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Il Grande Torino

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Titolo: in che modo un inglese narra il Grande Torino? Così (da 50 teams that mattered di David Hartrick):

Il Torino ha una storia di trionfi e di tragedie. La sua è una storia di un piccolo club diventato imbattibile e poi scaomparso in un disastro che ha trasformato l’Italia. La storia del Torino non può che essere scritta partendo da una data. Tutto ruota attorno a quel momento: prima e dopo. (John Foot: calcio, a history of italian football).

 

 

4 maggio 1949. La squadra dell’AC Torino era seduta a bordo di un Avio Linee Italiane FIat g212 e stava tornando da un’amichevole giocata a Lisbona in onore della leggenda del Benfica Xico Ferreira. Il Torino era stato invitato grazie al suo status di migior team d’Europa e forse del mondo. L’amicizia tra il presidente granata Ferruccio Novo, il capitano Valentino Mazzola e lo stesso Ferreira aveva reso l’organizzazione priva di problemi. Giravano anche delle voci secondo cui era stato accettato un trasferimento di Ferreira a Torino. Mentre volava in mezzo a condizioni atmosferiche terribili attorno alle montagne di Torino, il pilota Pierluigi Merono sembrava aver perso momentaneamente la posizione. Diversi rapporti indicavano che l’aereo era stato visto muoversi a cerchio dentro la nebbia in attesa di trovare il giusto percorso di discesa. 

In mezzo alla pioggia battente e a nuvole nere e basse, Meroni provò ad abbassare la rotta per migliorare la visibilità. Sulla collina di Superga si trova una basilica del diciottesimo secolo, usata spesso dai piloti come punto di riferimento e ben conosciuta come punto di interesse locale. Gli investigatori concluderanno che il pilota deve aver visto la costruzione troppo tardi mentre volava troppo basso. Il piccolo aereo si schiantò in un muro sul retro della chiesa ed esplose in un’enorme palla di fuoco. I bagagli e i rottami giacevano sparsi in un’area enorme e le fiamme continuavano ad alzarsi malgrado la pioggia. I rapporti iniziali suggerivano che non c’erano sopravvissuti e si sarebbero dimostrati corretti.

Con molte delle vittime identificabili soltanto attraverso i documenti o gli effetti personali a causa dell’intensità delle fiamme, la notizia che il Grande Torino non esisteva più si diffuse in Italia. Le ultime edizioni dei giornali avevano la notizia e l’impatto della perdita si sparse per tutta la nazione. Non c’erano più rivalità: la perdita del Torino era una perdita per tutti. I granata erano diventati uno dei simboli della ricostruzione dell’Italia dopo il fascismo e la guerra. Il Torino, inoltre, era l’ossatura della nazionale, favorita per la Coppa del Mondo in Brasile nel 1950. Con la squadra di club, anche la nazionale si trovò decimata.

 

 

Il capitano della squadra era Valentino Mazzola, che era una figura leggendaria del calcio ed era stato capitano del Torino nelle quattro stagioni consecutive in cui la squadra aveva vinto lo scudetto e in quella in corso, nella quale i granata erano avviati verso il quinto titolo consecutivo. Mazzola era un’ala sinistrache aveva segnato solo 4 gol in nazionale e un numero spaventoso in campionato col club. Era arrivato a Torino dal Venezia. La sua leadership e la sua collaborazione di gioco con Ezio Loik è stata spesso citata come l’inizio del dominio del Toro nel campioanto italiano. In cinque anni Mazzola segnò più di cento gol. Nel 1946-47 vinse la classifica dei cannonieri agevolmente. Mazzola restò una fonte di ispirazione dentro e fuori dal campo durante la sua carriera. Si dice che in momenti drammatici, quando Mazzola si girava attorno e si arrotolava le maniche, voleva dire che era giunto il momento di attaccare e spesso era proprio lui a dare l’esempio. 

I successi del Torino si basavano sui gol segnati. Nella stagione precedente il primo scudetto i granata erano arrivati secondi, dietro alla Roma, ma avevano segnato 60 gol, cinque in più dei campioni e 20 in più del Venezia, classificatosi terzo. Nel 1942 43, l’anno del primo trionfo, segnarono otto gol in più. Il Torino giocava con un rivoluzionario 4 – 4- 2, anni prima rispetto al Brasile, e adottava in anticipo rispetto all’Olanda i principi del calcio totale. L’AC Torino era avanti anni rispetto al resto del mondo del calcio dell’epoca e aveva una forza irresistibile. 

Mazzola e Loik erano tatticamente avanti rispetto ai loro avversari diretti, ma non erano i soli grandi calciatori di quella squadra. I due presero parte a tutti i cinque scudetti vinti, insieme ad altri calciatori dal talento genuino. Guglielmo Gabetto era un attaccante famoso per l’atletismo e l’equilibrio. Gabetto, calciatore di talento, aveva vinto il titolo anche con la Juventus e si era guadagnato onori internazionali con la nazionale. Franco Ossola era fragile ma era uno dei favoriti dai tifosi per il superbo controllo di palla e per il cambio di passo. Ossola segnava, crossava, sapeva cosa fare in ogni momento. Il difensore Giuseppe Grezer era un talento internazionale che fece 150 partite col Torino e conquistò otto trofei per il suo paese. 

Questi cinque calciatori vinsero tutti e cinque gli scudetti del Grande Torino e morirono nella tragedia di Superga. Il portiere Valerio Bacigalupo vinse quattro titoli e cinque coppe col Torino, dopo il trasferimento dal Genoa. Anche il difensore Aldo Ballarin vinse quattro titoli e morì nell’incidente insieme a a suo fratello Dino, portiere di riserva. Romeo Menti segnò l’ultimo gol a Lisbona e giocò 131 volte per il Torino, vincendo tre titoli. 

 

 

 

Il Torino costituiva l’ossatura della nazionale, fornendole almeno otto elementi. Durante una partita amichevole contro l’Ungheria tutta la nazionale era composta da calciatori del Grande Torino. Il presidente Ferruccio Novo aveva creato un patrimonio e lottò per tenerlo insieme, anche chiedendo alle autorità che ogni giocatore lavorasse nei suoi impianti FIAT per evitare chiamate in guerra. 

La Seconda Guerra Mondiale aveva influenzato il campionato 1942 43, il primo vinto dal Grande Torino, conquistato con un punto di vantaggio dal Livorno e sette dalla Juventus, battuta sia all’andata che al ritorno. Due vittorie particolarmente dolci per i supporter granata. Determinante per la conquista dello scudetto fu il gol di Mazzola con cui il Torino espugnò Bari all’ultima giornata.

Nella stessa stagione il Torino vinse la coppa Italia, realizzando venti reti in cinque partite, partendo da un 7-0 contro l’Ancona e terminando con un 4-0 al Venezia, e subendone nessuno. La Coppa non si sarebbe poi più disputata fino al 1958. 

Nel 1943 44 si disputò, a causa della guerra, solo un campionato locale non riconosciuto dalla FIFA e il Torino finì secondo. Il torneo ufficiale ricominciò nel 1945 46 e molte squadre avevano perso dei calciatori a seguito della guerra. Il campionato fu diviso in due gironi, nord e sud per poi disputare un mini torneo unificato finale. Il Torino vinse il proprio gruppo e realizzò tredici gol in più di Inter e Juve, le squadre che lo seguirono in questa classifica dei gol segnati. In sei su tredici incontri in casa il Torino segnò quattro gol o più. Nel girone finale il Torino vinse undici partite su quattordici, realizzando 40 gol, battendo nove a zero il Livorno nell’ultima partita e vincendo lo scudetto con un punto sopra la Juventus.

Il 1946 47 fu la stagione della grande cavalcata. Il Torino vinse lo scudetto con dieci punti di vantaggio sulla Juventus. Fu impressionante sia in attacco che in difesa: segnò 104 gol e ne subì solo 35. Nelle 19 partite casalinghe il Torino non perse mai e conquistò spesso vittorie pesanti, segnando sei gol non meno di tre volte. Mazzola vinse il titolo di capocannoniere, si mise in mostra come il giocatore più importante, giocò ogni minuto di ogni partita e era conscio del proprio valore.

Nella stagione 1947 48 il Torino fu ancora più devastante. I suoi stessi record furono battuti. La squadra fece due punti in più della stagione precedente e realizzò 125 gol in 40 partite. La media di tre gol a partita fu ottenuta anche grazie a delle vittorie spettacolari, come quella per 10 a 0 contro l’Alessandria. In venti partite interne il Torino non segnò almeno tre reti in solo tre occasioni e vinse tutte le partite tranne il pareggio per 1-1 contro la Juventus. Il Torino vinse il campionato con sedici punti di vantaggio su Milan, Juventus e Triestina. Mazzola segnò 25 gol, Gabetto 23. Tra l’altro in 40 partite il Torino impiegò solo 15 calciatori.

Anche nella stagione della tragedia, il 1948 49, il Torino era avviato verso il successo, anche se non aveva ripetuto tutti gli exploit delle due stagioni precedenti. Restò comunque imbattuto in casa e perse solo tre volte fuori casa. Dopo la tragedia di Superga il Torino schierà le riserve e la squadra giovanile e per rispetto così fecero i suoi avversari. La FIGC aveva assegnato comunque il titolo al Torino, che comunque, batté 4-0 il Genoa nella prima partita dopo l’incidente. In un’atmosfera piena di emotività la folla numerosissima pianse e cantò insieme. Il Grande Torino era stato portato via crudelmente. 

Trentuno vittime morirono il 4 maggio del 1949 insieme al sogno di una possibile Coppa del Mondo gloriosa per la nazionale. Il Torino e l’Italia avevano perso il loro cuore calcistico in una tragedia orribile. Ogni quattro maggio i tifosi marciano fino a Superga in segno di rispetto e di conservazione della memoria.

Il Torino aveva realizzato record su record, aveva vinto cinque scudetti, una coppa Italia e aveva mostrato al mondo un nuovo modo di giocare d’attacco e con successo. 

Superga aveva tolgo al mondo uno dei più grandi club calcistici dell’epoca, ma è importante notare che il Grande Torino è una delle grandi squadre della storia del calcio mondiale non per la tragedia accaduta ma per quanto ha ottenuto in campo. 

 

 

 

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