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Lo stupore delle prese elettriche

La malvagia idea della nuova IRI

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Un fallimento di mercato si ha quando, in un mercato concorrenziale, che funziona pure in modo efficiente, un certo bene, utile ai consumatori, non viene prodotto. Non perché qualcuno non sia capace di produrlo a dei costi inferiori al prezzo, ma non viene prodotto per delle cose chiamate esternalità o incentivi distorti. Un tipico esempio è il servizio di polizia. Se venisse affidato al mercato l’ordine pubblico sarebbe una follia perché non ci sarebbe il livello ottimo di sicurezza perché ognuno si farebbe la polizia privata. Le polizie private litigherebbero fra di loro provocando disastri e non ci sarebbe una garanzia comune. Alcuni sostengono che l’educazione di base in offerta privata non raggiungerebbe livelli ottimali.

Adesso invece sembra che quando un’azienda in un mercato trasparente e concorrenziale fallisce perché fa peggio dei suoi concorrenti e ha costi superiori ai prezzi si tratti di un fallimento di mercato quando invece è un fallimento di quella azienda nel mercato. Data una certa struttura di costi (dipendenti, fornitori ecc) se il mercato non remunera quell’impresa e quindi questa fallisce a fallire sarebbe il mercato.   Quindi Alitalia ha deciso di avere una certa struttura di costi e dato che il mercato non la paga abbastanza fallirebbe. In pratica dovrebbero fallire i consumatori italiani, i quali dovrebbero essere generosi e accettare di pagare i biglietti su Alitalia più di quanto li pagano su Easyjet o Ryanair o Lufthansa e volare con loro. Invece gli italiani si rifiutano di pagare il prestigio di Alitalia da consumatori però chiedono alla politica di imporre loro le tasse per pagare i dipendenti di Alitalia.

Oggi hanno fatto un ennesimo prestito ponte ad Alitalia. Questo ponte ormai è lunghissimo. Chissà quando finirà.

Rifacciamo l’IRI, dicono. Facciamoci carico delle aziende in perdita. Così lo stato farebbe prestiti ponte a se stesso. Anche l’Ilva e le aziende in crisi dovrebbero diventare di proprietà dello stato, investitore di lungo periodo che investe in settori strategici importanti. Nella pratica le aziende sarebbero malate e invece di essere investitore paziente lo stato diventa investitore infermiere, che pratica cure palliative a queste aziende.

La Mazzuccato sostiene che le innovazioni del mondo arrivano dal pubblico. È falso. Ammesso che sia vero ha ache fare con il finanziamento e la titolarità dell’innovazione e del cambio tecnologico. Da questo a gestire le compagnie aeree che nel mondo funzionano e fanno profitti e Alitalia no e quindi solo lei avrebbe bisogno di questo governo lascia un po’ perplessi.

Quale sarebbe la specialità di Alitalia rispetto a British Airways o Lufthansa o Air France?

Per la Mazzuccato lo stato dovrebbe essere imprenditore e trovare quelle strategie che il mercato non è stato in grado di fare. Per esempio fare un’alleanza con air China. Il futuro sarebbero i voli a lungo raggio con la Cina. Ilva dovrebbe fare accordi coi cinesi per contrastare l’oligopolio degli indiani di Mittal. Peraltro il mercato dell’acciaio mondiale è molto competitivo. Non è oligopolizzato. Poi il problema di Arcelor Mittal sarebbe l’Ilva?

Secondo lei esisterebbe una strategia manageriale che farebbe funzionare Ilva e Alitalia. Però gli attuali manager non l’hanno capita. Non c’è sul mercato nessun manager che ha capito la strategia. Lo stato ci riuscirebbe! Di Maio! Potrebbe offrirsi lei come AD. In pratica se lo stato mette i miliardi quel manager spunta? Lo stato avrebbe una visione di lungo periodo, i cinesi potrebbero metterci capitali ecc. Sapelli dice che la nuova IRI è l’unico modo per sconfiggere l’ordoliberismo (che non si sa cosa c’entri). L’ordoliberismo farebbe star male tutti.

L’IRI aveva dei settori importanti per il catching up. La siderurgia o le autostrade. Dopo 70 anni si chiede di rientrare in settori dove era uscito e se c’era uscito ci sarà stato un perché. Non si chiede di fare ricerca di base. Un istituto pubblico che raccolga capitali su progetti di ricerca potrebbe essere interessante.

Sia nel caso Ilva che nel caso Alitalia non ci sono problemi di innovazione. Non sono settori dove ci sia tanta ricerca e sviluppo. Ci sono fior fiori di imprese che comunque innovano o fanno profitti. Ci può essere una strategia per la quale Alitalia potrebbe fare profitti? Può essere che tale strategia non sia stata compresa da altre imprese? Quindi Alitalia potrebbe essere disruptive? Bene. Se esistono persone con idee del genere probabilmente tutte le compagnie aeree vorrebbero assumerle. Secondo gli articoli in Italia mancano delle competenze che c’erano una volta nell’IRI e si potrebbe creare questa classe manageriale. Bisogna aprire una business school. La scuola della pa forma (forse ma forse) ottimi funzionari pubblici ma non hanno niente a che fare con l’acciaio. Insomma non c’è una classe manageriale. Manca una classe politica con le competenze ma si vuole affidare alla classe politica la gestione di Alitalia e Ilva.

Avessimo manager e politici lungimiranti avrebbe senso la strategia. Invece non abbiamo soldi, siamo indebitati, i politici sono improvvisati, i manager non hanno le competenze e vogliamo fare la nuova Iri. La politica peraltro non adotta misure di lungo periodo, ma di breve periodo. Stanno pensando a cose simili alla GEPI.

Finisce tutto nella storiella tipica, che poi distrusse anche quel poco di buono che c’era nell’IRI. La trasformazione dell’IRI nel luogo in cui entrava ogni azienda privata italiana che non si voleva che chiudesse, uscisse dal settore o facesse le cose diversamente perché c’erano dei riflessi occupazionali. Fu lì che l’Italia decise di declinare. Tutte le volte che c’era da cambiare, anche da chiudere, da far perdere capitalei privato e dare anche dei sussidi di disoccupazione che permettessero ai lavoratori di spostarsi a fare cose produttive, fu deciso di non farlo. Caso dopo caso, invece di fare ciò che è naturale (chiudere l’azienda decotta o ristrutturarla e fare entrare altro capitale e se c’è forza lavoro in eccedenza gli si danno sussidi di disoccupazione e la si forma per andare da altre parti) si decise di pensionare anticipatamente alcuni e di passare gli altri all’IRI che teneva in piedi aziende decotte. Simboli furono quelle dei panettoni. Quando la cosa diventò gigantesca e l’IRI non ce la faceva più crearono la GEPI. Era una specie di nosocomio industriale in cui venivano messe imprese decotte che non avevano il coraggio di lasciarle al mercato, affinché le ristrutturasse, le cambiasse o le chiudesse. Vennero tenute lì a esaurimento. Quando il carico verso lo stato fu insopportabile fu un disastro e questo forse impedì anche all’italia negli anni 70 e 80 di reagire al cambiamento tecnologico mondiale e di attrezzarsi. La classe politica illuse gli italiani che potevano continuare a vivere e a produrre come avevano sempre fatto.

 

L’idea è cominciamo da Ilva e Alitalia per poi allargare. Su questo c’è consenso da destra a sinistra. Anche i sindacati dicono che serve la nuova Iri perché con le privatizzazioni le aziende sono andate in mano agli stranieri.

 

La GEPI aveva accumulato centinaia di migliaia di dipendenti. L’IRI a metà anni 70 aveva tutte le aziende in perdita. Anche le sue originarie.

La Polonia ha ancora delle IRI. L’azionista di controllo delle banche è lo stato. Non stanno andando male. Sono consapevoli che nella fase iniziale di ricostruzione, di entusiasmo, passione nazionale c’è attenzione da parte della classe dirigente e alla sua selezione.

Via via che passa il tempo, quando diventi manager pubblico non sei più costretto dai soft budget costraint, non sei soggetto alla concorrenza, queste cose si attenuano. La capacità del management di gestire bene diminuisce. La selezione dei nuovi manager avviene per nomina politica. Sono consapevoli che prima o poi andranno privatizzate. Ben prima che diventino decotte.

In Italia c’era una spinta etica dopo la guerra. Poi si privatizzò ben dopo la fase di cottura.

 

Le autostrade furono anche fatte con capitali privati. L’IRI le costruì. Cova non voleva la Salerno RC perché era un’autostrada in perdita. C’era un senso di managerialità all’inizio.

Oggi ci sono la cassa depositi e prestiti, che dovrebbe fare innovazione non può investire in società in perdita. E invitalia, che è la nuova GEPI, un’infermiere che deve prendere gli ammalati e portarli nel lazzaretto. I dipendenti in esubero dovrebbero essere presi da Invitalia. Il fatto è che oggi non c’è il debito degli anni 70 e non c’è spazio fiscale.

Queste persone usano la teoria economica ad cazzum. Specificano certe cose che valgono in certi casi e le rigirano per applicarle dove non si dovrebbero applicare. L’idea che ci siano investimenti che richiedono pazienza perché bisogna fare le cose bene e il rendimento arriva in cinque anni (infant industries) è legittima in certi casi. Non ha mai a che fare con industrie mature. Amazon o Tesla sono state infant industries. Entrambe hanno fatto grandi perdite perché hanno scomesso su grandi investimenti di capitale e curve di apprendimento. I capitali, peraltro, il mercato glieli ha dati. Se qualcuno avesse comunque un’idea più bella di quelle di Toyota, Tesla o Amazon e volesse fare macchine elettriche e sapesse risolvere il problema delle batterie, convince che il mercato non investirebbe e che avrebbe bisogno di capitale pubblico, potrebbe avere senso l’infant industry e l’intervento statale (anche se Tesla prende il capitale privato).

Ma Alitalia con l’infant industry che c’entra?

 

Hanno anche l’idea di far rientrare Tim nel pubblico perché non ci sarebbe la concorrenza deleteria (si dice) e inutili doppioni come open fiber. Il doppione è stato fatto dallo stato per contrastare il presunto monopolio di Tim. Prima lo stato crea il doppione e poi lo vuole togliere? Ma poi in base a cosa dice che è inutile? Poi lo stato non era lungimirante? Ha fatto una cosa inutile?

Il mercato delle tlc in Italia funziona. I prezzi sono bassi rispetto alla media. La qualità del servizio non è altissima quando esci dalle grandi città. Esistono tante imprese tutte private che reggono. Per quale ragione Tim, che una volta era pubblica, pure se finita agli amici dei politici un tempo, dovrebbe tornare a essere controllate dalla politica?

Lo stato innovatore dovrebbe rinazionalizzare ciò che ha privatizzato?

Castronovo sul Sole 24 ore: è impossibile risuscitare i successi dell’IRI perché erano avvenuti in un contesto storico ben preciso, oggi non più presente.

La primissima fase dell’Iri ha avuto successo perché ha preso in mano delle aziende che erano mal gestite e le ha portate avanti. Non è ovvio che negli anni 50 e 60 siano state gestite ottimamente o se invece in un contsto di mercato con incentivi giusti dei privati avrebbero potuto gestirle meglio. Questo però non possiamo saperlo.

Lo stato già non è capace di gestire le partecipazioni che ha. Nel Foglio Trento e Stagnaro ne hanno parlato.

Il problema è che la voglia di Iri è cavalcata dai politici.

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