Crea sito

there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Vuoi affrontare le esternalità ambientali? Affidati al mercato.

| 0 commenti

Come affrontare le esternalità ambientali?

Seguiamo Greg Mankiw e il testo “Principles of Microeconomics.”

Soluzioni basate sull’intervento pubblico:

1. Politiche di imposizione e verifica (“command and control.”)
Proibire certi comportamenti (non usare prodotti chimici che inquinino l’acqua) o richiedere altri comportamenti (usare accorgimenti che riducano le emissioni.) Fissare tetti massimi di inquinamento che un’impresa può emettere.
Esempio: l’impresa non può emettere più di 300 tonnellate di residui inquinanti per anno.
Il problema: i regolatori hanno bisogno di conoscere i dettagli specifici delle industrie e le tecnologie alternative che possono usare. Queste informazioni sono difficili da ottenere.
Problema economico e ambientale: tutte le imprese sono obbligate allo stesso limite, senza considerare che alcune possono essere più o meno inquinanti. Inoltre le imprese sono tenute a inquinare fino al livello del tetto e non sono incentivate a ridurre le emissioni, a favorire la ricerca per sviluppare tecnologie alternative e così via. La soluzione non è la meno dispendiosa per la società nel suo complesso.
2. Politiche basate sul mercato (forze di mercato che correggono i fallimenti di mercato): tasse correttive e sussidi.
Vale a dire: fissare una tassa che corregga (internalizzi) l’esternalità negativa oppure fornire un sussidio per favorire le esternalità positive.
Esempio: il governo fissa una tassa di 50 000 dollari su ogni impresa per ogni tonnellata di rifiuto inquinante emessa.
Ora, l’agenzia ambientale può raggiungere qualsiasi livello di inquinamento desideri fissando il livello appropriato della tassa. Più alta è la tassa, più alta sarà la riduzione dell’inquinamento. Se la tassa è molto alta, tutte le imprese chiuderanno e l’inquinamento sarà zero.
Supponiamo che il costo di riduzione dell’inquinamento per l’impresa A sia inferiore di quello che deve sostenere l’impresa B. A cercherà di evitare la tassa e quindi ridurrà la sua quota di inquinamento, mentre B ridurrà di meno l’inquinamento, perché non gli conviene come ad A, e pagherà la tassa.
In pratica, la tassa equivale a un prezzo sul diritto di inquinare. Così come il mercato alloca i beni ai compratori che li valutano di più, una tassa correttiva alloca l’inquinamento a quei produttori che affronterebbero il costo maggiore per ridurlo.
Da un punto di vista ambientale, le imprese sono in questo modo anche incentivate a sviluppare o a comprare tecnologie più pulite, poiché così dovranno pagare meno tasse.

Le tasse correttive sono diverse dalle altre tasse.
La maggior parte delle tasse distorce gli incentivi e sposta l’allocazione delle risorse dall’ottimo sociale. La riduzione del benessere economico (surplus del produttore e del consumatore) eccede l’ammontare dei ricavi che il governo incassa e ciò si traduce in una perdita secca. Quando sono presenti esternalità, invece, la società si deve preoccupare del benessere dei soggetti terzi. Le tasse correttive alterano gli incentivi per tener conto della presenza di esternalità e quindi muovono l’allocazione delle risorse più vicino all’ottimo sociale. In questo modo le tasse correttive fanno incassare il governo e aumentano l’efficienza economica.

Le tasse sulla benzina sono tasse correttive.
Tali tasse possono essere usate per ridurre le tasse distorsive, come quelle sul reddito e  in teoria potrebbero perfino evitare l’imposizione ai produttori di produrre auto con motori più efficienti.
3. Soluzioni basate sul mercato (2): permessi di inquinamento commerciabili.
Vale a dire: l’agenzia ambientale può fissare un livello massimo di emissioni inquinanti per ogni impresa.
Una volta che queste imprese hanno adempiuto, l’impresa A può volere incrementare le proprie emissioni e si accorda con B affinché questi riduca le emissioni della stessa quota, pagandone un prezzo sul quale le due imprese (o i due Stati) si mettono d’accordo.
L’inquinamento totale non cambia.
Le imprese sono soddisfatte e aumentano il rispettivo benessere, poiché l’accordo è volontario.
Si crea un mercato dei permessi (o certificati) di inquinamento. La loro allocazione sarà efficiente. I permessi finiranno in mano alle imprese che assegnano loro più valore. Queste imprese saranno quelle per le quali è più costoso disinquinare e che troveranno convenienza a pagare il prezzo del permesso.
L’allocazione iniziale dei permessi non conta. Un’impresa che può ridurre l’inquinamento a bassi costi può vendere quanti certificati vuole. Un’impresa che può ridurre l’inquinamento a prezzo di costi alti può comprare quanti certificati vuole. L’allocazione finale non dipende dalla disponibilità iniziale.
Lo scambio di certificati produce gli stessi risultati di una tassa correttiva: si internalizzano le esternalità dell’inquinamento rendendo costoso inquinare. Le imprese pagano per comprare il permesso. Anche chi possiede paga un prezzo, vale a dire il costo opportunità derivante dal non vendere il permesso.
Se l’agenzia non riesce a stabilire un livello appropriato di tassazione, il sistema di scambio dei certificati è preferibile rispetto alla tassa correttiva. Basta mettere all’asta un quantitativo di permessi e il prezzo si formerà automaticamente. Il clean air act del ’90 ha funzionato in tal senso.

Soluzioni private.

Codice morale rispettato o sanzioni sociali ritenute importanti. “Pochi buttano le cartacce per terra perché è un comportamento ritenuto sbagliato più che per leggi non particolarmente severe o applicate.”

Donazioni a organizzazioni che si adoperano a correggere esternalità negative o a favorire esternalità positive: donazioni a gruppi ambientalisti o a scuole, per esempio.

L’interesse privato delle parti può favorire l’internalizzazione delle esternalità. Il proprietario di un meleto può trovarsi vicino a un apicoltore. Le api impollinano i fiori e fanno crescere le mele. Il nettare delle mele viene preso dalle api per fare il miele. Il problema è che i due uomini possono piantare troppi pochi meli o allevare troppo poche api e possono trovare conveniente comprarsi o vendersi o associarsi. Ambedue le attività possono essere riunite in una sola impresa e allocare le risorse in modo ottimale.

Una contrattazione può essere una soluzione. Apicoltore e melaio possono mettersi d’accordo sul numero delle api, sul numero di meli e sugli eventuali pagamenti che una parte deve dare all’altra.

Teorema di Coase.
Gli attori economici privati possono risolvere il problema delle esternalità tra di essi. Qualunque sia la distribuzione iniziale dei rispettivi diritti, le parti interessate possono stabilire un affare e raggiungere un accordo in cui ciascuno ha un miglioramento del proprio benessere sociale e il risultato finale è efficiente.

Problema: il teorema funziona se le parti non hanno difficoltà a raggiungere e rendere obbligatorio l’accordo. Non sempre la contrattazione funziona, anche quando un accordo mutuamente benefico sarebbe possibile. Possono esserci costi di transazione (assumere un traduttore se le parti parlano lingue diverse, per esempio.) Qualcuno può tirare sul prezzo. Fallire l’accordo ha i suoi costi. Guerre e scioperi sono esempi di mancati accordi.

Raggiungere un accordo efficiente è difficile specialmente quando il numero di parti interessate è grande: coordinare tutti è costoso.
Esempio. Un’impresa inquina l’acqua di un lago. I pescatori locali subiscono un’esternalità negativa. Per il teorema di Coase è possibile raggiungere un accordo tra i pescatori e l’impresa. I pescatori, infatti, potrebbero pagare l’impresa, affinché non inquini. Se però i pescatori sono tanti, cercare di coordinarli tutti per raggiungere l’accordo con l’impresa può essere impossibile. In questi casi il governo può giocare un ruolo, come istituzione designata al compimento di azioni collettive. Può, cioè, agire per conto dei pescatori, anche quando non è pratico per il singolo pescatore agire per se stesso.

Una conclusione da approfondire e su cui tornare: “le forze di mercato, opportunamente regolate, sono spesso il miglior rimedio per i fallimenti del mercato.”

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.