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Kazan 2015: impressioni all’arrivo.

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Qua l’inglese non lo sa nessuno, ma con un po’ di gesti, per esempio mimare le bracciate, ci si fa capire. La tipa dell’ostello si appella al direttore per registrarmi sul passaporto, si sforza di farsi capire, si scusa e poi mi manda a destra per vedere le gare mentre io mi dirigevo a sinistra. Lungo la strada un uomo mi manda ancora a diritto. A un certo punto la strada finisce. Qua o c’è il marciapiede solo da un lato o la strada si interrompe o ci sono sottopassaggi che portano solo alle fermate dell’autobus o ci sono solo strade per le auto. Un ragazzo si impegna a farmi parlare in russo, mi parla in russo, vuole che parli sul suo telefonino Android e alla fine mi dà l’indicazione sbagliata per le piscine. In realtà devo chiedere per il Kazan Arena, perché detto così lo conoscono tutti, in particolare Angelina, la ragazza con figlio dal nome dimenticato e complicato che dice che anche lei va lì. Così arrivo agli impianti dopo che in precedenza avevo dato un’occhiata alle case squallide, ai marciapiedi dissestati, alle strade allagate per due gocce di pioggia e ai nuovi centri commerciali. Angelina mi dice a chi rivolgermi in caso di aiuto, si scusa per il suo inglese, non sa che quando ha detto yes mi sono sentito riavere. La sera per tornare? Be’. Prendi una strada e falla a diritto. Fin qui ci siamo. Poi prendi un sottopassaggio e continua ad andare a diritto finché arrivi in fondo a una strada di cui non ricordi l’esistenza. In effetti Google Maps, finora tenuto in sordina, suggerisce che il sottopassaggio dovevi farlo tutto e, quindi, girare a destra. Sull’ipad è anche apparso un gesto dell’ombrello nei confronti del mio senso di orientamento, il quale, se non altro, mi ha fatto scoprire l’esistenza di un ristorante italiano, di una trattoria e di un centro commerciale in cui comprare, magari, un ombrello, visti gli scrosci odierni, dell’occorrente per farsi la barba, come quel giorno al market di Alexanderplatz a Berlino.

I controllo agli impianti sono del tipo che si incontra agli aeroporti: lasciare e mostrare gli aggeggi elettronici. Il cibo però costa molto meno che negli eventi europei. Un hot dog viene meno di un euro. Un piatto di ravioli con carne (tre ravioli con un pezzo grande di carne, uno spuntino insomma) circa due euro, un hamburgher tre euro, un caffè meno di un euro, una botttiglia di acqua della Bonacqua, che è lo sponsor principale, costa cinquanta centesimi di euro circa fuori dagli impianti e il doppio là dentro. Ci sono anche piatti tipici russi e tartari, a base di carne oppure delle zuppe, sempre dal costo massimo di 200 rubli.

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