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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Cop 15: un corteo pieno di speranza.

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Non so ancora cosa vi abbiano raccontato della manifestazione di sabato 12 dicembre a Copenaghen (lo vedrò nei prossimi giorni), ma so cosa ho visto e come l’ho vissuta io.
Ho visto gente passare una giornata nella grande sala che ospitava volontari e attivisti di Greenpeace e altre associazioni da tutto il mondo a preparare cartelli, aiutare in cucina, dare la propria disponibilità per qualsiasi lavoro potesse essere utile per una perfetta riuscita della manifestazione del giorno successivo. Ci siamo sentiti dire che c’erano più mani che lavori, ma qualcosa siamo comunque riusciti a farla anche noi, spinti da un’intensa spinta motivazionale: svuotare i cestini dei rifiuti, raccogliere piatti e bicchieri lasciati sui tavoli. C’era motivazione, c’era una condivisione, c’era uno scopo comune e tutto era fonte di soddisfazione.
Ho visto gente orgogliosa di indossare le pettorine gialle di Greenpeace con la scritta: “Stop climate change. Act now”. Ho visto solo belle facce, bei sorrisi, molti colori, molta convinzione, molto entusiasmo, molta gioia e molta partecipazione.
Ho visto pupazzi di neve giganti e grandi striscioni che guidavano il gruppo insieme a una banda musicale che ha dato il ritmo alla nostra manifestazione. Ho visto, letto, portato cartelli con scritte come “Planet. Not profit”, “There is no planet B”, “Nature doesn’t compromise”, “Politicians talk, leaders act”, “Bla bla bla…act now”.
Ho visto gente marciare, lanciare cori, ballare, applaudire le persone che ci supportavano o srotolavano striscioni dalle finestre delle case. Ho visto anche i clienti di un mcdonald’s, sorvegliato a vista dalla polizia, applaudirci.
Ho visto fotografi e climbers, alcuni anche improvvisati, ammirare il passaggio della marcia. Eravamo tanti. Noi, membri di altre associazioni (wwf, Friends of the Earth ecc.), privati.
Ho ascoltato discorsi commossi a fine marcia perché questa può essere davvero l’ultima chance per evitare danni irreversibili al pianeta. Ho sentito che eravamo in centomila e mi sono chiesto se fossero pochi ma buoni o molti e buonissimi.
Ho visto un’emittente romana e una ragazza di Radio Onda d’Urto di Brescia trovarci, intervistarci, parlare con noi.
Ho visto ragazzi e ragazze (l’età non conta: si va dai venti ai cinquanta, diciamo) buttarsi sui palloni e sgonfiarli. Ho visto anche respirare l’elio. Ho visto non voler smettere di ballare e cantare, passando da Naneddu a Dolcenera (quella di De André). Ho visto gente che non so se era venuta sola, ma sicuramente è “andata insieme” verso l’uscita. Ho sentito gente che sarebbe rimasta lì ancora per ore ad aiutare a sistemare le ultime cose.
Ho visto rientrare tutti alla base, sfiniti ma contenti. Abbiamo parlato con un tedesco nel bus che ci avrebbe riportato verso la warehouse per sapere se poteva informarci sui traghetti tra Danimarca e Germania. Ce lo aveva passato una ragazza, di cui non ricordo la nazionalità, che sapeva un po’ di italiano, ma aveva capito che avremmo viaggiato tra i due Paesi in barca a vela. A me intanto aveva colpito una ragazza ungherese che dopo averci ascoltato ha chiesto: “Siete di Italia?”, per poi aggiungere di far parte di GP Ungheria e di amare la lingua italiana. Purtroppo il discorso non si è potuto sviluppare.
Ho sentito di altre manifestazioni, altri percorsi, scontri e arresti. La nostra è stata pacifica e festosa. In ogni caso centomila persone (ma anche trentamila, il numero indicato dalla polizia) sono un po’ più di quattrocento.
La sera dopo la manifestazione pare che, durante una festicciola, ci sia stato un momento di raccoglimento a terra con mani al cielo ad ondeggiare particolarmente toccante e coinvolgente.
Mi sono sentito estremamente coinvolto. Ho ripensato agli occhi di una ragazza di GP Israel che ci vide improvvisamente mentre eravamo dietro un banchino informativo in una piazza fiorentina. Appena vide il nostro striscione gli occhi le si illuminarono. Quello che ho provato può essere riassunto in quegli occhi che si illuminarono.
Alla fine resta il ricordo di una marcia in cui mi sentivo in armonia con tutti. Avrei voluto conoscere tutte quelle persone. Se non si fa cosa si ama, non si può amare cosa si fa. E si può anche trovare qualcuno che valga la pena davvero amare.

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