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Decimare le piccole imprese

Cose che è bene sapere (dette nel video dal minuto 17): “Il meccanismo che produce crescita economica è quel meccanismo che elimina, attraverso la concorrenza, le imprese inefficienti e le sostituisce con imprese più efficienti.

Lo sviluppo economico del sud Italia potrà avvenire se e solo se si elimineranno tutti i favoritismi (che vanno dai regolamenti comunali al sistema previdenziale) che mantengono in vita assistita una valanga di micro imprese inefficienti.

Il piccolo imprenditore che fa meccanica di precisione nel nord non ha nulla di cui preoccuparsi. Non è lui il problema.

Una grande fetta del settore turistico fatto di micro imprese familiari è inefficiente.

Se queste imprese inefficienti sparissero, non scomparirebbero i posti di lavoro. Si creerebbe spazio nel mercato e le imprese più efficienti assorbirebbero le altre.

Lo sviluppo economico e il progresso tecnologico passano anche dalla crescita delle imprese medio grandi.
Anche se siamo abituati a fare il lavoratore autonomo o l’imprenditore si può diventare lavoratori dipendenti facendolo con capacità, in un mercato del lavoro concorrenziale, che premia il merito, dove i salari si adeguano a quello che si sa fare.

Oggi il sistema mantiene in vita una valanga di imprese inefficienti.

Le imprese nascono piccole. Il problema è che in troppe restano piccole (negli Stati Uniti il 60% delle imprese che arrivano al settimo anno di vita crescono, in Europa questa percentuale è il 20%). Il sistema che mantiene le imprese piccole non è efficiente, non ha le risorse per sviluppare le tecnologie, per collocarsi alla frontiera tecnologica.

Relazione tra dimensione d’impresa e progresso tecnologico. Il cambio tecnologico, settore per settore, rende la dimensione minima efficiente dell’impresa sempre più grande. Se vuoi adottare le tecnologie efficienti devi crescere. Se resti sotto le soglie di dimensione e di occupati diventi inefficiente. Le imprese di successo su internet, per esempio, sono diventate enormi con una rapidità pazzesca. Anche nel passato era così. Ad esempio nel sistema automobilistico, dove continuano a esserci fusioni. Anche i marchi di nicchia stanno in una casa grande e i costi fissi e di ricerca e sviluppo vengono assorbiti. È particolarmente vero questo nei settori di punta.

Se il paese vuol crescere c’è bisogno di cambi legislativi, fiscali, previdenziali, regolamentari che inneschino meccanismi di concorrenza nei settori, in particolare in quello dei servizi.

La concentrazione di micro imprese si ha soprattutto nei servizi. Il problema non è in media nel manifatturiero, nell’industriale, che infatti esporta.

Vanno eliminati gli interventi statali, comunali, regionali, che proteggono e sussidiano la micro impresa inefficiente. Occorre che il sistema di mercato sia messo nelle condizioni di eliminare queste imprese.
Così si liberano risorse che possono andare altrove e anche chi adesso opera in un settore protetto può guadagnarci. Chi oggi fa un lavoro a bassissima produttività in una spiaggia del sud ha probabilmente le capacità di fare un lavoro migliore, più produttivo, di guadagnare di più e stare meglio in un’impresa più grande. Se continua a fare quello che fa vivrà male e si lamenterà.

Il compito della politica è quello di alleviare i costi sociali di questo cambio, ma questo cambio deve avvenire.

Se continuerete a difendere lo status quo resterete sempre più indietro rispetto al resto del mondo perché non starete alla frontiera tecnologica, non adotterete le nuove tecnologie. Una parte grande dell’economia italiana rimarrà indietro, gudagnerà di meno, produrrà di meno, sarà meno contenta.

Ciò di cui si dovrebbe dibattere è come compiere questa decimazione in modo efficace e sostenibile socialmente. Non di come evitarla”.
Ah. Decimazione = riduzione del 10%

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