there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

I nuovi in politica sono parassiti come i vecchi.

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Questo sarà stato un articolo del 2015 ma è sempre attuale.
Da un po’ di tempo nei media e soprattutto nella mia home page appaiono post legati alla situazione delle banche. Quello che leggo è una delle tante testimonianze dell’irreversibilità del declino e della necessità di intervento esterno per salvarsi.
Politici, editorialisti, giornalisti, membri o presidenti di associazioni professionali, imprenditori, dirigenti, banchieri, ministri, sottosegretari, parlamentari, cittadini, postatori di stronzate si stanno sviscerando in un’opera disgustosa: il tentativo di nascondere le proprie colpe o quelle del sistema e accusare il resto del mondo. A fare questo ci sono anche quelli che si sono definiti rottamatori.
Le banche italiane hanno storicamente problemi di sottocapitalizzazione, di inefficienza, di incapacità manageriale, di collusione (soprattutto) con la politica e col territorio: danno credito agli amici, confidano nelle relazioni politiche, sono controlltate dalle fondazioni bancarie, vale a dire dai partiti politici. I proprietari, gli azionisti o i dirigenti delle aziende del territorio cercano di sedersi nei cda delle banche e sperano di poter ricevere crediti a prescindere da ogni valutazione di redditività e solidità delle proprie imprese e dei propri progetti: confidano
Alle imprese e alle famiglie stava benissimo ricevere prestiti anche senza avere garanzie da dare. Alle persone stava benissimo investire in strumenti rischiosi, che tanto figuriamoci se succede qualcosa. Ai dipendenti stava benissimo conquistare punti attraverso la vendita di strumenti rischiosi previa compilazione di questionari inutili.
Dare le colpe ai tedeschi, alla speculazione, alla germania o alle vostre mamme maiale non serve a niente.
Il nuovo sarebbero i Patuelli o i Renzi, che faceva politica negli anni 90
La società civile? Vuole prestiti senza garanzie, investimenti senza rischi. Gli imprenditori vogliono avere soldi e poltrone. In Veneto ci sono notai che salvano il patrimonio di Zonin e imprenditori che rimpiangono gli Zonin e i Consoli.
La classe dirigente italiana emana lo stesso odore di fogna che si avvertiva negli anni Settanta, Ottanta, Novanta e seguenti. L’unica soluzione è il default. Sono le macerie.

Alfano viene dalla dc. Renzi pure. Formigoni idem.
Patuelli era vicepresidente del PLI ai tempi del Pentapartito.
Cosa ci fanno ancora in giro queste persone? Tangentopoli è stata una presa in giro. Tutti quei buffoni che si sono presentati come il nuovo sono solo stati i ricicliati del vecchio.
La grande illusione è stata quella di pensare che il problema fosse la classe politica. No. La classe imprenditoriale, quella dirigente, quella lavoratrice. Quella studentesca. Non se ne salvava una allora e non se ne salva una adesso. I corrotti avevano i corruttori.
Non c’è invasione immigrati, che anzi pagano i contributi, fanno lavori che gli italiani non vogliono fare e sono indispensabili in un paese la cui demografia gioca contro.

 

I nuovi, per esserlo, dovrebbero avere una mentalità diversa dai vecchi. Non sembra che ci sia in Italia un fiorire di mentalità scandinava o anglosassone o mitteleuropea o delle tigri asiatiche. Se senti parlare le persone, sembra che reclamino tutte di far parte di una nuova generazione di parassiti e niente più

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