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Lo stupore delle prese elettriche

Dalla carbon tax al nucleare. Boldrin e il climate change

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Sbobinatura

Molti climatologi e scienziati naturali militanti sono nel movimento agw. Industrializzazione è causa di agw. Scelgono Greta e portano un messaggio estremo, ideologico, moralista, che non aiuta ad affrontare le questioni in maniera seria. 

I modelli di climatologia dinamici usati per fare le previsioni hanno struttura matematica non diversa da quelli usati in economia per i modelli caotici.

La climatologia è una branca sorta negli ultimi decenni

I climatologi  stanno cavalcando in maniera esagerata Greta e il problema del gw. Trasformano la professione in club ideologico. Hanno avuto peso e soldi nelle università. 

Non si è ignorato il problema del gw nei paesi avanzati e nel resto del mondo prima che arrivasse Greta. 

La produzione di CO2 nei paesi avanzati va calando. Sono in atto misure proattive e progressi tecnologici che riducono i gas serra nei paesi avanzati.

Quindi non è vero che non stiamo facendo niente.

Le  emissioni in assoluto o per pil o per persona vanno calando.

Se vogliamo che le misure di contrasto al gw vengano realizzate devono essere realizzate col consenso pubblico. Se è vero che il gw è importante e richiede misure drastiche occorre acquisire consenso. Pensare di poterlo fare a botte di maggioranze semplici o imporre gli uni sugli altri porta a fenomeni come quello statunitense. Trump è arrivato anche come reazione a Obama, che ha spinto su anti gw, sussidiando questo o a quello, a costo di fallimenti vari. Trump cancella  garanzie di tutela ambientale, fa tornare al carbone ecc.

Una politica fatta male dall’agente principale non può essere utile.

Se non si raggiunge un consenso globale, soprattutto se l’azione è urgente, si rischiano danni.

Il green new deal americano fa delle proposte folli, tra cui l’abolizione del trasporto aereo o il rifacimento di tutti gli edifici statunitensi. Interventi pubblici, tasse, sussidi a tutto, programmazione, socialismo. Accettare quell’approccio è accettare un approccio contrario ai fatti.

Il modello di sviluppo, progresso tecnologico, mercato sarebbe la causa di non si sa quali danni.

Andrebbe sostituito da modelli socialisti di programmazione pseudo verdi. Il problema impostato così non può andare da nessuna parte.

Si apre uno scontro ideologico politico eterno che non trova soluzione. Ciò di affrontare il problema in modo razionale.

 

Quanto riusciamo a capire e a  controllare l’influsso delle azioni umane sull’ambiente?

Quali sono le conseguenze economico sociali di assumere che lo scenario più probabile sia quello più catastrofico? Cioè di una crisi mondiale enorme a uno o pochi decenni di distanza?

Nelle decisioni in condizioni di incertezza si deve tenere conto di tutti gli eventi possibili e della loro probabilità. Si deve tenere conto che i metodi che si adottano devono essere reversibili se nel tempo ci si accorge che occorre modificarli o se bisogna fermarsi perché la strada è sbagliata.Si deve tener conto dell’elemento temporale. Oggi hai effetti certi sulle persone oggi. Gli effetti probabilistici futuri e incerti sono incerti e futuri e vanno scontati. 

Il tema dello sviluppo tecnologico è centrale. 

Ci sono miliardi di persone che sono povere. Devono essere condannate a restare povere?

Carbon tax. La cosa più ovvia che gli economisti propongono da anni è la carbon tax.  L’esternalità negativa generata da emissioni di gas inquinanti è palese e confermata. Non è chiaro quanto costosa sia questa esternalità. L’effetto radioattivo è dubbio, ci sono intervalli di misurazione ambigui. L’esternalità è globale. Poiché chi genera gas serra con la sua attività di industria o di consumo ha un effetto negativo sugli altri che non paga, facciamolo pagare. Mettiamo una tassa sulle emissioni proporzionale alla quantità di gas serra generati, affinché paghi. Si parla di tasse pigouviane: servono per far sì che chi produce danni a terzi con la sua attività ne paghi il dazio. Poiché la tassa si trasferisce sul prezzo si creano anche incentivi alla riduzione delle emissioni. Lo shock più benefico alla riduzione del riscaldamento globale è stato l’aumento del prezzo del petrolio negli anni 70. A seguito di quell’aumento si sono sviluppate energie alternative e ci sono stati forti incentivi a risparmiare energia. La riduzione di input energetico per unità di valore aggiunto da allora è stata enorme. A seguito degli aumenti del prezzo del petrolio  i consumatori, gli imprenditori, gli scienziati sono stati spinti a trovare modi di risparmiare energia o chiedere e sviluppare tecnologie economicamente fattibili e che riducano le emissioni.

Si può trasformare la carbon tax in una redistribuzione: gli stati raccolgono i proventi della tassa e li restituiscono alla popolazione in proporzione inversa al reddito. Il gettito annuale viene restituito ai cittadini.

Non è la stessa cosa che sussidiare le rinnovabili. Bisognerebbe provare che queste hanno esternalità positive e non fanno danni a nessuno. Anche esse impattano sull’ambiente. Turbine eoliche sulle valli? C’è chi le trova gradevoli. Dannosi sono gli impianti solari su valli distrutte. La discrezionalità del politico su quale fonte alternativa ci voglia è enorme. 

Sappiamo invece, con evidenza scientifica chiara, che i gas serra sono dannosi. Bene. Tassiamoli. Che il resto si faccia a prezzi di mercato.

Anche i finanziamenti a fondo perduto all’agricoltura sono soldi rubati ai cittadini e dati a chi ha l’amico che mette l’emendamento. 

Compaiono i reduci delle rivoluzioni fallite. Nel movimento anti global warming c’è una componente ideologica anti progresso tecnologico, anti realtà. Ci sono le chiacchiere sul modello di sviluppo. Non c’è mai stato un altro modello di sviluppo. Tutti i paesi del mondo che decidono di svilupparsi, che riescono a migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini, lo hanno fatto passando attraverso gli stessi stadi di cambio tecnologico, industrializzazione, agricoltura intensiva.

Lo statalismo non è nuovo e non produce sviluppo.

Energia nucleare a gestione privata? È possibile con controllo pubblico sostanziale. Mi pare che sia non inquinante, è molto più economico (la Francia ha la minore emissione di gas serra per unità di valore aggiunto prodotto e lo vende anche a noi), le nuove generazioni promettono bene anche per la riduzione di economicità dei costi fissi, c’è il ritardo dei finanziamenti alla ricerca e il learning by doing così che oggi il nucleare è molto meno avanzato di quanto avrebbe potuto essere. Oggi il nucleare richiede un certo livello di investimenti sostanziali per fornire grandi quantità di energia. A oggi il 20% dell’energia elettrica mondiale è prodotto attraverso il nucleare. 

C’è comunque uno scontro tra gruppi economici alternativi. Osservo che la propaganda dei gruppi che hanno investito in rinnovabili è fortissima. Sono coinvolti anche molti scienziati. Lo stesso vale per il nucleare e per le fossili o tradizionali.  Molti tra loro sono in buonafede. È sempre più difficile distinguere cosa sia conveniente e cosa no, cosa fa danno e cosa non fa danno, cosa è meglio scegliere.

I fenomeni tipo Greta sono dannosi. Perché anziché aiutare a sciogliere il nodo su quale sia il mix ottimale di fonti di produzione dell’energia mette tutto in bianco e nero. L’industria mondiale che produce o vende certe fonti o gli stati che producono energia mettono in scena una guerra di propaganda molto forte e in cui è difficile districarsi. 

Gli interessi in gioco sono alti. L’abitudine dello stato di favorire quello o quell’altro ha creato opportunità di profitto gigantesche e sta distorcendo il tutto. Un’azione statale trasparente consiste nel tassare ciò che è scientificamente provato che ha esternalità negative. Per il resto bisogna lasciare a meccanismi di mercato trasparenti regolati da norme di sicurezza la generazione del mix di fonti energetiche. In questo modo si compensano la disponibilità dei fattori, i prezzi relativi, le opportunità economiche dei paesi, le esternalità create dall’inquinamento.

DOMANDE

Non esiste in un mondo complesso come l’attuale un’entità che sia capace di decidere il modello di sviluppo o la decrescita della demografi. Ci sono idee che presuppongono che esista un grande capo del mondo che fa tutto lui

Epidemie da inquinamento di falde acquifere non ci sono. Ci sono problemi locali ma avete voluto affidare la gestione dei servizi idrici a carrozzoni statali che potessero raccogliere voti e corruzione.

Lo stato del mondo oggi è il risultato delle azioni e delle decisioni di miliardi di persone di oggi e dei tempi passati. Azioni e decisioni prese in buona parte in libertà e senza un disegno. Si può vedere casomai un disegno come equilibrio che si crea a seguito di quelle decisioni.

La popolazione mondiale è il vero problema. Chiunque ha gli stessi diritti. Di vivere come vivo io. Tutti hanno il diritto di migliorare le condizioni di vita economiche, l’ambiente in cui vivono, la casa in cui vivono, i libri che leggono, le attività che svolgono. Vivo oggi meglio di quando avevo otto anni questo diritto l’hanno tutti i sette miliardi di abitanti del pianeta. 

Se è così la fonte principale di rischio per il sistema ecologico è la quantità di persone. Perché se il mio impatto sull’ambiente nella mia vita lo generalizzo a sette miliardi di persone ci vedo dei problemi. 

Se impongo le misure proposte da Greta condanno all’arretratezza tre quarti del pianeta o prendo delle misure così drastiche che faccio tornare le nostre condizioni di vita indietro di 50 anni. 

Il cap and trade non è migliore della carbon tax. Con la  carbon tax abbiamo il calcolo dei gas serra e si può partire con una tassa e poi farla crescere verificandone gli effetti. Riusciamo a sapere il costo potenziale in dollari di ogni tonnellata di gas serra emessi e possiamo calcolare la tassa, poi la quantità prodotta la decidono individui e paesi. Poiché le risorse saranno più costose si useranno dove hanno maggior valore. Il fatto che siamo in grado di determinare, almeno negli Stati Uniti, l’entità della tassa (40 dollari a tonnellata di CO2, mi sembra) e non, invece, il tetto delle emissioni (o perché dovremmo fissare quello), è rilevante. Inoltre la tassa può essere modificata nel tempo, tenendo conto anche dell’andamento delle emissioni, dello sviluppo tecnologico ecc. Il tetto alle emissioni da cap and trade potrebbe essere fissato “male”, troppo in basso, e venire reso inutile da una crisi della domanda di energia come è avvenuto in Europa.

Con il cap and trade hai bisogno di un governo mondiale che decida per tutti chi fa cosa e quante emissioni fare. 

Questa visione impone ai paesi più poveri di non crescere mai perché inquinano meno (sono meno industrializzati) e tu gli dici di limitare la quantità di emissioni (fissando il tetto) e gli fai comprare l’inquinamento altrui. In sostanza non possono crescere e si prendono tutte le scorie. In pratica come sistema di allocazione delle risorse può essere meno efficiente ed è iniquo perché il paese meno sviluppato si becca il peggio. 

L’ETS ha funzionato per ridurre l’anidride solforosa negli Stati Uniti perché il problema delle piogge acide era limitato agli Stati Uniti. O almeno loro volevano risolverlo e riguardava i loro laghi o fiumi o il loro territorio.

Ha funzionato meno in Europa per vari motivi: meccanismo di transazione non affidato al mercato, crollo della domanda, tetto fissato troppo in basso (cioè il limite alle emissioni è stato raggiunto anche dalle imprese carbonifere a seguito della crisi del 2008 tanto che chi aveva i permessi doveva svenderli), concorrenza con incentivi enormi e fuori mercato alle rinnovabili ecc.

Poi.

Che accade se le quote di emissione fissate per i singoli paesi non vengono rispettate? Dato che il problema è globale può essere risolto solo col consenso di tutti. Poiché l’esternalità è globale il fatto che un paese o l’altro limitino le emissioni non aiuta, anzi crea incentivi a inquinare. Non funziona come aver dato il buon esempio. Vivi in un mondo integrato. Altri paesi vogliono crescere perché sono poveri. Se tu dai il buon esempio, questi dicono “bravo, pensaci tu” e si sentono portati a non ridurre la CO2. Ecco perché cap and trade non funziona, nella pratica. 

Ovviamente tutto può essere migliorato e sistemato ma per motivi pratici sembra migliore la carbon tax.

La Carbon tax in un solo paese ha effetto limitato ma un effetto ce l’ha.

La carbon tax è più efficiente economicamente del cap and trade.

I paesi virtuosi esistono per motivi vari. Russia e Ucraina hanno ridotto le emissioni perché collassano.  Dai campi petroliferi russi vengono estratte in modo tecnologicamente arretrato quantità gigantesche di metano. Il loro modello di svluppo è basato su arretratezza e mancanza di mercato e inquna.

L’Ipcc è catturato da un sotto gruppo della comunità scientifica. Se si leggono i dati si capisce come la questione sia più complicata di come sembra.

Nei modelli dell’Ipcc ci sono delle estrapolazioni lineari uguali a quelle del club di Roma. Ci sono sufficienti non linearità nel sistema, palesi. Si nota una mancanza di precisione nelle misurazioni. L’evidenza passata non si riconcilia con quella presente.

Il problema dello smaltimento delle scorie del nucleare è risolvibile. Si sono già fatti dei progressi sostanziali.

Eliminiamo i sussidi. Eliminiamoli a tutti e mettiamo le tasse.

La ricerca sulla fusione nucleare è sussidiata dallo stato e va bene. La ricerca di base si fa comunque e vale per tutte le fonti. Una parte della ricerca viene finanziata da sussidi pubblici. Non è necessario invece dare sussidi alle aziende nucleari o ad altre concorrenti.

Agevolazioni e sussidi alla natalità? Toglierli va bene ma non sono il problema nel primo mondo. Non ci si può far nulla, nel senso che sono nati, ma chi fa prediche sulla necessità di bloccare il modello di sviluppo o di dimezzare le emissioni in cinque anni sta negando le possibilità di sviluppo a cinque miliardi di persone. 

Da noi i figli già si fanno poco.

Possiamo dare tecnologie non inquinanti per fare in modo che la crescita avvenga in modo meno inquinante? Possiamo regalare ai paesi in via di sviluppo la tecnologia ma non possono permettersela e gestirsela. L’avanzamento tecnologico procede di pari passo con l’avanzamento del capitale umano. Non importi o esporti lo sviluppo. Devono evolvere le strade, la costruzione delle case, la distribuzione di energia, il riscaldamento, come si vestono le persone. Devi educare anche la gente e ottimizzarla? Se non sei in grado di usare le tecnologia è inutile dartela. Non si tratta di andare in Africa e fargli usare i sistemi energetici californiani. Intanto è costoso e poi chi li usa? I laboratori di ricerca non ci sono, in certe parti del mondo, perché non ci sono (o non ci sono ancora e vanno costruiti ma ci vuole tempo) il capitale umano necessario, la logistica adeguata, l’ambiente in grado di farli funzionare, le infrastrutture, le competenze, la cultura del lavoro. L’evoluzione può essere rapida. Per esempio in  40 anni la Cina è passata da vivere in condizioni economiche arretrate di 700 anni rispetto a noi a alzare per dieci il livello di vita della sua gente e a essere un super inquinatore. Da dieci anni si sono resi conto della gravità del problema ecologico e stanno agendo. C’è tensione in Cina perché la loro reazione al problema ecologico è da paese autoritario. Quindi la reazione è pesante e fa pagare prezzi pesanti alle persone. A Pechino per esempio, l’inquinamento da riscaldamento a carbone era insopportabile e l’autorità pubblica ha deciso di far chiudere in tempi rapidissimi tutti gli impianti. Come risultato, moltissime persone hanno vissuto al freddo perché non erano in grado di permettersi il gas. Agire in modo autoritario ha dei costi sociali.

Esiste una carbon tax? Sì ma va aumentata.

Il mea culpa occidentale è assurdo. Dove si fa qualcosa? In occidente e in particolare in Europa. Ci dovremmo attivare ponendoci problemi di politica internazionale, investendo in ricerca, al limite sussidiando non le fonti alternative ma i paesi emergenti per favorire la loro transizione alle energie pulite.

I proventi della carbon tax sono da restituire ai cittadini in maniera redistributiva. Una maniera alternativa di farlo (e sarebbe aumento di tasse per chi lo fa) è usare i proventi della carbon tax per finanziare imprese che vadano in paesi in via di sviluppo per facilitare lo sviluppo di tecnologie verdi. 

Progetto Iter? Non so.

Le risorse sono esauribili? Il problema è inflazionato. Vedi la scommessa Simon Ehrilch. Anche se il meccanismo dei prezzi ha i suoi limiti, è estremamente utile. Quando una risorsa diventa veramente scarsa (qualcuno la possiede e la estrae la fa pagare prezzi enormi), l’uso della risorsa crolla e si creano incentivi per trovare dei sostituti. È successo sistematicamente nella storia dell’umanità. È successo in maniera fantastica nell’ultimo secolo. 

È nella natura delle cose che noi inquiniamo. Leggiamo Ed Wilsson, che è pure un green guerrilla.  Noi trasformiamo, sfruttiamo, modifichiamo, danneggiamo la Terra.  Va affrontato con realismo il problema. Il livello degli oceani si alza da metà secolo XIX. Non sarà dovuto solo alla CO2. Si può essere preoccupati che Venezia finisca annegata. Se si vuole cercare di far sì che si crei consenso politico per limitare i fattori di danno è controproducente inventarsi millenarismi in cui si chiedono a tutti  dei sacrifici giganteschi. Questo crea movimenti talebani minoritari, i cui partecipanti si credono enormi portatori della verità e salvatori del mondo (anche se sono ricercatori neolaureati).  Non si tiene conto della complessità del problema e delle vite umane. Il movimento talebano che crea il disastro e dice pentitevi se no sei un inquinatore non funzionerà.

Lo stato deve stare fuori dalla decisione su che fonti adottare o su quale impresa favorire. Lo stato faccia due cose: carichi una Carbon tax e garantisca la sicurezza sul lavoro e il rischio per i terzi derivante dalla produzione di energia e poi  tratti uniformemente ogni fonte a pari livelli di rischio o tassi di mortalità. 

Le morti da nucleare sono molte meno di quelle di altre fonti, su tutto il ciclo di vita. Raccomandazioni di lettura rispetto a ognuno dei video.

Da un lato la complessità tecnica è tale che devi diventare specialista di quella. Dall’altro sia per ragioni di interessi economici che personali (ogni scienziato si appassiona) la tendenza a dire che la mia opzione è meglio della tua è forte. Allora lasciate che sia il mercato a decidere. Anche tra gli scienziati trovate molti totalitari, che credono che la loro preferita sia la “cosa” giusta e vedono solo quella. Anche il dibattito sulle rinnovabili è condotto in modo talebano: “Questo è assolutamente migliore. Questo è peggiore”. 

Lasciamo che a decidere la soluzione ottimale sia il mix degli esseri umani attraverso il mercato. Attraverso la politica e la società verifichiamo invece quali sono e a quanto ammontano le esternalità e carichiamoci le tasse. I mercati decideranno i tassi di sconto.

Tassare le esternalità negative è svantaggioso per un paese dato che rende le aziende meno competitive rispetto ai paesi senza carbon tax? Sì. E allora che si può fare? Diventa legittimo introdurre dei criteri di regolamentazione del commercio. Supponiamo che nella produzione di auto fatta negli Stati Uniti, dove si introduce una carbon tax, si avesse per dire un impatto del 10% sul prezzo di ogni auto prodotta. Supponiamo che il produttore statunitense competa nel mercato americano con produttori coreani e la Corea non abbia una carbon tax. Posso, io stato, imporre una tariffa all’entrata  proporzionale a quella della carbon tax sulle auto di pari valore prodotte negli Stati Uniti. I proventi così ottenuti li uso per redistribuirli ai cittadini o per finanziare la ricerca.

Anche la plastica è un’esternalità globale

Succede che su gw ed ecologia ci si stia ideologizzando da tutte le parti. Si passa dai talebani guevaristi a sinistra ai negazionisti isterici a destra.

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