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Lo stupore delle prese elettriche

L’economia brasiliana: dalle stelle alle stalle

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Una cronistoria completa qua:
http://phastidio.net/?s=Brasile

Prima del 2013
Il Brasile ha ridotto la povertà con Lula e Dilma, grazie al boom delle materie prime che è stato un carburante per il welfare. Sono arrivati a lungo enormi afflussi di capitali globali, spinti dalla ricerca di rendimento e poi frenati con una tassa sugli investimenti finanziari esteri.
Con Dilma il Brasile ha avuto: aumento del salario minimo e della spesa pubblica, riduzione delle imposte dirette, imposizione dell’obbligo alle banche di largheggiare nel concedere crediti, sussidi ad alimentari, ai carburanti, ai biglietti dei trasporti pubblici. Welfare da paese dei balocchi. Scandali per tangenti legati alla società petrolifera statale, la più indebitata del pianeta.

Una politica fiscale espansiva basata su sussidi e regali facendo finta di non avere vincoli, credendo che i boom delle materie prime siano eterni, genera quel consenso elettorale che la classe politica vuole comprare, finché non arriva la realtà a presentare il conto. Soprattutto se non si approfitta degli anni delle vacche magre per fare riforme strutturali.

Dal 2013 in poi, anche a causa del crollo dei prezzi delle materie prime, si presenta il conto: perdita di competitività, indebitamento delle famiglie, inflazione (e rialzo in ritardo dei tassi d’interesse), riduzione dell’avanzo primario dei conti pubblici, deficit delle partite correnti anche a seguito della spinta sui consumi dati dall’afflusso di capitali esteri. Deterioramento delle ragioni di scambio per il calo dei prezzi delle materie prime, deprezzamento del cambio, aumento delle “pressioni inflazionistiche già in atto a causa del surriscaldamento dell’economia per via fiscale.”

Il conto diventa più salato col ritiro successivo dei fondi degli investitori. Ecco i deflussi valutari, il calo del PIL e in particolare il crollo degli investimenti, l’aumento quasi incoercibile dell’inflazione, il decollo della disoccupazione, il calo della produzione, il gettito fiscale molto ridotto a causa della crisi, la spesa pubblica incomprimibile anche per rigidità costituzionali, il rapporto deficit/pil oltre il 9% . Sul conto hanno pesato anche la scarsa qualità dei servizi pubblici e la classe politica fortemente corrotta.
Che bisognerebbe fare? passare da una crescita trainata dai consumi ad una spinta dagli investimenti.
Quindi? Riforme strutturali di produttività, privatizzazioni con obiettivi di redditività non simbolica, riduzione dei sussidi che, tenendo bassi i prezzi dei carburanti, danneggiano lo sviluppo degli investimenti di Petrobras e dei produttori di etanolo.
Gli investimenti diretti esteri sono ancora alti, ma occorre disinflazionare l’economia “brasiliana con uno shock di produttività, e trasformare in parallelo il welfare.
Per tornare all’avanzo primario: aumenti di tasse, eliminazione di crediti di imposta che porteranno a una frenata dei consumi.
A maggio “La presidente brasiliana Dilma Rousseff è stata sospesa dalle proprie funzioni per manipolazione dei conti pubblici. Le è subentrato, per ora in qualità di facente funzioni, il vice presidente Michel Temer, con l’obiettivo di risollevare il paese dalla peggiore recessione dagli anni Trenta.”

http://phastidio.net/2013/06/18/il-gigante-nuovamente-malato/

http://phastidio.net/2014/10/30/brasile-faglia-socioeconomica-in-movimento/
http://phastidio.net/2015/02/10/brasile-un-anno-difficile/
http://phastidio.net/2016/05/23/brasile-linevitabile-resa-dei-conti-disastro-dilma/
http://phastidio.net/2015/11/23/disastro-brasiliano-solo-allinizio-la-colpa-non-del-liberismo/

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