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Lo stupore delle prese elettriche

Corsa e cazzeggio tra le colline fiorentine

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La protagonista è stata Laura, donna di origini molisane, cresciuta a Novate Milanese, amante dei cappuccini, della corsa e del diritto ecclesiastico.

“Fatti trovare al Ponte della Vittoria,” le scrivo in un messaggio.

“Allora ti aspetto al Piazzale del Re,” mi scrive lei dopo un altro giro di sms in cui non era stato fatto riferimento a nuovi luoghi di ritrovo, ma evidentemente ha valutato opportuno ignorarmi.

Erano circa le dieci di mattina e avevo già disubbidito ad alcune regole del running: non fare colazioni pesanti con pasta e caffè e non abbinare questa bevanda ad un alimento solido perché riduci l’assorbimento di ferro, che invece è importante per il podista.

Arrivo col 17, maledicendo, già al primo dei tre viaggi in autobus, la riduzione delle linee in una giornata festiva e piena di turisti (con ciò preferendo l’anarcocapitalismo a servizi che anziché servire in modo efficiente gli utenti sono costruiti appositamente per tutelare gli stipendi e le poltrone di qualche migliaio di dipendenti e dirigenti privilegiati.)

Alla fermata, piazzale del Re, appunto, non la vedo. Le telefono e scopro che lei ha già iniziato a correre. Mi raggiunge, beve e finalmente partiamo alla volta del previsto giro tra le colline fiorentine, che si rivelerà una spettacolare combinazione di corsa e cazzeggio. Abbiamo anche provato ad affrontare argomenti seri come le questioni degli ogm o degli acquisti equi e solidali, ma le salite non aiutavano il dibattito.

Dalle Cascine ci siamo diretti fino a Bellosguardo passando da via Pisana (secondo Laura trattavasi di via Romana, però) e piazza Pier Vettori. Lei si è subito detta entusiasta del verde e del fatto che in due minuti a Firenze riesci a uscire dal traffico e ritrovarti quasi in campagna.

“Cosa è questa casa? Villa Strozzino? Cosa c’è a Villa Strozzino?” afferma dopo una salita vedendo appunto una villa sulla destra, con un portone che si sta aprendo mentre davanti a noi c’è un’auto lunga e non economica ferma. “Casa mia,” risponde una ragazza appena uscita da quella villa. Laura si mette a ridere e ripartiamo.

“Tu sei uomo, quindi non chiedi mai le indicazioni stradali, vero?” Mi fa. È così, ma per smentirla mi faccio suggerire una nuova strada da un signore in bicicletta. Ora, Laura, a lui, ad uno spazzino che incontreremo successivamente, a un’altra persona e anche a me varie volte ha chiesto quanto costano le case: deve avere una passione per il Monopoli. Secondo me pensava che prima o poi qualcuno le dovesse dare venti euro perché eravamo passati dal via.

Dato che il primo giro da Bellosguardo non mi è sembrato completo, perché pur bello è come se avessimo saltato qualcosa, seguiamo il suggerimento del tipo in bici e ci dirigiamo verso il cimitero di Soffiano (“Sembra un paesino a sé, è carino,”) e da lì, per via San Carlo, arriviamo ai punti panoramici clou di Bellosguardo, che sono veramente da immortalare. Un tratto di strada finisce ad un albergo e lì, preso dalla passione del Monopoli anch’io, mi chiedo quanto costerà dormirci una notte. Oppure anche un pomeriggio, perché no?

Fatte delle foto di rito ripartiamo e il mio tentativo di correre, fare foto e sistemare il telefonino contemporaneamente non mi fa vedere che al posto di un ipotetico marciapiede c’è una buca reale. Ciò mi provoca una caduta con lieve ferita al braccio sinistro, strusciamento della coscia sinistra sull’asfalto e un tonfo sul petto che mi fa male per qualche minuto anche se mi rialzo di scatto facendo finta di niente. Il mio pensiero è stato:”Speriamo che la moto che sento arrivare qua dietro non vada sopra il celluare che mi è scivolato di mano.” Invece no. Lui è già scarico, ma salvo.

Riscendiamo quindi per via del Casone, dopo aver visto la chiesa di San Francesco da Paola e ritorniamo sui viali che portano a Piazzale Michelangelo.

Appena vedo una salita mi ci imbatto: via Vincenzo Monti con svolta a sinistra, però, ci riporterebbe verso Bellosguardo, che adesso ci sarebbe anche venuto a noia, quindi puntiamo di nuovo verso il Piazzale.

Lì dobbiamo fare delle scelte, visto il numero di strade che potremmo prendere: Galluzzo no, Poggio Imperiale sì, Arcetri sì ma non dentro, Pian dei Giullari no, Via di san Leonardo e poi via dell’Erta Canina sì, Forte Belvedere, Boboli e Giardino Bardini (chiuso, comunque,) no. Le scelte in realtà sono state dettate dal bisogno di acqua di Laura e quindi quale strada poteva desiderare di fare se non quella, in discesa ripida, che ci avrebbe portato fino all’Arno? Nel frattempo, e anche in seguito, vediamo dall’alto o passiamo sotto le vecchie bellissime mura fiorentine. Davanti a noi, inoltre, si aprono spazi in cui possiamo ammirare la città, le sue costruzioni, ma anche il suo verde e il fiume, visti in prospettive non comuni. Mentre io penso a Firenze bellissima, Laura afferma:”Ecco. Io, del centro, farei un grande prato. Butterei giù tutto.” Questo mentre una quantità impressionante di gente dall’Italia e dall’estero sta godendosi quelle bellezze che noi attraversiamo correndo o le guardiamo. La cosa sconcertante, però, è che si potrebbe pensare che Laura preferisca Brozzi o Novoli a San Frediano e a Santa Croce.

Fortunatamente riusciamo a bere in un giardino vicino alla torre di San Niccolò, pieno di gente stravaccata sulle panchine, e poi prima delle salite che partono da via San Niccolò, mi fa scoprire due fontane meravigliose.

Inizia un percorso più trafficato di gente, ma non meno entusiasmante da percorrere. Monte alle Croci, giardino delle rose con due sculture di Folon (una nave che sta sopra delle onde che simboleggerebbe la partenza e un uomo che legge su una panchina), giardino dell’iris, rampe e piazzale Michelangelo.

Arrivati a quel punto, decidiamo di tornare correndo fino alle Cascine. Prendiamo i vicoli di San Frediano, odiati da Laura e adorati da me, facendo slalom fra i turisti, quindi rientriamo sui Lungarni e ci salutiamo alla fermata della tramvia.

Il giro, per me di diciotto chilometri, è stato spettacolare e oltre ai mitocondri, ne ha tratto beneficio tutto il mio stato psicofisico. Perfino l’Ataf non è riuscita a distruggerlo.

La giornata poi si è conclusa con una bella passeggiata rilassante per il centro di Firenze. Bastante a vedere piazza San Lorenzo liberata dagli ambulanti, alcuni scorci di un palazzo mediceo visibili dalla scalinata della basilica, il mercato centrale in cui sono state create delle condizioni di monopolio, quindi la nuova Feltrinelli Red in piazza della Repubblica, che mi è sembrata un luogo né carne né pesce.

Mi sono anche concesso un giro delle librerie, una versione molto ridotta di quando c’erano Le Monnier, Seeber, Marzocco, Feltrinelli, Edison e altre più piccole. Mi sono comunque chiesto chi possa comprare un libro di Chiellini o uno di Piero Pelù, ma anche che informazioni possa ricevere qualcuno intenzionato a farsi una cultura di economia e finanza: prima di trovarne qualcuno serio, ammesso che ci sia, rischia di farsi tentare da valanghe di volumi econorribili, scritti senza alcun riguardo al metodo scientifico, ma con molta attenzione al metodo facciamo un po’ di soldi grazie alla gente credulona e ignorante. Inoltre ho risparmiato non comprando un libro sulla Fiorentina e neppure “New York da impazzire:” il fatto che un libro in inglese del 2005 venga tradotto nel 2012 e il prezzo sia di venti euro va valutato. In effetti con Amazon trovo la versione 2010 in inglese a dodici euro, anche se non in formato ebook.

Il ritorno a casa è il solito traumatico momento in cui vengo assalito dalle chiacchiere della proprietaria che non ha ancora capito che odio gli small talk. La sua perla è stata che è sparita un’anatra che vedeva sempre quando andava a portare il cane all’Albereta: sicuramente, secondo lei, sarà stato un gruppo di rumeni a tirarle il collo e a farla arrosto.

PS. Dei cento film italiani da salvare, dopo Rocco e i suoi fratelli (9,) e C’eravamo tanto amati (7), ho visto i primi quarantacinque minuti di Amarcord: per ora l’ho trovato abbastanza noioso.

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