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Lo stupore delle prese elettriche

Dibattito sull’energia del futuro al pub del lunedì sera

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Settore energetico italiano. L’Italia è messa un po’ meglio di altri paesi europei sotto il profilo della decarbonizzazione. In Italia buona parte dell’energia è sempre stata ottenuta dall’idroelettrico. Inoltre il costo energetico è sempre stato alto quindi siamo stati parsimoniosi e abbiamo cercato di avere le rinnovabili. Il consumo primario dell’energia primaria in Italia è già per il 20% derivante dalle rinnovabili. Bisogna andare sull’elettrificazione del trasporto, dobbiamo avere un più 80% di rinnovabili entro il 2050. Dovremmo arrivare a net zero in trenta o quarant’anni. Vuol dire cambiare radicalmente il modo con cui viene prodotta, distribuita, consumata l’energia. Ci sono tanti investimenti da fare ed energie da sviluppare.
C’è stata una rivoluzione nell’industria ma la strada da fare è tanta.
Abbiamo un consumo di energia di 170 mtqe petrolio ma il 30% viene perso, soprattutto nei settori che usano la conversione del calore in elettricità o il calore. La centrale termoelettrica media ha un’efficienza del 45%. Il trasporto coi motori a combustione interna ha efficienze ancora più basse. Le fonti rinnovabili sono più efficienti non nel senso della conversione in assoluto, ma rispetto a quanta energia ce n’è hanno un buon livello di conversione e soprattutto non emettono. Nel futuro dobbiamo arrivare a fonti che non emettano CO2. Devi puntare su cose che non peggiorano la situazioni. Non solo eolico o fv ma anche rinnovabili non elettriche. Poi c’è la questione del nucleare. Devi puntare a cose sostenibili. Che abbiano cioè un costo accettabile, prevedibile, che non dipenda da decisioni geopolitiche fatte da paesi che quelle fonti non ce l’hanno (subiamo le fonti fossili decise da altri), che abbiano un valore condiviso (che abbiano valore anche per le comunità dove vengono fatte). Le rinnovabili raggiungono un po’ tutti questi obiettivi.
Non costano più tanto. Ci sono modelli per i quali raccolgono valore per tutti gli stakeholder. Non emettono CO2.
Bisogna tappezzare i paesi di pannelli solari? No. Per raggiungere gli obiettivi del 2030 hai bisogno di meno del’1% del territorio. È quello che si perde ogni anno come terreno disponibile all’agricoltura per altri fenomeni.
I tedeschi volevano attrarre tutto da energia solare? Continuano a farlo. La Germania è il paese traino per eolico e solare per capacità installata ogni anno. Ha senso farlo in Germania o avrebbe senso farlo in un altro paese e aumentare la capacità di trasporto? In Sicilia o in Spagna produci 2000 ore l’anno. In Germania ci vuole un sistema europeo che premi lo scambio. Nel green deal questa roba qua ancora non c’è.
In Scandinavia c’è tanto vento.
Cosa deve fare il green deal? Dare un prezzo e un costo al carbonio. Oggi la CO2 per quei 35gigaton emessi all’anno non costa praticamente niente. Allora il valore di abbatterla non è grandemente apprezzato. In Europa ci sono dei sistemi, che non coprono tutto e costa ancora troppo poco emettere.
La deforestazione ha favorito i salti di specie? Oppure il danno economico è così grande che dobbiamo posticipare il green deal? Possiamo avere energia sostenibile, salute, crescita economica?
Sì. La specie umana è abituata a raggiungere obiettivi che sembrano impossibili o contrastanti. Si può trovare una base scientifica. È una questione di priorità e di tempi. Adesso la priorità è chiaramente quella sanitaria. Continuare a investire nella decarbonizzazione ha delle dimensioni temporali diverse. Si tratta di investimenti infrastrutturali per i quali anche se per qualche mese ti focalizzi su altre priorità gli scenari non cambiano poi tanto.
Adesso ho firmato meno contratti di affitto sui terreni, ma non impatta più di tanto in un tempo lungo.
Investire nella decarbonizzazione porta a ricerca, tecnologia, posti di lavoro con uso di tecnologie digitali. Tutte tecnologie che ci servono.
Bisogna valutare gli impatti e trovare un equilibrio.
La decarbonizzazione deve essere giusta. Dove ci sono squilibri vanno trovate soluzioni.
La Polonia produce l’elettricità dal carbone. Se vuoi decarbonizzare la Polonia devi occuparti dei posti di lavoro. Un’economia di 500 milioni di persone può farsi carico delle poche migliaia di persone colpite dalla decarbonizzazione.
Le posizioni non sono facilmente allineate, ma si possono trovare delle soluzioni se siamo convinti.
Il virus ha impattato l’ecosistema degli uomini. Se i cambiamenti climatici impattano tutti gli ecosistemi che succede? Non c’è quarantena che tenga.
Cap and trade mechanism. Vuoi emettere di più? Questo è il massimo che potete emettere. Se volete emettere di più scambiatevi i permessi. Ets. L’ets è fantastico. Qual è il problema? È poco ambizioso. Non copre tutto. Sono stati dati permessi gratis in giro. Hanno un impatto piccolo. Una cosa concreta che possiamo fare è ridiscutere i target di emissione della CO2 e innalzarli. Poi bisogna ragionare su meccanismi di soglia. Il Regno Unito non emette quasi più niente perché ha messo una specie di tassa. Poi devi aiutare chi è impattato, anche dalla carbon tax.
Oggi l’ets europeo è un ago spuntato.
Il prezzo del petrolio è crollato. Questo rende meno conveniente fare ragionamenti su investimenti che magari nel breve costa di più ma può rendere sul lungo termine. Avrà un impatto forte? Può avere un impatto. Ma io come sto misurando il prezzo dell’energia elettrica? Perché funziona come è strutturato adesso? Il sistema è basato sui combustibili fossili. Ciò che determina il prezzo sul mercato elettrico è l’impianto marginale che  è un impianto fossile di solito. Si fa il prezzo così. Quanto pago di metano? Quanta è la mia efficienza di conversione? Quanto è il mio costo variabile? Quanta è la CO2 che devo pagare? Faccio la somma e determino il prezzo. Io come produttore rinnovabile prendo lo stesso prezzo, come tutti. In realtà come rinnovabilista di come fa lui il prezzo, io non condivido nulla. Non pago il gas. Ho costi variabili diversi (ho solo costi fissi in pratica), la CO2 mi dovrebbe essere riconosciuta. L’efficienza è diversa. Quando le rinnovabili erano poche vabbe’. C’erano degli incentivi a compensare. Adesso che il costo assoluto delle rinnovabili è diminuito ci deve essere anche un sistema di formazione del prezzo diverso da quello attuale, focalizzato sulle fonti fossili. Fino a venti anni fa c’erano i monopolisti, sul mercato elettrico. Poi è stato inventato questo meccanismo perché bisognava sviluppare i cicli combinati a gas e ha funzionato. Ora devi andare sulla logica delle rinnovabili, basata sul loro costo industriale. Che è più: quanto costano le pale, quanto sono i costi di manutenzione, quanta è la tua efficienza. È un costo che è deflazionario: più passa il tempo più si abbassa perché l’efficienza migliora. Avevamo macchine da 2mw con pala enorme, oggi arriviamo a 4 o 5mw. Il costo industriale è decrescente. Devi andare su una logica di pricing diverso.
Le rinnovabili non hanno nessuna volatilità. Possono fare un prezzo fisso a trent’anni. Un impianto a gas no perché non sai quanto costerà il gas tra trent’anni. Trascinare la volatilità dei combustibili fossili sui sostituti rinnovabili senza peraltro dare prezzi alla CO2 non va bene. Non è necessario mettere a posto il sistema subito, ma diciamo che entro dieci anni vada messo a posto per arrivare a net zero entro il 2050.
I compratori di energia rinnovabile motivati da costo intrinseco e da obiettivi forti di decarbonizzazione in questo momento di mercato non demordono sull’acquisto di energia rinnovabili. Quelli che vedono che sei a 20 euro a megawattora per le rinnovabili aspetteranno. Per quanto riguarda il prezzo medio di mercato italiano, il rinnovabilista fino a febbraio ti dava un prezzo a sconto.
Critiche alle fonti rinnovabili. Sono fastidiose alla vista. Non si integrano col paesaggio. Le pale eoliche danneggerebbero la biodiversità. C’è un percorso per cui si integrano le soluzioni con l’ambiente?
Il tema è reale. Una pala eolica, come ogni altro manufatto umano, messa in un contesto naturale, lo cambia. Vale per un viadotto, una strada, un traliccio. Vale quando tagli gli alberi di bosco. Allora. Lo devi fare quando hai una licenza sociale in quella comunità per poterlo fare. Discuti con quella comunità spiegando i vantaggi. Devi gestirlo in maniera compliant col resto della natura. Ci sono parchi eolici in Francia dove quando arrivano i pipistrelli fermi la pala. Ci sono dei posti con tanto vento dove per vari motivi non si fanno campi eolici. Comunque da qualche parte dovremo pur farle. Non possiamo non farle da nessuna parte se vogliamo decarbonizzare.
Il solare dovrà essere il 50% della produzione elettrica, anche secondo Shell. È un po’ meno impattante. Lo vedi, ma è a terra. Va risolto il problema con un processo partecipato e con l’idea di creare valore e ottenere una licenza. Quando hai questo tipo di approccio vediamo che il tasso di successo è alto. Quindi puntare su quello che costa di meno. Se costa di meno fare il sole facciamo il sole. Poi farlo in modo accettato e non forzato.
Le tematiche di impatto ambientale, come flora e fauna, vanno gestite.
Meccanismo di prezzo. A ogni ora si forma un prezzo sul mercato che dipende: da una parte dalla domanda elettrica, dall’altra parte il prezzo che viene catturato da tutti è il prezzo di quell’impianto che in quel momento è il più costoso sul mercato. Si chiama sistema di prezzo marginale. Prima metti le fonti che hanno costi variabili (prezzo marginale) più basso, poi metti quelle a costi più alti e così via. Se hai molte rinnovabili il prezzo scende. Nella maggior parte dell’anno l’impianto che alza il prezzo è quello a ciclo combinato. Il gas naturale è l’elemento che fa alzare il prezzo e peraltro in funzione della volatilità. Se vedi la correlazione tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas naturale arriva a 0,9. Questo è il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Il prezzo che paghi a casa tua è dato da: prezzo all’ingrosso, oneri di distribuzione, tasse, incentivi alle rinnovabili quando c’erano, costi di smaltimento delle centrali nucleari, prezzo concordato col distributore (che può farti un prezzo diverso da quello all’ingrosso come prezzo base), canone ecc. La componente energetica è circa il 30% della bolletta elettrica. Comunque il prezzo della bolletta dipende da un contratto tra te e il fornitore. Il prezzo all’ingrosso nasce da questo meccanismo, che è sensato per un impianto di quel tipo.
Quando invece non ci sono più incentivi dovresti avere sistemi diversi. Allora cerchi di entrare in contratti con controparti che comprano energia da nostri impianti per dieci anni e lì stabilisci un prezzo fisso che a quel punto è più vicino a essere il nostro costo industriale.
Idrogeno. Ora c’è un impianto di Shell che immagazzina eolico sotto forma di idrogeno. Snam ci crede molto e investe sulla trasmissione di idrogeno. Qual è il futuro realistico? Non tutto può essere gestito  con elettroni verdi. Gran parte degli usi energetici hanno bisogno anche di molecole verdi. In tanti processi industriali hai bisogno di calore ad alta temperatura verde. Se l’idrogeno è fatto da metano emette più CO2 di tante cose. L’idrogeno deve venire da elettricità verde se no lasciamo perdere. L’idrogeno verde può essere interessante. Abbiamo una piccola centrale eolica in Spagna. Stiamo facendo progetto pilota per convertire quegli elettroni in idrogeno verde e usarlo localmente o trasportarlo. Come veicolo per stoccaggio o usi industriali sarà forse indispensabile per la decarbonizzazione futura. La tecnologia non è complicatissima. Si tratta di elettrolisi. Il punto è che non è mai stato fatto in grandi quantità, quindi le economie di scala non sono mai state raggiunte. Per rendere l’idrogeno economico (un euro al chilo) da fonte rinnovabili devi fare mega investimenti: usare tanti gw di impianti eolici e solari per fare tonnellate di idrogeno. Oggi non c’è nessuna azienda che può farlo da solo. Esistono progetti di partnership aziendali, aiutati dall’Europa. Quando poi questa tecnologia la rendi sviluppata si riducono i costi. Succederà lo stesso anche con le batterie, probabilmente. Lo sviluppo forse ci sarà in particolare su venti trent’anni. Bisogna andare lì in squadra e convinti.  Dobbiamo crederci e farli accadere questi progetti. Abbattere la barriera legata alla scala.
LUCA ROMANO
Fisico. Pagina fb l’avvocato dell’atomo. Giornalista. Master in giornalismo scientifico. Laurea magistrale in fisica teorica.
Le radiazioni non sono intrinsecamente pericolose. Il corpo umano ha 10mila decadimenti radioattivi per secondo. Le banane sono radioattive. La radioattività è ovunque e è naturale. Le città costruite sul tufo sono radioattive. Ci sono elementi radioattivi pericolosi, come lo iodio 131. Ci sono radiazioni che se assorbite in grande quantità in breve tempo sono pericolose. Conta la quantità. Fino alla soglia limite le radiazioni non sono pericolose. Questo produce preconcetti anche sulle scorie.
Un reattore non può esplodere. Ci sono state delle esplosioni ma non ci possono essere detonazioni nucleari come una bomba. Perché avvenga bisogna che ci sia il 90% di fissile e invece in un reattore ce n’è il 7% al massimo.
Le scorie radioattive sono molto gestibili. Oggi sono talmente poche nel mondo (con poco uranio fai tanta energia, la densità energetica è alta) le scorie in termini relativi (centinaia di migliaia di tonnellate in 70 anni tenendo conto che produciamo centiania di miliardi di tonnellate di CO2) che non vale la pena gestirle.
Si preferisce lo stoccaggio in superficie delle scorie perché per quei pochi volumi che hai lo stoccaggio in profondità o il riciclo nei reattori autofertilizzanti sono sconvenienti. Conviene mantenere le scorie in stoccaggi superficiali anziché in profondità studiati per ere geologiche. Conviene usare uranio vergine anziché riusare quello delle scorie così come non si riciclano alcuni rifiuti riciclabili perché non è conveniente.
Fukushima fu esagerato dai media, soprattutto da Repubblica.
Nel 2011 non si votava solo per il nucleare. Si votò contro Berlusconi e sotto l’onda di Fukushima.
Nei prossimi anni si avrà la svolta dei reattori modulari. Ci sono due modelli in fase di licenza. Reattori di piccole dimensioni producibili su scala industriale, portabili dove servono e assemblarli. Questo abbasserà i costi. Si può pensare a introduzione del nucleare non da parte dello stato. Rolls Royce sta sviluppando reattori modulari e quando li ha disponibili si stacca dalla rete elettrica e li usa per produrre energia per le sue fabbriche. La FCA potrebbe acquisatre un reattore da GE HItachi e comprarla. Ancora ci sono lungaggini, burocrazie legate ai reattori a lunga taglia.
Nel breve non ci sarà il ritorno al nucleare in Italia ma la speranza in un cambiamento nel medio termine può esserci.
In Italia forse queste cose potranno svilupparsi nel futuro. Anche in Europa il nucleare è visto male e richiede molti investimenti e obiettivi di lungo termine. Ci si investe o dove sono tutti d’accordo o dove non c’è democrazia. Russia, Cina, India. Nel mondo ci sono 55 reattori nucleari in costruzione.
La paura vende. Pubblicare articoli in cui si fa terrorismo psicologico vende.
Nel nucleare è quasi gratis fare terrorismo psicologico sul nucleare perché nessuno si lamenta. Ci sono poche aziende, ci sono pochi esperti e non vengono invitati.
Repubblica scrive che i giapponesi compravano cappelli, che sono inutili per proteggere le radiazioni. Peraltro la radioattività anche a Fukushima era equivalente a quella di una mammografia.
Un giornale tedesco ha scritto che Tokyo sarebbe rimasta inabitabile. Compravano le bici perché col terremoto la metro era fuori uso. L’incidente nucleare ha fatto zero morti. Il terremoto 16000.
A Fukushima c’è una zona di esclusione anche se la radioattività lì è simile a quella di Orvieto. Le spiagge di Guarapa sono fatte di monazite, che contiene torio. È quasi doppia la radioattività in alcune parti rispetto alla zona rossa di Chernobyl. E fanno bene alla salute, dicono e se ci stai per due settimane non è un problema. Se ci passi due anni forse assorbi radioattività rischiosa. Non se ci passi due settimane. Comunque La Stampa ha detto che a Chernobyl la radioattività uccide ancora mentre a Guarapà è bello andare e fa bene.
Non ha senso confrontare il reattore e il caso di Chernobyl, dove la maggior parte dei danni sono stati causati dalla burocrazia sovietica, e i modelli attuali. I progressi tecnologici sono stati rilevanti.
Chernobyl è stato un evento dal forte impatto emotivo. Era la prima volta di una dispersione radioattiva simile. Quindi anche le stime sui danni erano più elevate. Tutta sta gente in realtà non è morta. Siamo a una stima piuttosto attendibile per cui i morti di CHernobyl sarebbe tra 200 e 500 persone. Un grande evento fa più paura di piccoli eventi ripetuti. È per questo che un attentato terroristico o un incidente aereo fanno più paura di un incidente automobilistico anche se facendo la media statistica si vede che l’aereo è più sicuro.
Il nucleare è la fonte più sicura tra tutte le fonti. Se mediamo il numero di decessi sull’energia ottenuta è più sicura delle stesse rinnovabili. Per quanto si tratti di operai cinesi che cadono dal tetto o muiono in miniere di terre rare il nucleare risulta più sicuro. Le rinnovabili sono molto sicure. Nucleare ed eolico sono simili. Le fossili, tenendo conto di problemi respiratori e inquinamento, sono fino a sei volte più mortali del nucleare.
A Fukushima e a Three Mile Island i morti sono stati zero.
Ogni anno l’inquinamento uccide 4000 persone. È la quarta causa di malattie al mondo.
Oggi la probabilità che succeda Chernobyl è zero. Quei reattori non sono più prodotti. I difetti alle barre di controllo sono stati tolti. Non si producono più armi nucleari (Chernobyl doveva servire ancher per uso militare). I cicli del combustibile erano fatti ogni cinque giorni e oggi ogni 18 mesi. Si aveva una gru per fare il ciclo e non c’era il tetto e la nube è andata in giro. Oggi questi reattori non si fanno più.
La più grande novità non è comunque quella tecnica. A Chernobyl ci furono molti errori umani dovuti a incompetenza per il fatto che i direttori non avevano mai visto un reattore nucleare e venivano da impianti a carbone. Oggi la IAEA certifica il personale dei reattori nucleari. La certificazione è obbligatoria.
Il numero 4000 morti a Chernobyl era un numero di casi di tumore nella coorte dei liquidatori (non nella popolazione generale). Via via abbiamo terapie migliori sul tumore quindi non possiamo dire che siano cause di morte. Nel report dell’onu viene spiegato che questi casi potrebbero essere guariti. Si parla di tumori in più rispetto alla media. Erano proiezioni. Nel 2016 il nuovo rapporto non li cita. Oggi gli unici morti che possono essere attribuiti all’incidente, oltre ai morti avvelenati subito, furono le persone colpite da tumore alla tiroide: si parla di circa seimila casi di tumore alla tiroide e altri diecimila in futuro. Il tumore alla tiroide comunque ha un tasso di sopravvivenza del 99% in caso di diagnosi precoce e queste persone sono sottoposte a osservazione. Arriviamo a poter aggiungere qualche centinaio di morti, se vogliamo. Esiste la Chernobyl tissue bank. La direttrice ha spiegato come i modelli iniziali erano sbagliati, obsoleti, cumulativi, usabili per fare una legge restrittiva ma non per fare una stima di morti. È come se prendi le persone che si tagliano per farsi la barba. Se ogni giorno nel mondo un milione di uomini si tagliano facendosi la barba e perdono un millilitro di sangue un milione di morti per un millilitro fa mille litri di sangue perso al giorno. Siccome 5 litri di sangue persi sono mortali. Allora ogni giorno muiono 400 persone facendosi la barba.
Avevano dei reattori che non andavano d’accordo con le tecnologie che volevano mettere
Quanto è difficile coordinare le policy tra i vari paesi? Come facciamo a farle queste cose? La tecnologia nucleare richiede in generale cooperazione internazionale (e per questo non porta a proliferazione militare ma la previene). La bomba l’ha la Corea che non ha avuto l’ok al nucleare.
Il progetto terrapower gode di buona stampa perché c’è Bill Gates di mezzo.
 Bill Gates documentario. Società therapower. C’era un contratto tra usa e cina e è arrivata la guerra dei dazi.
Il progetto è di reattore autofertilizzante cioè che mentre consuma il core iniziale di fissile 235 trasforma l’uranio 238 non fissile in plutonio 239 fissile in misura superiore a quello consumato. Per ogni atomo di uranio che consumi vai a generare più di un atomo di fissile (1,2 o 1,4)  e poi potrai riciclare il fissile in più. Le barre di combustibile così si esauriscono. Oggi usiamo un 5% di parte arricchita e ci ritroviamo oltre il 90% di residuo esausto e non utilizzabile. A ogni ciclo del combustibile una parte sempre maggiore di uranio 238 si fissiona, si trasforma in plutonio, si fissiona e vai a usare tutto il combustibile. Oggi lo sfrutti per l0 0,7% che viene arricchito ma questo comporta uranio impoverito che devi trattare in altro modo. In pratica coi reattori autofertilizzanti bruci le scorie e non ne residuano più. Terrapower permette il breeding del combustibile. Al momento è in sviluppo. I reattori autofertilizzanti esistono già. In Russia esistono, il bn 800. La Russia è all’avanguardia su questa tecnologia. Entro la fine del 2021 funzionerà unicamente bruciando scorie.
Perché non investiamo tutti su questo reattore? Perché i reattori normali li puoi raffreddare con acqua. I reattori autofertilizzanti no. Devono essere raffreddati con un elemento che non rallenti i neutroni. I neutroni devono essere mantenuti veloci per favorire il breeding di nuovo combustibile. Quindi devi usare metodi di raffreddamento alternativi che sono tecnologicamente più complessi e più costosi. Non conviene perché il prezzo dell’uranio sul mercato è troppo basso. Conviene comprarne cento volte di più e sfruttarne meno dell’uno per cento che comprarne cento volte di meno e sfruttarlo tutto.
L’uranio naturale contiene lo 0,7% di uranio 235, che è fissile e il resto di uranio 238, non fissile. L’arricchimento dell’uranio consiste nell’aumentare la percentuale di fissile. Il grado di arricchimento civile è tra il 5 e il 7%. Il grado di arricchimento militare è sopra il 90%. Quando lo arricchisci ti resta dell’uranio la cui percentuale di 235 è più bassa dello 0,7%. Quello è l’uranio impoverito. Quando tiri fuori il combustibile dal reattore l’uranio 235 si è bruciato, resta un 1,5%, un due% si è trasformato in plutonio, hai un 3 4% di elementi di fissione (kripton bario stronzio ecc), il resto 92% è uranio 238 e è la barra esausta. Sia l’uranio impoverito ottenuto come prodotto di scarto sia la barra esausta sono entrambe usabili come combustibile in un reattore autofertilizzante che progressivamente trasforma uranio 238 in plutonio, lo fissioni, se ne genera altro, generi processi, lo rimetti dentro, puoi andare avanti fino anceh a venti volte. Questo elimina il problema delle scorie a lunga durata, che sono quell’uranio lì. Restano solo i prodotti di fissione, come scorie. Non sono una passeggiata di salute, vanno stoccati adeguatamente, ma hanno tempi di decadimento non millenari. L’elemento col tempo di decadimento più lento è il cesio che ha un tempo di dimezzamento di 30 anni e che quindi va stoccato per qualche centinaio di anni, che equivale a quello di alcune plastiche. Il decadimento più pericoloso, l’unico con dimostrati effetti tumorali, lo iodio 131, ha un tempo di dimezzamento di otto giorni. Dopo tre mesi si è ridotto di un fattore mille.
In Russia studiano i raffreddamenti a piombo. Ci sono vari metodi di raffreddamento (a sali di fluoro, a sodio metallico fuso, ad acqua supercritica, a elio…)
Qual è il paese che sta avanzando più velocemente dal punto di vista del nucleare? Ci sono molti settori di ricerca diversi. Ci sono esigenze diverse. Oggi il reattore più potente è l’epr. Il reattore produce un gigawatt e sei di potenza nominale e ha un capacity factor superiore al 94%, quindi 1,560 gw di potenza effettiva. È una Ferrari. Però ha dei costi e dei tempi di costruzione enormi. Se devi alimentare un paese industrializzato e con la popolazione concentrata in grandi aree urbane può avere senso. Se devi alimentare il Canada, con popolazione sparsa in tante città da centomila abitanti molto distanti è meno conveniente investire su epr e più conveniente investire su reattori modulari.
Al momento il paese che investe più in reattori autofertilizzanti è la Russia. Il paese che sta costruendo più reattori al mondo è la Cina. Però la Cina ha pochi progetti suoi. I cinesi si fanno fare i reattori dai coreani, dai francesi, dai russi. Il paese che investe più dal punto di vista economico è la CIna. Il più avanti tecnologicamente è la Russia per gli autofertilizzanti, mentre sono gli Stati Uniti per i modulari (su ricerca non statale, consorzi newscale, aurora, ge hitachi). I reattori modulari sono piccoli per dimensioni e potenza e non servono a riciclare scorie o alimentare grandi aree ma alimentare piccoli centri abitati isolati difficili da connettere a una griglia energetica. I reattori modulari abbatterebbero il problema dei costi. Se puoi produrre reattori a cinquanta per volte in una fabbrica, li porti da una parte, li assembli, il costo è calato.
Il nucleare può deturpare il territorio? Lo stoccaggio delle scorie deve essere per forza in Sardegna? Ci sono stati scandali come quello del poligonio di tiro di Quirra. Si parla del tumore chiamato sindrome di Quirra. Come si può rendere il nucleare non impattante? Come si possono convincere le persone ad accettarlo? Intanto bisogna spiegare le cose. L’uranio impoverito per uso militare è una cosa pericolosa ma non perché è radioattivo ma perché viene usato per proiettili anti carro e nell’impatto si sbriciola e genera una polvere nell’aria che è tossica come sono tossici l’amianto o il fosforo bianco (ma le radiazioni non c’entrano nulla). Prima di correlare l’incidenza di tumori a presenza di uranio impoverito bisogna escludere le correlazioni spurie. Ci sono stati casi di persone che hanno lamentato tumori dopo Chernobyl, ma non c’entrava nulla. L’impatto ambientale del nucleare è tra i minori. A parità di energia prodotta il nucleare è quello che ti consuma meno. Se un reattore genera 1400 mw, è vero che attorno alla centrale si lascia un’area scoperta per prudenza (inutile ma viene fatto), in quell’area la natura esiste tranquillamente. I biologi marini vanno vicino alla centrale di diablo canyon perché lì non ci vanno tante persone, no nci sono stabilimenti chimici, l’acqua delal centrale è la più pura della California e infatti si vedono le balene che fanno tuffi in quell’acqua.
Quello che si vede uscire dalla centrale non è fumo ma vapore acqueo. Le scorie le dovrai stoccare, ma i volumi sono molto più bassi di quello che si ritiene.
Tolte le scorie l’impatto ambientale del nucleare è nullo. L’ipcc classifica il nucleare come la fonte a più basso impatto ambientale insieme all’eolico. Il solare ha un impatto quattro volte superiore se consideri tutta la filiera produttiva dalla produzione del pannello allo smantellamento. Il pannello resta venti volte meno inquinante di una centrale fossile, comunque.
Anche con la filiera di estrazione dell’uranio, processamento, inserimento nel reattore, un chilo di uranio dà la stessa energia di tremila tonnellate di carbone. Quel chilo di uranio senza riprocessamenti dà un chilo di scorie e zero emissioni. In termini di resa una centrale nucleare che consuma una ton di combustibile all’anno produce energia come una centrale a carbone che consuma trenta ton di combustibile all’ora. Il nucleare ha efficienza bassa, siccome le temperature del nocciolo sono alte, solo il 30% dell’energia viene convertita in energia elettrica ma il calore di scarto può essere usato per esempio per teleriscaldare tagliando ulteriormente le emissioni perché oggi bruciamo gas. L’Egitto si dà al nucleare anche perché con il calore di scarto puoi desalinizzare l’acqua di mare portando acqua potabile a chi soffre la desertificazione. Rendendo coltivabili terreni che prima non lo erano. Una griglia energetica fatta con base load nucleare e fill in di rinnovabili, che dipendono anche dalla geografia (se hai più sole fai più sole o fai più vento o fai più acqua). Ciò permetterebbe di dare impulso ai sistemi di ccs. Se noi fossimo carbon neutral nelle prossime 24 ore il riscaldamento globale non rallenterebbe. Le emissioni di CO2 non sono la causa del riscaldamento globale. Il calore del sole causa il riscaldamento globale e la CO2 in atmosfera è la valvola che decide quanto calore passa. Dopo che la valvola avremo smesso di aprirla dovremo iniziare a chiuderla, prelevando CO2 dall’atmosfera, stoccandola sottoterra dove era prima che estraessimo petrolio gas e carbone o facendo carburanti di sintesi che potrebbero essere usati nel trasporto aereo. Il load following di nucleare e rinnovabili consentirebbe di fare questo. Quando hai eccesso di energia da rinnovabile puoi dirottare l’energia del reattore nucleare a fare ccs.
Ci sono vari utilizzi alternativi del nucleare.
Il nucleare dal punto di vista ambientale dovrebbe essere visto con favore. Ci sono ambientalisti di spicco che sono a favore: environmental progress, john hansen, george monbiot di extinction rebellion, james lovelock.
TONI VOLPE
Il problema del nucleare per me è il costo, almeno delle tecnologie esistenti e commerciali. Oggi il costo, anche senza considerare il fine ciclo vita degli impianti, è molto alto. In uk per costruire il nucleare è stato fatto un contratto a 92 sterline mentre per l’eolico ha 40 sterline. Non è la stessa cosa perché il base load può essere soddisfatto meglio dal nucleare anceh se lo puoi fare anceh con tante fonti rinnovabili. Però è più affidabile sapere che quel tipo di energia lo hai disponibile. Sono curioso di vedere se questi microreattori costeranno meno. Il problema resta che devi convincere tante comunità che devi avere tanti piccoli reattori. Invece di una comunità un reattore. Hai n problemi invece di uno. Credo che la sfiducia delle persone sia negli uomini che gestiscono le centrali più che negli aspetti scientifici. Gli incidenti sono s tati legati più alla gestione che alla tecnologia.
Quindi tema economico e di accettabilità. Infatti dove si fa? A parte la Finlandia. Dove il reattore ci ha messo tempo e è costato quattro volte di più. Ci sono dei tempi ingestibili per economie di mercato per come funzionano oggi. Non ci sono investitori che entrano in progetti per i quali la fase di costruzione dura 15 anni. Succede in economie non di mercato più facilmente dove forse non fanno azioni di convincimento sulla popolazione. Il problema non è tecnico ma è economico, finanziario, di tipo di disegno di mercato. I mini reattori potrebbero essere prodotti di mercato e è una sfida non banale.
Avere energia CO2 free sarebbe ideale. Il tema è come superare questi ostacoli. Tante centrali nuove nei paesi occidentali è difficile immaginarle.
LUCA ROMANO
Il nucleare è chiaro che non è un investimento in perdita ma ha elevati costi iniziali che si ripagano dopo tanto tempo. Prendere come esempio i reattori europei è un po’ fuorviante. Questi hanno avuto tempi di costruzione molto allungati e questo è dipeso dalla burocrazia, da un sacco di proteste degli ambientalisti, da enti regolatori molto ostruzionisti. Un tempo medio di costruzione di un reattore è stato di otto anni. In quattro anni sono stati costruiti due reattori, centrale di onugawa, più vicina del terremoto di quella di fukushima e stesso tsunami e non ha subito danni. La centrale che stanno avviando negli emirati arabi (epr di fabbricazione coreana) è stata ultimata in sette anni, di cui uno è stato per le certificazioni del personale. Il costo è stato di venticinque miliardi per quattro reattori, quindi sei miliardi a reattore, in linea col preventivo iniziale. Grosso investimento però fornisce 1400mw con capacity factor del 40% per 60 anni in licenza. Richiede investimenti elevati e saper puntare almeno a dieci anni di distanza. Non è però un investimento in perdita. È vero che nelle economie di mercato è difficile.
Costo sociale. Il fatto che ogni fonte deve essere sostenibile anche nel senso che la gente deve accettare la presenza di un impianto di generazione elettrica in quel posto. Alla gente non piaciono le pale o i pannelli o le centrali nucleari. Le persone hanno paura, non si investe nel nucleare. I governi non vogliono impegnarsi in progetti a lungo termine se sanno che per la paura della gente il prossimo governo può smantellare tutto.
In Francia si vede bene. Il governo Hollande promise la chiusura di Fessenheim e alla fine hanno staccato il primo reattore. Quella centrale poteva funzionare per altri venti anni. Edf ha detto che il governo dovrà pagare al governo francese tutta l’energia che il governo avrebbe pagato nei venti anni successivi. Perché la centrale fu fatta costruire dal governo e quello era l’impegno. Solo l’acconto è stato 400 miliardi di euro. Dovrà continuare a pagare l’energia a prezzo di mercato come se quella centrale producesse energia, fino al 2036.
Ecco che è importante cambiare la percezione della gente.
È la paura il motivo per cui si investe sulle rinnovabili e non sul nucleare. Bisogna investire anche su lui per avere una decarbonizzazione veloce.
Poi blasto le rinnovabili sulla pagina per demolire il mito del cento per cento rinnovabili.
Storage. Ci sono prospettive? La unreliability delle rinnovabili è difficile da compensare e lo storage dell’energia ha costi ambientali elevati (le batterie richiedono litio, coltan, ad alto impatto ambientale) e è costoso. Il più grande sistema di storage al mondo è quello di orsndale in Australia, della tesla, produce 100mw di energia con autonomia per tre ore e è costato 90 milioni di dollari. Se pensiamo di dare autonomia a tutta l’Europa parliamo di trilioni di euro. Il problema delle rinnovabili è il capacity factor e la variabilità.
TONI VOLPE
Sulle batterie il paragone è improprio. Oggi la batteria non è una tecnologia ideale per immagazzinare, per spostare carichi di paesi da un’ora all’altra. Per costo e caratteristiche è una tecnologia, un po’ come l’ibrido, serve per fare una serie di funzioni che aiutino la stabilità delle reti elettriche, poi possono anche dare capacità per brevi periodi, anche spostare un po’ di energia per qualche minuto. Il loro costo scenderà. Non sarà mai una batteria da tre ore usata per tutto il sistema europeo. Un finto mito è anche l’imprevedibilità delle rinnovabili. Con tecnologie che consentano di gestire la domanda, un po’ di stoccaggio, risorse flessibili, puoi arrivare a livelli di penetrazione delle rinnovabili molto elevate. L’unica soluzione del mix energetico non possono essere le rinnovabili. Il nucleare può avere un ruolo ma deve superare questi scogli.
Mi chiedo: ci dovesse essere un altro incidente è impensabile convincere l’opinione pubblica. Il nucleare ha patito più la mancanza di trasparenza degli incidenti. Un po’ per colpa dei media ma sia coi russi che coi giapponesi abbiamo capito come sia andata. Anche la società elettrica giapponese non è stata trasparente. Dare trasparenza è la cosa giusta da fare.
Se riescono a decidere le persone sulla base del logos e non del pathos è meglio. Le decisioni impulsive non servono.
Il fatto che le migliori tecnologie siano sviluppate in Russia mi fa venire qualche dubbio.

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