Crea sito

there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Le chiacchiere a vuoto del no global Gesualdi

GESUALDI UNO: ANALISI ECONOMICA
Siamo a questo incontro con Francuccio Gesualdi.
Io e Gabriella.
L’età media in sala è di ottant’anni.
Ecco cosa ha detto lui. In corsivo i miei commenti. Domande, per ora. Le risposte richiedono un po’ più di tempo.

Come abbiamo fatto a creare una tale povertà nel mondo?

Abbiamo chi? La povertà è diminuita ogni volta che i mercati si sono aperti e la produttività è aumentata. Secondo me quelli alla Gesualdi sono i sostenitori del più miseria per tutti e comunque il problema della povertà non dovrebbe toccare loro, visto che crescita, profitto e ricchezza sono il male. Tra l’altro la povertà  è in calo enorme nel mondo.

Abbiamo fatto un’analisi dell’economia.

Sarà stata un po’ prevenuta?

Cosa possiamo fare in concreto noi?

Domanda giusta

 

Bisogna comprare il caffè per far sì che loro vendano, dicono. Non ci convince.

Pazienza. Dato che il caffè è un prodotto destinato all’esportazione, non vedo altre opzioni affinché i coltivatori di caffè ricevano un reddito derivante dal loro lavoro.

I produttori vanno alla frontiera. Lì incontrano la Nestlè che vende al torrefattore. Dato il suo potere di mercato, è lei che decide il prezzo.

Si chiama monopsonio ed è un problema, in effetti. Quindi occorre creare le condizioni affinché si sviluppi il mercato. Creando consorzi, garantendo diritti di proprietà, permettendo scioperi: tutte cose che forse sono disincentivate dai governi?

Comprare quei prodotti significa essere complici. Se noi non compriamo, loro non vendono.

Già. E i coltivatori, i raccoglitori che fanno? E quelli che andavano laddove c’era la Nestlè adesso dove vanno? Non è che per tutti loro la situazione peggiora?

Possiamo usare il consumo per far cambiare i loro comportamenti.

Certo. Sensibilizziamo, allora. Dal 2001 a oggi che risultati ha avuto quello che era il movimento no global? La Nike era un modello di azienda da combattere e va a gonfie vele, per dire.

 

Il Coltran è controllato da squadre armate.

C’è una guerra. C’è corruzione. Tutte cose che hanno a che fare con gli Stati, i governi, i dittatori. Il monopolio della violenza è statale. Le multinazionali hanno solo bisogno di materie prime e possono comprarle pressoché ovunque. Se il loro prezzo varia hanno strumenti derivati o strategie diverse. Non possono imporre violenza se il governo non lo consente. Se le aziende usano il Coltran o altri prodotti tutto parte dai consumatori e basta leggere i forum per sapere cosa vogliono. Prodotti sempre migliori, a costi sempre più bassi.

 

Le imprese dipendono dai consumatori.

Giusto. Infatti molte falliscono. Molte non reggono più di tredici anni. Il mercato prevede chiusure e riaperture. Salvi i salvataggi governativi.

 

Il fatturato annuo di Nestlè è ottanta miliardi.

E allora? Magari ha fatto il confronto col Pil, che considera il valore aggiunto? Avrà mischiato mele con pere? Più un’azienda vende, più ha soldi da utilizzare per pagare stipendi, ricercatori, anche per sostenere i costi di attenzione all’ambiente o all’etica. Oltre che per soddisfare gli azionisti e ottimizzare i costi in modo che i prodotti costino poco e soddisfino i consumatori, i quali aumentano il proprio reddito.

Il sistema.

Esistono miliardi di comportamenti individuali: la loro combinazione forma il sistema.

Il prezzo.

Non esiste nessun prezzo giusto. Esiste un prezzo di mercato. Il prezzo non ha solo funzione redistributiva, ma anche allocativa.

Il regista.

Non esiste nessun regista. Avete mai lavorato in un’azienda più o meno grande? Ci sono persone più o meno brave. Non esistono persone dai superpoteri in grado di dominare il mondo. Figuriamoci se esistono grandi mantenitori di segreti. Esistono Stati che impongono con la forza il volere di folli. Altrimenti chi lavora deve rendere conto a degli azionisti. Per di più le multinazionali sono spesso di proprietà di fondi pensione e i pensionati ovviamente vogliono che incrementi il valore delle azioni. Se c’è mercato, tutto questo deve avvenire in concorrenza. Più il mercato è polverizzato e più il controllo delle imprese è in mano a poche persone, meno ancora può esserci il dominatore del mondo. Se invece vogliamo l’imposizione di una società etica in cui qualcuno decide ciò che è bene e ciò che è male per gli altri, allora ecco che si creano le condizioni per la formazione del regista orwelliano, o polpottiano, o staliniano, o hitleriano, o landiniano, o gesualdiano.

Il prezzo, il valore, i bisogni.

Il valore di uso differisce da quello di scambio e comunque sono soggettivi. I bisogni, pure. Che ne sapete voi quali sono i bisogni altrui? Non possono essere creati bisogni che già non fossero presenti dentro la persona. Almeno metà dei prodotti lanciati sul mercato falliscono. Se fosse possibile indurre bisogni non ci sarebbe bisogno di uffici marketing che stanno a studiare i comportamenti delle persone per individuare dei segmenti di mercato e scoprire come fornire a ogni persona il prodotto dell’azienda giusto per lei. In questo discorso rientrano sia i biscotti per la donna matura della Barilla rispetto alle merendine per i giovani teenager di oggi sia la propensione a raccogliere dati da parte di Googole o Facebook in modo che alla singola persona appaia ciò che, secondo i vari algoritmi, piace a lei. Non c’è niente di male in questo, purché si sappia. Anzi: magari mi apparisse solo la pubblicità di ciò che mi piace!

I prodotti sono lo specchio delle nostre vanità.

E’ vietato avere vanità? Anche i bambini poveri del Mozambico vorrebbero poter avere vanità e prodotti. E arricchirsi per i fatti propri, anziché dipendere dalla carità altrui. E’ improbabile che vogliano vivere di sussistenza in un mondo di decrescisti. In ogni caso, ben venga la possibilità di scelta, anche per loro, ma decisa da loro e non da qualche cooperativa che cerca di imporre la propria visione del mondo e magari perderebbe la propria ragion d’essere se quei “bambini poveri” un giorno si arricchissero davvero e la mandassero a quel paese.

Le Fattorie Osella appartengono a Kraft, risalendo la filiera. Kraft e Philip Morris stanno insieme e vendono tabacco. Non vendono al nord, ma al sud, non dicendo che il fumo fa male anzi opponendosi a che questa cosa venga fuori. Falsificano i rapporti. Il processo tra Philip Morris e l’Australia si tiene presso la Banca Mondiale.

Che il fumo faccia male ormai, nell’era di Internet, dovrebbero saperlo tutti. Se un privato o un’azienda vuole portare in tribunale uno Stato dove dovrebbe farlo? Esistono tribunali sovranazionali? Forse il Gesualdi parte dal presupposto che gli Stati siano buoni: ecco, è esattamente il contrario. Anche i peggiori disastri ambientali o economici sono causati spesso dagli Stati.

E’ impressionante la quantità di cose che viene decisa per noi dall’alto.

Decidere le cose per gli altri dall’alto sembra che sia quel che volete voi.

Barilla ha problemi per il quindici per cento di proprietà della Gafina, (forse non è più vero neanche questo,) anche passando sopra alle condizioni dei lavoratori. Una ragazza che conosco, che si occupa di marketing presso la Barilla, è stata un anno e mezzo a Parigi e un anno a Stoccolma, con vitto e alloggio pagati. Le condizioni dei lavoratori non mi sembrano malvagie.

Non è possibile lasciare nuovi commenti.