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Ma scrivi un po' cosa ti pare

Glasgow 2018 (9)

Ore 8. C’è il sole, fa abbastanza caldo e il cielo è azzurro.
Ore 10. Piove, fa abbastanza freddo e il cielo è grigio.
Finiscono le batterie delle gare di nuoto in piscina. Che faccio? Esco. Prima c’era il sole. Adesso piove. L’ho già detto, lo so, ma è che ho cambiato l’inizio. Entro nel negozio di merchandising con l’ipad aperto per vedere il nuoto di fondo, cinque chilometri femminile. Rachele Bruni arriverà terza e Arianna Bridi quarta. C’è, fuori dal negozio, Anna Pirovano coi capelli fluorescenti che si fa fare una foto davanti alla gigantografia di Glasgow.
Dove vado? Ci sono le deviazioni dei bus perché alcune strade sono chiuse. È il giorno delle cronometro di ciclismo.
Decido di passare da casa e poi andare al Glasgow Green. Niente Celtic tour stadium perché dovrei stare per un’ora e mezzo senza aggiornamenti, o Scottish football museum o West end e Kelvinqualcosa art gallery ecc.perché per arrivarci a piedi ci vuole tempo e i bus non passano e il pomeriggio devo tornare in tempo alla piscina.

Ah. Ieri sera sono stato alla Cattedrale. Dietro c’è la necropoli, ma è aperta in orari inaccessibili per motivi sportivi. Diciamo che non consiglierei Glasgow per turismo, ma soprattutto per il cibo: per ora è la peggiore, meno tipica e meno varia di tutti i posti in cui sono stato.
Comunque basta divagare parlando di chiese e palazzi. Piuttosto una cosa bella c’è: i graffiti forse sono più belli e numerosi di quelli di Bruxelles.
Insomma, torniamo a stamani. Dopo aver visto il finale della cinque chilometri di nuoto in acque libere a casa (a volte ci passo), mi dirigo verso Glasgow Green, così vedo anche questa attrazione e il suo People’s palace, un palazzo come ce ne sono settecento migliori in qualsiasi posto vi venga in mente.
L’atmosfera a Glasgow green è di festa. C’è l’arrivo della cronometro maschile di ciclismo. Ci sono negozi di merchandising, tavoli, sdraio, ambulanti del cibo, kitchen garden. Ci sono tante famiglie. C’è il maxischermo per seguire il ciclismo. A un certo punto stormi di gabbiani volano bassi.
Inizia a diluviare.
Prima era caldo e c’era il sole.
Tipo, cinque minuti prima.
Adesso piove.
Cinque minuti prima faceva caldo.
Adesso fa freddo.
Tipo che prima non era necessario nessun giacchetto.
Adesso sono necessari due giacchetti oltre alla t shirt estiva.
Tutto questo a distanza di cinque minuti.
Il gran ballo del meteo continuerà per una mezzoretta.
Allora. Mentre piove arrivano gli atleti.
Questo comporta alcune contorsioni riccardiane, visto che voglio vedere i tuffi sull’ipad, ripararmi con l’ombrello dalla pioggia a vento e fotografare almeno un ciclista che taglia il traguardo.
Ci riesco.
Tiro fuori la fotocamera. Il terzo atleta che arriva al traguardo lo prendo. Il primo era reso invisibile dalla massa di spettatori, per cui mi sono spostato. Fotografare il secondo mi è stato impossibile perché una vecchina stava battendo sulla ringhiera (come facevano tutti: il pubblico batteva su cartelli e ringhiere per make some noise e quei bastardi in diretta tv chiedevano di make some noise che va benissimo ma io dovevo make anzi take only one photo e poi andarmene e avevo l’ansia di fare tardi, ansia immotivata ovviamente, ma vabbe’).
Faccio la foto al terzo arrivato al traguardo (che non è necessariamente il terzo in classifica), quindi, uno spagnolo. Temo di aver girato la rotella della compensazione dell’esposizione, cosa che mi capita inavvertitamente troppo spesso. Non ho tempo di controllare. Ripongo la fotocamera nella tasca dello zaino.
Riapro l’ombrello.
Riapro l’ipad.
Accendo il telefonino.
Mi incammino velocemente verso una strada che mi conduca alle fermate degli autobus che mi conducano alla piscina.
Quindi: tengo l’ombrello nella sinistra, insieme al telefonino dove ho Google Maps per arrivare alle fermate dei bus senza fare affidamento al mio senso dell’ orientamento, che peraltro non esiste .
La mano destra è occupata a fare equlibrismi con l’ipad, su cui, grazie a Eurosport e a Vodafone video plus, guardo i tuffi senza preoccuparmi dei gigabyte consumati.
Mi dirigo verso le fermate. Mentre cammino le braccia sono occupate come sopra. Guardo ogni tanto Google Maps e ogni spesso i tuffi.
Passano altri cinque minuti, smette di piovere, l’ombrello torna inutile. Faceva freddo e fa di nuovo caldo. Pioveva e ora c’è il sole. Alla mia sinistra il cielo è grigio. Alla mia destr il cielo è azzurro.
Gli autobus non arrivano.
Quasi quasi vado a piedi.
Scrivo questo post su un colonnino vicino a una fermata di un bus. Una ragazzina ha con sè un vassoio con del cibo molto Tesco style e lo mangia mentre è seduta ad aspettare che passi il bus. Tutto ciò mi ricorda Londra style: sarebbe ancora meglio se mangiasse camminando. Ci faremmo compagnia: camminiamo insieme e lei mangia e io guardo i tuffi sull’ipad.
Passa un 240. È pieno. Salire è verboten. Torno a scrivere.
Passa un 61.
Salgo.
Miracolosamente il lettore del qr code del biglietto che ho sul telefonino lo riconosce subito. Spesso è tutto un non legge, autista preme pulsanti, sposta a destra, sposta avanti, sposta dietro, dai legge, qr accepted, yeah!
Continuo a scrivere.
Arrivo alla fermata di Tollcross Road.
Entro da Mmmdelicious e prendo un espresso dal costo di un pund. Per dire: il prezzo fuori è attorno ai due pound e il prezzo in quei luoghi monopolizzati dai monopolisti ambulanti supera i 2,50 pound.
Non so se sia buono o cattivo il caffè e non mi interessa. Non ho tempo da perdere nel gustare. So che mi serve. Intanto posso finire questo post seduto al tavolino, servito dalla cameriera che si è gentilmente offerta di servirmi il caffè al tavolo e mi ha invitato a sedermi. Non mi sono accorto che la gara dalla piattaforma dei tuffi, che guardo sull’ipad, la posso vedere sullo schermo della tv del locale. La cosa è utile per risparmiare batteria.
Ok. Sono arrivato alla fine.
Adesso forza Noemi (Batki, tuffi, piattaforma, per chi non lo sapesse).
Poi sarà di nuovo tutto un Carnevale di Rio in piscina.
O almeno si spera.
Ciao.
Ah, dimenticavo. Ho deciso di tifare Celtic e non Rangers.
Ah, ho anche fatto delle foto. Somewhere somehow sometimes le pubblicherò.

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