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Ma scrivi un po' cosa ti pare

Perché certe nazioni incentivano la deforestazione.

Qui un’introduzione all’economia delle foreste. http://www.riccaricci.com/economia-delle-foreste-unintroduzione/

Qui la seconda parte: gli incentivi perversi per i proprietari. http://www.riccaricci.com/stati-incentivi-deforestazione/

Adesso occupiamo degli incentivi che le nazioni hanno a deforestare perché ne percepiscono solo i benefici mentre i costi travalicano i confini nazionali. Il libro di testo di riferimento per quanto segue è indicato nel post di introduzione all’economia delle foreste.

INCENTIVI PERVERSI PER LE NAZIONI, CHE LE SPINGONO A DEFORESTARE
Si tratta come detto di costi esterni che travalicano i confini nazionali, per cui le singole nazioni possono non voler affrontare il problema e occorrono accordi internazionali per risolverlo.

Biodiversità. L’Amazzonia è la regione più ricca di fauna e flora del mondo. La deforestazione causa l’estinzione di molti abitanti animali o vegetali che non hanno più il loro habitat. L’estinzione è un processo irreversibile e la deforestazione ne è una causa. La diversità delle forme di vita nel pianeta diminuisce ad un tasso notevole.

E’ ironico che oggi questa biodiversità potrebbe essere sfruttata. E’ possibile trasferire dei geni da una specie a un’altra o creare specie resistenti alle malattie o ai pesticidi. Ma il pool di geni deve essere diverso per servire come “donatore di geni.” Le foreste tropicali hanno anche contribuito a creare da sole materiale genetico per aumentare la resistenza alle malattie di “cash crops”, come il caffè o il cacao e sono stati la fonte di nuovi cibi.
Un quarto delle medicine derivano da sostanze trovate in piante tropicali.

Climate change. La deforestazione impedisce l’assorbimento della co2 e bruciare gli alberi fa sì che la co2 venga rilasciata nell’atmosfera.

Qual è il problema? Che i benefici del mantenimento della biodiversità o delle foreste sono percepiti come benefici esterni dal proprietario raccoglitore e dalla nazione dove si trova la foresta. I costi della conservazione e del mantenimento sono interni a questi Paesi. La stessa perdita di biodiversità è maggiormente sentita nelle nazioni industrializzate che nei paesi ospitanti. Anche le tecnologie genetiche sono usate dai paesi ricchi. Gli stessi danni del cambiamento possono essere percepiti maggiormente nei paesi occidentali. (L’ambiente fa parte dei normal goods: al crescere del reddito disponibile, aumenta il suo valore.)
Fermare la deforestazione comporta la perdita di lavori e il venir meno di redditi e quindi a protestare sono soprattutto le persone dei Paesi esterni a quello deforestato. (Sono gli occidentali, spesso, a porsi questi problemi: non tanto le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, a parte alcuni sensibili e i popoli indigeni). Date queste esternalità non ci si può aspettare che siano i governi nazionali a occuparsi del problema.

POVERTA’ E DEBITI
La povertà fa sì che chi è senza terra veda un’opportunità nella deforestazione, quindi nella coltivazione ecc. Dare la terra ai senza terra può essere un’opzione per i governi anche per evitare il sovraffollamento urbano, tensioni politiche, ricerca di lavoro superiore alla disponibilità.
In Africa del sud e dell’est si sono creati dei loop per cui la deforestazione e la povertà si rinforzano a vicenda. Si tagliano le foreste per il legno e per i raccolti agricoli. La foresta sparisce, il legno usabile come carburante pure, si bruciano i rifiuti animali per riscaldarsi e non si usano come fertilizzanti. Meno alberi comportano più erosione del suolo e meno raccolto e più denutrizione. Questo provoca meno resistenza alle malattie. Si ha meno disponibilità di riscaldare l’acqua impura o cucinare.
In caso di alti debiti può essere necessario usare il denaro per ripagarli anziché per finanziare attività sostenibili. Si può anche essere costretti a vendere le proprie risorse come forma di pagamento del debito. Questo si è verificato empiricamente per il legno, ma non per altre risorse e quindi il concetto non è generalizzabile.

 

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