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Il patrimonio di Bezos

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Di Massimo Fontana:

Jeff Bezos è l’uomo più ricco della storia moderna.
Così stanno titolando all’incirca tutti i giornali del mondo.
Il buon Bezos infatti con gli ultimi rialzi della quotazione di Amazon, ha raggiunto un patrimonio personale di 150 miliardi di dollari, che sono poco più di quanto aveva raggiunto nel 1999 Bill Gates dopo aver corretto l’importo di quell’anno per l’inflazione.
Ma le cose stanno veramente così?
Ovviamente no.
Non solo nel recente passato ci sono stati personaggi più ricchi di Bezos, ma a guardar bene la concentrazione della ricchezza è andata sfumando proprio con l’avvento del capitalismo.
Cerchiamo di spiegarlo per bene.
Il primo aspetto da tenere a mente quando si comparano ricchezze di diversi periodi di tempo è il potere d’acquisto.
Potere d’acquisto che si declina in due rami.
Il primo è l’inflazione, ed è quanto è stato considerato per proclamare Bezos l’uomo più ricco della storia moderna.
100 miliardi di dollari del 2017 infatti, hanno una capacità di acquisto di beni e servizi diversa da 100 miliardi del 1999.
E questa capacità è inferiore a causa dell’inflazione.
Quindi, quando nel 1999 Bill Gates raggiunse i 100 miliardi di patrimonio, quei 100 miliardi, se corretti per l’inflazione sarebbero uguali oggi a circa 130 miliardi attuali.
Quindi Gates, oggi secondo nella classifica dei miliardari è in realtà “più povero” di almeno 30 miliardi rispetto al 1999.
C’è però un problema con questa misurazione.
Se per esempio calcoliamo il patrimonio di David Rockefeller all’apice della sua ricchezza con la semplice inflazione, nel 1916 pari ad 1 miliardo di dollari, troveremo un capitale di circa 24 miliardi di dollari del 2017.
Valore relativamente ristretto.
Se andiamo ancora più indietro nel tempo, e sempre tenendo conto solo dell’inflazione, avremmo capitali sempre più piccoli, come nel caso di Andrew Carnegie, che nel 1900 vendette la sua società ricavando 480 milioni di dollari, pari a circa 15 miliardi del 2017.
O peggio, i 100 milioni di dollari di patrimonio di Cornelius Vanderbilt del 1877, sarebbero pari a 2,5 miliardi di dollari attuali.
Una miseria per dei miliardari 🙂
Cosa è cambiato allora nel frattempo?
Il secondo ramo del potere d’acquisto, che consiste nella crescita economica .
Dal 1900 ad oggi il pil è cresciuto di circa 10 volte.
Questo vuol dire che la capacità d’acquisto di beni e servizi di un singolo dollaro, a prezzi costanti, è aumentata per l’appunto di 10 volte.
E siccome la ricchezza patrimoniale è reddito risparmiato, una buona approssimazione è rapportare questo reddito risparmiato col reddito prodotto ogni anno, ovvero il pil.
Solo così possiamo capire quanto erano effettivamente grandi quei patrimoni rispetto alle economie dell’epoca.
Quindi tornando a Rockefeller , il suo patrimonio era 1 miliardo di dollari nel 1916.
Quanto valeva il pil Usa in quell’anno?
Circa 50 miliardi di dollari.
Quindi la ricchezza di Rockefeller in quell’anno era pari al 2% del reddito nazionale.
Quanto sarebbe oggi tale livello di ricchezza ?
Con un pil 2018 previsto a circa 20000 miliardi, il 2% sono 400 miliardi di dollari del 2018.
Per Carnegie, con un pil nel 1900 pari a 20 miliardi circa, i 480 milioni rappresentano il 2,4% del pil, pari a 480 miliardi attuali.
I 100 milioni di Vanderbilt nel 1877 sono invece l’1,1% del pil, pari a poco più di 200 miliardi di dollari del 2018.
E più indietro nel tempo?
Ovviamente diventa molto difficile fare una stima.
Perchè non abbiamo dati attendibili sull’inflazione e perchè le stime del pil diventano sempre più ……ridicole man mano che si torna indietro nel tempo.
Purtuttavia alcuni casi importanti possiamo analizzarli abbastanza agevolmente.
Stiamo parlando dei più famosi imperatori e sovrani, quali Cesare Augusto, il re indiano Akhbar I e l’imperatore cinese Shenzong.
Il motivo?
Esaminando il caso di Augusto, estendibile anche agli altri due, vediamo che regno e patrimonio personale molto spesso si intersecavano.
Infatti le provincie della Gallia e dell’Egitto, figlie delle conquiste imperialiste contro il volere del senato del “primo dittatore democratico” della storia (credeteci 😀 ), Caio Giulio Cesare, erano di fatto di proprietà dell’imperatore, e con loro ovviamente anche i relativi tributi.
Stiamo parlando probabilmente del 10 o 20% dell’intero impero romano.
Visto che era paragonabile agli Usa attuali per dimensione rispetto al mondo intero, la ricchezza che faceva capo a Ottaviano Augusto, può essere stimata in 3-4000 miliardi di euro attuali.
Cosa ci insegna però proprio quest’ultimo esempio, avviandoci così verso la fine?
Semplicemente che come detto all’inizio la ricchezza era molto più concentrata nel passato rispetto ai giorni nostri.
Un solo uomo possedeva interi punti percentuali di pil.
Alcuni, i sovrani, possedevano ed intermediavano direttamente addirittura il 10 o il 20% dell’intera economia nazionale.
Oggi, Bezos, con i suoi 150 miliardi, vale a malapena lo 0,75% del pil Usa, mentre, anche senza considerare Cesare e sovrani vari, anche solo ai tempi di Rockefeller si viaggiava attorno al 2% e più del pil dell’economia più grande del pianeta.
E questo senza considerare un’altro fatto: al contrario dei sovrani dell’antichità che tesoreggiavano le loro ricchezze, Bezos sta usando i suoi capitali per sviluppare la società Blue Origin, ovvero li sta investendo oltre che in Amazon, in una impresa ad altissima tecnologia, di frontiera e dal rischio imprenditoriale elevatissimo.
Lo so che nella mentalità paleomarxista vigente nell’italiano medio può sembrare una affermazione inaccettabile, ma proprio per l’uso che ne sta facendo Bezos, i suoi 150 miliardi di dollari di patrimonio, sono più produttivi ed economicamente efficienti nelle sue mani che in quelle di qualsiasi altro soggetto.
In primis lo stato.
Ovviamente 😉

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