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Effetti della crescita della popolazione sullo sviluppo economico

 

Da Environmental and natural resources Economics, di Tom Tietenberg.

La crescita della popolazione incentiva o inibisce le opportunità dei cittadini di un paese? La risposta dipende dalla fase dello sviluppo che il paese sta attraversando? Il declino nella crescita della popolazione che si sta manifestando in diversi paesi che effetti avrà sulla crescita economica?

La crescita della popolazione influenza la crescita economica e, fintantoché ogni persona dà un suo contribueto, gli effetti sono positivamente correlati. Finché il prodotto marginale di ogni persona è positivo, più persone significano più output. Poiché questa condizione non è molto restrittiva, la correlazione tra aumento della popolazione e aumento della produzione dovrebbe essere vera.
Tuttavia, l’esistenza di una produzione marginale positiva non è un test molto appropriato della desiderabilità della crescita della popolazione. Forse un test migliore è quello di chiedere se la crescita della popolazione influisce positivamente sul cittadino medio. Quando il prodotto marginale di una persona in più è inferiore a quello medio, aggiungere persone riduce il benessere del cittadino medio. Perché?

Nel range delle produttività marginali tra zero e il prodotto medio, la crescita economica misurata in termini aggreagati aumenterebbe, ma in termini pro capite diminuirebbe. Allo stesso modo, c’è un range di produttività marginale (quello più grande della produzione media) dove la crescita economica aumenta sia che venga misurata in termini aggregati che procapite. Quindi per vedere se il cittadino medio beneficia della crescita della popolazione dobbiamo verificare se il prodotto marginale della persona in più è più alto o più basso della produzione media.

Indicando con O il livello di output, L il numero di lavoratori e X il prodotto per lavoratore, abbiamo che O = L * X. Dividendo ambedue i membri per P, cioè la popolazione, abbiamo che

O/P (prodotto pro capite) = X (prodotto per lavoratore) * L/P (numero di lavoratori diviso la popolazione, vale a dire quota della popolazione che fa parte della forza lavoro.)
Questi due fattori, quanto produce ciascun lavoratore e quanta parte della popolazione produce qualcosa, rappresentano un canale attraverso cui la crescita della popolazione influenza la crescita economica.

L’effetto più direttamente osservabile della crescita della popolazione sulla percentuale della popolazione occupata risulta dalle variazioni nella distribuzione delle età. Si parla di effetto di struttura delle età. Una nazione con una crescita della popolazione alta vivrà uno youth effect: persone troppo giovani per il lavoro. Una nazione con una crescita della popolazione più bassa vivrà un retirement effect: persone troppo anziane per il lavoro. Alcuni paesi mostrano ambedue gli effetti perché le nascite continuano a crescere mentre migliori politiche sanitarie aumentano l’aspettativa di vita. Come interagiscono questi effetti? Analizzando le statistiche del world resource institute dell’anno Duemila per il Messico e gli Stati Uniti notiamo che in questi ultimi la percentuale di persone in età da lavoro fosse più alta, mentre in Messico dominava lo youth effect. Questo dominio dell’effetto gioventù nelle popolazioni in crescita può essere generalizzato. Un’alta crescita della popolazione ritarda la crescita economica pro capite poiché diminuisce la percentuale di popoplazione nella forza lavoro.

La struttura demografica incide sulla produttività. Aumenti nella proporzione di lavoratori compresi tra i 40 e i 49 anni sono associati a livelli di crescita della produttività più alti. Inoltre, i livelli bassi di produttività nei paesi poveri possono essere associati ai lavoratori molto giovani. La differenza persistente tra i paesi a basso reddito e quelli ad alto reddito può essere dovuta per un quarto alla struttura demografica, secondo uno studio di Feyer.
Un altro effetto rilevante sulla produttività è il female effect. Bassi tassi di crescita della popolazione e meno figli da mantenere, rendono più donne disponibili a unirsi alla forza lavoro. Se in un paese dominano sia l’effetto gioventù che il female effect, la crescita della popolazione riduce la percentuale della popolazione nella forza lavoro e questo ha un effetto depressivo sulla crescita economica pro capite.

E la relazione tra la crescita della popolazione e l’ammontare di produzione prodotta dal lavoratore medio? Il modo più comune per aumentare la produttività è attraverso l’accumulazione del capitale. Quando lo stock di capitale aumenta (per esempio l’introduzione di linee di assemblaggio o macchinari nuovi), i lavoratori diventano più produttivi. C’è connessione tra la crescita della popolazione e l’accumulazione del capitale?
Una relazione riguarda il collegamento tra l’accumulazione di capitale e i risparmi. La disponibilità di risparmio vincola il livello dei possibili aumenti di stock di capitale. La disponibilità di risparmi, a sua volta, è influenzata in parte dalla struttura demografica della popolazione. Popolazioni più vecchie risparmiano di solito di più poiché è inferiore la spesa rivolta alla cura e al mantenimento dei figli. Perciò, a parità di altre condizioni, possiamo aspettarci che le società la cui popolazione cresce rapidamente risparmino proporzionalmente meno. Questa ridotta disponibilità di risparmio conduce a minori aumenti negli stock di capitale e a una minore produttività per lavoratore.
Apparentemente, la dimensione degli effetti delle variazioni demografiche sui risparmi negli anni 60 e 70 sono stati piccoli, ma vari studi hanno mostrato che la situazione è cambiata. Uno studio del 1994 ha scoperto che la crescita della popolazione e la struttura demografica hanno esercitato un impatto negativo sui risparmi degli anni 80 negli Stati Uniti.

Un effetto negativo della crescita della popolazione sulla crescita economica riguarda la presenza di alcuni fattori fissi per i quali esistono limitate possibilità di sostituzione (per esempio le materie prime e la terra.) In questo caso si applica la legge della produttività marginale decrescente. In base a questa legge in presenza di un fattore fisso (la terra), aggiunte via via maggiori di un fattore variabile (il lavoro) condurrò alla fine a un declino nella produttivià marginale del fattore variabile. Ciò suggerisce che in presenza di fattori fissi, incrementi successivi di lavoro abbasseranno la produttività marginale. Quando questa scende sotto la produzione media, aumenti ulteriori della popolazione faranno declinare il reddito pro capite.

Il progresso tecnologico e le economie di scala permettono di far sì che la crescita della popolazione sia correlata positivamente con la produttività marginale del lavoro misurata in unità di output. L’aumento stesso della popolazione significa più cervelli all’opera, più possibilità di generazione e scambio di nuove idee, più possibilità di produzione, di apprendimento e, in ultima analisi, di sviluppo tecnologico. Questo è un aspetto positivamente legato alla crescita della popolazione. In generale in presenza di sviluppo tecnologico la produttività marginale del lavoro aumenta al crescere della quantità di lavoratori. In assenza di progresso tecnologico la crescita della quantità di lavoratori comporta una riduzione della produttività marginale. Quindi il progresso tecnologico è un mezzo per fuggire dalla legge della produttività marginale decrescente.

La seconda fonte di aumento nell’output per lavoratore è l’economia di scala. Le economie di scala si hanno quando gli aumenti negli input conducono a un aumento più che proporzionale negli otuput. La crescita della popolazione ,aumentando la domanda di output, permette che si creino economie di scala. Negli Stati Uniti, almeno, le economie di scala sono state una potete fonte di crescita. Mentre sembra chiarlo che i livelli della popolazione negli Stati Uniti sono già sufficienti per il verificarsi delle economie di scala, lo stesso non vale necessariamente per i paesi in via di sviluppo.

In assenza di restrizioni al commercio, tuttavia, il mercato rilevante adesso è il mercato globale, non quello domestico. Il livello di popolazione domestico ha poco a che fare con la capacità di sfruttare le economie di scala in un’economia globale moderna a meno che le tariffe, i dazi e altre parriere al commercio impediscano lo sfruttamento di mercati esteri. Se le restrizioni al commercio sono una barriera significativa, il rimedio appropriato è quello di ridurre le restrizioni al commercio, non quello di far sì che la popolazione locale aumenti.

Poiché gli argomenti sviluppati finora suggersicono che la crescita della popolazione potrebbe aumentare o ritardare la cerscita economica, è necessario basarsi sugli studi empirici per valutare l’importanza relativa di questi effetti.
Vari ricercatori hanno provato a dimostrare la tesi che la crescita della popolazione inibisce la crescita economica procapite. Se la tesi fosse vera, allora dovremmo osservare una crescita del reddito pro capite più bassa nei paesi con tassi di crescita della popolazione più alti, a parità di altre condizioni.

Uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche americano ha rivelato che NON c’è una forte correlazione tra la crescita della popolazione e la crescita del reddito pro capite. Tuttavia, ha anche determinato che:
1. Una crescita della popolazione più lenta aumenta l’ammontare del capitale per lavoratore e quindi della produttività per lavoratore.
2. Una crescita della popolazione più lenta non risulterà, con buone probabilità, ina una riduzione netta della produttività agricola e anzi potrebbe aumentarla.
3. La densità della popolazione nazionale e le economie di scala non sono significativamente correlate.
4. Una rapida crescita della popolazione mette più pressione sulle risorse rinnovabili ed esauribili.

Uno studio successiv odi Kelley e Schmidt ha trovato che un impatto NEGATIVO, statisticamente significativo e quantitativamente importante, della crescita della popolazione sul tassi di crescita dell’output procapite, è emerso negli anni 80.
Questo risultato è coerente con l’ipotesi che la crescita della popolazione possa essere vantaggiosa inizialmente, ma in seguito, quando i vincoli della capacità produttiva diventano stringenti, tale crescita della popolazione diventa un fattore inibente. Kelley e Schmidt hanno anche scoperto che l’impatto negativo delle variazioni demografiche diminusice col livello di svlippo economico. L’impatto è maggiore nei paesi meno sviluppati. In base a questa analisi, quei paesi che hanno maggior bisogno di migliorare gli standard di vita sono anche quelli maggiormente colpiti negativamente dalla crescita della popolazione.

La crescita della popolazione può anche aumentare la disuguaglianza dei redditi. Un’alta crescita della popolazione può aumentare la diseguaglianza dei redditi per varie ragioni, ma la principale è che l’alta crescita ha un effetto depressivo sulle capacità di guadagno dei figli e sui salari.
La possibilità di fornire istruzione e insegnamento ai figli, dato un budget fisso di tempo e denaro, è una funzione del numero di figli. Meno sono questi, maggiore sarà la poporzione del reddito e di ricchezza (per esempio la terra) disponibile per sviluppare le potenzialità di guadagno di ciascun figlio. Poiché le famiglie a basso reddito tendono ad essere più numerose di quelle ad alto reddito, i discendenti delle famiglie a basso reddito sono di solito più svantaggiati. Il risultato è un gap crescente tra i ricchi e i poveri.

Cosa succede al costo marginale del figlio aggiuntivo quando il numero dei figli aumenta? Le spese di mantenimento del figlio passano da un quarto delle spese familiari per le famiglie con un figlio a circa metà per le famiglie con tre figli. Inoltre l’ammontare di denaro speso sui figli aumenta con il reddito netto, ma diminuisce come percentuale dello stesso reddito netto.

Un’altra relazione tra la crescita della popolazione e la disuguaglianza dei redditi è data dall’offerta di lavoro. Una crescita alta può aumentare l’offerta di lavoro più velocemente che nel passato, abbassando il livello dei salari e i tassi di profitto. Poiché i gruppi di reddito più bassi fanno affidamento in misura relativamente maggiore sui redditi da lavoro rispetto ai ricchi, il grado di diseguaglianza aumenta.

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