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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Effetti collaterali dopo avere corso la maratona di Torino

ALZARSI

Penso a come fare.

Non premo sulle gambe.

Faccio forza sulle braccia alla scrivania.

Ho paura di sentire dolore.

Uso i braccioli della sedia, spingendoli in modo da avere il peso sulla parte superiore.

La sedia non ha i braccioli.

Stendo una gamba, faccio pressione sul gluteo destro.

Niente. Devo alzarmi di scatto premendo sulle braccia e provare dolore sulla coscia sinistra.

Dolore = sfilettata.

 

IN PIEDI

L’equilibrio non esiste.

Oscillo.

Dondolo.

Ogni movimento mi ricorda l’esistenza di muscoli e tendini.

Mi muovo comunque appoggiandomi o facendo forza grazie alle mani

La regolarità dei movimenti è mia amica.

I movimenti a scatto sono i miei nemici.

A scatto ci sono anche movimenti inattesi. Mettere un piede di lato.

Se sento dolore a un polpaccio o a un piede compenso andando a sentirlo dall’altro.

 

CAMMINARE

 

Procedo molto lentamente. Tipo a un’ora al chilometro.

Il peso è sull’esterno del piede destro.

La gamba destra è rigida. Evito di piegarla: lei non vuole.

La sinistra si appoggia e basta.

Vado avanti ma all’improvviso mi ritrovo a ballare sul piede sinistro e indietreggiare col busto in un sistema di pesi e contrappesi.

 

SEDERSI

Provo a farlo normalmente.

I quadricipiti dichiarano sciopero.

Il piede destro mi supplica di sedermi.

Continuo ad avere il peso a destra. E’ curioso perché dovrebbe essere messa peggio.

Mi fa male un pezzo di schiena.

Premo con le mani sulla scrivania.

A sedere si sta bene. Si ha bisogno di sedersi, mangiare, fare la pipì, dormire.

Tengo il piede destro nel modo in cui non dia dolori.

 

 

IN BUS

Sono in piedi.

cerco di tenere una posizione fissa

Si libera un posto a sedere

Adesso vado a sedere.

L’operazione richiede troppi movimenti, ognuno dei quali comporta il passare del tempo, dolori vari e poi bisognerà risalire.

Sono con le borse sulla schiena, il peso del corpo attorcignolato al palo del bus, le gambe ferme, la testa a guardare il finestrino.

Mi sembra di sentire l’annuncio della fermata.

Non premo nessun pulsante. Il bus non si ferma.

Avrò da camminare ancora.

Bestemmio in sanscrito.

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