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Lo stupore delle prese elettriche

Il paese delle liberalizzazioni incompiute.

Da: “Politica economica italiana 1968-2007” di Salvatore Rossi.

Le privatizzazioni in Italia sono state fatte per massimizzare il valore di realizzo e avere cassa, anche per riuscire ad entrare nell’Euro.
Le quote sono state cedute prima di procedere a una liberalizzazione e adesso è dura creare concorrenza.
Le partecipazioni rimaste allo Stato rendono difficili ulteriori privatizzazioni o liberalizzazioni a causa della perdita dei dividendi che ne scaturirà.

Lo Stato dovrebbe assumere il ruolo di regolatore e non di gestore, come testimoniano la riflessione analitica e l’esperienza storica. La regolazione può essere della domanda e riguardare i consumatori oppure dell’offerta e riguardare i produttori oppure ancora del mercato. L’azione dello Stato può precedere quella degli agenti economici (fissazione dei prezzi, regolazione della qualità di beni e servizi) o seguirla per correggerla (azioni antitrust). E’ opportuno abbattere i costi di transazione.
Essenzialmente il governo dovrebbe regolare i casi di fallimento del mercato, in particolare quelli di informazione imperfetta (distribuzione commerciale, servizi professionali) e concorrenza imperfetta (servizi pubblici).

Elettrodotti, acquedotti, ferrovie, metropolitane, trasporti pubblici, reti di energia, reti di telecomunicazioni, acqua, telecom, energia possono essere monopoli naturali. Sono settori in cui si hanno costi fissi alti e rendimenti decrescenti al crescere della scala produttiva. I cosiddetti monopoli naturali determinano bassa innovazione, prezzi più alti di quello di equilibrio, quantità inferiore sul mercato.

Le reti dovrebbero essere in mano pubblica. Se in mano privata i soggetti dovrebbero essere regolati in modo che assicurino, dietro rischio di penalizzazione, determinati  standard di qualità e investimenti. Va anche salvaguardato il loro equilibrio economico.

Gestione della rete e gestione del servizio vanno separate. La fornitura dei servizi sulla rete va liberalizzata assicurando concorrenza immediata sulla stessa rete o su pezzi di essa, se possibile, oppure concorrenza intertemporale attraverso gare che si tengano a distanza di tempo non eccessiva.
Nel liberalizzare, lo Stato non sa quali siano i costi o l’efficienza dei produttori, quindi dovrà concedere al produttore di appropriarsi di alcune rendite dell’ex monopolista.
Ci sono dei rischi che il produttore acquisisca potere verso il regolatore. La yardstick competition, attraverso il confronto delle performance degli operatori che si sono spartiti il mercato, può servire a diminuirli.

I casi di informazione imperfetta pongono problemi soprattutto sulla qualità del servizio e riguardano i servizi professionali o tutti quei casi in cui il consumatore non ha sufficienti informazioni per valutare la qualità del prodotto o del servizio offerto, mentre il costo dell’errore è alto. Si possono verificare fenomeni di selezione avversa: il meno qualitativo scaccia il più qualitativo. Inoltre può esserci azzardo morale: una volta stipulato il contratto, l’avvocato (per esempio) può non impegnarsi a dovere visto che il cliente non è esperto quanto lui.
Da qui nascono licenze, albi, certificazioni, autoregolamentazioni, vincoli all’ingresso, esami di abilitazione, iscrizione ad albi, riserve di esclusività, livelli di istruzione richiesti, tariffari minimi e massimi. Il vantaggio dell’autoregolamentazione è che uno standard qualitativo può nascere. Il rischio, però, è che vengano tutelati gli interessi dei regolati e il sistema resti poco trasparente.

Come liberalizzare, allora? Molti sono i problemi, i rischi, le possibilità, le soluzioni. Di solito vengono create all’uopo autorità indipendenti.

Esempi di iberalizzazioni incompiute in Italia, al 2007: energia, gas, commercio, servizi pubblici locali, servizi professionali, servizi privati.
Enel mantiene una posizione dominante: prezzi alti, autorità che vietano nuovi impianti, cessione solo degli impianti meno redditizi ecc.
Eni domina il mercato ancora di più, controllando praticamente tutte le fasi.
Telecomunicazioni. Telecom mantiene la posizione dominante soprattutto nel fisso, anche se un mercato si è creato. Nel mobile questo è più esteso.
Il commercio è caratterizzato o è stato caratterizzato a lungo da segmentazione merceologica, barriere all’ingresso, pianificazione territoriale, licenze, sfavore verso i consumatori e verso la produttività del settore. La legge Bersani 2006 ha migliorato la situazione e infatti  è sotto attacco.

Sui servizi pubblici locali incidono i problemi legati alle tariffe basse e agli obblighi di servizio. Occorrerebbe superare la frammentazione organizzativa. Si dovrebbe arrivare a meno servizi, più efficienti. Ancora oggi le entrate nascono dalle tasse comunali e i prezzi sono bassi, il servizio è inefficiente in molti casi e troppo frammentato.

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