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Lo stupore delle prese elettriche

Come si manda in rovina un paese. Un consuntivo degli anni Settanta.

Da “Come si manda in rovina un paese” di Sergio Ricossa.

“Un decennio para rivoluzionario, dai pericoli del quale i governi si sono difesi promettendo tutto a chi chiedeva tutto, e perciò aumentando la spesa pubblica all’impazzata. La forte inflazione ha comportato una salita automatica del gettito tributario attraverso il fiscal drag, e una discesa sotto lo zero del tasso reale d’interesse. Poiché l’inflazione ha superato il tasso nominale di interesse, il Tesoro ha potuto indebitarsi gratis, e lo ha fatto con voracità. I risparmiatori sono stati posti di fronte all’alternativa: o perdere comprando i Buoni del Tesoro, o perdere molto di più comprando azioni e obbligazioni private. Tutti gli investimenti alternativi ai Buoni del Tesoro sono stati penalizzati. L’invio di risparmio all’estero, in cerca di scampo, ha subito draconiane proibizioni. Le imprese produttive, incapaci di ottenere i mezzi dagli azionisti, si sono esse pure indebitate fino al collo, ma talora ottenendo denaro politicamente agevolato, sempre pro bono pacis.

Tutto questo non può più durare a lungo. Neanche la pena di morte impedirebbe agli italiani di esportare capitali in Paesi meno a rischio del nostro. Inoltre le autorità non potranno disattendere troppo gli indirizzi di liberalizzazione all’interno della CEE. Infine, poiché i nostri politici hanno fatto promesse che impegnano pesantemente il futuro, il Tesoro avrà bisogno più che mai di prendere a prestito e dovrà attenuare i maltrattamenti ai risparmiatori. I tassi reali di interesse risaliranno almeno un poco sopra lo zero, salvo ricorrere al prelievo forzoso.

L’inflazione degli anni Settanta ha indotto alcune imprese private a imitare il Tesoro: indebitarsi gratis, per finanziare impianti a forte intensità di capitale. Queste imprese avrebbero dovuto pagare il denaro più caro di quanto lo pagava il Tesoro, ma esisteva il credito agevolato, soprattutto per gli investimenti al sud e nelle isole, o a favore di piccole e medie industrie. Esemplare è il caso Sir, che si è costruita il grande complesso di Porto Tor res intestandolo a cinquanta società diverse, cosicché il grande è diventato piccolo agli occhi dei legulei.
All’inizio degli anni Ottanta i truffatori degli anni Settanta spesso sono passati dalla risata al singhiozzo. Avendo investito male, hanno acceso nuovi debiti per pagare le rate di ammortamento dei vecchi, e i nuovi debiti erano via via più onerosi dei vecchi. La Sir è passata da mani private a mani pubbliche (ENI.) Più probabilmente i truffatori espropriati hanno mandato un pernacchio ai contribuenti, che hanno pagato i loro debiti.”

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