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Lo stupore delle prese elettriche

Helicopter money? Una forma di politica fiscale

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L’idea estrema è quella degli elicotteri che lanciano moneta a terra come soluzione per ravvivare la crescita economica.

Dal 2008 il mondo della politica monetaria è cambiato. Si è raggiunto il pavimento zero dei tassi d’interesse, cosa che sembrava impossibile anni prima. si pensava che fosse impossibile avere tassi negativi e allora si pensava all’idea di lanciare moneta dal cielo.

L’idea è che quando scriviamo un modello monetario come inseriamo l’esperimento di inserire la moneta? Come se un elicottero volasse sopra le case e ci lasciasse un pacchetto di denaro.

Se dalla sera alla mattina la BCE accreditasse a tutte le famiglie un tot cosa succederebbe? È una domanda legittima.

Se fare un transfer di moneta è a costo zero e stampare la moneta è a costo zero perché non lo facciamo e perché non risolve la crisi?

Questa cosa si potrebbe fare con la politica fiscale. Lo stato potrebbe fare un trasferimento alle famiglie e si finanzierebbe acquisendo risorse, emettendo del debito ma chiedendo alla banca centrale di emettere moneta per comprare questi titoli.

L’idea di accreditare a tutti i cittadini dei soldi si potrebbe fare anche facendo un credito di imposta per lo stesso ammontare. È importante sottolineare il legame tra politica monetaria e fiscale.

Per valutare gli effetti della mossa dobbiamo considerare come valutiamo gli effetti di deficit spending. Non è che helicopter money sia uno strumento nuovo nel cassetto. È come finanziare la spesa pubblica. infatti si parla di finanziamento monetario del deficit. Possiamo emettere debito pubblico per finanziare eccesso di spesa sulle tasse oppure possiamo emettere moneta per lo stesso finanziamento.

Qualcuno potrebbe dire che è diverso finanziare la spesa in deficit e l’helicopter money perché nel primo caso paghi gli interessi. In linea di principio è vero ma l’esito dipende da come conformiamo l’intervento. Potremmo replicare due scenari identici: uno con finanziamento di debito (con rialzo presumibile dei tassi di interesse) e uno con finanziamento con emissione di moneta. Se nel primo caso la politica monetaria si coordinasse in modo da evitare che l’emissione di debito si tramuti in maggiori tassi di interesse. Di fatto i due scenari potrebbero replicarsi in modo identico da un punto di vista di politica monetaria e fiscale.

In tempi di tassi bassi i bond e la moneta sono perfetti sostituti. Anche se ci fossero tassi non zero puoi disegnare i modelli in modo tale che a livello reale e aggregato, le persone in termini di consumo e produzione non cambierebbero niente.

Il qe è creazione di riserve bancarie, che è moneta dalla banca centrale. La banca centrale acquista dei titoli che sono presso le banche e crea riserve a disposizione delle banche presso di sé.

Questa moneta può essere messa nelle tasche delle persone? È come fare un trasferimento fiscale o minori tasse (credito di imposta) che richiede un finanziamento. Per esempio emettendo titoli e facendoli comprare dalla banca centrale. Funzionerebbe? L’economia europea ristagna perché c’è troppa poca domanda? Dipende un po’ da quanta ne metti, di moneta, e da come. Se dessimo centomila euro a ciascun italiano, il numero è così grande rispetto alle quantità di spesa, che si trasformerebbe in inflazione perché non c’è offerta disponibile per soddisfare questa domanda in più nominale. Se l’iniezione fosse piccola? Allora sappiamo che i prezzi ci metterebbero un po’ a reagire e se l’economia è un po’ di stagnazione, nel breve periodo qualcosa potresti tirare fuori. Sarebbe però sbagliato pensare a questa policy come una policy strutturale per chi ristagna da un decennio. Perché queste politiche sono cicliche e puoi usarle sull’onda di una recessione, come sono state usate negli Stati Uniti nel 2008. Però non sono politiche su cui puoi costruire una crescita duratura. Da un punto di vista di teoria monetaria questi effetti diventano più ricchi quando gli agenti sono molto eterogenei. Un effetto che si ha in questa economia è di redistribuire ricchezza. Se tutti i soldi li hai tu e io ho zero euro e a tutti e due arrivano cinquanta euro io divento meno povero rispetto a te e questa è una redistribuzione di ricchezza. Alcuni di questi modelli mostrano come il modo in cui la ricchezza è distribuita influenza un po’ la produzione ma la loro presa sulla realtà è probabilmente un po’ fragile.

A un tavolo a cena si può dire. Possiamo avere due scenari estremi. La gente spende tutta la maggior quantità di moneta che ha e allora tanto maggiore è la moneta a disposizione tanto più possiamo aspettarci maggiore inflazione. Dal punto di vista reale il potere d’acquisto non servirebbe. L’aumento di moneta sarebbe neutrale e non cambierebbe niente in termini di consumo, posti di lavoro, investimenti ecc. Se, all’estremo opposto, invece le persone decidessero di risparmiare tutta questa moneta gettata dal cielo, ugualmente che effetti avremmo nell’economia? Avremmo gente che ha più biglietti di carta sotto il materasso e mancherebbe lo stimolo a più domanda, investimenti, lavoro. Bisogna immaginare un aumento di domanda solo parziale e una reazione dei prezzi non veloce in modo che il potere di acquisto non venga intaccato. Ammesso che il problema sia una mancanza di domanda nell’economia. Se no fare questo sarebbe controproducente.

Le operazioni di politica monetaria e fiscale sono più o meno efficaci a seconda di qual è la distorsione, il problema che è sottostante all’economia in quel momento. Se crediamo che per qualche motivo ci sia un problema persistente di deficit di domanda (una cosa difficile da accettare in modo persistente) allora in modo temporaneo, selettivo e soprattutto su una certa categoria di agenti potrebbe aiutare nel breve periodo a risollevare la domanda pur avendo un piccolo aumento di prezzi. A livello aggregato non ci sarebbe un salto dei prezzi. A quali agenti dovremmo dare questo aiuto, temporaneamente? L’intervento dovrebbe essere limitato a fasi di economia molto depressa e per agenti o famiglie che hanno vincoli di liquidità. Vincoli all’accesso al credito perché sono disoccupati o non hanno asset da poter usare come garanzia per accedere a prestiti bancari e quindi se avessero questo trasferimento vedrebbero quei vincoli rilassati e la loro propensione a spendere sarebbe più grande e questo potrebbe risollevare un po’ l’economia perché la domanda in quel momento è persistentemente depressa. Però ci sono dei se da considerare.

Siamo tornati così al primo punto. Una politica di questo tipo è comunque una politica fiscale, una politica per un target ristretto di cittadini e difficile da individuare. Inoltre se a un certo punto cominciassi a vedere che da un giorno all’altro la banca trasferisse soldi alle famiglie quale sarebbe la mia idea sul futuro? Penserei che le cose vanno tanto male e quindi sarei ancora più propenso a risparmiare? La politica sarebbe ancora meno efficace nello stimolare la domanda. Si avrebbe un altro caso di contraction fiscal monetary expansion.

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