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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Gand. O, il che è lo stesso, Gent.

Il primo pensiero è stato: “Qua va a finire come a Riga” cioè la città si rivelerà una delusione, a parte una piazza centrale. Invece no. Usciti dal centro medievale la città è normalmente moderna, probabilmente ravvivata dagli studenti universitari e dai music cafè.
Il centro però è una chicca. I monumenti e le case a volte sembrano non finiti. Ad alcune facciate sembra che manchi il rivestimento. Ci sono file di mattoni rossi alternate a file di mattoni bianchi e qualche finestra o vetrata dai vetri o dalle cornici colorate di verde o di azzurro: più che case, dei patchwok. Immancabili sono comunque le case dallo stile brabantino, i tetti a punta, i frontoni con ornamenti un po’ barocchi e così via. Il castello e le chiese gotiche sono il plus monumentale della città, ma la cosa più bella per me è il lungofiume. A tale proposito: il giro in battello a Gand l’ho trovato più vario e interessante di quello fatto a Bruges.

Le piazze principali sono contornate da panchine, cioccolaterie, brasserie, pasticcerie, friggitorie, chioschi di waffle e uno Starbucks, tanto per farti sentire a casa…la casa di quando non sei in Italia.

La gente si rilassa lungo i canali o nelle piazze. In effetti in questo posto la gente sembra rilassata. Rispetto a Leuven gli universitari e gli studenti si confondono con la grande massa dei turisti, ma persiste un certo equilibrio. Gand non è bella come Bruges, ma è anche meno pretenziosa. Dopo le otto di sera c’è più vita, per esempio.

Dicono le guide su internet che Gand la sera è molto viva, grazie ai music cafè e ai concerti. In un locale è possibile anche portare il proprio vinile. Insomma c’è pure della stravaganza. Io non ho voluto provare niente di tutto ciò perché alle otto ho deciso di restare nella casa dei miei host.
Un problema è stato l’uso del tram. Dalla stazione fino in centro ci vuole mezzora a piedi. L’alternativa è prendere il tram, che però fa un giro pesca non indifferente.
Ho segnato negli appunti che mentre ero a Gand ho ripensato a varie altre città in cui sono stato, come se me le avesse fatte venire a mente. Non ricordo ora tutti i motivi, ma comunque le città a cui ho associato Gand sono state: Riga (meglio Gand), Amsterdam e i suoi canali (meglio Amsterdam), Alesund (questa associazione a occhio è ridicola, ma visto che l’ho fatta io direi meglio Alesund, però il centro di Gand è più bello), Galway (perché avevo la casa vicino ai locali e potevo fare le tre di notte senza problemi: non so se la musica dal vivo è allo stesso livello, ma sono quasi certo che la giovialità e il senso di festa condivisa dei pub di Galway difficilmente li ritroverei fuori dall’Irlanda), Edimburgo (solo perché là in un pub un vecchio mi parlò durante la finale di Champions e qua una vecchina mi ha parlato, in fiammingo, mentre mi gustavo la colazione alla belga in un tavolino con disegnato un orologio, fuori da un bar).

Persone incrociate camminando tra i vicoli di Gand: una ragazza con gli occhiali che teneva lo sguardo rivolto verso il basso e portava un grande mazzo di fiori verso chissà chi e chissà dove; due bambine, di cui una che indossava un basco verde, giocavano rimbalzino con una palla piccola, in un cortile. Così tra i vari luoghi a cui ho associato Gand c’è anche Stia.

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