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Lo stupore delle prese elettriche

Una domenica a Firenze tra Klimt e Ottone Rosai

 


Oggi è l’ultimo giorno della mostra multimediale su Klimt alla chiesa di Santo Stefano al Ponte. Prima di andare a vederla faccio una corsa di cinque chilometri. Riesco a farli a 5’27” di media. Tre chilometri a 5’27”. Mi baso su questi tempi per ipotizzare soglie anaerobiche pari a 5’50” prima di lasciar perdere certi calcoli. Posso dire che 5’30” potrebbe essere un passo da considerare per la mia prima prossima mezza maratona?

Torno in casa per cambiarmi e all’atto di alzarmi dal letto sento uno schiocco alla schiena che mi tiene bloccato per qualche secondo. Per un po’ sentirò anche qualcosa muoversi, come se avessi una costola che gira. Invece si tratterà di una semplice contrattura muscolare.

Esco di casa e incontro dei vecchietti che si muovono verso il circolo Arci di Varlungo. Ci sono le primarie del PD. A me ricorda lo storico bar Savelli di Stia. Magari potrei frequentare il circolo più frequentemente.

Prendo il bus che mi porterà in centro e osservo. Ecco la gente che lo frequenta alle dieci di mattina di un ponte lungo festivo: domani è il primo maggio.

Una coppia giovane. Lei seminuda, lui col piumino. Ascoltano musica insieme. Parlano e si tengono la mano. Lei ha le unghie viola. Spippolano ambedue con lo smartphone. Davanti a loro un altro ragazzo spippola. Accanto a questi si siede una signora con macchina fotografica compatta.
Ci sono diversi anziani sul bus. Anche una signora che sembra uscita da un film di Ingmar Bergman.
Ci sono ben due passeggini con le mamme che stanno attente ai loro bimbi. Un’adolescente mastica la gomma e porta gli occhiali da sole. Un tipo sembra Panariello col cappellino da muratore.
Un ragazzo coi buffetti da serial killer si siede davanti alla signora uscita dal film e le parla. Estraggono una cartina. In effetti sembrano stranieri. Non capisco l’accento.
A una fermata entra un tipo occhiali, barbetta e maglietta rossa.

Al cento del bus un uomo sulla quarantina è molto pensieroso. Si regge con forza alle maniglie del mezzo. Sembra che stia facendo pesi. Accanto a lui sta un uomo somigliante a un vichingo in pensione dopo aver fatto anni di cicloturismo, anche se ha troppa pancia per esserlo. Con la camicia scura e i baffi un uomo sembra uscito da un romanzo di guerra: avrebbe potuto essere un vecchio alpino.

Ci sono diversi mega. La mega tipa giovane che ascolta musica con dei mega auricolari e guarda fuori. Un signore seduto su uno dei sedili sulla destra ha una mega Reflex. Una turista studia la Florence city map. Un’altra si scaccola. Due bimbi gorgheggiano. Entrano due donne che sembrano appena uscite da una serata di gala e hanno la faccia esorbitante di trucco.
Tante vecchiette: andranno a fare la spesa in un supermercato aperto?

La mostra di Klimt è bellissima. Ci si sdraia sul pavimento e alle pareti appaiono quadri e descrizioni. I quadri si muovono, vengono mostrati i dettagli ingranditi che poi si ricompongono. Questa esperienza di musica, visioni e luci lascia a bocca aperta.

Ci sarebbe anche la possibilità di usare gli occhiali in 3d per vivere un’esperienza tridimensionale ma richiede troppo tempo e la salto.

Ponte Vecchio è molto affollato, come al solito. Voci ovunque. “Che cazzo, oh, quiii, vieni quiiii, stop, I need to stop, We have to go”.

Non mi riesce entrare a visitare Palazzo Vecchio nemmeno questa volta. Con lo zaino non posso entrare nei posti gratis e per andare al museo c’è troppa coda. In compenso si può vedere il plastico dello stadio nuovo.

Si è fatta l’una e dirigendomi verso Piazza Santa Croce noto che all’Antico Vinaio ci sono delle code che sembra di essere agli Uffizi. Io mangerò una schiacciata da Schiacciavino. Quindi vado al caffè Mario in cerca di un bagno: peccato che delle tipe dell’est ci stiano dieci minuti buoni tra l’altro riempendo il cestino di assorbenti.

L’ultima parte della giornata la dedico al primo capitolo di “101 cose da fare a Firenze una volta nella vita”, cioè girare la stazione in cerca dei quadri di Ottone Rosai che…si trovano attualmente sopra la cassa nel negozio della Feltrinelli. Scopro anche l’importanza delle vetrate, dei marmi, del razionalismo, delle foto esposte, delle statue all’esterno, della pietra forte che compone l’esterno e anche la chiesa di Santa Maria Novella, delle altre opere d’arte e tutta la storia della stazione, che è esposta nel corridoio che separa la biglietteria dall’onnipresente Feltrinelli. Sono divertenti le riproduzioni delle vignette dei giornali che satireggiavano sulle polemiche ai tempi della costruzione. “Con tutto questo metallo, se arriva l’imposta sui metalli si sta lustri”.

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