there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Diciamo come ipotesi

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Se per ogni sbaglio avessi mille lire non passerei nessun tipo di vecchiaia economicamente tranquilla, visto che le mille lire non hanno più valore. Di sicuro, però, sarà davvero bene mettere via i consigli perché a sbagliare sono bravissimo da me. Ma almeno è tutta farina del mio sacco.

Hai presente quando tiri un calcio al pallone su un prato, ma il tiro è troppo forte e il pallone esce fuori dal campo e magari trova un dirupo e devi correre per raggiungerlo, ma lui va più forte finché non trova uno spiazzo piano o un albero e allora puoi riprenderlo, ma senza sapere se ha fatto danni lungo il cammino? Ecco. Mi sembra di essere in una situazione del genere. Aver perso il controllo, diciamo. Allora ti racconto una storia cominciata a febbraio o forse prima.

Di sicuro sei stata l’ultima a contattarmi. “Vorrei parlare con chi registrava le fatture”. Potrei dirti di aver pensato se c’era qualcuno a cui scaricare la palla. Di aver rovistato nei cassetti per vedere se per caso qualche topo si sarebbe prestato a far finta di sostituirmi. Mentirei, anche perché in realtà in quel periodo cercavo di prendere qualsiasi lavoro. “Sai, così possiamo integrarci”. Era esattamente quello che cercavo di fare, anche perché voi non ci entravate niente in quello che era successo e poi mi piaceva aiutarvi. Poi è vero che a volte era meglio se sceglievate di tirare a testa o croce per prendere una decisione, anziché seguire i miei consigli, ma questo è un altro discorso.

Potrei ricordarti il famigerato caso-leasing, ma non era mica facile coniugare la teoria, quello che avevo fatto io, quello che poi avevano cambiato altri, quello che avevano fatto prima e quello che dovevate fare voi. Se poi andavo a chiedere aiuto nei vari “uffici complicazioni affari semplici” il massimo aiuto che potevo ottenere era quello di complicare ancora di più le cose.

A febbraio sono venuto su per la prima volta. Ricordo un viaggio in treno particolarmente teso. Di fianco a me c’era una donna che sosteneva di essere curiosa di tutto e che se un giorno voleva fare una ricerca sulle bucce di patate prendeva e la faceva. Sosteneva di cercare nei libri l’anima dell’autore. Inoltre mi ha consigliato cosa fare se veramente volevo fare l’insegnante, come le avevo detto, anziché diventare schiavo delle aziende e dover fare tre ore di viaggio in treno senza particolari motivazioni. Poi è venuto fuori che questa donna non lavorava, quindi aveva tutto il tempo libero che voleva: bellissimo, ma troppo facile. Inoltre schifava internet, ma sfruttava suoi conoscenti quando ne aveva bisogno per le ricerche. Infine non aveva voluto darmi esempi di libri con l’anima, ma ha semplicemente sparato merda sui “romanzetti” contemporanei, senza che abbia detto neppure di leggere i classici. Insomma era una tipa snob: più parlava e peggio mi restava. Infine i suoi prodighi consigli mi sembravano quelli di chi li dà sempre quando non può più dare cattivi esempi.

Una volta arrivato a Fidenza sono sceso. Pensa che il controllore non voleva che portassi con me la valigia, che il conducente del treno voleva sequestrarmi, che per aprire la porta ho dovuto usare un martello pneumatico (dove l’avevo? Porto sempre martelli pneumatici in tasca…). Invece ho superato tutti questi ostacoli ed eccomi a Desolate Land. Stazione di Fidenza. Mi viene a prendere Alessia, la quale mi telefona, io la cerco con lo sguardo e ovviamente prima di vederla devo fare un giro su me stesso. Alla fine ci vediamo e ancora mi dà del lei, credendomi una persona seria. Piano piano arriveremo al “gimme five”.

Entro dentro il quartier generale e trovo Ilaria, l’unica che conosco, che mi presenta a tutti. Vedo Barbara (“Così non saremo solo due righe su un computer”, frase abbastanza romantica, volendo), Paola (abbastanza muta), te e Alessandra. E’ soprattutto lei a parlarmi e a darmi un pacco di fatture da autorizzare: tormentone che non finirà mai. Con te cerchiamo di capirci qualcosa coi leasing, vedo che ti mangi le unghie, non parliamo poi molto, ma mi colpisci subito. Hai presente una fata vestita di bianco? Non che ci sia stato un colpo di fulmine, che non sarebbe stato male, visto che è più probabile essere colpiti da un fulmine anziché vincere al superenalotto. Una volta colpiti da un fulmine, quindi…non cambierebbe niente, probabilisticamente parlando.

Tornando a te, da quel momento quando mi chiedono chi sia la più carina al quartier generale, non mi esprimo, allora insistono e tutti indicano Elisa (magari anche senza averla vista) e io dico che sì, Elisa va bene, ma è appariscente. C’è chi mi piace di più. E sei già te.

Arriviamo a giugno e ogni tanto capito su. Mi dici del tuo compleanno, scherzi con me e su di me, al telefono mi prendi in giro e mi piace un monte (“Quando c’è il grande evento del tuo arrivo?”, “Mi devo fare particolarmente bella”, “Lei l’ha detto con una voce sexy”, “Ma cosa indossi al mare?”). Lo stesso in ufficio (“non vi strusciate”, “Siamo gelose”) e poi mi chiedi se durante l’weekend posso restare su per una cena insieme a tutti.

Ti faccio vedere l’ipod e, a parte una mezzora di risate allusive, mi dici che vuoi una canzone e che la vuoi subito. Cominciano allora le mail e i cd. Poi mi darai il cellulare e cominceranno i messaggini. La palla inizia a rotolare. Non so ancora dove mi porterà. Non sapevo che presto avrei raggiunto un bel punto di cottura. Di sicuro non c’erano problemi. Mi sono piaciute molto le tue frasi sul raggio di sole e sul bisogno di innamorarsi di qualcosa ogni giorno. Al che un giorno ti ho anche aggiunto “E di qualcuno”, sottintendendo te, perché qualcosa già c’era, evidentemente. Del resto una volta al telefono hai parlato di un “signor vodafone” che avrebbe potuto volerti tutta per sé e anche allora ho pensato che sarei potuto essere io. Non così come negli ultimissimi tempi, diciamo come ipotesi.

 

 

 

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