. Scegliendo opportunamente il modo di calcolare gli indici e di disegnare i grafici non ci sono statistiche che possano dare torto e qualunque statistica può dare ragione.

7. In un grafico, la scelta dei colori è la cosa più importante.

8. Metodo più facile per scrivere di economia: prendere un libro di alta matematica o di fisica superiore, dare un significato economico a qualche passaggio formalmente molto complesso, cambiare la definizione dei simboli e non citare la fonte.

9. Arrivare sempre a conclusioni che massimizzino la probabilità di vincere concorsi e ottenere incarichi pubblici ben remunerati.

10. Con gli studenti cominciare l’esame orale con la domanda più difficile dicendo che lo si fa per mettere a proprio agio lo studente.

11. Agli esami esigere la lettura di un grafico girato al rovescio.

12. Con gli altri economisti, parlare solo del libro di economia che si è letto il giorno prima. Presentarlo come lettura obbligatoria, ma trovargli qualche pecca.

13. Parlare del teorema di Tizio, della legge di Caio, della rivoluzione di Sempronio senza mai spiegare di chi e di che si tratti. Tizio, Caio e Sempronio devono essere economisti di quart’ordine, i quali non abbiano inventato nulla di memorabile. Buoni anche gli accoppiamenti: effetto di Tizio – Caio, paradigma di Tizio – Sempronio.

14. L’economista in gamba prevede solo ciò che piace ai giornali e alla televisione. Dichiarare che ciò che è previsto è conforme a una legge storica tendenziale o è lo scenario più probabile.

15. Una previsione econometrica non si fa senza lauto compenso.

(Sergio Ricossa, “Maledetti economisti”).

 

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