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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Corpi sciolti

Ti scappa la cacca.
Sei alla fermata dell’autobus in via Lorenzo il Magnifico.
Chissà se lui si trovava di fronte a questi problemi.
Che poi chissà se avevano il water a quei tempi.
Chissà come vivevano a quei tempi.
Si narrano simpatiche storie di stupri da parte di signori alle povere contadine e tante altre belle o brutte cose.
Insomma alla fermata hai dovuto fare qualche strizzone.
Inoltre pioveva.
Prendi il 28. la situazione corporea sembra stabile, ma si sente diluviare.
Scendi dove la fermata coincide col gabbiottino dell’Ataf.
In attesa di prendere il prossimo autobus, che passa dopo tre minuti, vedi un bar, decidi di andare lì ma non ti sembra che ci sia il bagno allora torni alla fermata.
La pioggia ha rallentato.
Ti muovi un po’ per rilassarti.
Pensi al controllo dello sfintere da un punto di vista scientifico.
Pensi a come sia farsela addosso in pubblico.
Prendi il bus numero otto.
Scendi a un altro gabbiottino, all’inizio di viale Morgagni.
Puoi aspettare un altro autobus, che dovrebbe passare dopo altri tre minuti, e arrivare in ufficio oppure cercare un bar oppure aspettare.
Vai dal gabbiotto a sotto le tende di un bar, ristorante, chiuso.
Ti muovi in giù e in su col corpo, respiri profondamente, provi a camminare.
L’insegna di un bar lounge dall’altra parte della strada è invitante.
Attraversi la strada facendo segno alle macchine di fermarsi.
Entri nel bar.
“Scusi c’è un bagno?”
” Seconda porta a destra dopo le scale”.
Sali.
Adempi.
Ti senti una persone migliore.
Scendi le scale.
Oltre alla ragazza barista, ci sono due avventori.
Luci, poltrone rosse, tavolini, giornali.
Tutto ciò era così invisibile quando sei entrato.
Prendi un caffè.
Saluti.
Esci.
Pensi che se dovessi licenziare qualcuno, toccherebbe a lui andare di corpo…magari su di te, come cantava Benigni.

 

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