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Ma scrivi un po' cosa ti pare

Glasgow 2018 (1)

Glasgow 2018. (1)

Bambino che mi fissi mentre sistemo la valigia in aeroporto. Posso cancellarti?

Dopo tre giorni a Glasgow è apparso il sole. Oddio, non è molto convinto. Si è limitato a proiettare i suoi raggi su degli alberi per qualche minuto prima di tornare a nascondersi sotto le nuvole. Avrà particolarmente sonno. Che sia andato a fare bisboccia in qualche paese mediterraneo?

Sono riapparsi i francesi, invece. È bastato loro vincere due ori inattesi e mi sono ritrovato due tifosi francesi accanto. Non è che avessero comprato i biglietti, secondo me. Si sono generati dentro la piscina: sono spuntati come i funghi.

L’accoglienza.
Durante il percorso di uscita dall’aeroporto ti trovi immerso in un pavimento di pietre e legni, delle pareti che sembrano foreste e canti di uccellini.
Gli steward all’esterno della piscina cercano di intavolare una conversazione mentre setacciano tu e le tue borse. Più che controlli sono pacche sulle spalle.
Passi davanti a un locale in cui stanno suonando della musica, un uomo esce nello stesso momento in cui passi tu e ti saluta.

Sei seduto al tavolo di un pub, arriva un gruppo di signori piuttosto attempati, una donna ti chiede se vuoi qualcosa del loro cibo appena arrivato.
Un autista del bus non si preoccupa più di tanto se la tua carta di credito non viene letta o se il qr code del biglietto settimanale del bus non viene riconosciuto, generalmente perché lo disponi non correttamente agli occhi dello scanner. Il bus non parte finché non dimostri che hai pagato (come in un sacco di altri posti in Europa, tranne che in Italia, non si sa perché), ma nel frattempo potete fare una partita a carte.
Non pensiate però di farmi dire più di due o tre frasi di circostanza. Al massimo posso sorridervi.

Ho potuto guardare l’oro azzurro dell’inseguimento maschile e l’argento dell’inseguimento femminile nel ciclismo su pista mentre camminavo dalle piscine verso il velodromo. Stamani ho guardato il canottaggio in piscina mentre si svolgevano le batterie dei 1500sl. Hanno contribuito Ipad, telefonino, Vodafone video plus più Vodafone giga in & out, Easy europe roaming, tariffa Smart all in Tre (con limitazione a un giga al giorno, giga che mi dice sia stato consumato già in una mattina), Eurosport player.

A proposito di velodromo. I successi nell’inseguimento sono importantissimi. Avevo comprato i biglietti per il ciclismo su pista proprio per guardare quelli e li ho visti lungo i marciapiedi di Glasgow a causa della distanza tra la piscina e il velodromo. Dato che era tardi ho anche deciso di non entrare in quest’ultimo. Ci riproverò domenica.

Ogni volta che vengo a questi eventi internazionali succede che mi sieda vicino a tifosi italiani. Ogni volta non so che dire loro, come presentarmi, cose così. A parte la volta di Kazan, in cui conobbi Amelia, potrei avere perso delle occasioni di sana e robusta conoscenza. Stamani è stato il turno di due ragazze fan (o familiari? O fidanzate, almeno una?) di aereo Miressi.

Ovunque mi giri, nei dintorni della piscina, appaiono tifosi italiani: in tribuna, sugli autobus, fuori dalla piscina a prendere un gelato.

Qualcuno sa perché il caffè o il cappuccino debbano essere serviti a una temperatura pari a quella di un altoforno? Così da finirli in una mezzora buona?

Qual è la probabilità che un signore belga che era accanto a me una sera a Budapest durante le gare di nuoto e che poi rividi in aeroporto me lo sia trovato davanti al bar di Glasgow in cui ho fatto “all day breakfast” ieri mattina?

A proposito. Ben contento di aver trovato dove fare colazione tutte le mattine, stamani l’ho trovato chiuso. Mai una gioia.
(In compenso ho scoperto un posto dove fanno buffet con cibo proveniente da tutto il mondo, vicino alle piscine. Non male per i pranzi a 6,95 pound).

Cosa mi ha offerto la proprietaria di casa la prima sera? Ovviamente un ombrello. In realtà per ora è piovuto solo una sera. Il cielo è costantemente grigio tendente al nero. Sprazzi di azzurro sono apparsi solo oggi pomeriggio. La temperatura è sui diciassette gradi. La sera fa quasi freddo.

La piscina è ai confini di un bel parco. I bagni sono solo chimici. I ristoratori sono tre, monopolisti e quindi cari. Gli spazi per sedersi sono pochi: un tronco d’albero e qualche tavolino. Non passa la mascotte. Non si può stare ai tavolini tra le gare della mattina e quelle del pomeriggio perché l’impianto chiude. I posti centrali durante le batterie sono vuoti (perché i biglietti erano davvero troppo cari per le batterie e evidentemente c’è stata un’allocazione delle risorse non ottimale).

Finali di venerdì pomeriggio: “Che bello, sono nelle prime file, alla partenza delle gare di cinquanta metri, a bordo vasca”! Peccato per gli arbitri che si alzano e nascondono la vista degli arrivi e delle virate e per la prospettiva che ti impedisce di vedere le posizioni in gara.
Oggi (sabato) sono un po’ più in alto a destra. Dato che la scelta dei biglietti è stata casuale, nel senso che ho scelto solo quelli di fascia di prezzo b (c’erano a,b,c,d) chissà cosa mi riserveranno i prossimi giorni.

Ah, dimenticavo. Ci sono stati due ori e un bronzo nel canottaggio, oggi.

Vabbe’. Stanno per cominciare le finali di nuoto. Ci si aspettano ulteriori scintille.
E quelle di ieri? Eh, oh, le commenterò insieme a quelle di oggi.
See you soon.

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