there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Lezioncina sulla legge della domanda e dell’offerta.

Questo post risponde alla domanda di una persona che voleva saperne di più su domanda, offerta, mercati e su cosa significhi facilitare l’incontro tra domanda e offerta.

Io voglio un gelato. Decido che al prezzo di 1 euro potrei comprare un gelato per me, per la mia famiglia e i miei colleghi. Mettiamo quindi che a 1 euro comprerei 10 gelati. A due euro, invece, vorrei comprarne 6, a tre euro 2 e a quattro euro me lo comprerei solo per me. Se metti i prezzi e le quantità in un grafico cartesiano, costruisci la mia curva di domanda individuale. Al diminuire del prezzo aumenta la quantità richiesta, quindi la curva ha un andamento decrescente.

Se siamo in tanti, meglio ancora tantissimi e senza potere di influire sui prezzi, tutti noi vogliosi di gelato da comprare al mercato dei gelati e quindi da scambiare con chi ce li ha (dicendoti queste cose metto là un po’ di assunzioni di base, sappilo e fregatene pure), ognuno di noi avrà la sua curva di domanda. Ognuno, cioè, sarà disposto a comprare un tot di gelati a vari livelli di prezzo. La somma di tutte le curve di domanda individuali dà quella di mercato.

Tu vendi gelati. Fai lo stesso ragionamento fatto per i compratori, ma al contrario. Cioè più alto è il prezzo, maggiore sarà la quantità di gelati che sarai disposta a vendere. Otterrai graficamente una curva crescente. Quella sarà la tua curva di offerta. La somma (il luogo geometrico) delle curve individuali darà la curva di offerta di mercato.

Ora, naturalmente, se tu vuoi vendere e io voglio comprare, ma stiamo tutti e due a casa a giocare a 2048 non si verifica nessuno scambio, almeno tra noi due. È chiaro che dobbiamo comunicare le nostre intenzioni o cercare informazioni: o andremo davvero al mercato o tu avrai aperto un negozio e io lo troverò grazie a Around Me o tu farai una pubblicità sfrenata in radio o io girerò con un cartello compro gelati hofame e tu mi vedrai, ma queste cose non cambiano la sostanza: esistono una curva di domanda e una di offerta del mercato dei gelati. Dato che non sono parallele tra di loro, esiste un punto in cui si incontrano: quello è il punto di equilibrio. Verranno scambiate quelle quantità a quel prezzo. Chi voleva quantità o prezzi diversi non sarà soddisfatto. Si può dimostrare (io non ho nessuna intenzione di farlo) che il punto di equilibrio è di solito quello che massimizza il benessere economico della società, ovvero è il più efficiente. “Di solito” vuol dire “non sempre”, ma adesso non buttiamoci sulle esternalità e torniamo a noi.

Eh. Dove eravamo? Se un prezzo di mercato esiste, domanda e offerta si sono già incontrate. Che significa “facilitare il loro incontro se questo è già avvenuto e si sono unite in matrimonio?” Se prendi due stuzzicadenti e li incroci tra di loro, non è che hai da facilitare il loro incontro, dopo che li hai già sistemati.

Questo non significa che le curve non si spostino (cambiamento nei gusti dei consumatori, scoperta di beni sostitutivi, cambiamenti tecnologici, aumenti shock del prezzo del petrolio, miliardi di altre ragioni) o che nella realtà non si possano cambiare le condizioni di mercato o che qualcuno non faccia lobby per fissare prezzi (o quantità) diversi da quelli esistenti.

Ma andiamo avanti.

Non sempre, nella realtà, il prezzo di mercato che si forma, è quello ottimale di equilibrio. Esistono situazioni in cui ci sono eccessi strutturali di offerta o di domanda oppure casi in cui i compratori oppure i venditori hanno un potere di mercato tale da prevalere. Oppure possono essere i governi a favorire certi portatori di interessi adducendo ragioni improbabili.

Esempi.

Sottoporre certi settori a limitazioni di quantità e/o a fissazioni di prezzi arbitrarie: vedi tassisi, notai, farmacisti, commercialisti, avvocati, giornalisti, commercianti (soprattuto un tempo). Il meccanismo degli albi, delle licenze, delle regolamentazioni crea un gruppo di vincitori protetti e un gruppo di perdenti (i compratori di quei servizi, che hanno prezzi più alti e disponibilità più basse.) Anche chi vorrebbe entrare in quei mercati è sfavorito.

Imporre dazi, sussidiare qualcuno (tipo gli agricoltori) o incentivare un prodotto anziché un altro crea distorsioni, che hanno senso solo se correggono un’esternalità. Cioè mai quando si parla di incentivi alle auto, all’agricoltura, agli elettrodomestici o agli orsacchiotti in peluche.

Perché ci sono sempre code dal dottore e perché i tempi per prenotare una visita alle Asl sono più alti che dai privati? Certo che ci saranno ragioni di inefficienza o difficoltà di programmazione proprie o quel che vi pare, ma se il prezzo delle prestazioni è più basso di quello di equilibrio è inevitabile che si formino delle code di attesa. Ci sono automaticamente più persone a chiedere la prestazione di quante ce ne sarebbero a prezzi più alti. Si tratta di eccesso di domanda. Questo a prescindere da chi paga la differenza, cioè i contribuenti e anche dal fatto che per quanto riguarda certi settori, come la sanità o l’istruzione, si può parlare di esternalità da correggere o comunque si può dire che sia accettabile la situazione che si viene a creare. Purché non ci si lamenti delle code: quelle sono una conseguenza ovvia.

Perché nei Paesi che vogliono fissare i prezzi dei prodotti, di solito in basso, si vede la gente a fare la coda nei negozi per il pane? Perché in Venezuela mancava la carta igienica? Perché succedevano cose del genere nei Paesi dell’est o in Colombia o in Argentina? Per lo stesso motivo del caso della Asl. Il governo cerca di manipolare il mercato e crea distorsioni. Queste possono avere un senso per la sanità, ma non certamente per prodotti di consumo. (C’è anche chi dice che non hanno senso neppure per sanità o istruzione o che comunque i costi sono superiori ai benefici, peraltro.) Di solito comunque la gente risponde agli incentivi e se può crea forme di mercato nero. Tanto per dire: una delle ragioni dello sviluppo economico toscano del dopoguerra deriva dal fatto che esisteva un fiorente mercato nero ai tempi del fascismo e quello spirito di iniziativa poi fu portato alla luce.

“Solo un bombardamento provoca a una città danni peggiori di quelli del controllo degli affitti.” Chi ha detto questa frase cosa aveva in mente?:)

Ed eccoci al mercato del lavoro. Si parla di mismatch tra domanda e offerta, cioè nel mercato del lavoro non è così immediato o semplice lo scambio, rispetto ad altri mercati. È chiaro che non sia semplice trovare il proprio lavoro né, per le imprese, trovare la persona ideale che stanno cercando in quel momento. Anche perché un computer può arrivare da Shanghai in un attimo e io posso sapere esattamente quale voglio tramite una semplice ricerca su internet. Metti, però, che io e il mio lavoro ideale combacino esattamente con un posto disponibile oggi nelle isole Fiji. Come faccio a saperlo? Ora, il punto è che questo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro può essere temporaneo e allora poco male, oppure strutturale. Di solito esiste in tutti i paesi un tasso di disoccupazione strutturale dovuto a varie cause. Per quello che ci interessa qua, alcune cause vanno ricercate in eccessi di offerta: tetti ai salari, rigidità salariale, salari minimi, contratti collettivi vincolanti. Se in un certo momento il prezzo del lavoro è più alto di quello di equilibrio e non è possibile abbassare i salari, ci sarà più gente che cerca lavoro dei posti disponibili. È così e non sto dando giudizi di merito. Possiamo anche auspicare che sia così o possiamo cercare di capire come trovare dei rimedi se non ci sta bene, ma negare che sia così e pensare che esista un mondo ideale in cui questo non accade è disonesto intellettualmente (o segno di ignoranza: ce l’ho coi politici, non farci caso.)

Torniamo ai facilitatori. Di solito ci sono soggetti pubblici che dicono di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro (sì, va bene, nel senso di fungere da “luogo di scambio.”) . Per esempio i centri per l’impiego. Ti risulta che abbiano assolto alla loro funzione? O invece sono solo un costo in più, una poltrona in più, tanta burocrazia in più, una tassa in più e quindi un costo in più per le imprese e quindi un investimento produttivo in meno e quiindi un posto di lavoro in meno? È probabile che questi facilitatori abbiano facilitato il modo di trovare un’occupazione a se stessi, il che va anche bene se il loro costo non ricade sulle spalle altrui.

Ultima cosa. Tanto per capire cosa puoi ascoltare o leggere in giro. Ho sentito dire:”In Africa ci sono tanti produttori piccoli di caffè che desiderano esportare il loro prodotto. Vanno tutti alla frontiera. Lì ci trovano la Nestlè o un’altra multinazionale, che fissa il prezzo, ovviamente bassissimo, a beneficio dei consumatori occidentali o asiatici ricchi e lasciando nella miseria i poveri produttori locali.” Questo trascura il fatto della corruzione, nonché il fatto che i governi africani preferiscano gestire la distribuzione dei prodotti anziché favorire davvero i cittadini lasciandoli liberi di commerciare come vogliono (tutti i governi del mondo vogliono avere il potere di manipolare e regolare le vite altrui, anche nell’illusione di fare il bene dei propri popoli.) Il punto è che questa è una situazione di monopsonio: il compratore fissa il prezzo. Il tipo che ha fatto questo discorso dava la colpa al mercato libero quando è palesemente l’assenza di mercato concorrenziale il problema: e se il piccolo contadino non può ovviamente affrontare la Nestlè, siamo sicuri che il governo non potrebbe?. Oppure perché non crea condizioni affinché ci sia concorrenza tra più gente alla frontiera? Le questioni poi sono complesse e portano ad altre considerazioni,compresa quella che come non vanno bene i poteri di monopolio che si assicurano i governi, non fanno bene neppure quelli delle grandi imprese.

 

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