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Lo stupore delle prese elettriche

Frasi, esercizi e temi dal corso di fotografia

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Un po’ di frasi storiche dette dal fotocoach o considerazioni mie fatte durante corso di fotografia street e reportage
0. Ci sono stati dati otto temi per fare un nostro reportage da presentare a fine corso. Li pubblico nel prossimo post.
1. Dovrete mettere voi stessi nelle foto. Dovrete lasciar trasparire ciò che provate quando scattate. Più metterete voi stessi nel reportage che farete, più questo sarà bello. Buttate via ciò che non siete, ciò che non sentite davvero.
2. Il giudizio degli altri non va ascoltato ma sentito. Non basatevi sul giudizio altrui ma sentite tutti. Se su tredici persone dieci vi dicono una cosa forse vanno sentiti. Un fotografo famoso (Joel Grahams?) una volta mi disse di essere rimasto colpito da una persona su mille che su Facebook aveva notato una fotografia ipersatura. Non è che si rimise a rifare la foto, ma decise di ponderare quel giudizio più dei 999 che dicevano che la foto era bellissima.
3. Non hai portato la chiavetta USB con le foto? Torni dalla Norvegia e non porti le foto? Screanzato!
4. Avrei dovuto portare una chiavetta USB con cinque foto e non avrei dovuto portare la fotocamera, secondo le istruzioni inviate via email. Ho portato la fotocamera e non la chiavetta. Per il corso base avevo seguito le istruzioni, ma…vedi il punto 6 sullo sbracamento.
5. Il foto coach era molto abbronzato. Non deve aver passato l’estate a Hammerfest.
6. “Stiamo aspettando tre persone, ma poiché sono vecchie conoscenze si sbracano e pensano di poter arrivare quando pare a loro”.
7. Prima delle lezioni sul maxi schermo viene praticamente proiettato un concerto rock. Non fa male arrivare mezzora prima.
8. Questo corso dura un mese e mezzo. Potrebbe durare un anno e mezzo. Vi trasferiremo un metodo, avrete degli input in base ai quali potrete fare migliaia di esercitazioni. Dopo di che sarete sempre più bravi. Mi raccomando, però: non pensate di fare il corso e il giorno dopo la fine fare un reportage di guerra in Siria.
9. Il reportage racconta un evento, qualcosa di non ripetibile nello stesso momento nello stesso luogo e lo fa attraverso una serie di fotografie. Può essere pensato, ipotizzato, costruito. Se esci per un reportage qualche foto la porti a casa. La street photography parla della quotidianità, dell’ordinario, e lo fa attraverso una sola foto. Gente che aspetta il bus, che mangia un panino. Devi riuscire a vedere qualcosa di straordinario nell’ordinario. Noti qualcosa che chi è accanto a te non nota. È come andare a pesca: esci e rischi di non portare a casa niente.
10. Il corso, quindi, si dividerà in tre parti: allenamento dell’occhio, reportage, street photography.
11. Ricordate che la composizione in fotografia equivale alla presentazione di un piatto in cucina. Un piatto presentato bene attrae e viene pagato di più.
12. La prima cosa che dovrete imparare a fare è fotografare cose banali. Ma non basta: dovrete farvi un mazzo tanto nel fotografare cose banali. Anzi, nel fotografare e basta. Non pensate di uscire a fare fotografia di strada e incontrare un maiale che suona il violino. Quella è la botta di culo.  La street va cercata e studiata. Ci vuole pazienza.
13. Il vostro compito durante il corso sarà quello di fare un vero e proprio reportage. Pensate molto. Pensateci ogni volta che potete e volete. Quando siete in macchina, quando siete a casa, quando fate finta di lavorare.
14. Costruiremo il reportage insieme. Pezzo per pezzo. Metterete le foto nel Google Drive e le commenteremo insieme. Non tenete le foto nascoste per poi mostrarle all’ultimo minuto.
15. Vi parlerò di me, delle mie foto e in particolare dei miei fallimenti, delle difficoltà incontrate soprattutto ai primi tempi, quando facevo proprio reportage. Poi vi riempirò la testa di fotografi da seguire o da leggere, di libri da leggere, di video da vedere.
16, dopo avere visto le foto degli studenti. Occhio alle foto storte. Non ti sembra storta, quella foto? C’è il mare in discesa.
17. Attenzione. Potete fare volutamente una foto storta. Perché destabilizzi, per evidenziare il movimento. Però i paesaggi no, per favore. I paesaggi storti no.
18. Attenti ai social. A scorrere le foto brutte vi abituate alla bruttezza. Se sfogliate le foto per migliorare, sfogliate solo foto belle.
19. È impossibile tornare da un viaggio con xmila foto belle. Su duemila ne salvo 15 e ne pubblico 5. Da una settimana in marocco. Due settimane negli usa: tremila foto fatte, trenta salvate, nove pubblicate. La foto bella deve essere la foto bomba. Quante fotografie scatta un fotografo del National Geographic in media per ogni foto pubblicata? Oltre 1300.
Sono tornato da tanti viaggi senza foto salvate. Le pensi e tutto ma quelle belle saranno sempre poche.
20. A volte succede che le foto salvate siano di più perché ti sei trovato un tema. Per esempio in Svezia ho deciso di fare foto a ciò che vedevo e che fosse giallo o blu. Funghi, porte, scatole, cartelli. Allora ecco il racconto, ecco il tema, ecco il senso dato a quelle foto. Ne salvi tante quando lavori con tanta testa.
21. Avete portato le foto. Bene. Ho detto che non le giudico. Comunque a grandi linee dovrete: osservare meglio, comporre meglio, riguardare la prospettiva, controllare la post produzione. Gli spunti potevano essere buoni, ma in ognuna c’era qualcosa da aggiustare, magari poco: ritagliare, fare qualche passo o farlo fare ai soggetti, cambiare la prospettiva, aumentare o diminuire la post produzione ecc.
22. È importante che le fotografie siano coerenti. Ci sia coerenza nel vostro stile. Coerenza nel racconto. Dovete far venire fuori un vostro stile, una vostra impronta. La mano del fotografo è riconoscibile indipendentemente dal soggetto e dal luogo.
23. Esempi di fotografi. Gianni Berengo Gardin. In faccia sembra un tesoro. Se poi ci parli non è così un tesoro. Scatta a 87 anni. Ha raccontato la storia d’Italia attraverso le immagini. Un giorno che faceva delle foto alle moto in autogrill, a 85 anni, ha spiegato che tra cinquant’anni quelle foto potranno essere dei tesori. Raccontare un’epoca. Vedi quanto è ancora proiettato in avanti?  A 85 anni pensa alle foto tra 50 anni. Le foto più invecchiano e più migliorano. Se la foto racconta qualcosa migliorerà col tempo anche se è banale. Il suo reportage “Mostri a venezia” dedicato  alle navi da crociera rappresenta l’abc del reportage perfetto, per iniziare, del reportage scolastico, se vogliamo: coerenza nelle inquadrature, stesso taglio orizzontale, scelta del bianco e nero, coerenza di stile, sensazione di lentezza, composizione che rende le navi come se fossero palazzi. Con poche foto ha detto tutto.
24. Esempi di fotografi. Paolo pellegrin. 50 anni. Ha fatto reportage di guerra. . E ritratti. Le sue foto sembrano meno coerenti. A fuoco alcune, mosse altre, incorniciate altre, alcune anche storte. Tutte dure.  In realtà sono caratterizzate da uno stile ben preciso: bianco e nero, forte vignettatura per rendere la drammaticità e far concentrare lo sguardo verso il centro, sotto esposizione. Rispetto alle foto di Venezie, sono più dinamiche. Il punto però è che si vede che c’è una mano. Non ci sono foto che stonano. Poi possono essere capite o meno, possono piacere o meno.
25. Una volta trovato il tema la foto può anche non essere coerente, chiara o scura, mossa o storta. Deve esserci però il carattere, la mano. Anche l’errore ci sta purché il tema possa sposare questo modo di raccontarlo. Che le foto stiano bene tra loro e siano armoniche tra loro. Non stonino.
26. Tornate al punto 1. Non sarà facile all’inizio: il percorso è lungo, ma se vi impegnerete e vi appassionerete arriverà il momento in cui farete il passaggio dal fare le foto che piacciono a tutti a quello in cui fate le foto che trasmettono pienamente voi stessi.
27. Vuoi avere un attestato? Prima regola della fotografia: l’attestato non lo chiede nessuno perché non conta niente. Conta quello che sai fare. Il tuo portfolio parla per te.
28. Altri fotografi. Terry Richardson. James Nachtwey (cercate il libro “memoria”). Annie Lebovitz, la fotografa della regina Elisabetta, la miglior fotografa ritrattista, la fotografa dei Rolling Stones.
29. Libri. Consigli di un fotografo viaggiatore, Reportage (antologia di interviste da cui si impara tanto), libri dei fotografi citati in precedenza, The photographer’s playbook (307 idee di reportage).
30. Devo tornare a Stoccolma. Non per la città né per la mezza maratona (oddio, volendo anche per queste due cose). Bensì per il museo Photographiska, il più bello e grande del mondo. Il suo bookstore è il paradiso, dice il coach.
Poi abbiamo fatto degli esercizi pratici:
1 – Santa Croce – 15 minuti – Racconta la facciata della chiesa di Santa Croce in modo non banale (con riflessi, dettagli, sfruttando la composizione, con diverse esposizioni, etc) – 4 fotografie
2 – Santa Croce/via de’ Benci – 15 minuti – Cerca i cerchi (fotografare i cerchi che trovi intorno a te) – 4 fotografie
3 – Via dell’Anguillara/Borgo de’ Greci/Via de’ Neri – 15 minuti – I portoni di Firenze (fotografati in modo coerente) – 4 fotografie
4 – Piazza Signoria – 15 minuti – Scegli il tuo luogo di caccia e aspetta la preda (scegliere con attenzione un punto preciso nella piazza e stare fermi per 15 minuti fotografando quello che succede) – 2 fotografie
5 – Ponte Vecchio – 20 minuti – Fotografare con ottica corta e fissa (mettere lo zoom al minimo e fotografare esclusivamente con quella focale fissa) – 2 fotografie
6 – Via Calimala – 20 minuti – La Relazione (fotografare elementi messi in relazione nella stessa scena, ad esempio orologio da polso e orologio sul campanile) – 1 fotografia
7 – Piazza della Repubblica – 20 minuti – Non sense (fotografare una scena con un apparente non-sense, come una donna anziana che guarda i completini intimi in vetrina oppure chi chiede l’elemosina davanti ad un negozio di lusso) – 1 fotografia

Questi sono 30 soggetti da trovare e fotografare in 30 minuti (tassativi):

– rosso
– triangolo
– morbido
– dolce
– giallo
– metallo
– trasparente
– freddo
– scritto
– tagliente
– scuro
– tondo
– legno
– salato
– bacio
– blu
– plastica
– pizza
– elettrico
– riflettente
– stoffa
– duro
– bambino
– bianco
– fragile
– amaro
– orologio
– acqua
– rettangolare
– metallo

Come esame finale ecco i reportage che avremmo dovuto presentare (uno a scelta a persona):

1. Foto nello spazio. Descrivi la vita sulla terra per un alieno. Scientifici (fotosintesi…) o umani (Relazioni…)
2. 24h. Passa 24 ore insieme a una persona e descrivi la sua vita. In molti scelgono questo. Nessuno ha passato 24 ore. I reportage facevano schifo. Le 24 o 48 ore devono sfinire voi e loro. Annie lebovitz: mi servono due giorni per fotografare una persona. Un giorno pe conoscerle e un giorno per scattare. Non puoi raccontare qualcosa che non conosci. Non fatelo a vostro fratello o vostro figlio. Persona con cui non avete mai passato 24 ore insieme. Non un amico. Difficile organizzarsi. Tipo da mezzogiorno a mezzogiorno. Dalle cinque alle cinque. Dormire nello stesso posto. Trenta viene più figo. Cadono le maschere dell’altra persona e la vostra.
3. Parole e immagini. Scegli una poesia o una canzone e descrivila per immagini.a cui tenete particolarmente .date la stessa sensazione attraverso le fotografie.
4. L’errore. Crea un insieme armonico di fotografie tecnicamente sbagliate. Mosse, sfocate, sottoesposte. È piaciuto ma è venuto male. Trovare un tema, fare un racconto, scegli un errore (es sfocato), dedicatevi a quello. Uno era banale ma stupendo con un 50mm. In giro per firenze a fotografare le persone che si fanno i selfie sfocando le persone e mettendo a fuoco lo sfondo. Lo svuotamento della persona. Cosa ridi davanti a palazzo vecchio. Ragazza selfie da figa su instagram. Chi se ne frega. Tutto a fuoco tranne la tipa vuota e sfocata.
5. Attualità. Descrivi un evento di cronaca. Esempio. Una ragazza ha fatto un reportage sui punti a firenze dove ci sono i ricordi di chi ha avuto incidenti stradali. Poi ritratti agli amici.
6. Società. Descrivi una minoranza culturale a firenze. Esempio. Chiese evangelisti comunità filippina a gavinana.
7. Gli artigiani. Botteghe, lavoro, persone. Foto di quello che fa i cappelli, raccontate lui, fatevi invitare a casa, ambiente dove lavora, insieme alla figlia, chi fa ancora quel lavoro, il calzolaio, non il cappello. Raccontate chi è la persona. Perché quest’uomo fa il calzolaio.
8. Firenze senza tempo. Fai foto che potrebbero essere scattate oggi come 100 anni fa. Un po’ architettonico. Sembra che siamo chissà quando chissà dove.

 

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