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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Conversazioni con Kellie (1)

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Ehi. Ma dai! Non sei mai stato a Napoli? Allora ti consiglio un posto dove andare a mangiare. It’s funny che a consigliartelo sia una ragazza che viene da New Orleans e che sta per sposarsi per avere la cittadinanza italiana. Insomma se vai a Napoli mangia alla trattoria Nennella, è il posto dove si mangia meglio al mondo. Le porzioni sono gigantesche. A Firenze dove si mangia una buona pizza? Ce n’è una che ha vinto premi mondiali, vero?”
“Sì. Spera. A me non piace, è troppo alta e mi sembra gommosa.”
“Oh. Anche a me! Ma sai che ho notato che tutti i pizzaioli giovani non sono italiani? E’ possibile che non ci siano italiani che vogliono fare il pizzaiolo? Anche se non come lavoro di una vita, se vuoi. Da giovani, da adolescenti, per esempio, perché in pochi lavorano? Negli Stati Uniti è pieno di persone che vanno nei bar o nei ristoranti a lavare i piatti o a servire hamburgher e intanto a guadagnare soldi e un po’ di indipendenza. Io ho lavorato per la prima volta a quattrodici anni.”
“Vabbe’, ma da voi c’è anche il culto del gap year. Finisci l’high school e ti prendi un anno per girare il mondo e intanto darti da fare per guadagnarti da vivere. E’ molto anglosassone questa cosa: la fanno anche gli australiani.”
“Sì, certo. Anch’io a diciotto anni ho detto ciao a tutti. Mi sembra che in Italia invece ci sia il culto della famiglia. Qual è la situazione delle donne? Guarda questo filmato, a proposito! Parla della prima gondoliera donna a Venezia e di come abbia superato le diffidenze dell’ambiente.”
“Sì. Vedo che però il padre era gondoliere. Si conferma la cultura patriarcale, gerarchica, in qualche modo di origine medioevale, feudale. Il lavoro si tramanda di padre in figlio. Il figlio fa lo stesso mestiere del padre. Finché il padre non lascia, il figlio non trova lavoro, se non come suo collaboratore. Cose così.”
“Già. Io sto cercando opportunità per vendere le mie opere d’arte, i miei gioielli ma anche per fare qualche lavoro in più, oltre a insegnare inglese e mi sto scontrando col fatto di non essere italiana, con la burocrazia che mi sembra imperante e poi con un’altra cosa: qua sembre che non conti ciò che so fare o ciò che so, ma chi conosco. Anche se vado da un medico mi chiedono se mi ha mandato qualcuno.”

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