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Lo stupore delle prese elettriche

Green new deal o venezuelan old deal?

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Di Massimo Fontana

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E visto che le disgrazie non vengono mai da sole, dopo esserci sorbiti Trump e le sue folli politiche economiche fatte di dazi doganali e riduzioni fiscali in deficit, ecco che molto probabilmente dovremmo sorbirci nel prossimo futuro una nuova catastrofe economica.

Ma questa volta proveniente dalla sinistra.

Oggi parleremo dunque di un male che sta lentamente occupando la sinistra americana.

Sinistra che dovrebbe essere una alternativa alle follie di Trump, ma che sta vedendo crescere al suo interno un vero e proprio movimento neo-chavista, che sta portando il partito democratico Usa su posizioni talmente strampalate, da mettere da un lato a rischio la capacità di battere Trump alle prossime elezioni presidenziali, dall’altro qualora vincesse, porterebbe il paese a ripetere da sinistra le scemenze di Trump.

Da quello che si legge, probabilmente in peggio.

Sto parlando della sinistra estrema rappresentata da Bernie Sanders e nella fattispecie dalla sua pupilla più giovane e famosa, la neo deputata Ocasio Cortez.

Deputata che la settimana scorsa ha presentato un piano economico-ambientalista chiamato “green new deal”.

Qui la faq su tale progetto https://assets.documentcloud.org/documents/5729035/Green-New-Deal-FAQ.pdf

In sostanza il piano prevede entro 10 anni di portare l’intera produzione energetica americana su fonti rinnovabili.

Ma questo piano è in realtà un progetto molto più ampio di intervento economico che si ispira al new deal rooseveltiano.

Ma non quello degli anni ’30, ma bensì all’economia di guerra del periodo 1941-1945.

Quindi assieme al lato verde dovremmo avere forti investimenti pubblici in nuovi investimenti di ogni tipo e un massiccio programma di interventi sociali, che vanno dal sostegno agli aumenti salariali, alla lotta alle disuguaglianze di ogni tipo.

Come verrà finanziato tutto questo?

Attraverso tre misure:

1) forte aumento della pressione fiscale ai ricchi

2) maggiore spesa pubblica in deficit

3) monetizzazione del deficit da parte della Fed.

Ora, come giudicare tutto questo progetto?

Con una semplice parola: una follia.

Cerchiamo di illustrare il perchè.

Tralasciando la parte puramente tecnica sulla fattibilità materiale di riconversione in 10 anni di tutta la produzione energetica verso fonti verdi, fattibilità che comunque riteniamo nulla, cercheremo di concentraci invece sulla parte economica partendo dallo stesso e identico punto che abbiamo visto per le politiche di Trump, ovvero l’aumento del deficit pubblico.

Il punto è questo: perchè il maggiore deficit non diventi maggiore debito il moltiplicatore della spesa pubblica deve essere maggiore di 1.

Cosa sappiamo noi del livello del moltiplicatore?

Tante cose, ma due su tutte:

– non è stabile sempre allo stesso valore

– in periodo di espansione economica, anche leggera, scende sotto 1.

In base a questi dati, nel momento in cui Trump ha implementato il suo progetto fiscale in deficit, ipotizzavamo che avrebbe avuto un effetto di breve periodo, e che comunque il debito pubblico sarebbe aumentato.

I fatti ci stanno dando ragione, come visto giorni addietro.

Ma in base a questi stessi punti, anche il progetto di investimenti pubblici in deficit della sinistra neocomunista americana, stante la crescita economica in atto, avrà sicuramente un moltiplicatore inferiore ad 1 e quindi avrà l’effetto di far aumentare il debito pubblico.

Anzi, visto il progetto previsto, letteralmente esploderlo.

La risposta a queste obiezioni è però la sopracitata seconda guerra mondiale.

Ma anche li le cose non sono per nulla andate come vengono raccontate.

Se infatti in quel periodo l’economia si è ripresa, il debito pubblico è come previsto esploso, indicando che anche in quegli anni il moltiplicatore era comunque inferiore ad 1.

Nel 1940 il deficit era al 3,4% e il debito era al 40% del pil.

Nel 1945 il deficit era al 27% e il debito era salito al 130% del pil.

In sostanza il deficit pubblico aveva si stimolato l’economia, ma non si stava per nulla ripagando da solo.

E cosa decise il governo Usa appena finita la guerra?

Semplice: azzerare quanto prima il deficit.

Si prese quindi atto che non era più sostenibile tale livello di spesa pubblica a debito.

Abbiamo così un tagli massiccio della spesa pubblica.

Il deficit viene ridotto nel 1946 all’11%.

Nel 1947 scende all’1,16% e nel 1948 addirittura passa in positivo con un surplus di bilancio del 2%.

Per dare un’idea del taglio alla spesa pubblica operato, e per mostrare che il rapporto deficit/pil non si è ridotto per la crescita del pil, il bilancio federale passa dai 92 miliardi di dollari del 1945 ai 30 del 1948, come possiamo vedere qui http://www.presidency.ucsb.edu/data/budget.php

Una diminuzione quindi di 60 miliardi di dollari in meno di tre anni su un pil di 270 miliardi di dollari.

Una manovra di rientro finanziario da far tremare i polsi.

Ma proprio gli anni della WW2 ci dicono anche un altra cosa: la tassazione dei ricchi.

La sinistra parla di portarla al livello esistente proprio in quegli anni, quindi sopra il 70%.

Ma di nuovo si dimentica che il livello di pressione fiscale di quegli anni era nominale.

Stante la presenza di forti deduzioni fiscali, il livello di tassazione reale era all’incirca al 55% e non oltre.

Cosa comporterebbe invece un aumento reale della tassazione ai livelli proposti?

Lo abbiamo visto in Francia con l’aliquota al 75% messa da Hollande nel 2013.

Il gettito generato è stato enormemente inferiore a quello previsto, molti ricchi sono scappati dal paese e l’effetto sull’economia è stato da nullo a recessivo, stante la bassa crescita economica di quel periodo.

Non è un caso se il Partito socialista francese ha poi perso le elezioni e la stessa tassa è stata fatta morire in silenzio.

A questo punto rimane però la questione della monetizzazione del deficit, ovvero l’intervento della Fed nel sostegno alla maggiore spesa pubblica.

La Ocasio nel suo delirio sostiene che questo è già stato fatto nella crisi del 2008.

Ma ovviamente la realtà è ben diversa.

In tutti i vari quantitative easing fatti dalla Fed, questa ha sempre comprato nel mercato secondario, ovvero nel caso del debito Usa, a emissione già avvenuta.

E l’acquisto è stato fatto dalle banche private.

Quindi la Fed non ha mai comprato debito direttamente dal tesoro Usa e non ha mai sostenuto la spesa pubblica americana.

E per due ragioni:

1) non può legislativamente farlo, esattamente come la Bce.

2) Per non creare inflazione.

E questo è il punto cardine del discorso.

Lo abbiamo spiegato ripetutamente: il finanziamento diretto della spesa pubblica fa entrare in circolo tutta la moneta creata dalla banca centrale, il finanziamento di soggetti privati no.

Questo comporta che il Qe, ovvero un finanziamento delle banche private, ha un impatto inflattivo variabile ma basso.

La monetizzazione del debito, ovvero il finanziamento diretto della spesa pubblica, ha invece un impatto inflattivo estremamente elevato.

Quindi il progetto di finanziamento della spesa pubblica tramite la Fed da parte della sinistra Usa, non è come i Qe fatti negli anni passati, ma è esattamente uguale al finanziamento della spesa pubblica praticato in Argentina e Venezuela durante gli ultimi anni.

E quando si monetizza il deficit pubblico in questo modo, la produzione di inflazione elevata è certa.

Inflazione che colpisce impoverendoli tutti i soggetti che non hanno redditi o patrimoni agganciati a beni reali.

Ovvero tradizionalmente i più poveri.

Che con tali politiche diventano ancora più poveri.

Come concludere allora questa analisi?

Banalmente che il futuro è molto grigio, per non dire nero.

Trump sta facendo molto male all’economia americana, drogandola di deficit pubblico e diminuendone l’efficienza con i dazi.

Come non bastasse probabilmente arriverà in futuro al suo posto una sinistra completamente impazzita e appiattita su posizioni simil-venezuelane.

Ovviamente gli Usa non diventeranno un nuovo Venezuela e il green new deal non verrà mai implementato al livello simil sovietico del progetto iniziale.

Ma la linea e l’impronta al Partito Democratico americano è stata data.

E’ una linea che a livello teorico si richiama a quel gran frullato di sciocchezze economiche chiamata MMT, ormai vera e propria teoria economica sostitutiva del marxismo per la sinistra estrema, ma che esattamente come il marxismo porterà al disastro economico ogni paese che tentasse di applicarla.

Buona giornata a tutti e che Dio ci aiuti.

 

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