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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Come si manda in rovina un paese. 1967-1968

Copia incolla da Sergio Ricossa,”Come si manda in rovina un paese.”

1967

Speculazione edilizia: le licenze le danno i politici. Emigrazione: la gente va dove ci sono le industrie e dove si pensa di stare meglio. Quindi costruisce o chiede che costruiscano case dove non ci sono.
Gli studenti non vogliono che l’università acquisti un terreno, ma chiedono più aule comunque e rinnovamento. La mentalità è quella dell’attesa spassionata guidata da inesperienza, come per tutti gli idealisti. La Chiesa, che scopre Don Milani, è contro un certo tipo di capitalismo o di profitto e sostanzialmente fa credere che i popoli poveri siano popoli sfruttati da quelli ricchi e abbiano il diritto di ribellarsi.
Piano Pieraccini. Il parlamento ordina al reddito nazionale di crescere del 5 per cento. Il piano nasce nel 1967 e il periodo di riferimento è retroattivo in parte: 1966-1970.
Nascono l’italsider e, per volere di Gava, l’Alfasud che arriverà a perdere un milione di lire per ogni auto venduta.

Lama: il salario sarebbe una variabile indipendendente. L’idea è di Sraffa. Marx aveva detto che l’accumulazione del capitale è indipendente e il salario dipendente.
Muore Valletta, duro, ma non snob.

1968

Contestazione studentesca. Finisce a spari in Cecoslovacchia e in Messico. De Gaulle chiama l’esercito. Contestazione anarchica e filocinese. Spaventa i comunisti che la giudicano di infantilismo estremista. In Italia piove il sociologismo verboso, prontamente pubblicato. La Chiesa fa finta di nulla. I sindacati proclamano scioperi. I grandi industriali cambiano i direttori di stampa. I grandi borghesi radical chic giocano alla rivoluzione.
Cefis scala la montedison con alleanze pubbliche. Guareschi, alleato italiano tra i tedeschi e poi prigioniero dei tedeschi, liberato dagli americani che avevano bombardato Roma sarà di nuovo arrestato nel 1956 per ragioni politiche. Nel 1976 toccherà a Sogno. Guareschi dirà:”Sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno e quindi sono vittorioso.”
Uno dei capi contestatori di Torino è figlio del massimo barone culturale della città e può insultare il padre poiché non ha più bisogno di farsi mantenere da lui: vive con una borsa di studio dei contestati americani e coi soldi del ricco suocero industriale.

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